Annientamento: facciamoci del male

Alex Garland ha confezionato un film sci-fy dal vecchio stile, con un ritmo lento ma che non annoia.

Una misteriosa entità aliena opera in una zona resa off limits minacciando l’intero globo terraqueo. La protagonista, la biologa Lena, si troverà a dover affrontare una missione senza speranze per tentare di capire cosa sia e, sopratutto, come fermarla.

Riuscirà questo Annientamento ad essere annoverato tra le migliori opere di fantascienza degli ultimi anni? Scopriamolo.

 

FACCIAMOCI DEL MALE

Diceva Nanni Moretti, a proposito dell’ignoranza dei commensali a proposito della Sachertorte “continuiamo così, facciamoci del male”. L’autolesionismo più o meno inconscio è l’elemento portante di tutta la pellicola. Annientamento, infatti, è la parola chiave del film e non è rivolta solo alle misteriosa mutazione che avviene tra le invisibili mura trasparenti della palude oggetto di studio da misteriosi scienziati, bensì riguarda sopratutto l’essere umano.

Il tema portante di tutta l’opera è proprio la mutazione e quella tendenza autodistruttiva che connota tutti i personaggi del film: da una protagonista che compie scelte sbagliate e si rode dentro per quello che fa al marito soldato (interpretato dallo stesso Isaac che dava corpo al geniale ed inquietante inventore in Ex Machina) che sceglie una strada senza ritorno, passando per delle studiose che si gettano in una missione suicida (una vera e propria suicide squad, verrebbe da dire) perché le persone che erano un tempo sono state consumate da qualcosa. Non è la misteriosa forma aliena a distruggere e annichilire l’essere umano ma è quest’ultimo a fare tutto da solo. L’alieno si limita ad essere un gigantesco specchio, un prisma, di una natura umana molto spesso contraddittoria, autolesionista, debole ma al contempo tenace.

Molta attenzione è dedicata al passato della vita coniugale tra la biologa Lena ed il soldato Kane.

 

UN MISTERO CHE ABBAGLIA

C’è una poesia di fondo anche nella stessa autodistruzione ed è quello che emerge, fotogramma dopo fotogramma, mentre ci addentriamo in scenari surreali illuminati da una luce irrealistica (il cosiddetto misterioso “bagliore”) che pare opera del Duccio di Boris. Garland riesce a rendere claustrofobico uno scenario aperto, fatto di foreste ma sopratutto di campi larghi, tra paludi e verdissimi prati. La maestria che mi aveva catturato in quel gioiello di Ex Machina riesce ad intravedersi, seppur a tratti, anche in questo Annientamento, ove l’atmosfera diventa opprimente con i suoi movimenti di camera lenti o quel distacco asettico che ci dà una sensazione di disagio e mistero interrotta da momenti di bellezza visiva (e di qualche mostruosità inquietante). Certo, la CGI non aiuta e in talune scene appare farlocca ma nel complesso l’impatto visivo (e sonoro) funziona, tra esseri caleidoscopici e figure aberranti (non guarderò più un orso con gli stessi occhi). Natalie Portman è in forma (anche se in questa versione emaciata e vissuta non pare nemmeno la graziosa Principessa Padme di diversi anni fa) ma tutti i personaggi fanno il loro dovere (particolarmente azzeccata Jennifer Jason Leigh).

Alcune scene surreali vi lasceranno di stucco.

 

MESSAGGI CONFUSI

A differenza di Ex Machina, la trama non ha quella pulizia e cattiveria finale (anche se qualcosina si intravede, aguzzando la vista), mantenendo un alone di mistero ben più marcato. Anzi, troppo marcato. Annientamento parte da determinate premesse, focalizza molto l’attenzione sul rapporto protagonista-marito e sulle ferite incurabili delle sue compagne di viaggio. Nel finale, però, tutto sembra andare per una direzione diversa. Gli ultimi minuti sono connotati da scene ad alto impatto più che visivo, immaginifico. L’entità aliena viene presentata in un modo originale e non banale ma… tutto questo come si ricollega con le premesse del film? Che cosa vuole dirmi, in conclusione? Come chiudere quel cerchio che è stato aperto all’inizio dell’opera con la presentazione di una protagonista stanca della vita e disperata per il lutto della perdita del marito? La scena finale, in particolare, cosa vuole stare a significare per la protagonista? Mi piacciono i film da interpretare e non disdegno i finali aperti purché ci sia un messaggio (o più messaggi) veicolati nella pellicola. In questo caso mi sembra che l’epilogo sia stato realizzato quasi a parte, senza legarsi con tutto quello che abbiamo visto nelle due ore precedenti. Garland è ben capace di rendere finali aperti ma al contempo “esaurienti” quanto al significato che essi traducono in immagini per lo spettatore. Nelle scene conclusive di Ex Machina, infatti, capiamo bene su cosa abbia voluto farci riflettere l’autore e, pur essendo un finale amarissimo (a dir poco) è una conclusione potente che lascia soddisfatti. In Annientamento questo non succede. E non è una pecca da poco, secondo me.

