1999, in una realtà parallela.
Una scrittrice per ragazzi emergente ha appena pubblicato il terzo volume della sua saga che sta mietendo sempre più successo. Il suo fantasy diventa un caso planetario. Il prigioniero di Azkaban è appena concluso ed alla porta della signora Rowling si presentano due produttori della BBC. L’emittente britannica ha avuto fondi ingenti dallo stesso governo per portare sul piccolo schermo la più grande serie tv mai realizzata, dedicata al beniamino dei giovani: Harry Potter. La scrittrice è entusiasta del progetto ma fa notare che ancora la sua saga non è conclusa. Dietro cospicue somme di sterline, le perplessità dell’autrice vengono meno e, pur promettendosi di portare a termine le avventure di Harry Potter, decide di sposare il progetto della serie tv. A gestire la sceneggiatura sarà una coppia di autori inglesi, Bob e Brandon (B & B, per gli addetti ai lavori) con un ausilio esterno della stessa Rowling.

La prima stagione ripercorre per filo e per segno Harry Potter e la Pietra Filosofale. Il cast è scelto oculatamente anche se alcuni attori non sembrano essere dei fuoriclasse.
La seconda, dedicata alla Camera dei Segreti, comincia a discostarsi dalla trama del romanzo. Le puntate sono poche per raccontare tutto fin nei minimi dettagli. E così Goyle e Tyger non sono presenti come anche Colin Calon. Per catturare l’attenzione del pubblico femminile, B & B inventano una storia d’amore tra Hermione ed un affascinante studente di Corvonero che però nasconde torbidi segreti.
La serie diventa un vero e proprio fenomeno mondiale, superando in popolarità gli stessi libri. La Rowling viene incalzata dalle domande dei fan sul destino dei loro beniamini che vogliono sapere quando uscirà il quarto capitolo. “State tranquilli, uscirà presto” rassicura la ormai celebre scrittrice.
E’ il 2002. Nella terza stagione tocca all’adattamento del Prigioniero di Azkaban. Essendo il libro breve ed avendo un consistente aumento di budget, B & B decidono di ampliare la trama, introducendo nuovi personaggi come i dissennatori redenti Richard e Frank. I due si ribellano al signore oscuro e sono loro ad aiutare Sirius nell’evasione dal carcere di massima sicurezza. Non manca una love story con scene osé, ormai sdoganate dalla serie.
Intanto la Rowling è ancora in alto mare con la pubblicazione del quarto libro ma la serie
“Game of Wizards” prosegue imperterrita, diventando la più famosa serie tv al mondo.
“Ho dato delle direttive, ho spiegato il finale a B & B” annuncia la scrittrice, affermando che comunque l’uscita del quarto volume è imminente.
E così la quarta stagione televisiva supera la saga letteraria, esplorando le vicende di Harry Potter alle prese con un misterioso torneo Tremaghi. Tra intrighi, baci, tradimenti e grande uso di effetti speciali, possiamo assistere al trionfo di Harry nel torneo che vince in solitaria, malgrado Voldemort si sia mimetizzato in uno dei concorrenti, guarda caso l’affascinante Corvonero della seconda stagione.
I fan più puristi cominciano a storcere il naso. La caratterizzazione dei personaggi è diversa dal solito, Harry Potter diventa infallibile, Hermione è perennemente innamorata, Ron è solo una macchietta comica. Voldemort non è quella minaccia incredibile ma un mago cattivo troppo loquace. J. Rowling non vuole più commentare la serie.
J Rowling intanto pubblica le fiabe di Beda il Bardo, la storia del Quidditich attraverso i secoli e un libro con racconti di maghi del passato. Pubblica anche libri di altro genere.

