Se si potesse descrivere come distruggere una serie dalle fondamenta nel più breve tempo possibile intervenendo su molteplici aspetti, l’undicesima stagione di Doctor Who (considerando, ovviamente, il nuovo corso della serie) sarebbe l’esempio perfetto, il paradigma di ciò che non va fatto.
Quando il nome di Chibnall è stato rivelato al mondo quale futuro showrunner di Doctor Who, non potevo credere alle mie orecchie. L’autore che aveva dato anima e corpo a quel gioiellino di Broadchurch sarebbe riuscito a risollevare uno show che da qualche anno non riusciva ad avere lo smalto di un tempo, seppur con dei picchi notevoli di tanto in tanto grazie al genio di Moffat. C’erano tutte le premesse per poter rinnovare e portare una ventata di aria fresca a tutta la serie. Quella ventata di aria fresca è diventata un uragano. E ha travolto ogni cosa, senza alcun criterio.
Ma andiamo con ordine, reggetevi bene, sarà una discesa negli inferi gallifreyani.
Come direbbe il Dottore (quello vero): Allons-y!
A.A.A. CERCASI DOTTORE
Doctor Who è una serie unica nel suo genere, capace di mantenere una continuity malgrado il ricambio dell’attore protagonista, degli showrunner, dello staff tecnico. Come il Dottore, anche lo show “si rigenera” di tanto in tanto ed è così che è sopravvissuto per settant’anni. Non è l’unico caso in cui un’icona di matrice britannica riesce a superare decenni, mantenendo lo stesso fascino: pensate a 007 e alle sue numerose incarnazioni. Se, per le avventure di James Bond, possiamo parlare di mini-cicli o mini-archi narrativi molto molto limitati (in molti casi le pellicole bondiane sono, come si suol dire, stand alone, del tutto autonome rispetto alle opere precedenti), per il Dottore, seppur con delle evidenti ed inevitabili forzature, la continuity c’è ed è quel sottile fil rouge che ha consentito, ad esempio, di poter immaginare un episodio con il primo e il 12 Dottore (speciale natalizio 2017 “Twice Upon A Time” a firma di Moffat).
Ogni incarnazione del Dottore ha le sue caratteristiche, ci sarà quello più arrogante, quello più saccente, quello più romantico e quello più giocoso. Ogni attore ha dato il suo contributo, caratterizzando e limando il proprio personaggio. Tra le mille vesti caratteriali che il Signore del Tempo ha indossato nelle varie stagioni, alcuni tratti sono rimasti fissi. E non potrebbe essere altrimenti. Il personaggio ha dei pilastri fondamentali sui quali poi costruire la propria costruzione ma tali fondamenta devono essere sempre presenti.
Un’innata curiosità verso l’Universo, altruismo e generosità verso il prossimo, un pizzico di egocentrismo, leadership, carisma: questo potrebbe essere un sommario elenco delle caratteristiche “genetiche” del Dottore, indissolubilmente legate alla caratterizzazione base del personaggio.
Il 13 Dottore, interpretato da Jodie Whittaker nella undicesima stagione, è qualcun altro. Perennemente insicuro, ignorante di qualsivoglia specie vivente aliena incontri (tanto da chiedersi ogni volta chi sia e da dove venga), avulso a qualsiasi idea brillante, insensibile verso la morte di chi gli (le?) sta attorno.

Sono tutti tratti estranei al DNA del Dottore, che collidono decisamente con l’idea di eroe (o eroina) che il Dottore ha sempre avuto. L’alieno che, quasi come un mago spaziale, tira fuori l’asso dalla manica con idee geniali o espedienti stupefacenti non c’è più, colui che ridà speranza è sostituito da una scolaretta che sembra aver assunto sostanze stupefacenti con l’aria stralunata ed un evidente ritardo di comprendonio, un Dottore che vaga spaesato tra un’ambiente e l’altro, mandando i suoi 3 companions in esplorazione, addirittura si fa comandare a bacchetta da personaggi secondari appena incontrati o, e qui siamo al colmo, perde puro l’uso della dialettica, la sua arma più potente. Non sono rari i casi in cui in una conversazione finisce per avere la peggio, come quando King James, a fronte della critica mossa dal Dottore di “nascondersi dietro un titolo”, fa notare da che pulpito provenga la predica.

