Rigenerazione

E’ il mio 100 articolo e per celebrare questo numero tondo affronto un tema particolare con l’ausilio di Doctor Who.

A meno che siate vissuti in una caverna nelle ultime settimane, saprete bene le polemiche e lo scalpore dovuto all’annuncio del 13 Dottore. Per quale motivo dovrebbe esserci più chiasso e lamentele del solito (perché ad ogni nuovo interprete ci sarà sempre lo scettico disfattista ed è del tutto normale)? Per la semplice stagione che avremo un Dottore…di sesso femminile (Jodie Whittaker).

E il numero 13…è donna!

 

Apriti cielo. Proteste furibonde sui social, catastrofismo a iosa senza neanche aver visto una puntata della undicesima stagione (si dovrà attendere autunno 2018). E dire che il whovian è forse una delle persone naturalmente più inclini al cambiamento. 

Conoscete per caso un’altra serie tv nella quale cambia il protagonista ogni tot stagioni (la media recente è 3)? Non credo.E’ vero, le caratteristiche di base rimangono intatte ma cambia molto la caratterizzazione dell’eroe della storia.

Si inizia sempre dalle mani.

Ci sono cicli che finiscono. Che tu lo voglia o no, ad un certo punto devi trasformarti e cambiare per andare avanti.

Un processo tutt’altro che facile e non indolore, sia chiaro. Eppure necessario. Lo è per una serie tv in crisi di ascolti e lo è anche per il sottoscritto. Questo parallelismo mi ha fatto venir voglia di mettere nero su bianco due parole in merito alla caratteristica vincente di Doctor Who: la rigenerazione.

Ho scoperto questa serie in un momento molto delicato della mia esistenza e mi sorprende  trovarvi degli spunti di riflessione, seppur non si tratti certo di uno show televisivo dalle enormi pretese filosofiche o pedagogiche. Ma andiamo con ordine.

Siamo nel 1966: alla BBC non ne volevano sapere di rinunciare ad un programma di successo quale Doctor Who ma, allo stesso tempo, dovevano cambiare attore dato che il buon William Hartnell ormai non ce la faceva più. Ed ecco il colpo di genio: fare in modo che questo strambo alieno in punto di morte rigenerasse in una nuova forma. Come dirà il nono dottore 40 anni dopo “è una sorta di trucco inventato per ingannare la morte”. Ogni cellula del Dottore muta e sia l’aspetto che la personalità risentono del cambiamento. Ma è grazie a questo che il Dottore – e lo show stesso – è sopravvissuto. Ma cosa c’entra questo con l’idea di cambiare applicata alla vita reale?

Credo che possa essere una fantastica metafora di quella che è la nostra esistenza.

E vi spiegherò perché.

Absolutely fantastic! Parola di Nine!

 

TANTE VERSIONI DI SE’…CON UNA DATA DI SCADENZA

Se poteste riunire in una stanza voi ad età diverse, avreste di fronte la stessa persona? Potremo parlare di cloni? Non credo. Quelle figure che racchiudiamo nella stanza immaginaria sono chi siete ora ma allo stesso tempo non lo sono. Potranno essere molto diverse, sia dal punto di vista fisico (la gioventù ruggente, la versione matura, Il bambino/a gracile o il pensionato) sia dal punto di vista psicologico e caratteriale (magari esiste una versione più timida, una più social, una più seria e dedita al lavoro, una più scalmanata). Ognuno di loro è voi e voi siete uno di loro. E ogni vostra incarnazione ha avuto un suo inizio ed una sua fine. Un ciclo, appunto. E’ ovvio che la rigenerazione, il passaggio da una forma all’altra non è immediato e spettacolare come in Doctor Who, eppure nella sua gradualità la trasformazione è avvenuta.

“But it’s a bit dodgy, this process. You never know what you’re going to end up with”. (Nine)

Torniamo al nostro show e osserviamo come viene gestito il tutto. Innanzitutto ogni versione del Dottore influenza quella successiva. Se il nostro eroe è stato colui che ha finito per essere solitario e malinconico (il Decimo), la incarnazione successiva sarà spensierata, cercando di dimenticare il passato (Undicesimo) mentre il Dodicesimo dovrà fare i conti con sé stesso, chiedendosi che razza di persona sia diventata.

“Time Lords have this little trick. It’s sort of a way of cheating death. Except… it means I’m going to change. And I’m not going to see you again. Not like this. Not with this daft old face” (Nine).

Se ci pensiamo, anche le nostre varie “versioni” sono frutto delle esperienze passate. Presumibilmente la versione più matura ha imparato a proprie spese dalla versione più allegra e spensierata o la versione più nostalgica è stata soppiantata da una versione che vuole dimenticare gettandosi a capofitto sul lavoro, e così via.

Rigenerazione in grande stile.

Ma non è tutto.

