“Guardalo, guarda come sta lì tutto tranquillo”.
“Ma chi?”
“Lui, lo straniero. Ne è spuntato un altro, non l’hai visto?”
“Ah, lui. Sì, deve essere arrivato un paio di giorni fa”.
“Eh, succede così, sai. Piano piano questi maledetti vengono tra le nostre fila. E ad un tratto, sbam: non ci siamo più e rimangono solo i bastardi”.
“Shh, abbassa la voce, ti sente”.
“E che mi senta lo straniero! Guarda che colore, che abominio! Bastardo! Ah, invidio i nostri antenati che non hanno assistito a questo scempio. Almeno sono caduti circondati da loro simili e non da diversamente colorati. Ti rendi conto? Il nostro sacro suolo sporcato da questi qua. La nostra identità in frantumi”.
“Succede dappertutto così”.
“E che vuol dire? Quegli imbecilli in fondo se la ridono”.
“E allora?”
“Illusi. Verranno pure dalle loro parti. Questi qua ci soppianteranno tutti! Mi fai schifo, bastardo straniero! Mi senti? Mi fai schifo!”
Poco più indietro il capello bianco svettava impassibile.
Il futuro sarebbe stato luminoso.
Anzi, candido.


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