Cantami, o Netflix, del néreo Achille
che combatté  in quella serie con aspettative a mille
la qual, crudele, addusse infiniti lutti
agli amanti dei miti omerici noi tutti
e degli attori le cui pessime interpretazioni
saranno per Boris IV nuove ispirazioni.
Parlami, ordunque, della orrenda scrittura
che dell’Iliade ne storpiò la natura,
oppure delle povere degli eroi battaglie
che di coreografie orrende son accozzaglie.
Infine, narrami degli Dei che fissano il nulla
mentre allo spettatore qualcosa, sotto, frulla.

 

La guerra di Troia per me è durata 3 giorni. Mi sono sforzato di giungere alla fine di questa epopea kitsch affinché, come un Omero digitale, potessi al più presto tradurre in parole tale leggenda alle future generazioni.

Nel luglio dell’anno scorso pubblicavo sul blog un articolo nel quale auspicavo una serie “mitica”, lamentandomi del disinteresse per la mitologia greca in ambito televisivo https://nerdsaraitu.com/2017/07/26/aspettando-una-mitica-serie-tv/ 

Diversi mesi dopo, posso dire – in tutta sincerità – che la produzione Netflix-BBC è un’opera rara. Non era facile farmi rivalutare alcuni tratti dello scempio del Troy cinematografico ma ce l’hanno fatta.

Non era nemmeno impresa da poco coinvolgere le divinità greche e ridurle al nulla (oltre al fatto di sceglierne 4, giusto per mostrare 3 donne che più che dee, sembrano praticare il mestiere più antico del mondo).

Procediamo con ordine, cercando di orientarci tra le macerie di una Troia che, insieme ai suoi protagonisti, è stata demolita di nuovo.

Il primo episodio è emblematico perché mostra tutte le grandi perle che questa serie ci offrirà poi nelle seguenti puntate.

Ero rimasto abbastanza sorpreso dall’incipit che ci mostra un Paride che fa pascolare il gregge e vive spensierato tra le colline vicino Troia. Interpretato da un wannabe Trevis Fimmel, l’australiano Louis Hunter, viene dipinto come uno zoticone ignorante che se la spassa, ignaro del suo sangue nobile. Fin qui tutto bene. Poi arrivano le Divinità. Mi sono detto “Non ci credo, hanno davvero inserito gli Dei! E, guarda, anche la mela d’oro! Bravi questi sceneggi… come, tutto qua? Ermes lancia la mela a Paride e senza nemmeno tante spiegazioni sceglie Afrodite? Nessuna cintura magica della Dea? E quelle due donne coperte da trucco pesante sarebbero Atena ed Era? Niente elmo per Atena e 0 carisma per Era? Non dicono una parola in pratica. E, aspetta, quel tizio di colore con lo sguardo fisso nel vuoto sarebbe Zeus? Ma che diamine…”

Avrò lasciato acceso il gas? E la porta dell’Olimpo l’avrò chiusa prima di uscire?

 

La cosa ironica è che l’episodio pilota, insieme al secondo, per me è stato il punto più alto della serie. Già, perché la discesa nell’Ade dello scempio televisivo era ben lungi dall’essere conclusa. Ma andiamo con ordine.

Poco dopo, vedendo dei tizi sulla spiaggia cavalcare allegri, Paride si butta nella mischia e sfida tutti. Questi ragazzotti, che si scopre essere i principi di Troia, con fare snob cacciano -giustamente- lo zotico che non si fa i fatti propri ma lui giura sulla sua vita di poter battere tutti agli imminenti giochi troiani. Il nostro Paride decide di partecipare ai giochi che si riveleranno essere i più brevi della storia. Consistono infatti in una specie di lotta greco romana tenutasi nella piazza di Troia, grande quanto l’atrio di un appartamento. Non si sa chi partecipi, in realtà, ma a noi non interessa. Sta di fatto che il protagonista si scontra con Ettore e, dopo averlo preso a morsi sulla guancia – neanche fosse Tyson a corto di orecchi da azzannare – sta per essere trucidato dall’eroe troiano quando Priamo interrompe il tutto. Potrei evidenziare la pochezza di tutto ciò e l’assenza delle prove che portarono Paride a vincere il torneo (grazie ad Atena che nel lancio nel giavellotto, nella corsa e nella lotta falsificò di fatto la competizione) ma, credetemi, ci aspetta di peggio.

