Quando un certo fenomeno di costume giunge vicino al punto di saturazione, ecco che viene rimodulato e visto da angolazioni diverse. Dalla decostruzione vera e propria alla semplice parodia, il fenomeno cambia per sopravvivere dopo aver quantitativamente e temporalmente dominato la scena artistica. Ad oggi il grande boom dei supereroi si trova proprio in questa fase. Sembra ieri quando il buon Singer diede una verve più matura al tema supereroi con i suoi X-Men al cinema o quando Raimi propose il suo Spiderman sul grande schermo. Un’eternità. Poi ci fu Nolan che rimescolò le carte e diede una sua personale visione, talmente influente e di successo da diventare essa stessa un vero e proprio filone supereroistico, quello “pseudo-realista” e più intimista. Lo stesso anno, quel 2008 così importante per gli eroi in calzamaglia, nasceva l’MCU con il primo Iron Man. 11 anni. Undici anni nei quali la maggior parte delle pellicole uscite in sala ha riguardato supereroi di ogni sorta. Cosa resta, dunque, prima che la gente si stanchi? Cosa inventarsi per rendere accattivante la solita solfa di persone con superpoteri che combattono tra di loro e che salvano noi poveri mortali?
Capovolgere la prospettiva.
Parodizzare ed allo stesso tempo riflettere sul fenomeno supereroistico in un modo inedito finora.
Ecco The Boys, serie Amazon, tratta dall’omonimo fumetto.
UN NUOVO PUNTO DI VISTA
Un prodotto tecnicamente a tratti strabiliante, con una effettistica che non ha nulla da invidiare ai film sul grande schermo, ma che regala il meglio di sé nel tema che affronta.
L’idea vincente, che lo rende un unicum nel mondo cinematografico e televisivo, è quella di immaginare una realtà dove non solo i supereroi esistono ma nella quale essi sono parte, in carne ed ossa, di un complesso meccanismo di marketing costante ed onnipresente. Delle star hollywoodiane al cubo, verrebbe da dire, o un misto tra celebrità sportive e cantanti di successo, con una sovraesposizione mediatica martellante. Ma sono, alla fine, umani ed hanno debolezze.
Non sono i puri alla Kal-El o gli integerrimi alla Bruce Wayne o gli idealisti alla Steve Rogers. Sono viziati, tormentati, instabili, imbrigliati dentro un gigantesco copione che devono rispettare per continuare a far macinare denaro per l’azienda per cui lavorano, la Vought. E questo lascia spazio per commettere azioni orribili che, essendo compiute da semi-divinità e con altissimi interessi economici, finiscono per essere insabbiate.
The Boys parla di supereroi, dunque, ma non nel modo in cui siamo abituati. Sono loro i villain, sono loro le persone pericolose e spesso con pochi scrupoli che commettono atrocità mentre per il mondo rimangono l’emblema della purezza. Chi potrà, dunque, opporsi a questi superdotati guerrieri? Altri personaggi sovrumani?
GLI SBANDATI CONTRO TUTTI
No. Un’accozzaglia di persone senza grandissime abilità e con più di un problema. Da Hugie (interpretato da un ottimo Jack Quaid) che viene travolto da un lutto, all’inesauribile Frenchie (un personaggio spassosissimo) e le sue doti nascoste, passando per Light Milk eterno pianificatore e a lui, il leader carismatico Will Butcher. Questi, interpretato da un sontuoso Carl Urban, è una sorta di moderno Capitano Achab, perseguitato dall’idea di vendicarsi e far soffrire senza pietà quei supereroi che gli hanno portato quanto aveva di più caro. E come in una moderna trasposizione (irriverente) di Moby Dick, il suo equipaggio, i suoi “ragazzi” (The Boys) lo seguono in questa impresa suicida e senza speranza mentre si dipana una trama che offre qualche colpo di scena e non pochi combattimenti.

Sopra le righe, apparentemente poco affiatati, senza poteri e con molta confusione in testa. Ma hanno anche dei difetti. Eccovi i “Boys”.
Non sono poche le variazioni rispetto all’originale fumettistico ma, avendo il sottoscritto visto solo la serie, posso dire che la trama nel complesso regge.