“See, that’s the thing. I’m the Doctor, but beyond that, I.. I just don’t know. I literally do not know who I am. It’s all untested. Am I funny? Am I sarcastic? Sexy? Right old misery? Life and soul? Right-handed? Left-handed? A gambler? A fighter? A coward? A traitor or a liar? A nervous wreck? I mean, judging by the evidence, I’ve certainly got a gob”. (Ten)

IL PREZZO DELLA SOFFERENZA

Ognuna delle incarnazioni ha una sua fine, una sua data di scadenza. E il cambio quasi sempre è traumatico. Una parte muore per far posto ad un’altra che ne conserva il ricordo, pur essendo diversa. Uno strato si sedimenta sull’altro formando una persona più o meno diversa da quella di prima. Possiamo negare che ci sono dei momenti chiave nei quali ci accorgiamo che è necessario trasformarsi? Chi ha visto almeno la nuova serie (post 2005) può ricordarsi il sorriso velato di tristezza del Nono Dottore che dava il suo commiato con il memorabile “You were fantastic….”, la paura del Decimo che non voleva andarsene e la stanchezza dell’Undicesimo che riesce a filosofeggiare sulla propria fine.

il War Doctor, terminato il suo compito, può mutare serenamente.

E non parliamo del Dodicesimo che si rifiuta di cambiare (su questo torneremo dopo). Il trauma del cambiamento si può manifestare nei modi più differenti e il post-rigenerazione è un periodo piuttosto turbolento (come non ricordare il Sesto che tenta di strangolare la companion Peril o il Dodicesimo che pare soffrire di una sorta di amnesia?)

“Even if I change, it feels like dying. Everything I am dies. Some new man goes sauntering away… and I’m dead (Ten)”

 

L’ottavo Dottore ha la possibilità di scegliere consciamente quale persona diventare: un guerriero.

 

Prima che le mani diventino luminescenti e le cellule comincino a trasformarsi, ogni incarnazione soffre. Il dolore è quindi una costante nel cambiamento che alla fine risulta essere un inevitabile ed evidente trauma. Malgrado si possa ritenere che qualcosa della propria vita non funzioni (lavoro, affetti, salute etc, etc), decidere di apportare grandi modifiche a quelle che sono le proprie abitudini, la propria confort-zone, il proprio cerchio di conoscenze non è facile. E’ semplice programmare il cambiamento ma realizzarlo può essere un’impresa.

Da Eleven a Twelve in un battibaleno!

“We all change. When you think about it, we’re all different people all through our lives, and that’s okay, that’s good, you gotta keep moving, so long as you remember all the people that you used to be. I will not forget one line of this. Not one day. I swear. I will always remember when the Doctor was me.” (Eleven)

Lasciare andare i propri simboli per andare avanti.

Mi piace pensare che questo sia dovuto proprio al dover porre fine ad una versione di sé che ci ha accompagnato per diverso tempo. Una parte di noi, che ci ha rappresentato, deve morire in modo che un’altra possa succederle. E lo scotto da pagare è il dolore.

“I don’t want to change again. NEVER AGAIN! I can’t keep on being someone else! Whatever it is, I’m staying.” (Twelve)

 

Perché cambiare?

 

LA SCELTA DI CAMBIARE

Ed è ancora più interessante l’alternativa che ha il Dottore. Se non cambia, se non trasforma se stesso muore. Quindi o cambia o scompare per sempre. Dal punto di vista filosofico non è cosa da poco. O decido di trasformare quello che sono oppure non vivo. Il cambiamento diviene quindi l’unica via di salvezza e sopravvivenza. Mica male. Ma se travolgere, dimenticare, aggiungere, insomma operare su noi stessi è traumatico e sconvolgente, potremmo fare come il Dodicesimo Dottore e decidere di non cambiare più. Potremmo optare per rimanere come siamo e accettare il fatto di morire (metaforicamente). Non è proprio una bella prospettiva.

Il prossimo speciale Natalizio che vedrà la fine di “12” e l’arrivo di “13” sarà inevitabilmente basato sull’idea di cambiamento e vedrà il confronto tra la versione “in carica”, la numero 12, e la prima. Entrambe dovranno cambiare, vedremo come il caro Moffat scriverà l’ultimo suo episodio, spero chiuda in grande stile il suo “ciclo” come showrunner.

 

Per tirare le fila abbiamo appurato che:

  1. Nella vita si cambia. Bisogna saper accettare la trasformazione di sé (e degli altri)
  2. Cambiare spesso significa soffrire. E’ un inevitabile prezzo da pagare.
  3. L’alternativa al cambiamento è la “morte”, la non-vita, la stasi. Anche questo è bene saperlo, prima di scegliere.

 

Ora vi lascio, noto nella mia mano destra una luminescenza giallognola.

Vado a rigenerarmi.