Priamo riconosce il figlio che aveva abbandonato per via di una maledizione grazie ad una voglia sotto la spalla, lo accoglie in famiglia e noi, come il neo-principe di Troia, possiamo conoscere quei meravigliosi personaggi della corte troiana, interpretati malamente da alcuni, pessimamente da altri.

 

CHE NOIA A TROIA

Il primo è Pandaro, che da eroe omerico diviene un Varys troiano con tanto di pelata, camminata lenta e mani intrecciate dietro la schiena. Accanto a questo maggiordomo ante litteram troviamo i figli di Priamo che compariranno per tutta la serie per pochissime scene (su Ettore torneremo tra poco). Visti gli interpreti ed i dialoghi che li sono stati affibbiati alla fine ciò si è rivelato un bene. Un caro saluto a questa carne da macello troiana di cui ricorderemo l’esistenza nei pranzi familiari e nel tragico epilogo. Passiamo ai pezzi forti, Priamo ed Ecuba, innanzitutto. Sono i personaggi meno stravolti della serie e, malgrado le bandane di dubbio gusto che il re troiano suole indossare e le lagne continue della moglie, fanno la loro parte di genitori un pò babbei ma dal grande cuore (non che Priamo sia una cima per Omero, sia chiaro). Ah, dimenticavo, nel palazzo vi capiterà di intravedere Enea, interpretato dall’attore che impersonò Dean Tomas in Harry Potter. Potrei soffermarmi sul fatto che uno dei più importanti eroi troiani pesi si e no 50 kg ed abbia un fisico imbarazzante o che la sua azione più rilevante in tutta la stagione sia quella di prendere un due di picche dalla regina delle Amazzoni (molto più fisicata di lui, tra l’altro) o che Anchise per gli autori non esista come nemmeno il figliolo Ascanio, ma non voglio togliervi il piacere dello sconcerto dovuto alla demolizione di un mitico eroe.

il possente Enea

Ci rimane Ettore, dunque. Avete presente il prototipo dell’eroe, colui che mette al primo posto la patria e la famiglia, il figlio perfetto, il combattente provetto? Dimenticatelo. Questo Ettore soccombe pure al paragone con quello interpretato da Eric Bana in Troy. Carisma sotto i tacchi, interpretazione mediocre, sembra un robot. Non ha sentimenti, cosa che è ben diversa dall’essere coraggioso. Quando c’è da menare arriva e picchia chi deve picchiare, dopodiché scompare. Il minutaggio non aiuta, va detto, però se uno come Ettore non rimane impresso qualche problema c’è. A suo fianco c’è Andromaca che, devo ammettere, è forse il personaggio interpretato meglio.

Andromaca Holmes: la miglior detective di Troia.

 

Tralasciamo i risvolti di trama da metà stagione che la portano a divenire Andromaca Holmes, trovandosi ad essere la mente più sveglia per districarsi in una spy story che è stata pensata e gestita malissimo (togliendo spazio a personaggi ed eventi fondamentali), il suo finisce per essere uno dei pochi personaggi ad evolversi durante la serie. Orbene, quando si parla di Ettore e Andromaca viene in mente una scena che forse può essere definita La scena. Chi di noi non ha mai studiato l’addio di Ettore ad Andromaca ed al piccolo Astianatte? Parliamo di uno dei momenti più alti e più belli di tutta l’Iliade con l’eroe che sa di andare incontro alla morte e dà l’addio alla moglie ed al figlio il quale non riconosce il padre il cui volto è coperto dall’elmo fino a quando questi non se lo sfila per guardarlo un’ultima volta. Dovrebbe essere un’immagine pregna di affetto, nostalgia, fatalismo. Nella serie tutto si conclude in un minuto con Ettore che, come se pronunciasse uno slogan elettorale, dice :” lo faccio per voi” e se ne va. La stessa cosa, no?

“Ciao Andromaca, io esco”.

Infine c’è Cassandra che, oltre sembrare la tipa di The Ring, da principessa maledetta da Apollo secondo la tradizione omerica (che le aveva sputato sulle labbra condannandola a non essere mai creduta), diventa una sorta di veggente da quattro soldi, creduta pazza dalla famiglia fino a quando cominciano a darle ascolto nel finale. Assolverà anche alla funzione di Lacoonte (evidentemente non avevano i soldi per gli effetti speciali dovuti alla dipartita di lui).

Cassandra “posseduta”.