EROI CAPOVOLTI
Ciò che affascina è sicuramente la visione molto umana dei supereroi, delle celebrità i cui eccessi non sono altro che il frutto di un mondo costruito a tavolino per loro. Perché, se è vero che lo spettatore parteggerà per i Boys, è altrettanto vero che dall’altra parte non si può non restare affascinati dal Patriota (Homelander), una sorta di mix tra Superman e Captain America. Un essere semi onnipotente, il primo supereroe, eppure profondamente fragile e disturbato. A dare spessore ad una figura che rischierebbe di cadere nel macchiettistico, un grande Anthony Starr che ha la faccia giusta per un personaggio che fonda il la sua esistenza nel limbo tra l’essere e l’apparire. I Sette (una sorta di Avengers), i principali eroi (i cui diritti sono di proprietà della Vought) includono, oltre al loro leader Patriota, anche altri supereroi (che volutamente ricordano le più note controparti fumettistiche di casa Marvel e DC).

Molto interessante è il filone narrativo dedicato a Starlight, una new entry nel mondo dei Sette, che permetterà allo spettatore di vedere “dall’interno” il freddo mondo degli eroi e le sue storture mirate unicamente al profitto e alla reputazione della multinazionale che ne dirige ogni singola mossa.

Sul lato squisitamente tecnico c’è da rimanere a bocca aperta. Amazon ha investito non poco nella serie ed il fatto che non vi siano troppi episodi (solo 10), ha consentito di investire le risorse in maniera oculata, riuscendo a rendere plausibile l’impossibile, tra esplosioni, voli supersonici, raggi laser esplosivi, aeroplani in pericolo etc. etc, rimanendo su livelli cinematografici. Tanto di cappello.
Irriverente, politicamente scorretta ma mai fine a sé stessa, The Boys è stata una vera sorpresa. Più impegnata di un Deadpool qualunque (mantenendo una vena splatter) ma non ponendo dilemmi etici come le pellicole DC, l’ultima perla di Amazon Prime si incunea tra il serio ed il faceto, andando a guardare il fenomeno supereoistico sotto una luce differente.
I supereroi, ai quali si oppongono i “Boys”, non sono altro che dei ragazzi interrotti (citando il film di Mangold del 99) , cresciuti ed allevati per vendere e fare guadagnare. E per tutto c’è un prezzo da pagare.

He’s back! 😍 Ne ero certo 😆
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Avevo solo sentito parlare di sfuggita di questa serie, ma da come ne parli sembra effettivamente originale.
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Si, rappresenta un unicum nel panorama televisivo (ed anche cinematografico). L’ho divorata in 3 giorni.
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A volte per fare una bella recensione è già sufficiente parlare di qualcosa che sia veramente valido: il mestiere di un vero critico televisivo, cinematografico e letterario, così come di un blogger serio, dovrebbe infatti partire dalla scelta del materiale esaminato, in quanto frutto di una cernita che diventa un consiglio reale di visione o lettura, come una bussola per orizzontarsi nell’oceano delle proposte e non semplicemente la declamazione a voce alta delle quattro cazzate che si sono viste o lette e pensare che queste possano interessare il mondo intero (come chi sui social network posta di aver fatto un’ottima colazione al bar o di essersi comprato delle belle scarpe… Ma seriamente? Se non sei un divo, per i quali vale la regola del gossip, tutto il resto è fuffa che intasa il web!).
In questo senso le tue recensioni sono ogni volta immancabilmente impeccabili, perchè le sono sempre, per prima cosa, un consiglio sincero o al contrario, in caso di stroncatura, un mettere sull’avviso… Ma fosse solo questa la tua caratteristica, saresti già in ottima compagnia, se non fosse che i tuoi pezzi e nello specifico questo, sulla serie rivelazione dell’anno, sono anche illuminanti ed il più possibile esaustivi, senza svelare troppo da togliere il giusto gusto della scoperta.
Sono ovviamente concorde sul giudizio estremamente positivo che hai espresso su The Boys, serie di cui parlai sia via whatsapp con l’amico Lapinsu, sia nei vari commenti in giro per Word Press, nei giorni imemdiatamente successivi al suo rilascio su Amazon Prime (che bella coincidenza che una delle tue prime recensioni che lessi fu proprio quella sull’ottimo serial sempre Amazon dedicato a Jack Ryan): il trailer vietato ai minori ed un battage pubblcitario attento, nonchè il potente nome in gioco dell’autore dei comics, avevano infatti creato in tutti i serial tv addicted molta hype, ma anche interesse in chi semplicemente cominciava ad averne piene le palle del supereroismo senza ombre in salsa Disney e questo ci porta alla tua splendida presentazione critica ovvero la segnalazione per questa serie di Un Nuovo Punto di Vista.
