My Country – The New Age: amicizia, amori, padri e intrighi coreani

UNA SERIE RIVELAZIONE

Se mi avessero detto qualche mese fa che una delle migliori serie in circolazione sarebbe stata coreana ed ambientata in un periodo e contesto storico che ignoravo del tutto, mi sarei messo a ridere a crepapelle. E invece, causa Covid-19 e curiosità per il mondo coreano (tornato alla ribalta del pubblico commerciale con il trionfo di Parasite agli ultimi Oscar), mi sono ritrovato a sperimentare alla ricerca di una serie che mi distraesse (pur avendo non poche serie in sospeso, va detto). My Country è semplicemente un grande serie. Punto. E’ un micro-universo con all’interno tutto quello che può appassionare uno spettatore: puntate mai filler, trama che ti tiene sempre sull’attenti, interpretazioni ottime, serie autoconclusiva. Cosa si può pretendere di più? My Country riesce dove, con me, Game Of Thrones aveva fallito: tenermi incollato allo schermo e rimanere costantemente sorpreso (nel senso positivo del termine). Già, perché ogni puntata rivela una sorpresa senza mai scadere nel trash. E non è facile. Tutto il “tono” della serie è calibrato per reggersi in equilibrio sul filo del dramma da un lato e dei momenti più leggeri dall’altro (una miscela che in Oriente sono particolarmente bravi a trovare, basti pensare anche alle opere dei loro vicini Giapponesi).

L'Amicizia in una foto.
L’Amicizia in una foto.

L’INIZIO INSANGUINATO DI UN REGNO

My Country – The New Age offre uno spaccato di un periodo chiave per la storia coreana. Spinto dalla curiosità mi sono studiato lo scenario in cui è ambientata e devo dirvi che già di per sé è affascinante. Siamo nel medioevo e una dinastia cade per fare spazio ad un’altra (con tanto di colpo di stato), dinastia che per oltre 700 anni regnerà sulla Corea. Ma se l’insediamento del primo re sarà pressoché indolore per buona parte dei regnanti, lo stesso non si potrà dire degli avvenimenti successivi che vedranno un susseguirsi di intrighi, alleanze e tradimenti dei figli di questi. Il regno Goryeo (dal cui nome discende il nostro “Corea”) è in declino ed i generali hanno sempre maggior potere. Viviamo le avventure di Seo Hwui (simpatico e scanzonato contadinotto con un’ infanzia macchiata dalla morte del padre, celebre spadaccino), il suo miglior amico Nam-Sun-ho (figlio di un alto funzionario reale dalle ambizioni smisurate) e la intraprendente Han Hee-jae (donna forte abilissima a districarsi in un mondo dove una parola sbagliata può decretare la tua fine). Accanto a loro una miriade di personaggi di supporto e degli antagonisti d’eccezione (i cui scopi spesso ci vengono celati o ci sorprendono con colpi di scena notevoli).

Il duo comico della serie: Jung-beom e Park Moon-bok.
Il duo comico della serie: Jung-beom e Park Moon-bok.

In una narrazione che attraversa, con due grossi salti temporali, un periodo travagliato ma intrigante assisteremo al dispiegarsi del destino di questi tre personaggi, coinvolti volenti o nolenti nelle trame di una politica spietata e raffinata. Combattimenti spettacolari (ma che non scadono mai nel trash), doppi e tripli giochi, torture, risate, sguardi innamorati: in My Country trovate tutto. E la serie dedica il giusto tempo ad ogni cosa, potendo contare su ben 16 puntate di oltre un’ora (quale tv drama ideale in un momento nel quale il tempo certo non ci manca) che non mi hanno mai annoiato. E tenere le redini della narrazione per oltre 18 ore non è proprio una passeggiata. La serie è sempre attenta ai dettagli, nulla è lasciato al caso. Ogni personaggio, anche il più apparentemente insignificante, ha un ruolo ben preciso nella storia e lo ritroverete successivamente rimanendo sbalorditi.

Nam Jeon. Trovatemi un villain più malvagio (e con delle motivazioni non così banali), vi sfido.
Nam Jeon. Trovatemi un villain più malvagio (e con delle motivazioni non così banali), vi sfido.

AMICIZIA, AMORE, PADRI E PAESE

Su queste quattro parole si poggia tutta l’impalcatura di My Country. Quattro temi che ci accompagnano per tutta la serie. Sbagliando (ancora una volta) mi aspettavo una serie pregna di retorica nazional-popolare sulle origini della Corea, sul coraggio di tutti i coreani e così via. Niente di più lontano dal vero. L’opera in questione non vira mai sul banale, con scelte più che coraggiose.

“Amicizia” .La serie è, prima di tutto, uno dei più grandi inni all’amicizia che si possano vedere sul piccolo schermo. Hwui e Nam-Sun-ho hanno un legame indissolubile che viene costantemente messo alla prova. Fazioni diverse, scopi opposti, famiglie mai così differenti…eppure alla fine l’amico c’è sempre nel momento del bisogno. Si può odiare, maledire, promettere le peggiori angherie, sguainare le rispettive spade ma un amico è per sempre. Cosa c’è di più poetico di questo? Cosa c’è di più profondo di dare sostanza ad un rapporto che vive nelle immani difficoltà ma contro ogni razionalità sopravvive lo stesso? I due interpreti Yang Se-Jong e Woo Do-Hwan danno corpo a due persone complementari, una più emotiva, l’altra più fredda. A volte basta uno sguardo o un’intonazione per comunicarcelo. Non nego che ritengo quasi impossibile non affezionarcisi.