 

 

QUANTO VORREI I VERI ACHEI

Oltrepassiamo le mura e rechiamoci nello schieramento acheo che, quanto ad oscenità e pessime interpretazioni, non si dica che è secondo agli acerrimi nemici troiani!

Partiamo dal leader supremo, Agamennone. Pensavo che dopo essermi sorbito un Brian Cox versione villain viscido, brutto e infame nel film di Petersen, potessi finalmente aspirare ad una degna rappresentazione del Re degli Achei. Per due puntate ci ho pure creduto. Grazie al sacrificio di Ifigenia gli autori erano riusciti a dare anche una parvenza di umanità a quest’eroe che non si è ridotto a macchietta cattivissima…fino a metà stagione. C’erano tutte le premesse per dargli spessore. Il senso di colpa per la morte della figlia poteva, anzi doveva, essere sfruttato meglio. Invece diviene ad un certo punto cattivissimo diventando Brian Cox II – la vendetta e tanti saluti alla sua umanità.

Chi mi ha scritto la sceneggiatura? Se lo becco, lo immolo! Altro che Ifigenia!

E di suo fratello, Menelao, cosa si può dire? Il cornificato più famoso della storia fa la sua parte di attaccabrighe e nella sua perenne ira l’attore è decisamente in parte. Dubito però che il Menelao omerico avesse mai solo pensato di poter aggredire Achille, se non altro perché ne sarebbe uscito a pezzi. Questo qua, invece, è una testa calda che non guarda in faccia a nessuno.

Ci stiamo avvicinando ai pezzi grossi, tenetevi pronti. Tralasciando Tersite (che dice giusto due frasi) e Diomede (che parla solo quando va a reclutare Ulisse, dopodiché fa la comparsa di dietro le spalle degli altri eroi), è l’ora di parlare di Odisseo o Ulisse, che dir si voglia. Ad incarnare il leggendario re di Itaca troviamo una vecchia conoscenza per i fan di Game Of Thrones, Joseph Mawle ovvero il caro vecchio Benjen Stark. Gli tocca sempre impersonare gente che ha problemi a tornare a casa, in effetti. Il suo Ulisse non è il massimo (anche perché è mono-espressivo come d’altronde quasi tutto il resto del cast) ma da lontano con barba e capelli scuri potrebbe ricordare vagamente Ulisse.

Prima oltre la Barriera, ora mi toccheranno 10 anni in mare… voglio andare a casa, cribbio!

 

La sua entrata in scena è magnifica. Finalmente l’arruolamento avviene malgrado il famoso trucco di fingersi pazzo (anche se nella serie è Diomede a sventare il suo piano e non Palamede). Non si capisce bene perché Penelope aspetti un altro figlio in quel momento (che io sappia Ulisse ha avuto solo Telemaco prima di partire) ma forse è meglio non porsi troppe domande. Sta di fatto che, suo malgrado, parte per Troia (non prima di aver ideato lo stratagemma per ingannare Ifigenia e Clitennestra). Secondo gli autori, visto che Agamennone e Menelao dovevano essere gli infami della serie e che Aiace non dice una parola (sopravvivendo pure alla guerra), rimane l’unico eroe “buono” del fronte acheo. Siccome, come detto, di eroi gestiti bene sul fronte acheo non ce ne è neanche uno, è stato deciso di imbastire una sorta di spy story dai risvolti talmente trash, sulla quale ancora stento a crederci. Grazie al suo fidato Xantio (che in realtà dovrebbe essere un cavallo ma lasciamo stare), Ulisse ha una spia infiltrata in città. Premettendo che come spia sarà talmente imbarazzante da essere scoperto con pochissimo sforzo (da un bambino poi), 3-4 puntate sono dedicate unicamente a questa operazione top secret. Ah, se vi aspettavate un’Atena in soccorso di Ulisse, dimenticatevela.

Ed ora è il momento delle due star…

Occorre tornare indietro di qualche mese per raccontarvi come questi due entrano a far parte del cast. Immagino che la conversazione sia stata più o meno così:

“Allora, come va il casting?

Tutto a posto. Ho già trovato gli interpreti.

Così presto? Quanti provini hai fatto?

Un paio, tutto risolto.

Ma sei sicuro? Hai scelto attori di esperienza allora.

L’esperienza la faranno sul campo, non ti preoccupare. L’importante è che mi restituiscano grandi sensazioni. E  io ho grandi sensazioni, te lo assicuro.

Ok..e dimmi chi hai trovato?

