The War – il Pianeta delle Scimmie: diamo a Cesare quel che è di Cesare

Cosa ha fatto Matt Reeves? Come diamine è riuscito a concludere in grande stile una trilogia senza strafare? Come è stato capace di girare un terzo capitolo incentrato sulla guerra senza basarsi su battaglie campali ed esplosioni? Ma, sopratutto, come siamo arrivati oggi – nel 2017 – ad emozionarci davanti a delle stupefacenti scimmie in CGI grazie ad un motion capture mai visto prima?

Il terzo capitolo della saga moderna del Pianeta delle Scimmie è straordinario. C’è tutto: azione, momenti drammatici, spezzoni comici ed ogni tassello è collocato al momento e col dosaggio giusto. Quando ho visto il trailer non ero convinto che fosse un gran bel film: esplosioni, la solita guerra, il solito colonnello cattivo. E sono star-contento di essermi sbagliato. Il film si prende il suo tempo e si può suddividere in due grandi atti. Vendetta e maturità. Odio e consapevolezza. Sofferenza e comprensione. Tutte tematiche che emergono piano piano senza mai scadere nel retorico o in banalità. Ogni elemento emerge naturalmente in un film che scorre fluido.

Il citazionismo si spreca e il film abbraccia una serie di generi: western, film carcerario, tracce di esodo di biblica memoria e ovviamente film di guerra. Non è però una pellicola che ama specchiarsi su sé stessa. Non si ferma a creare immagini evocative messe per specchiarsi o qualche ralenty  per evidenziare la propria estetica ma invece la storia avanza imperterrita col suo ritmo cadenzato ma sempre costante, senza mai cadere nella facile sequenza di esplosioni e botte da orbi.

La prima parte è un western o un revenge-movie. Ed è tutto talmente costruito bene che ci dimentichiamo di vedere delle scimmie a cavallo su monti innevati.

UN LEADER E LA SUA NEMESI

La guerra dilania due comunità contrapposte: le scimmie alla perenne ricerca di una loro terra promessa e gli umani che al loro interno sono ancora più divisi dei loro nemici primati. A guidare le opposte fazioni due leader. Uno lo conosciamo bene: è il Cesare che da piccola scimmietta geniale del primo film è diventato il condottiero dall’animo umano del secondo capitolo. Un personaggio fantastico, scritto in maniera eccezionale. La sua “umanità” sta nelle emozioni e nella fallacia che guida le sue scelte, mai così evidente come in questo ultimo capitolo. La saga del Pianeta delle Scimmie è la saga di Cesare e l’evoluzione del personaggio è gestita talmente bene da rimanere bene impressa nella mente, finendo per rappresentare uno dei migliori personaggi non umani che abbia visto al cinema. Con un monumentale Serkis (e diamogliela una candidatura! E’ diventato la scimmia Cesare. Punto.) dietro gli effetti CGI che ci trasmette rabbia,dolore,consapevolezza. Ancor più del secondo capitolo, l’espressione facciale di Cesare ci comunica talmente tanto che le parole a volte non sono nemmeno necessarie. A fronteggiare il leggendario leader, c’è il colonnello McCullogh, interpretato da un Harrerlson in grande spolvero. Se all’apparenza può rappresentare il solito archetipo del pazzo scatenato megalomane che sa già di visto e rivisto (evidente l’ispirazione marlobrandiana di Apocalypse Now), ad un attento esame – sopratutto durante il secondo atto – conosciamo le motivazioni dietro la follia. E allora ecco che il villain “funziona”: capiamo cosa abbia fatto scattare la scintilla, intravediamo una lucidità nella pianificazione che però regge su basi folli.

L’allegra Compagnia di Cesare. In mezzo un’ umana. Chi sarà mai?