Un film d’altri tempi quindi, con una sua “lentezza” che anche nello scenario sci-fy non è così scontata. Annientamento può essere considerato un “lontano parente” di Arrival senza però, secondo me, riuscire a toccare le vette di poesia e la coerenza interna che il lavoro di Villeneuve aveva (e non sono poche le similitudini: protagonista scienziata, problematica familiare, incontro con un un essere alieno), restando pur sempre un prodotto di alto livello che forse non resterà negli annali o nel pantheon dei miei capolavori preferiti ma che di certo rappresenta uno dei film da vedere per un amante di fantascienza. Non ho letto la saga cartacea ma, a quanto ho capito, i mutamenti sono stati numerosi (probabilmente sarebbe più corretto parlare di stravolgimento ma lascio la parola a chi ha letto i libri) e forse questo mi ha permesso di approcciarmi con un certo distacco (ma con alte aspettative, non lo nego) ad un film che colloco sulla stessa linea dei vari Sourcecode et alii: ottimi film da vedere accedendo un minimo il cervello ma non pietre miliari o pellicole da riguardare ogni volta che se ne ha l’occasione.

 

P.S. Come detto, dopo questa pellicola non vedrete più gli orsi allo stesso modo. Addio giganti buoni come Bear della grande casa blu o orsetti paciocconi come Whinnie the Pooh.

Addio, addio idea che ci siano orsi simpatici, addio…

 

P.S. La pellicola potrebbe avere come altra chiave di lettura anche la malattia, in particolare, il cancro. Prediligo però l’interpretazione che vede nello stesso uomo l’origine della propria fine, più che un male indipendente dalla sua coscienza.  Rimane pur sempre un lente attraverso la quale guardare l’opera ma, anche in questo caso, quale è il messaggio conclusivo?

 

11 pensieri riguardo “Annientamento: facciamoci del male

  1. Ciao! Il film non mi è piaciuto granché, soprattutto rispetto al romanzo. Quest’ultimo l’ho apprezzato molto (l’ho recensito sul blog), a differenza degli altri due volumi. Per dare compiutezza al tutto, purtroppo, Garland ha fatto un collage di argomenti tratti dall’intera trilogia, trasformando la trama in una versione ibrida e raffazzonata di sé stessa. Avrei preferito un prodotto più fedele al primo volume, a dire il vero.

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    1. Ciao! In effetti leggendo qualche riassunto della trilogia (su wiki) non ho trovato grandi punti in comune col film. Non so se i libri sono davvero traducibili in maniera degna sullo schermo (a quanto ho capito le tematiche e lo stesso stile di scrittura di VanderMeer non sono certo semplici) ma su questo sicuramente ne sai più di me.

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  2. A me il film è piaciuto ma alla fine ho avuto l’impressione che non fosse completo, sai come mancasse qualcosa di più profondo, sembra navigare in superficie … forse dovrei leggere il libro … cmq l’orso è strafigo (direbbe mio figlio)

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    1. Sul finale la pensiamo allo stesso modo, allora. Anche io ho la sensazione che manchi qualche cosa all’epilogo, più che altro per tirare le somme con tutto quello che è stato fatto vedere prima. L’orso mi ha fatto sobbalzare, mannaggia a lui eh eh.

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  3. Arrival è stupendo, una vera sorpresa. Se ci va vicino, è già una garanzia. La Portman nel Cigno Nero ha saputo interpretare un ruolo oscuro, mi aspetto grandi cose. Vedrò il film a brevissimo. Ottima recensione as usual.

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    1. Grazie! Arrival è superiore, cerca – se puoi – di mantenere aspettative non altissime (come purtroppo non ha fatto il sottoscritto), così non rimarrai deluso per come viene gestita la conclusione della vicenda. Al di là di tutto, quanto ad atmosfera, è un film notevole, non un capolavoro ma merita una visione. Appena lo guardi fammi sapere se hai avuto le mie stesse impressioni.
      P.S. La Portman è una garanzia (anche se un pelino sotto la Adams degli ultimi anni che qualsiasi cosa fa, la fa alla grande, basti pensare allo stesso Arrival).

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    1. Che il film sia lento è sicuro. Diciamo che è la cifra stilistica del regista già vista in Ex Machina. Il problema, per me, è che a differenza di quest’ultimo, Annientamento è un film con un finale a metà. Abbiamo sofferto con la Portman e visto cose sconcertanti per arrivare a scoprire… che cosa?

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      1. Mah, il mio problema è che non ho neanche sofferto con la Portman, mi sono proprio annoiato. Ci sono stati vari film lenti che mi hanno catturato, ma questo mi è parso solo una lungaggine, infarcita nei rari momenti di verve da una serie di nonsense e trovate assurde. Purtroppo non mi ha coinvolto, non so come sia il libro, ma il film per me è no.

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