Per Achille ho trovato un fuoriclasse.

Ah si, ha già recitato?

Si, in Interstellar.

Cosa? Vuoi dirmi che… no, non ci credo. Pensavo che dopo l’Oscar e l’esperienza di True Detective non tornasse in tv. E poi mi sembra poco “greco”, non so se mi spiego.  Vabbè, dimmi: quanto ci costerà?

L’Oscar? Non penso gliel’abbiano dato e per il compenso non sarà un problema. Guarda, è bravissimo. Poi anche in Interstellar muore, quindi è già preparato per il ruolo drammatico. Inoltre, come si dice, ogni volta che c’è un nero in un film di Hollywood alla fine deve morire aha ah ah.

Di che diamine stai blaterando?

Avremo il primo Achille di colore della storia.

Di colore? Achille? Stai scherzando ?

Non fare il razzista, amico. David Gyasi darà sfoggio della sua bravura.

Ma ha origini ghanesi. Ghanesi! Cosa c’entra con Achille! Una cosa dovevi fare. Almeno mi avessi portato –  chessò  – Idris Elba o anche un onesto Foxx, avrei potuto comprendere sponsor, bravura dell’attore ma…ma cosa c’entra Gyasi con l’eroe greco per eccellenza?

C’entra, c’entra. Ah, sai per la faccenda di Patroclo e del suo travestimento, bè, capisci, serviva qualcuno con la stessa tonalità della pelle…

Anche Patroclo di colore?

Ovviamente. Pensa: si parlerà solo di questo, saremo i grandi progressisti della tv. Chi se ne importa della coerenza e della recitazione, dai.

Vabbè, andiamo avanti, non hai tutti i torti. Per Elena ha scelto la donna giusta?

Per chi mi prendi? Per un idiota?

E’ bella almeno?

Che razza di domanda è? Certo che è Bella. Bella Dwayne si chiama. Quando ti dico di fidarti di me, lo dico perché so quello che faccio.

 

Achille. Cosa ha fatto di male questo eroe per finire in un modo o nell’altro deturpato sul piccolo e grande schermo? Prima un Brad Pitt che non era al massimo della espressività artistica (che altre volte aveva dimostrato) con i suoi boccoli biondi liberi al vento, ora un guerriero pelato che è talmente anonimo che, se non lo chiamassero per nome, non ci accorgeremmo nemmeno che capeggia tra le file achee.

Ehi, ma dici a me? Proprio a me? Non vedo altri qui…

Gyasi ci prova ma il risultato è scialbo. Faccia cattiva, guarda di sottecchi tutte le persone che lo circondano e combatte con coreografie degne del peggior Hercules televisivo (memorabili – in negativo – le sue gesta sul campo di battaglia nella “vendetta” dopo la dipartita di Patroclo). Come se non bastasse, come se gli autori in cuor loro volessero infierire sul povero Pelide, è stata imbastita una sotto trama imbarazzante nella quale l’eroe ha a che fare con Elena. Dulcis in fundo, anche la sua morte è stata deturpata. Era pretendere troppo inserire Polissena ed il suo matrimonio, vero? Era chiedere troppo agli sceneggiatori spiegarci perché diamine Paride lo colpisca al tallone (da un carro in corsa, tra parentesi)? Alla faccia della fortuna! A differenza della versione omerica nella quale perde la vita “per amore”, nella serie muore facendo la figura del deficiente dopo essere stato colpito a morte da un certo anzianotto re di Troia (col quale aveva conversato amabilmente pochi giorni prima)! Cose da pazzi. Ovviamente scordatevi armature forgiate da Efesto e relativo scudo indistruttibile (quello su cui si infrange la lancia di Ettore, per intenderci).

Sguardo cattivissimo.

Anziché, poi, insistere per un attore di colore nel ruolo di Achille, perché non includere nella storia Memnone, eroe nelle fila troiane, Re di Persia e d’Etiopia, definito da Omero come il più bello tra tutti gli eroi? Un guerriero esemplare, forse l’unico ad aver ferito l’invincibile Aiace. Affidando il ruolo ad un attore di carisma e inserendolo all’interno della serie, sarebbe stato un gran bel personaggio, sotto molti profili anche più positivo del vendicativo ed egoista Achille. Sta di fatto che, probabilmente, Netflix e BBC non si sono nemmeno posti il problema.

