E’ possibile creare una serie tv che racconti una ben precisa realtà criminale senza declinare i protagonisti malavitosi come degli anti-eroi? E’ possibile creare un prodotto che, pur avendo ovviamente una necessaria componente romanzata, riesca a evitare il meccanismo di immedesimazione da parte dello spettatore? E, infine, è possibile inserire allo stesso tempo una morale ben precisa senza scadere nel retorico? La risposta a tutte queste domande si chiama Gomorra – la serie.

NON ESISTONO EROI…
A meno che non abbiate vissuto su Marte negli ultimi due anni e non abbiate aperto alcun tipo di social network nell’ultimo mese e mezzo, dovreste aver già sentito parlare del “fenomeno” Gomorra o, quantomeno, delle polemiche relative al possibile impatto diseducativo sulle masse e sulle giovani generazioni. La serie, basata sul celebre best seller di Saviano (che ha contribuito alla stesura delle due stagioni finora andate in onda), narra della realtà camorristica del quartiere Secondigliano di Napoli. In particolare, la prima stagione riguarda la fine e la dissoluzione del “regno” del boss Pietro Savastano mentre la seconda si sofferma sulla ascesa e declino della c.d. “Alleanza” che gestirà gran parte dei traffici nella zona.
I principali protagonisti sono lo stesso boss, brutale e spietato, il figlio di questi Gennaro e uno dei luogotenenti del clan, Ciro Di Marzio. La prima cosa che colpisce è la scrittura e la stessa struttura della serie. Partiamo ovviamente dalla prima: nei primi episodi tutto sembra procedere secondo un determinato filone al quale siamo abituati nei celebri gangster – movie: un boss in là con gli anni deve fronteggiare le giovani leve che ambiscono al potere, il figlio del boss non è ancora pronto e il luogotenente utilizza la sua furbizia per scalare la piramide gerarchica attraverso inganni e violenza. Niente di nuovo sotto il sole. Nelle primissime puntate abbiamo la sensazione che il vero protagonista della serie sia Ciro Di Marzio e la stagione sarà basata sulla sua ascesa. E’ intelligente, astuto ed il boss appare crudele ed in declino. Poi, piano piano, il meccanismo comincia a cambiare. Quello che credevamo essere una sorta di anti-eroe si abbassa a commettere atti di una brutalità inaudita, ponendosi allo stesso livello dei suoi antagonisti. Ecco che l’immedesimazione non può più esserci. Più passano le puntate e più confidiamo che qualcuno lo faccia fuori. Già, qualcuno ma ci interessa relativamente sapere chi. Perché di certo non possiamo nemmeno immedesimarci e “tifare” un boss che ammazza a mani nude o decreta morti come se nulla fosse. E Il figlio Gennaro? Da persona con nessuna particolare inclinazione criminale né con talento in tale campo, costretto dal susseguirsi degli eventi, diventerà ben presto una sanguinario da fare impallidire gli stessi “colleghi”. Ma i personaggi non si esauriscono certo qui. Tra i “comprimari” (fa un certo effetto definirli in questo modo data l’eccezionale livello recitativo e la sorprendente caratterizzazione) menzione speciale va a tutte le “donne” che entrano in gioco (da una regale Donna Imma, passando per Deborah di Marzio nella prima stagione e finendo con Patrizia e “Scianel” nella stagione seguente) senza dimenticare l’inarrivabile Salvatore Conte, autore delle più memorabili frasi delle quali sentite ormai ovunque parlare. Ognuno di questi personaggi ha una sua personalità, dei propri obiettivi e un determinato modus operandi. Al contempo tutti hanno le loro debolezze. E saranno proprio le debolezze ad aprirci la strada verso il messaggio che la serie vuole dare.