Gli anni intanto passano e nelle due stagioni successive B & B arrivano a tirare le fila della saga, dedicando le ultime puntate all’epico scontro tra Harry Potter e Voldemort. Purtroppo qualcosa non va per il verso giusto ed il climax tanto atteso si sgonfia troppo presto tra un Ron Weasley che impazzisce di dolore, un Hermione che scappa in preda ad una crisi isterica ed un Harry che scopre in Neville Paciock il vero prescelto. Il finale vede comunque il trionfo di Potter, la caduta di Voldemort ed importanti rivelazioni su Piton e Silente.
I fan insorgono, sono oltraggiati dal finale di una serie che sembra scritta sempre peggio, con colpi di scena gestiti talmente male da non suscitare emozioni.
Sibilline sono le parole della Rowling che afferma che la sua conclusione della saga sarà uguale e diversa al tempo stesso da Game of Wizards. E’ il 2006.
In quella realtà parallela milioni di lettori stanno ancora attendendo il finale letterario di Harry Potter.
Vi ricorda qualcosa?
E’ passato un pò di tempo dalla conclusione del fenomeno mondiale Game Of Thrones. Io, per curiosità e per l’inevitabile sequela di spoiler che avrebbe tappezzato i vari social per settimane, ho visto le scene clou. Finale che mi è parso quantomeno sciatto ma non è questo il punto.
Il punto vero è che come lettore mi sento preso in giro. Già, proprio ora quanto temevo si è realizzato: la conclusione della serie giunge prima della conclusione della saga letteraria alla quale è ispirata. Poco contano le ragioni martiniane (poco tempo, poca voglia, soldi a volontà), sta di fatto che il patto che un lettore stringe con l’autore quando inizia una saga composta di n libri non autoconclusivi è stato infranto. Ad aggiungere sale sulla ferita, il buon Martin non ha certo smesso di scrivere. A Dance with Dragons è del 2012.
Dal 2012 Martin si è dato da fare… ma non con le Cronache: nel 2014 esce the World of Ice and Fire e nel 2018 Fire and Blood.
Forse ha voluto sondare il terreno e prepararsi per regalare un finale che sarà migliore di quello televisivo. Forse non ha la più pallida idea di come finire. Forse non ha più stimoli.
Una sola cosa è certa: ha un fan in meno.

Io l’ho sempre detto che Martin é il primo sabotatore della saga.
Tutti a incolpare gli showrunner, ma se io fossi uno scrittore del suo calibro non avrei mai concesso i diritti per fare una serie TV su un’opera non terminata.
E gli showrunner cosa dovevano fare senza materiale? Obbligati tra l’altro a fare un finale diverso e a modificare i personaggi perché altrimenti nessuno comprerebbe i libri?
Martin non é esente da colpe.
Leggeró sicuramente l’ultimo libro, ma dopo questo teatrino ha perso tantissimi punti
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E di ciò che ha detto l’altro Martin (Scorsese) che ne pensi?
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Il film sono opere d’arte. E l’essenza dell’arte è suscitare emozioni. Gli artisti, ognuno a suo modo e con i suoi mezzi, realizzano qualcosa che va a suscitare un emozione in chi fruisce dell’opera in questione. Se l’opera è neutra per chiunque essa ha fallito il proprio scopo. Il cinema non scappa a questa logica. Il fatto che alcune pellicole siano degli immensi giri di giostra e baracconi spesso infarciti di green screen non li esclude automaticamente dal novero delle opere d’arte. Se riescono a comunicare qualcosa, anche un solo sorriso per una battuta o la tensione di vedere finalmente quel birbone di Thanos affrontare i beniamini dei precedenti 20 film, il film riesce nel suo intento. Fine. Ciò non significa che tutti i film siano uguali e che non ci siano opere più “potenti”, più viscerali, quelle che – oltre a trasmetterti qualcosa – raccontano un frammento di realtà con un respiro più ampio. Quelli sono i capolavori e, come è normale che sia, non sono così numerosi. L’opera pop leggera non è da esecrare a prescindere ma va analizzata e commentata per quello che è e non per quello che vorremmo fosse. Se poi si rivela un disastro senza arte né parte, ovviamente va detto (qualsivoglia sia il suo genere di appartenenza). In conclusione, no, non sono d’accordo con Scorsese e penso che si sia espresso male, forse volendo in realtà parlare della omogeneizzazione e appiattimento che vede Marvel e l’ultima DC (eccetto piacevoli sorprese come Joker) purtroppo protagoniste. Dire invece che i cinecomic non sono cinema rimane una castroneria bella e buona.
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Anche a me è parso che in quell’occasione Scorsese si sia messo a sputare sentenze con troppa leggerezza. Forse l’Oscar a lungo inseguito e finalmente raggiunto gli ha dato alla testa.
Colgo l’occasione per dirti che la scorsa settimana ho sfornato un post molto intimo e personale… spero che ti piaccia! 🙂
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