God of War: un gioco divino

Quando ci apprestiamo ad aprire un libro, a sederci nella poltrona del cinema, ad entrare in un museo, è come chiedessimo sussurrando nell’orecchio dell’autore dell’opera: “stupiscimi”.

Uno dei compiti dell’Arte è farci emozionare, accompagnandoci in un viaggio la cui rotta è stata disegnata dalle mani creative dell’artista, capace di prenderci per mano ed emozionarci.

Il sussurro “stupiscimi” lo pronunciamo anche quando inseriamo un disco in una console. Pure il media videoludico può suscitare emozioni, lasciarci sbalorditi e a bocca aperta. Il problema è che prodotti di questo tipo sono sempre più rari. Si rischia poco, sopratutto quando vengono investiti milioni di dollari. Meglio andare sul sicuro e proporre qualcosa di già  visto, non importa se osa poco o nulla o se ripropone la stessa identica solfa già trita e ritrita. Fortunatamente esiste qualcuno che questo coraggio lo trova e ci regala perle del calibro di God Of War permettendo al gioco di onorare la propria promessa di stupire ancora una volta.

Padre e figlio. L’inizio di un viaggio, prima di tutto in loro stessi.

 

UN VIAGGIO PER DUE

Era l’ormai lontano 2013 e il mondo videoludico veniva travolto dall’uscita di The Last Of Us, un gioco che metteva al centro la narrativa e che rappresenta una pietra miliare sopratutto per questo aspetto. Infatti, pur non innovando niente quanto a meccaniche di gioco, l’opera di Naughty Dog riusciva a creare empatia con i due sventurati protagonisti dell’avventura, un padre che aveva perso la figlia – Joel – ed una ragazzina senza nessuno – Ellie. Il modo attraverso il quale le iterazioni tra i due comprotagonisti venivano rese era tale da emozionare profondamente il giocatore, avvolgendolo in una storia meravigliosa e appassionante che dava grande risalto all’espressione caratteriale dei due. Lo stesso anno, i Santa Monica Studios si mettevano a lavoro per un nuovo progetto, un nuovo “God Of War”. La saga dedicata a Kratos, il fantasma di Sparta, rappresenta una delle serie videoludiche storiche per Playstation, contando all’epoca  – tra le varie piattaforme – ben 7 capitoli. Quello che ha sempre connotato le avventure del guerriero divino spartano è stato l’alto tasso di epicità, con scontri sempre spettacolari mediante una messa in scena grandiosa. Creature immani, realizzate traendo ispirazione a piene mani dalla mitologia greca, si trovavano a fronteggiare il feroce guerriero assetato di vendetta, capace di sterminare gli Dei dell’Olimpo.  La soluzione più semplice ed immediata sarebbe stata riprendere quella stessa figura, sfruttare al massimo la potenza di calcolo delle console odierne e regalare un nuovo susseguirsi di gore, sangue, scontri con giganteschi nemici ad un ritmo serrato.

E invece no.

E’ curioso notare come figure che storicamente non hanno mai avuto enormi sfaccettature, se affidati a qualcuno con delle precise idee e abilità narrative, acquisiscano una profondità inimmaginabile. Lo abbiamo visto col Frank Castle della serie The Punisher. Tutti ci saremmo aspettati il solito sanguinario anti-eroe in cerca di vendetta  e… ci siamo ritrovati un uomo incapace di uscire dal lutto e dalla vita militare. Mi immagino che il personaggio assetato di vendetta rappresenti una sfida per chi si trova a maneggiarlo e a plasmarlo per nuove storie. Da un lato non è possibile cancellare del tutto i lati oscuri e violenti del suo carattere (e non avrebbe alcun senso), dall’altro è necessario inserire uno o più elementi di fragilità, materiale funzionale ad un suo riavvicinamento con lo spettatore-videogiocatore, idoneo a rendere empatico il personaggio. Con Kratos è stata condotta un’operazione non dissimile da quella di Frank Castle. Il violento guerriero è stato invecchiato, con una barba che trasforma il suo volto da arrogante a “vecchio combattente saggio”, sembra perennemente amareggiato, privo di un grande entusiasmo alla vita potremmo dire, usando un eufemismo. Insomma, non il re della simpatia, questo è sicuro. Accanto a lui ecco che compare un altro personaggio, il figlio Atreus. Come per Joel ed Ellie, anche qua troviamo un viaggio nel quale due personaggi con poco in comune dovranno collaborare. Il ragazzino è immaturo ed ha dalla sua l’entusiasmo e la curiosità giovanile che cozzano terribilmente con l’austerità di un padre che non riesce a manifestare il minimo cenno di affetto. Il rapporto tra padre e figlio sarà il leitmotiv di tutto il gioco. Il rapporto tra i due cambierà grazie proprio al percorso che intraprenderanno insieme (ed il videogiocatore con loro), volto a disperdere le ceneri della moglie/madre sulla cima più alta del mondo.