“Amore”. Non manca l’amore, ovviamente. Sentimenti corrisposti ma non espressi per proteggere chi si ama, amori non ricambiati, tentativi imbranati di far colpo (l’esilarante Mun-Book, comic relief dello show, ne sa qualcosa). La relazione impossibile tra Hwui e Han-jee-jae ,che è sempre osteggiata dagli eventi ma da’ la forza ad entrambi di andare avanti nella speranza di un futuro felice, è emozionante e, talvolta, addirittura commovente. Non serve spiattellare nudi random per avvincere lo spettatore. E questa serie ne è la riprova.

“Padri”. Un padre può fare un’enorme differenza. Chi ci ha co-generato influenza profondamente chi siamo, sia grazie ai suoi pregi, sia con le sue mancanze. E tutto My Country ce lo ricorda: non è indifferente avere un padre amorevole che da’ l’esempio e che si sacrifica per i figli, da uno che ha sempre pensato a sé stesso o per scalare le vette della gerarchia dei potenti coreani o per tenersi saldamente sul trono reale. Le ricchezze ed i traumi che ciascuno porta in dote dalla propria figura paterna modellano le nostre personalità, le nostre paure, i nostri desideri. Un tema tutt’altro che scontato e direi poco diffuso con un tale approfondimento nel panorama attuale delle serie tv.

“Paese”. Dopotutto la serie si intitola “My Country”… un significato a questo titolo dovremmo pur trovarlo? Nessun nazionalismo da quattro soldi, nessun monumento filmico agli antenati. Il Paese siamo noi e chi ci è caro. E’ quello il cuore che va protetto. Un “regno dei derelitti” promette l’ambizioso e sanguinario Yi Bang-Won, un posto dove possa trovare spazio chi protegge le persone che ama. Ed i pericoli non giungono dall’esterno ma si annidano in un Paese dove i ricchi ed i potenti giocano alla lotta per il potere mentre a pagarne le spese sono i comuni mortali che campano con sacchi di riso dati come pagamento. La corruzione, l’avidità, il venir meno alla parola data, la spietatezza dei potenti che muovono i fili e li porta ad affrontarsi spesso con qualche mossa poco nobile ci regala la morale finale della storia, una chiusura magnifica che salda queste quattro parole. L’umanità, l’empatia, i sentimenti, l’affetto sono i veri valori per i quali combattere e sacrificarsi. La nazione senza questi è solo una parola vuota usata da uomini che hanno venduto proprio queste ricchezze per una gloria terrena sempre temporanea.

Han Hee-jae: personaggio femminile (non l'unico) costruito alla perfezione. Coraggio, astuzia, determinazione.
Han Hee-jae: personaggio femminile (non l’unico) costruito alla perfezione. Coraggio, astuzia, determinazione.

TECNICA CERTOSINA

Quanto poi agli aspetti meramente tecnici, la serie non può che definirsi ottima. La regia è pulita e le scene di combattimento (frequenti) sono girate in modo tale da rendere la dinamicità degli scontri pur senza essere confusionarie. Con piccolissime concessioni ad un ralenty mai invadente, non scadono nel grottesco. E non parliamo poi negli ambienti in cui si snodano le vicende, tra foreste, montagne, fiumi di una bellezza rara, che contribuiscono a darci l’idea di stare vedendo “una favola”. Non sono pochi i primi piani che consentono al cast eccellente (di personaggi principali e secondari) di trasmettere le loro emozioni, a volte senza nemmeno bisogno di aprir bocca. La colonna sonora è ottima e miscela un sound più tradizionale con influenze moderne (senza dimenticarci della buffa musica che accompagna le parti romantico-comiche di Park Mun-Bok). E così quando si tratterà di vedere uno scontro sentiremo in sottofondo un piccolo accenno di rock che entra soltanto in punta di piedi, dando un tocco di “pepe” al tutto. Modernità e tradizione si incrociano regalandoci momenti indimenticabili.

L'ambizione smisurata di un figlio mai ritenuto degno dal padre lascerà segni indelebili.
L’ambizione smisurata di un figlio mai ritenuto degno dal padre lascerà segni indelebili.

TRA LE TOP SERIE

Se avete sete di grandi storie in costume, di finali inaspettati, di combattimenti, di storie d’amore e di amicizia sullo sfondo di eventi realmente accaduti (tanto che taluni personaggi sono realmente esititi e la storia stessa è fedele al reale dispiegarsi degli eventi), non potete perdervi My Country. Sperando che non incorriate nel mio stesso errore di fermarmi al titolo e di essere diffidente di una serie che pareva così lontana dai miei gusti, non posso che augurarvi di emozionarvi e appassionarvi alle vicende di Hwui e soci come me.

P.S. Difetti? Ferite notevoli e guarigioni davvero al limite della sospensione dell’incredulità visto il loro numero e la loro entità. Ah, preparatevi a salutare un po’ di personaggi. E’ come GOT. Ma meglio. Ed è solo sottotitolato in italiano. Niente doppiaggio.

P.S.2 La risata di Park Mun-Bok patrimonio dell’umanità.

P.S.3 Ha uno tra i più bei finali che abbia mai visto. Non avrei potuto chiedere di meglio.

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