“Le difese stanno cedendo” gridava mentre di corsa attraversava il cortile del castello. Aveva il fiatone ma non poteva permettersi di perdere tempo: stavano per morire tutti. Il caldo lo soffocava ed il sudore gli colava lungo la fronte sempre più copioso. Non poteva mollare. Scorse il bastione centrale che si ergeva, con la sua forma ovale, al centro del cortile interno e dalle piccole feritoie rotonde intravide le guardie. La finestra del salone principale era come un gigantesco occhio di ciclope. I soldati erano tutti ai loro posti. Perché nessuno faceva nulla? Attraversò il ponte sul piccolo fossato che circondava la gigantesca struttura e salì in tutta fretta le scale per i piani superiori.
All’improvviso le mura cominciarono a tremare ed anche il pavimento iniziò ad ondeggiare pericolosamente. “Creatore dove sei?” bisbigliò tra sé e sé il soldato. Le guardie gli vennero incontro mentre a stento cercavano di tenersi in piedi. “Dov’è il generale? Portatemi da lui! Sono tornato dalla ricognizione.” Si precipitarono per i corridoi angusti guardando di tanto in tanto il soffitto, temendo che crollasse d’un tratto sulle loro teste. In fondo al lungo corridoio circolare arrivarono al grande salone con la sua gigantesca finestra e la sua vista sul litorale. Al centro della stanza, immobile, con mani intrecciate dietro la schiena il generale squadrava l’orizzonte. “Signore, ho fatto il giro di perlustrazione, i Giganti sono sempre più vicini! Non resisteremo ancora a lungo! L’ala sud potrebbe collassare da un momento all’altro”. “ Il Creatore ci proteggerà come ha sempre fatto! Il castello è indistruttibile ed è il simbolo della sua onnipotenza, la barriera che ci difende da ogni male. Dobbiamo solo resistere, soldato, come abbiamo fatto finora. Abbi fede ed il Creatore ti ricompenserà. Ora torna subito al tuo posto!”. Un’altra scossa aprì delle crepe sul muro e la stessa finestra cominciava a scricchiolare.“Non stavolta, signore! Non stavolta! Non capisce, signore? Dobbiamo fuggire subito!” Il generale si voltò lentamente, squadrò il suo sottoposto con uno sguardo colmo di disprezzo mentre della sabbia calava dal soffitto dopo l’ennesima scossa. “Guardie, portate in cella questo disertore blasfemo”.
“No! Vi prego, ascoltatemi! Non potete…” . Venne trascinato a forza vicino ad un pozzo interno. Guardò appena l’abisso oscuro che gli si parava innanzi prima di venirne inghiottito.
Il tonfo non fu doloroso come aveva previsto. Ad accoglierlo non c’era dura sabbia spessa bensì una fanghiglia marroncina. La luce che filtrava dall’alto gli consentì di scovare nell’ombra un’altra figura. Un uomo barbuto con una benda sull’occhio sinistro, era seduto con le spalle appoggiate alla parete. Pareva esausto. “Cosa hai combinato figliolo? Hanno chiamato pazzo pure te? O forse hai provato a scappare di soppiatto?” disse con voce roca prima di scoppiare in una risata isterica.
“Sta crollando tutto e nessuno fa niente! Il generale ha perso la testa!”.
“Aaah, capisco. Sei nuovo anche tu. Non mi ricordavo di te infatti. Sono l’unico quindi. Presto imparerai ragazzo. Presto impareranno tutti.”
Una nuova scossa fece tremare le pareti.
“Cosa intendi?” chiese il soldato avvicinandosi all’altro prigioniero.
“Io c’ero, capisci? Ho già vissuto tutto questo! Morti sepolti sotto la sabbia, trascinati nei flutti del mare. Tutti. Tranne me. Sono l’unico sopravvissuto”.
Un’altra scossa. Una fessura si aprì nella parete opposta e cominciò a sgorgare della fanghiglia.
“Pensano che il Creatore sia buono, poveri stolti. Ha abbandonato i miei compagni. Li posso sentire ancora gridare durante i crolli, sai? Mi credi pazzo anche tu, pivello?”
La fanghiglia ormai era arrivata all’altezza del petto dei due “Oh si, Lo vedo dal tuo sguardo…ma capirai, sempre che tu sopravviva all’ennesima tragedia ad opera del nostro grande e potentissimo Creatore!” disse urlando e spalancando le braccia verso il cielo.
Scoppiò poi in una risata, mettendo in mostra le cicatrici che ne tappezzavano il volto.
“Il Creatore non salva, al massimo rimpiazza. Vanno e vengono per lui. Solo per caso mi ha salvato. La verità è che si è dimenticato delle vostre inutili e minuscole vite lasciandole in pasto ai Giganti o alle tempeste”.
L’apertura sulla parete si allargò d’un tratto ed un ondata di acqua salmastra travolse i prigionieri.
Poco dopo il bambino tornò sul bagnasciuga e trovò ancora una volta il castello di sabbia distrutto.


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