Sembra un dipinto. Notate la cura al dettaglio. Impressionante.

 

LEGGENDE NORRENE

Il contesto è quello della mitologia norrena, un tema molto in voga al giorno d’oggi. Dalla serie Vikings allo stesso Hellblade-Senua’s Sacrifice e diversi altri prodotti (contando anche il Thor marvelliano cercando di dimenticarsi l’ultimo capitolo quanto a rispetto per le ispirazioni mitologiche nordiche), pare che si sia risvegliato un interesse per esplorare figure mitiche spesso mai considerate molto. Per intenderci, se uscisse oggi il Tredicesimo Guerriero sbancherebbe al botteghino, anziché rimanere un film di nicchia che passa Rai 3 ogni anno in inverno.

Kratos e figlio si troveranno a muoversi in un mondo dove lo spettro di Odino si aggira e così anche quello del figlio Thor. Ma tali divinità non avranno spazio in questo capitolo, pur essendo molto presenti nei racconti della prima vera guida “interattiva” della mitologia norrena videoludica: Mimir. Anziché predisporre le solite paginate di racconti volti a spiegare la lore da consultare interrompendo il gioco, i Santa Monica hanno avuto un’idea geniale: far sì che le informazioni sul mondo fantastico delle nostre avventure venissero spiegate ad un ignaro Kratos (proveniente dal contesto greco e quindi, come noi, non esperto conoscitore delle tradizioni norrene)  dall’ “uomo più intelligente del mondo”: Mimir. Tale personaggio, nella inconsueta forma di testa parlante, ha il compito di illustrarci le leggende ed i racconti mitici di cui fanno parte l’ambiente ed i personaggi. Anziché un’asettica enciclopedia in game, c’è un vero e proprio Virgilio nordico che ci narra, come se lo raccontasse ad un bambino, le gesta ed i misfatti di Odino, il Ragnarock, il destino dei Giganti e moltissime altre storie, capaci di stupirci ogni volta. Mentre ci muoviamo in barca e remiamo verso una meta sconosciuta, Atreus chiederà qualche informazione a Mimir e questi incomincerà a tramandare leggende millenarie a lui e a noi. Un tocco di classe notevole che aumenta l’immersione in maniera esponenziale.

Il buon Mimir saprà rendersi utile.

 

DEI GENITORI E DEI FIGLI

Se il tema di fondo è il rapporto genitore-figlio, questo non va solo considerato con riguardo al rapporto tra i due protagonisti, bensì anche ad altre figure sulle quali non posso dire molto per non rovinarvi i vari colpi di scena da lasciare a bocca aperta. Sta di fatto che più volte verrà rimarcato cosa vuol dire essere genitore, le preoccupazioni che ciò comporta e lo scopo ultimo di questo: far sì che la propria prole sia migliore di lui.  Kratos, l’essere vendicativo e privo di autocontrollo per antonomasia, sente il fardello del proprio passato e desidera che il figlio – col quale spesso non sa approcciarsi e che imparerà a conoscere pian piano – non commetta i suoi stessi errori. I momenti toccanti saranno diversi. Chi l’avrebbe mai detto che un “God Of War” sarebbe riuscito ad affrontare queste tematiche? Non era solo ignoranza a palate, gore, sangue a fiumi e musica a palla? Evidentemente i tempi sono cambiati ed anche il videogioco assume più spessore sul lato prettamente narrativo.

Corsa nella neve.