 

Video tributo notevole:

 

P.S. Se non avete mai sentito parlare di Doctor Who date un’occhiata qua: https://nerdsaraitu.wordpress.com/2016/01/03/5-motivi-per-iniziare-a-guardare-doctor-who/ 

11 pensieri riguardo “Rigenerazione

  1. Articolo non semplice è decisamente poco modaiolo, ma che forse proprio per questo l’ho apprezzato moltissimo!
    La fiction televisiva del Doctor Who è ormai leggenda e, con i suoi alti ed i suoi bassi, rappresenta degnamente lo standard televisivo inglese medio.
    A volte alcune trame le ho trovate troppo deliranti, quasi trash, mentre altre così brillanti e geniali da farmi capire perché quegli autori poi fuori dal contesto del Doctor Who riescono a realizzare capolavori assoluti.
    La visione di questa fiction è imprescindibile per chiunque ami davvero le produzioni televisive, ma il tuo articolo, quello di questo tuo anniversario, fa qualcosa in più perché celebra degnamente un concetto filosofico che travalica la serie stessa, ma fortunatamente per il lettore lo hai fatto in maniera così leggera ed assieme coinvolgente (usando continui rimandi ai vari dottori, come solo chi ha davvero gustato i cambiamenti avrebbe potuto fare) da farlo assaporare in modo gradevolissimo.
    Questo è quello che ci si dovrebbe aspettare in un blog quando si naviga alla ricerca di spunti e riflessioni.
    Complimenti.

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    1. Grazie! Troppo gentile, davvero. Capisco chi non si avvicina a questa serie perche’ fino a qualche tempo fa ero il primo ad essere diffidente, considerando il tutto come una serie per bambini di scarsa qualità. Per fortuna mi sono sbagliato e di molto. Ora una dei miei obbiettivi è quello di recuperare tutta la serie classica…un compito arduo ma non impossibile!

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      1. Scelta difficile la tua è… direbbe Yoda… recuperare le 26 stagioni della seria classica è impresa titanica (alcun episodi della primissima stagione sono persino andati perduti!) e comunque da iper-appassionato, visto che si oscilla da uno stile alla statunitense Twilight Zone prima maniera (per me, nettamente superiore al Doctor Who anni ’60, grazie alle sceneggiature di due geni come Matheson e Bradbury!!!), passando per i capolavori di fine anni 60 e decennio ’70 (The Persuaders, The Avengers, The Prisoner, UFO, Space 1999…) fino alla palude dei drammi anni ’80 e prima del meraviglioso rinascimento che, come il cinema, anche la tv britannica ha avuto dagli anni ’90 in poi (Downton Abbey, The Halcyon, Black Mirror, Sherlock, Life On Mars, Broadchurch…). Insomma, il tuo sarebbe un coraggioso vero viaggio nel tempo…
        Non preferiresti restare in zona Russell T Davies, autore del reboot e dei vari spin-off? The Sarah Jane Adventures non era male e Torchwood ha lo stesso fascino surreeale delle trame di Moffat… ma magari sto parlando a vanvera e sei già in pari con le serie parallele…
        Qualsiasi cosa farai come recupero, attenderò con piacere ciò che ne scriverai dopo!
        In bocca al lupo!

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      2. Torchwood è già nel mio mirino, già conclusa la prima stagione. Ha un’atmosfera molto più matura della serie-madre e Captain Jack è un mito (appena la concludo provvederò a recensirla…spero). Le altre devo ancora vederle. Il problema è che bisogna avere davvero a disposizione un TARDIS per gestire il tempo e stare al passo con tutte le serie tv! A proposito di serie tv sci-fy notevoli, hai visto Battlestar Galactica (serie nuova)?

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      3. La bibbia fantascientifica del mondo nerd? Parli ossia del franchise oggetto di culto creato da Moore e da lui magnificamente condotto fino alla conclusione nel 2010?
        Must imperdibile, stupenda… parlare di politeismo, androidi nemici dell’umanità e soprattutto una nuova visione di narrazione di cosmo inteso come scenario di guerra e politica… Ahhh, che figata, Amulius, che figata!
        Nella mia videoteca tutto il blocco (Caprica compresa, sia chiaro…) è fisicamente e spiritualmente vicino ai Soprano’s ovvero nel gruppo Top del Top…

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      4. Mi pareva strano che non l’avessi visto! Un giorno proverò a concludere la recensione, scrivendone la seconda parte (ci sono talmente tante cose da dire che c’è l’imbarazzo della scelta). E’ un peccato che se ne senta parlare troppo poco, secondo me.Tra l’altro devo ancora finire Caprica (che vista subito dopo aver finito BSG non mi parve all’altezza della serie madre dopo 8 puntate. Ogni volta mi riprometto di finirla ma ancora non ci ho messo mano!)

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      5. Beh, comunque Caprica è effettivamente inferiore al corpo principale del franchise, ma il livello resta alto nella media dei prodotti televisivi simili… che o sono cretini o altrimenti, quando cercano di raccontare il non ovvio, per manifesta incapacità diventano noiosi… Battlestar è quasi un unicum nel suo genere… sarà bello leggerti…

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  2. Sono un totale ignorante di tutto ciò che riguardi il Doctor Who, ma data la mia discreta esperienza personale di mutamenti, morti e resurrezioni, non posso che plaudere con forza e persistenza a tutto ciò che hai scritto.
    Ciò che è morto non muoia mai.

    (Trovavo ci stesse bene, per chiudere, una citazione da una serie famosa, anche se so che l’ami particolarmente).

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