Narra il mito che ad Achille, prima di partire per Troia, sia stata prospettata la scelta se vivere una vita lunga e felice ma anonima o una breve ma costellata da gloria imperitura grazie alla guerra troiana. Ecco, se Achille avesse saputo che sarebbe stato trasposto in questo modo, sarebbe stato a casa sua a godersi una sana vecchiaia.

Infine, concludiamo con la divina Elena. La donna più bella del mondo. Qualcuno mi spieghi il senso di farla interpretare a tale Bella Dwayne che ha meno espressività del cavallo di legno che troviamo nel finale. Sguardo allampanato, occhi spalancati, sembra che sia sotto effetto di sostanze stupefacenti.

Sguardo intenso di Elena

Forse originariamente volevano far passare l’idea che non fosse particolarmente arguta di mente. Peccato che divienga un’astuta Cersei troiana (ma con un piccolo grande cuore). Ci sarebbe anche da toccare il capitolo avvenenza. Mi sarei aspettato che fosse quantomeno la più bella del cast e invece anche lei cade nell’anonimato più totale. Senza doti recitative né “fisiche”, è la Corinna Negri di questo show. Chissà cosa direbbe Renè Ferretti di Boris.

Sguardo intenso, Pulcino Pio edition.

Troy : Fall Of A City diviene Fall of A Myth, in realtà. Tre grossi problemi hanno generato un disastro che, temo, potrebbe dissuadere altri dal percorrere la via dell’adattamento mitologico sul piccolo (e grande) schermo

  1. SCENEGGIATURA

Non è facile adattare l’Iliade, questo va detto. Se si decide di trasporla, però, non si può farlo in maniera del tutto superficiale. Le prime due puntate, tra alti e bassi, parevano andare vagamente nella direzione di un adattamento discretamente fedele. Invece, da metà stagione in poi, succede di tutto. Spy story a Troia con protagonista tale Xantio (non era un cavallo parlante, secondo il mito?) ed Elena e, in seconda battuta, indagini di Varys-Pandaro e Andromaca Holmes senza dimenticarci le gite di Paride nei dintorni di Troia. Sull’altro versante la schizofrenia di Agamennone e la morte più ridicola che si potesse immaginare per Achille restano come momenti indelebili di trash televisivo.

Aggiungiamoci il fatto che hanno inserito la presenza sovrannaturale per ridurla a 3 comparsate del tutto inutili con Zeus che fa morire dal ridere col suo sguardo fisso verso il vuoto e le divinità (Atena e Venere) che intervengono 2 volte in tutta la serie. Era più coerente il film di Petersen a questo punto, con il suo “pseudo” realismo.

2. CAST E RECITAZIONE

Pessimi livelli. Essendoci dietro la BBC confidavo di trovare qualche volto noto (ormai è risaputo che girano più o meno sempre gli stessi attori) e invece stavolta sono andati a pescare gente che pare capitata sul set per puro caso. La cosa è grave perché riguarda sopratutto i personaggi principali. Anziché scegliere un Achille di colore per far discutere, sarebbe stato meglio ingaggiare qualche attore con sembianze mediterranee e dimenticarsi di australiani o britannici con occhi azzurri e pelle perlacea. Se fossero stati almeno ottimi (o anche buoni) interpreti, sarebbe stato più accettabile e comprensibile. E invece è tutto un disastro.

3. TECNICA

Sarà la povertà di mezzi, sarà la scarsa capacità degli addetti ai lavori, ma siamo sotto ai livelli delle produzioni nostrane che andavano in onda sulla Rai, le classiche mini-serie su profeti della Bibbia, per intenderci. Ci sono 2 battaglie che avranno si e no una ventina di comparse e la regia non fa nulla per nasconderlo, anzi. Tra scenografie di combattimento orripilanti, scontri epici ridotti a schermaglia di 20 secondi, musica del tutto assente, quale sense of wonder ci dovrebbe trasmettere questo prodotto? Non pretendo una messa in scena di stampo holliwoodiano ma qua siamo molto al di sotto di un Rome, Vikings, Black Sails etc. etc.. La recitazione non riesce a sopperire a ciò ed il risultato è qualcosa di tremendamente scialbo, che scorre dall’inizio alla fine non trasmettendo niente di niente al sottoscritto.

 

Dopo questo dolorosamente esilarante viaggio televisivo a Troia, posso solo inchinarmi innanzi a tale capolavoro.

Ulisse si era scervellato non poco per individuare un modo per distruggere la città di Priamo.