… E NON ESISTE IL MALE ASSOLUTO
Quello che emerge da queste prime 24 puntate – che chiudono idealmente il principale ciclo narrativo – è che in un ambiente crudele, dove la vita umana ha un infimo valore e tutto è fatto in nome del profitto, non è possibile essere deboli. Non è possibile essere normali. E ogni singolo personaggio ha un lato umano. Chi più, chi meno. Gli sceneggiatori hanno deciso di tratteggiare questi criminali non come incarnazioni del male assoluto bensì come esseri umani. Ed è proprio questo che ci colpisce più duramente, impedendoci paradossalmente proprio di empatizzare con loro. Se fossero stati descritti come delle bestie senza alcun sentimento, seppur nascosto, lo accetteremmo senza particolari problemi: è il male. Punto. Ma se cominciamo ad entrare nell’ottica che sono uomini e donne che hanno pur sempre una loro umanità, ecco che ci fanno più ribrezzo. Non sono incarnazioni di Satana. Il killer che poche ore prima uccide una ragazza, quando arriva a casa abbraccia moglie e figlia. La donna che pianifica la morte di un luogotenente scomodo, sacrifica la propria vita per amore del figlio. Il capo clan che è temuto da tutti , ha un amore nascosto del quale si vergogna. Questi barlumi di umanità non servono a eliminare l’oscurità che alberga nei loro animi bensì ne aumentano il contrasto con dei deboli spiragli di luce. E vi è di più. In un ambiente malavitoso, qual quello camorristico, queste scintille di “normalità” costano care, conducendo inevitabilmente alla rovina. Appena si allenta la propria tensione oscura, arriverà qualcuno pronto ad approfittarne fino a quando anch’egli cederà e così via.
La morte e la rovina è il destino di chi si incammina in questa strada senza redenzione. Non c’è spazio per anti-eroi, ma solo per spietati criminali.
Per questo motivo rimango allibito dalle critiche verso questa serie, dalle accuse di incentivare la criminalità e lo spirito emulativo. Come è possibile desiderare di essere come un killer di bambini? O di un brutale torturatore? Il messaggio è chiaro: la via camorristica porta solo a morte e disperazione. C’è davvero bisogno dell’eroe buono, del poliziotto o del collaboratore di giustizia per mostrarci che non c’è niente di epico e onorevole nel condurre la propria esistenza nell’illegalità e nella malavita? Piuttosto si rivolgano queste critiche a fiction che vanno regolarmente in onda sulla tv generalista (ogni riferimento all’Onore ed il Rispetto non è casuale).
LIVELLI DI ECCELLENZA
Passiamo al cast e al comparto tecnico. Secondo il mio modesto parere, navighiamo su livelli altissimi. Dimenticatevi gli attori da fiction a cui purtroppo siamo abituati con la loro recitazione poco marcata e l’espressività sempre uguale. In Gomorra si fa sul serio. Vogliamo parlare del superbo trio Cerlino – D’Amore -Esposito? O vogliamo concentrarci sul superbo Palvetti e il suo Salvatore Conte? Del cast femminile ho già accennato ma non mi stancherò mai di ripeterlo: tanto di cappello a Maria Pia Calzone, a Cristiana Dell’Anna, a Cristina Donadio. La trasformazione è sorprendente. Ascoltateli nelle interviste e nei backstage: sono persone completamente diverse. Quanto agli altri personaggi, alcuni giovani attori provengono da realtà non troppo lontane da quelle tratteggiate nella serie, penso, ad esempio, alla storia del bravo Carmine Monaco che ha dato vita a “O’Track”.
La cadenza dialettale, lungi dall’essere un orpello messo lì tanto per, diventa funzionale per narrare la realtà camorristica con un linguaggio il più simile a quello effettivamente utilizzato in loco.
Quanto alla regia, fotografia, montaggio cosa è possibile dire? Non hanno niente da invidiare a blasonate serie tv d’oltre oceano. La regia è sempre ricercata e i 4 registi che si alternano danno vita a momenti memorabili. La fotografia tende a mettere in risalto il degrado e quelle ombre che attanagliano gli animi dei personaggi. Infine il comparto sonoro è azzeccatissimo: la colonna sonora dei Mokadelic col suo ritmo graffiante e talvolta angoscioso esalta i momenti topici della serie.

UNA SERIE DA NON PERDERE
Per concludere, consiglio vivamente a tutti di guardarla. Sappiate che non è una serie come tutte le altre e che le scene forti sono numerose ma mai, mai gratuite. Il messaggio è chiaro.
Non è casuale il successo che ha avuto questa serie all’estero. Come leggevo su un forum “un tempo noi italiani esportavamo la criminalità nel mondo. Ora esportiamo il modo di rappresentarla in tv”. La realtà della criminalità organizzata è una delle piaghe del nostro paese e nasconderla non aiuta certo a sdradicarla. Rappresentandola “nuda e cruda” (anzi, a parole dello stesso Saviano in realtà gli autori si sono contenuti perché certi reali avvenimenti sarebbero stati troppo forti da rappresentare sul piccolo schermo), può solo aiutarci a fare questo viaggio lungo il fiume nella parte più nera dell’animo umano parendoci quasi di sentire le parole di Kurtz “l’Orrore, l’Orrore…”.
P.S. Ho qualche perplessità sul futuro della serie. Per me si poteva chiudere tutto al termine della seconda stagione. Come faranno gli autori a mantenersi sugli stessi superbi livelli anche in una terza stagione senza buona parte del cast e dei personaggi originari è un bel mistero. Lo scopriremo tra un anno, nel 2017.

Questa serie mi rende nervosa. Li trovo volgari e cafoni! Non mi piace, preferisco altro, ecco!
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E’ una serie molto particolare. Devo anche dire che alla terza stagione mi ha stancato e l’ho mollata alla seconda puntata. Forse era il caso di farla finire dopo le prime due stagioni. Che siano volgari e cafoni è fuor di dubbio, d’altronde non può esserci sempre il nobile mafioso alla maniera del Padrino. (saga che apprezzo e come potrei non farlo? Al Pacino monumentale)
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