 

LA GUERRA OLTRE LE BOMBE

La guerra c’è e si sente anche senza continue esplosioni e proiettili vaganti. Ci viene mostrato quello che la guerra comporta, la paura e l’estremismo, il dubbio ed il tradimento nelle fila delle stesse scimmie. E la brutalità travolge entrambi i leader, “vittime” della situazione. Mentre il colonnello è ormai lacerato dalla lucida pazzia e lotta per il fine della sopravvivenza (o forse per dimenticare il proprio passato), Cesare deve fare i conti con i propri fantasmi, uno in particolare: Koba. E’ lui la sua vera nemesi, il suo passato ed il suo possibile futuro. L’empatia tipica del suo personaggio rischia di venire spazzata via dal dolore e la lotta interna lo porta nell’abisso. Da dove potrà solo risalire.

Accanto ai due avversari troviamo i comprimari che già conosciamo grazie ai precedenti due film, ognuno con un suo ruolo o e carattere: il saggio Maurice il corpulento Luca, il battagliero Rocket (e chi ha visto la saga fin dall’inizio non può non essere affezionato a questi simpaticoni) per non parlare delle due new entry ovvero una umana (il cui nome sarebbe spoiler per chi ha visto il primo film con Heston) e l’esilarante spalla comica “Cattiva Scimmia”, un simpatico gollum-scimmia che stempera il clima drammatico con la sua incredibile ingenuità.

Il Colonello McCullough: un Kurtz con qualche accenno di umanità in più (poca ovviamente).

EFFETISTICA DA URLO: UNA NUOVA ERA HA INIZIO?

A livello tecnico cosa è possibile dire? Vogliamo parlare della fotografia, del gioco di luci ed ombre che ho trovato azzeccato e di impatto? O delle suggestive inquadrature e del gioco di messa a fuoco fatto in cabina di regia? Oppure vogliamo soffermarci sul comparto sonoro con un Gioacchino che tramite quattro note o giù di lì ci accompagna nei momenti più intimi del film (che richiama la colonna sonora del film originale)?

Si può poi aggiungere qualcosa di non banale su una CGI che fa davvero impressione? Quelle scimmie virtuali hanno espressioni ed emozioni tangibili, il passo avanti con già la notevole effetistica dei primi capitoli si nota. Questo apre delle prospettive e delle vie inesplorate per il cinema.

 

E’ un film consigliato a tutti ma non aspettatevi combattimenti dall’inizio alla fine né ritmo forsennato. A differenza della maggior parte dei blockbuster, questa pellicola risulta essere intima e riflessiva, senza mai scadere nel divenire prolissa o didascalica. Il capitolo finale della trilogia è uno dei migliori blockbuster che abbia visto e ,quanto a gradimento ,lo colloco a parimerito con il meno recente Logan. Entrambe le pellicole hanno osato, usando i cliché e leitmotiv della cinematografia e della narrativa in generale (la vendetta, il riscatto, il passaggio di testimone) non per reggere le loro storie ma come mero punto di partenza, entrando dentro i personaggi, raccontandoci tramite realtà apocalittiche e dispotiche l’importanza della umanità, intesa più come empatia verso il prossimo (essere vivente) che come mera denominazione della razza umana.

Diamo a Cesare quel che è di Cesare: un grande ed immortale personaggio, a metà tra scimmia e uomo, che ha lottato per il bene della propria gente senza mai demonizzare chi è diverso da lui.

Meditiamo.

 

 

P.S. 1  Cattiva Scimmia è un mito. Il caso è chiuso.

Meriterebbe uno spin-off. Esilarante.

P.S. 2 Continuo a commuovermi al cinema. Maledetto Cesare, quoque tu che mi hai fatto versare lacrime in sala. E siamo a 4 film di fila. La prossima volta porto davvero i fazzoletti.

P.S. 3  Da ora in avanti per esprimere la mia sete userò il gesto delle scimmie. Molto efficace.

6 pensieri riguardo “The War – il Pianeta delle Scimmie: diamo a Cesare quel che è di Cesare

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