La BBC e Netflix in sole 9 ore sono riusciti a demolirla in televisione oltre a ridurre in macerie i miti achei.

 

Fortuna vuole che possa sempre aprire i miei vecchi libri illustrati o, ancor meglio, le letture di De Crescenzo sognando, un giorno ancor più lontano, di vedere i miei eroi rappresentati degnamente.

Altro che Avengers: Infinty War, quanto sarebbe epica una guerra di Troia come si deve!

 

P.S. 1 (attenzione ai deboli di cuore)

Si vocifera di una seconda stagione, probabilmente l’Odissea, sempre con la stessa mano (diabolica) dietro. Non so se ridere o piangere.

P.S. 2 Anziché incaponirsi con l’Iliade, vista la povertà di mezzi, perché non fare una bella serie tv sugli Argonauti? La serialità si presterebbe bene e le avventure di Teseo e compagni sarebbero entusiasmanti (niente BBC, però).

P.S. 3 L’attore che interpreta Patroclo è il sosia di Frank Kessie. Uguali!

P.S. 4 Fatevi un regalo, andate su youtube e cercate l’opera “Palamede: un eroe dimenticato”. Un’ora di goduria tra monologhi appassionanti e interpretazioni degne. Oppure, su Rai Play c’è l’Odissea, sceneggiato del ’68 (un capolavoro). Quando si vuole, le cose si fanno benissimo.


16 risposte

  1. Io mi sono fermato all’entrata in scena di Elena… Per quel poco che ho visto il film Troy al confronto è un capolavoro… Ti confermo che quasi sicuramente faranno un seguito…si parla dell’Odissea… Solo al pensiero mi vengono i brividi

    1. L’unico aspetto positivo è che dell’Odissea c’è già lo sceneggiato del ’68 e la mini-serie tv di fine anni 90. Almeno ci si può rifugiare nelle vecchie trasposizioni (ciò non è possibile per l’Iliade, ahimè!). Non oso immaginare cosa inventeranno. Comunque, consapevoli del trash che ci aspetta, possiamo “goderci” un’odissea nel letame televisivo con più serenità (e 0 aspettative).

      1. Ormai su questo genere di trsposizioni ho perso ogni speranza… speriamo di rifarci domani con Lost In Space

      2. Se ci rovinano pure la Fantascienza siamo fritti! Speriamo bene!

      3. Incrociamo le dita. La serie che sto aspettando la terza stagione di Expanse, ieri è uscita la prima puntata in America, purtuppo non si trova ancora in italiano. le prime due stagioni sono veramente belle.

  2. Mi fai troppo ridere!!! Cmq non lo guardo, io ho iniziato The Bridge l’originale. Mi fido di te!!

    1. Guarda, come serie comedy, questa serie potrebbe pure andare! Peccato che non fosse nelle intenzioni degli autori far ridere (almeno credo) ahaha. The Bridge mi manca, ora sto guardando The Frankestein Chronicles su Netflix (serie inglese che pare fatta bene, se non altro in maniera molto più dignitosa di Troy).

  3. Sono riuscito a vederne un episodio è ancora mi chiedo dove ho trovato il coraggio per farlo.

    1. Se si tratta del primo episodio, figurati che è uno dei migliori. La vera impresa epica è riuscire a finire questa serie, un’impresa da raccontare ai posteri.

  4. Avatar Neva Galioto
    Neva Galioto

    Omero ci punirà. Lo sento.

    1. Il probabile sequel basato sull’Odissea, frutto delle stesse diaboliche menti, non è abbastanza?

  5. Che trashume! Ci manca solo la colonna sonora rap (e non dirmi che c’è anche quella o esplodo) 🙁

    1. Non ti preoccupare. Di fatto non esiste una colonna sonora. In questo modo è possibile gustare, senza distrazione alcuna, l’impeccabile arte recitativa dei grandi interpreti della serie.

  6. Avatar Matteo Dalessi
    Matteo Dalessi

    Non ti ringrazierò mai abbastanza per avermi fatto scoprire Palamede. Meraviglioso personaggio protagonista della più triste delle storie. Sono in debito

    1. Contento di avertelo suggerito. Anche io, fino a poco tempo fa, ne ignoravo l’esistenza. Cercando di trovare sollievo dopo le convulsioni nervose e le emicranie dovute allo scempio di Troy, mi sono imbattuto in Palamede. Della serie “non tutto il male vien per nuocere”.

Lascia un commento