 

UN GAMEPLAY TRA TRADIZIONE E INNOVAZIONE

Benissimo, direte voi, ci hai parlato della narrativa ma, trattandosi di un gioco, certo non basta. Occorre dunque esaminare il gameplay. Meno adrenalinico del precedente e, sopratutto, diviso in due grandi fasi, legate ad uno sviluppo della storia che non vi rivelerò per non rovinarvi la sorpresa. In realtà, per quanto avvenga un mutamento di un certo rilievo che impatta pesantemente sul combattimento di questo action in 3 persona, non mi sento di pensare ad un gioco spezzato in due, bensì di un gameplay che si evolve. L’arma che avremo inizialmente a disposizione è il Leviatano, un’ascia magica che congela i nemici. Come un boomerang (o, a voler restare in tema, come il Mjolnir di Thor) può essere scagliata e richiamata. Sono poche le cose che in un gioco mi abbiano dato più soddisfazione di lanciare l’ascia contro più nemici, vederla colpirli e poi, al mio richiamo, tornare indietro tranciando nuovamente gli avversari per finire saldamente nella mano spalancata di Kratos, pronta ad accoglierla. Tramite le diverse uccisioni, Kratos potrà accumulare rabbia che, oltre una certa soglia, renderà possibile sbloccare la “furia di Sparta”, una rage-mode che renderà per breve tempo l’eroe fortissimo e molto veloce. In tutto questo Atreus che fa? Sta a guardare? Manco per idea, il figliolo di Kratos è parte integrante del gameplay. Mentre saremo in mezzo alla furia della battaglia, potremo ordinare ad Atreus di scagliare due tipi di frecce volte a bloccare o elettrizzare i nemici. A volte si aggrapperà sulle spalle dei nemici, bloccandoli per qualche secondo. Per eliminare alcuni avversari l’apporto del figlio sarà fondamentale, credetemi. I due finiscono quindi per completarsi non solo dal punto di vista umano ma anche sotto quello del mero gameplay. Geniale.

La telecamera molto ravvicinata, posta idealmente non molto distante dalla spalla sinistra di Kratos ci darà una visuale limitata e, quando i nemici cominciano ad essere numerosi e rapidi, in nostro soccorso giungeranno le indicazioni di Atreus, Mimir “attento” “dietro di te” “a sinistra” e due indicatori in basso sullo schermo. Un compromesso necessario con la visione ravvicinata che connota il titolo.

Il regno del fuoco.

Oltre alle fasi di combattimento, questo God Of War riconosce molta importanza all’esplorazione. Il level design è sublime nello “pseudo-open world” che i Santa Monica hanno realizzato, diviso in macro zone accessibili man mano che la storia prosegue (senza alcun caricamento evidente di sorta), sarà un piacere esplorarne tutti gli anfratti alla ricerca di potenziamenti e risorse. Già, perché una spruzzata di elementi GDR non guasta e sarà possibile potenziare armi e armature (sia di Kratos che di Atreus) per affrontare le nuove minacce che via via si frappongono tra noi e i nostri obbiettivi. Obbiettivi che non saranno rappresentati solo dal progredire nella main quest principale, bensì in tutta una serie di attività secondarie (dalla raccolta di collezionabili a delle vere e proprie storie nella storia che ci porteranno in giro per il mondo) di un’altissima qualità. Non sono a livello quantitativo pari a quelle di un gdr puro ma sono molto interessanti, soprattutto perché svelano altre storie e leggende (un’infinità).

Quanto alle abilità del magico duo, esse sono legate ai potenziamenti delle armi e ai punti esperienza. Ottenute le risorse per effettuare l’upgrade, spenderemo punti exp per sbloccare nuove devastanti combo o potenziare abilità passive.