Non importa infatti aver letto i comics originali (né i vari cicli della serie principale su cui si articolano i più di settanta capitoletti, né i vari spin-off dedicati a singoli characters), per capire il vero valore di questa fiction ossia quello che tu hai benissimo enucleato «L’idea vincente […] è quella di immaginare una realtà dove non solo i supereroi esistono ma nella quale essi sono parte, in carne ed ossa, di un complesso meccanismo di marketing costante ed onnipresente […] The Boys parla di supereroi, […] sono loro i villain, sono loro le persone pericolose»
Quello che tu hai scritto è esattamente il succo del fumetto originale, che effettivamente presenta alcune sostanziali differenze (senza fare spoiler a chi non l’ha ancora vista, sappi tu che nel finale di stagione Butcher ha una rivelazione che nel fumetto non esiste mai nel modo più categorico), soprattutto nell’articolazione della storia e che saranno decisive nelle stagioni successive per capire se la serie andrà in vacca o manterrà il valore di eccellenza che ha tenuto per tutta la prima stagione e con un po’ di timore dico che siamo nelle mani del vero artefice del successo di The Boys ovvero non quell’irlandese bastardo e geniale di Garth Ennis che ha scritto tutte le storie a fumetti, ma di Eric Kripke, lo showrunner che a suo tempo rese Supernatural il successo incredibilmente longevo che è stato, grazie ad una caratterizzazione dei personaggi assolutamente azzeccata: aldilà della storia (comunque splendida) finché Butcher resterà il Butcher che abbiamo conosciuta e soprattutto Homelander resterà così, il successo della serie sarà assicurato e se poi Kripke deciderà di inserire nella narrazione tutto ciò che non è stato ancora detto sul composto V (che invece nei comics è gestito dal gruppo dei “Boys” in modo molto più spregiudicato), allora potrebbe diventare la migliore serie di quel genere in assoluto!
Come ti dissi a suo tempo, Amulius, ti si legge sempre con grande piacere intellettuale, anche quando si è in disaccordo con le tue opionio, ma di certo l’essere in perfetta sintonia, ancora una volta, rende persino euforici…
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Non so come ringraziarti, Kasabake. In tutta onestà non ero entusiasta della serie, basandomi solo sui trailer. Non conoscendo il relativo fumetto ma vedendo comunque quell’accenno di splatter nei pochi minuti del trailer, pensavo fosse una serie basata sulla violenza gratuita, sul mostrare gore in quantità industriali. Mi sbagliavo. Non so come gestiranno la seconda stagione (su wikipedia ho cercato di avere un’infarinatura del fumetto ed effettivamente ci sono parecchie differenze) e, sopratutto, come gestiranno un particolare personaggio che è rimasto molto in ombra (volutamente) in queste prime puntate. Ormai non dovrei stupirmi del fatto che siamo spessissimo in sintonia su film e serie…ma ogni volta mi sorprendo lo stesso. Grazie ancora, Kasabake.
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Stesso sentimento per me, Amulius, anche se con il mio prossimo post che sto per pubblicare penso che raggiungerò nuove vette di impopolarità, giacchè ho recensito una serie davvero poco amata ed oltretutto l’ho fatto usando senza trattenermi nell’usare un taglio pesantemente accademico, ma questo non può cancellare la sintonia generale che si è creata e che tengo stretta!
Alla prossima!
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Ormai mi baso quasi esclusivamente sulle tue recensioni per scegliere serie e film (a dire il vero anche il tuo amico di penna kasabake che ha gusti davvero sopraffini). Solo che il mio backlog di videogiochi, serie e film è talmente sovraffollato che le giornate dovrebbero durare il doppio. Devo ancora terminare Dark che merita tutta l’attenzione necessaria.
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Con Kasabake ormai ci scambiamo le segnalazioni di serie/film. Infatti la prossima serie che inizierò sarà proprio Legion (della quale Kasabake mi ha riempito di non poche aspettative, devo ammettere). Purtroppo il tempo non basta mai se vogliamo far convivere hobby diversi (ma non poco dispendiosi di tempo), anche io ho parecchi videogiochi da completare (per non parlare delle serie tv e dei libri). Dark è una di quelle serie che va vista (possibilmente) senza grandi distrazioni in modo da godersela appieno. Fammi poi sapere cosa ne pensi, è bello scambiarsi opinioni e impressioni in merito.
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