I boss non sono numerosi come nei giochi precedenti ed i nemici, pur non essendo pochissimi, non brillano per una varietà strabiliante. Difatti, da metà gioco in poi, troveremo varianti elementali degli stessi avversari che abbiamo affrontato in precedenza. Queste mancanze non si fanno sentire più di tanto perché

  • le boss fight sono poche ma strabilianti. E’ come controllare i movimenti di un supereroe in un film di Zack Snyder. Il primo scontro epico mi ha ricordato la lotta Superman – Zod in Man Of Steel. Spettacolare.
  • tutti i combattimenti regalano un’enorme soddisfazione. Serve tecnica ma non è niente di proibitivo anche per un giocatore che non è certo un maestro nelle combo come il sottoscritto. 
Nemici di un certo livello…

COMPRIMARI…MA NON TROPPO

Accanto ai due protagonisti, figurano alcuni comprimari. Pochi a dire la verità. Ma se è il prezzo da pagare per trovare su schermo dei personaggi vivi, allora lo accetto e faccio un grande applauso. Per la prima volta ho visto dei personaggi non giocanti (npc) capaci di dialogare tra loro, senza che io dovessi far nulla. Si scambiano battute, punzecchiature, domande e risposte. Tengono conto degli eventi accaduti nella quest principale e in quelle secondarie, anche loro si fanno portatori delle leggende della mitologia nordica. Una cosa mai vista prima. Tutto ciò contribuisce a dare spessore e personalità a queste figure, altrimenti relegate nel canonico ruolo di fabbro o di semplice dispensatore di missioni. Questa è la direzione dei giochi del futuro, gdr ma non solo. Un mondo vivo dove i personaggi non giocanti non sono belle statuine o degli automi che passeggiano senza scopo per il villaggio bensì dei creature che dispensano consigli, emozioni, parole, reagendo agli eventi che si susseguono nella storia.

A proposito di comprimari tutt’altro che passivi…uno dei miei preferiti: Sindri.

 

REGIA VIDEOLUDICA: TRA SPETTACOLO E INTIMITA’

L’eterno piano sequenza che attacca sin dal primo secondo di gioco ci racconta la storia di Kratos ed Atreus molto da vicino. La telecamera virtuale non ha mai stacchi e con movimenti fluidi , mai repentini, ha una duplice natura. Da un lato, seguendo lo sguardo di Kratos si sposta mostrandoci un nuovo ambiente suggestivo od un leggendario avversario facendo risaltare la direzione artistica di altissimo livello che connota ogni minimo aspetto del gioco. Dall’altro non di rado si sofferma su inquadrature molto da vicino, portandoci ad una spanna dai volti espressivi di padre e figlio, “entrando” nei loro confronti e nelle loro movenze. Un equilibrio delicato tra l’esaltazione del mito con scorci ambientali da urlo e combattimenti dinamici ma mai caotici e momenti di dialogo tra personaggi. Molti punti di contatto con l’eredità di The Last Of Us o Uncharted e se, forse, l’espressività dei volti non raggiunge i livelli assurdi delle produzioni di Naughty Dog, la gestione della “regia videoludica” è straordinaria, proiettandoci dentro il videogioco nel miglior modo possibile. L’enorme salto qualitativo con i capitoli precedenti si vede anche da questo.

Accanto alla regia, potrei dire qualcosa sul comparto tecnico. Ma, mi chiedo se sia davvero necessario mettere nero su bianco qualcosa che voi potete ammirare con i vostri occhi dalle immagini di questo articolo (tutte rigorosamente in-game. Non c’è soluzione di continuità tra cut-scenes e gameplay). Effetti particellari, dettagli (orme, riflessi, decorazioni delle armi, i peli della barba di Kratos (!)) sono sconvolgenti. E tutto questo gira su una console uscita 5 anni fa. Devo aggiungere altro?

La direzione artistica è sensazionale e ogni minimo aspetto è curato con un’attenzione che ha del maniacale. E’ anche questo a fare la differenza tra un capolavoro ed un ottimo titolo :la cura dei dettagli. Grazie all’escamotage delle macro aree e a delle vie di accesso a determinate zone ben definite, il team di sviluppo ha potuto non solo eccellere nel level design ma dare il meglio nel connotare ogni ambiente, ogni scorcio, con un proprio spirito, regalando impatti visivi fuori dal comune.

Non saranno pochi gli scenari suggestivi e da favola in cui vi imbatterete.

 

EPICITA’ SONORE

Sentendo la colonna sonora, riconoscevo qualcosa di familiare. C’era qualcosa nel sound che mi ricordava qualche soundtrack già sentita, o al cinema o nelle serie tv. Quando poi ho scoperto chi era l’autore della colonna sonora ho capito che ci avevo “sentito giusto”.

Bear McCreary è uno dei miei compositori preferiti. Per intendersi, è quel signore che si è occupato delle musiche di Battlestar Galactica ed ha rappresentato una delle poche note liete in quell’opera involontariamente kitsch che è stata The Cloverfield Paradox. Non sono d’accordo con chi trova la colonna sonora di God Of War poco incisiva. Ritengo, invece, che si siano miscelate bene le due anime del gioco (quella intima e quella spettacolare). Le poche note che connotano ogni entrata in scena di Kratos sono facilmente riconoscibili e relegano un senso di serietà, forza e cupezza perfetti per il personaggio. I vocali dei temi dedicati al ricordo della moglie (e madre di Atreus) sono suggestivi, pregni di sapore nordico pur avendo una tonalità malinconica. Chapeau.

Eccezionale anche l’audio in generale, il sound delle armi che si infrangono sullo scudo e che perforano i corpi straziati dei nemici.

 

UN NUOVO INIZIO

God Of War rappresenta la sintesi tra passato e presente, raccogliendo l’eredità di una saga decennale, rielaborandola e maturandola, pur senza sacrificare il divertimento perché, malgrado toni più seri (ma con diversi comic relief, fidatevi), è un gioco piacevole da giocare, finendo per essere uno di quei prodotti che finiscono per essere sminuiti da un semplice sguardo su Youtube. God Of War va provato e vissuto pad alla mano. Solo in questo modo potrete provare la soddisfazione di impugnare un’ascia e affrontare un drago gigantesco mentre vostro figlio vi aiuta alla distanza o rimanere attoniti innanzi a scenari da sogno che vi si aprono appena uscite da una galleria.

La trama porta a pensare che sia un capitolo di preparazione con un rapporto padre-figlio destinato ad influire sui capitoli successivi e con un futuro alquanto nebuloso alle porte. Le rivelazioni vi lasceranno con mille domande, in attesa di un sequel che, se seguirà le tracce di questo capolavoro, potrà rappresentare anch’esso un’esperienza indimenticabile. Dovremo attendere anni, per ora giochiamo e rigiochiamo questo titolo.

God Of War è un gioco che ci ricorda perché inseriamo il disco nella console.

Per stupirci.

Palette cromatica incredibile in ogni scenario/mondo visitabile.

 

P.S. 1 No, non è necessario aver giocato i precedenti capitoli anche se sapere gli eventi del passato arricchisce l’esperienza, sopratutto per apprezzare al meglio la maturazione ed il conflitto interiore di Kratos.

P.S. 2 Un consiglio: levatevi dalla testa l’idea che vi siete fatti di Odino e Thor con i film Marvel.

P.S. 3 Dopo aver finito la trama principale, vi aspettano altre ore di gioco con nuove sfide e nemici, Aggiungeteci che i racconti di Mimir sono un’enormità e che continuerete ad ascoltare di miti e leggende nordiche ancora e ancora. Senza parole.

P.S.4 Il creative director  a capo del progetto è Cory, che di cognome fa Balorg (anagramma del Barlog di Tolkeniana memoria). L’epicità era scontata. 

7 pensieri riguardo “God of War: un gioco divino

  1. Applausi! Applausi! Datemi la Nivea che devo sfiammare le mani! Voglio applaudire fino a farle diventare rosse come la furia di Kratos!
    Più che una recensione hai descritto l’Esperienza e quanto vi ruota intorno e se ne diparte. E sì! Anche un videogioco può emozionare ed esaltare! GoW è la killer app di questa generazione di console almeno fino a oggi! Non è oggetto di discussione. Se non piace il genere, a maggiore ragione, non si ha le argomentazioni per metterlo in discussione.
    Devo ancora terminarlo, ma ci sono quasi. Anzi no, prevedo che continuerò a giocarlo anche dopo averlo terminato, alla ricerca dei segreti che ho lasciato alle mie spalle.
    GoW incarna la sindrome del FUEPS come i vecchi arcade.
    Ha una componente narrativa intricata, anche se non sarà un capolavoro della letteratura, è decisamente con più spessore di uno dei cine-comic da te citati.
    Unica nota: ma sul serio qualcuno ha criticato la colonna sonora?
    È evidente una scelta precisa nella direzione artistica per l’accompagnamento musicale ovvero è al servizio del gioco e mai lo invade e lo sovrasta.
    È perfetta così come è e nella sua integrazione sottolinea i momenti salienti.

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  2. Quando avrai finito la main story, avremo di che parlare:puoi starne certo e non aggiungo altro. Da qua a 5/6 anni( prossimo capitolo )potremo sbizzarirci con le più varie teorie. 😁 Io ora mi diletto nell’endgame in nuove sfide e in qualche collezionabile (mentre Mimir ha ancora storie da raccontare! 😯), scoprendo lati nel combat system che ignoravo.

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    1. Auspico che altri sviluppatori si ispirino a questa struttura e gameplay. Erano anni che non si vedeva qualcosa di diverso. Non una rivoluzione, ma un mix ben congegnato.
      Certo non è alla portata di tutti. Il single player, dopotutto, non è morto.

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  3. Splendida recensione ed anche davvero anomala per il mondo settario dei videogames, dove in genere si viene sommersi, nelle pagine specializzate, da tonnellate di gameplay e cheats o polemiche più o meno sterili (come lo scontro eterno tra le tifoserie dei FPS e quelle dei TPS) o peggio ancora l’onnipresente moda del momento (il mondo si è di colplo svegliato ed ha scoperto il concetto gaming di Battle Royale, esistente da una vita, ma ora divenuto quasi un “innovazione” per la partecipazione del celeberrimo Tyler “Ninja” Blevins al gioco, post PUBG, di Fortnite… Insomma, ciò che intendo dire è che normalmente le recensioni dei videogames si dividono in due grandi categorie: quelle inutili (in cui si discute sui rumors che divengono news non accreditate, con sponsorizzazioni nemmeno troppo nascoste) e quelle noiose, in cui il recensore con tono piatto dice come si gioca, cosa accade e blà, blà, tanto che, ti dico, la verità Amulius, avevo smesso perisno di leggerne!

    La tua recensione è però una incredibile terza strada tra le due che ho evidenziato e so già che comprerò questo nuovo capitolo di God of War, perché mi fido del tuo giudizio, perché ho imparato a conoscerti e perché l’entusiamso che hai trasmesso è pazzesco!!! Non so quanto risucirò a giocarci, ma di certo, essendo poi un appassionato che non ha altri vizi (fumo, droga, alcol o peggio), come già feci con l’ultimo nato del Team Ico, The Last Guardian (ne comprai la versione limited con diorama, dopo aver letto le recensioni di Shiki sul blog MadDreams), probabilmente comprerò la versione Limited (quella da 140,00 circa, non quella con la statua da 210, tanto per capirci).

    Io sono un videogiocatore da anni (inevitabile se si è o si è stati nerd ed otaku) e prevalentemente da consolle (nel senso che uso il PC solo per lavoro o per attività di blogging): nel tempo ho maturato una passione per la più creativa e ludica metodica di gioco della Nintendo (tanta innovazione, ma poca qualità grafica e poca potenza di calcolo), di cui ho posseduto la totalità delle consolle (oggi sono un fiero detentore della Switch, che amo specie per l’ultimo meraviglioso Zelda) ed ovviamente anche le vecchie next-gen PS4 e X-Box One (con netta predilezione per la Sony, di cui amo maggiormente il parco titoli): allo stato attuale, al TV destinato al gioco che abbimao in casa (un normalissimo appartamento di città, non una villa, si sappia!), sono collegate una PS4 PRO (ho venduto l’ultimo pezzo Microsoft, per scelta economica, visto che non navigo nell’oro e mi pace scaricare ogni tanto qualche gioco indie dallo store), una vecchia DreamCast e la Switch, ma non gioco più tanto quanto una volta e non perché non apprezzi i videogames che escono oggi, ma perché il lavoro, la famiglia e la passione per il cinema e la TV mi hanno fatto fare delle scelte ed il gaming ha perso terreno (ah, dimenticavo: odio i giochi per mobile, specie i Pay For Win e non tanto come concetto videoludico, ma perché odio usare lo smartphone per altri usi che non siano telefonare, navigare sui social e comunicare con i servizi di messaggistica, anche se in casa sono isolato, giacché la sera mia moglie si diletta per un’oretta sul suo tablet con Hay Day e mio figlio usa lo smartphone sia per i due Clash della Supercell, sia ovviamente per Pokemon Go).

    Mi è piaciuto moltissimo saperti bravissimo recensore di videogames! Sei davvero una continua scoperta…

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    1. Grazie Kasabake! Sono un videogiocatore di vecchia data (videogiochi, libri, cinema e serie tv: della serie “passatempi” che richiederebbero 48 ore al giorno haha), ormai quasi convertito totalmente al mondo console, pur essendo cresciuto a suon di strategici e gestionali su PC. Sono lontani i tempi in cui alle medie progettavo la conquista della Gallia, eh eh. Stanco di aggiornamenti, driver, spese per pezzi nuovi al PC, la console si è rivelata la soluzione ideale. Di casa Nintendo ho conosciuto il mitico Game Boy, compagno di estati in viaggio e lunghi tragitti in auto. Ad oggi, anche tra coetanei, non è scontato incontrare altri videogiocatori, ancora c’è un certo pregiudizio verso una “cosa da bambini” (e per molti aspetti lo è, non ci vedo nulla di male avere ancora quel lato “ludico”), appena faccio il mio “outing videoludico” scopro che sotto sotto non sono l’unico appassionato e il mio lato nerd esulta. Col tempo mi sono scoperto più esigente, questo va detto. Dopo che provi tutta una serie di prodotti per anni e il tempo libero – ahimè – con l’età ed il lavoro diminuisce, giocoforza diventi più selettivo di prima. Non sempre il blockbuster di turno (che non disdegno ma che gioco anche qualche anno dopo a prezzi di saldo) o l’ennesimo open world riesce veramente a stupire e non di rado mi sono più divertito con alcuni giochi indie – recensiti con entusiasmo sul blog – a dispetto del basso budget. Inaspettatamente questo God of War è riuscito ad essere una pietra miliare, pur essendo un gioco con un investimento di un certo spessore da parte di casa Sony. Quello che apprezzo nei pochi giochi che riescono a distaccarsi dalla massa, è proprio l’attenzione al dettaglio: non è solo la risoluzione o le texture a fare la differenza, ma è tutto il pacchetto ove ogni aspetto è stato studiato e realizzato con arte: narrativa, il comparto sonoro, il level design, il gameplay sono tutti ingredienti che, se riescono ad essere miscelati bene ed in maniera armonica, regalano un piatto gustoso anche per i “palati fini” come il mio, quando si parla di videogiochi, dando una vera impronta autoriale al gioco. Quando proverai pad alla mano God Of War, sarò molto contento di conoscere le tue impressioni, curiosissimo di sapere se avrai il mio stesso entusiasmo. E’ un gioco lungo, ti avverto, ma le ore volano!
      P.S. Anche io non riesco ad apprezzare i giochi mobile. Sollevato di non essere l’unico.

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      1. Appena ordinato su Amazon, Limted Edition, arrivo previsto tra il 3 ed il 6 Luglio (purtroppo questa ultima copia era di un negozio privato di Amazon e non potevo usare il Prime… Ci giocherò in vacanza e poi ti farò sapere, ma sono certo che l’esperienza di gioco sarà bellissima!

        P.S. Sui cambiamenti portati dall’età nell’esperienza videoludica, ti dirò, Amulius, che l’entusiasmo penso sia più o meno il medesimo di quando io e te eravamo adolescenti, ma quello che per le persone come noi cambia è solo la percezione più smaliziata di tanti artifizi: si tende ad apprezzare più la storia, ad esempio (motivo, ad esempio, per cui io adoro tutti gli ultimi GTA, che sembrano avere la sceneggiatura di un film hollywoodiano ed anche di quelli fatti bene!) e si è meno preda della moda del momento, perché il nostro essere adulti ci fa essere accettati anche senza far parte del gruppo dei facinorosi.
        Per il resto, ben venga l’animo che ha saputo conservare un po’ di fanciullezza… ho usato una frase simile non nel prosssimo mio post, ma in quello successivo ancora.
        Alla prossima, collega!

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