A livello di scrittura, questo Dottore è deficitario in ogni suo aspetto. Andava benissimo renderlo più insicuro o più titubante purché questo non comportasse l’abdicazione ad un minimo di leadership e carisma che questo personaggio ha sempre avuto. Avrebbe avuto un senso costruire un percorso di progressiva presa di coscienza nelle proprie capacità ma ciò avrebbe necessitato di qualcuno abile in fase di scrittura e questo qualcuno nella 11 stagione non c’è.

A peggiorare le cose c’è l’interprete. Sia chiaro: anche un grandissimo attore non può fare miracoli e eliminare carenze narrative palesi ma, al contempo, può attenuarle riuscendo ad illuminare con la sua presenza scenica e le proprie capacità attoriali un personaggio traballante (Capaldi insegna). Jodie Whittaker, secondo il sottoscritto, non ci riesce. E che sia donna non c’entra assolutamente niente. Lo show conosce attrici che hanno letteralmente bucato lo schermo, penso alla Missy della Gomez od alla River Song della Kingston, senza dimenticare le companion forse più riuscite del nuovo corso: la Donna Noble della Tate e la Clara Oswald della Coleman. Solo nella prima puntata sembra più in parte, negli episodi successivi diventa una macchietta, costantemente impegnata a chiedere informazioni su quali alieni fossero presenti nella puntata.

Un attore (o attrice) che interpreta il Dottore non può scomparire dallo schermo, non può eclissarsi dopo aver fatto un’espressione stupita o qualche battuta che sembra forzata venendo fatta pronunciare ad un personaggio perennemente terrorizzato da tutto.
Il carisma è del tutto assente e non è poco.
Chibinall ha scelto un’attrice che conosceva bene in Broadchurch?
Bè, direi che ha puntato sull’interprete sbagliata. Sarà meno giovane e avvenente, ma Olivia Colman avrebbe saputo fare di meglio.
STEREOTIPI A GOGO’
Questo è il primo Dottore di sesso femminile. Poteva essere l’occasione per connotarlo al meglio, dandole delle sfumature decise. Un Dottore grintoso magari. O affettuoso ma pronto a morire per gli altri, in maniera quasi materna. O mille altri tratti. Si è invece, paradossalmente, fatto di tutto per cadere nel peggior stereotipo del personaggio femminile: insicuro, che non sa tener testa ad una conversazione, che è insensibile verso il destino di altri che siano i suoi cari, che ha poco cervello e si affida quasi esclusivamente ad un macchinario tecnologico che le fornisce le risposte (il cacciavite sonico). Doveva essere il Dottore della emancipazione femminile e finisce per rappresentare indirettamente tutti i pregiudizi sulla presunta inferiorità della donna rispetto all’uomo. Perché un Dottore donna non può avere leadership? Perché non può sentire sulle sue spalle la responsabilità? Perché non sa minimamente pilotare la TARDIS (e qui le battute su guida e donne si potrebbero sprecare)?
In due parole: un disastro.

UNA TRAMA A FISARMONICA
Chibnall è un grande innovatore. Eravamo abituati a stagioni che avevano una trama ben precisa, un’idea di fondo pur con qualche puntata “filler” (che nulla aggiungeva alla narrativa orizzontale). Non è difficile associare ad ogni stagione del New Who un particolare tema (il mistero di Bad Wolf, You are not alone, le crepe misteriose etc. etc..). Chibinall ha cambiato tutto introducendo la “trama a fisarmonica”. Perché costringere lo spettatore a seguire ogni puntata per vedere nuove rivelazioni ed evoluzioni dei personaggi? Perché collegare tutte le puntate con un minimo comune denominatore, rendendo più difficile seguire la stagione se si saltano 5-6 episodi?
Il Dottore, i personaggi e i “villain” non evolvono e non cambiano mai durante i vari episodi, sono dei manichini senza anima.
Saltate uno/due/tre episodi? Li potete recuperare con calma, senza ansia di rimanere indietro con trama e sviluppo dei personaggi. Basta che guardiate il primo e l’ultimo e siete a posto. Signori, se non c’è del genio in questo…
Ah, più di metà stagione è a firma di Chibnall. Gli episodi rimanenti sono di altri autori. Indovinate quali sono le puntate meno convincenti (per usare un eufemismo)?
CAST-RONERIE
Ho sempre creduto che dietro il marchio di fabbrica BBC esistesse un punto fermo. Può essere uno show di qualsiasi tipo, potrà esserci anche il budget più risicato della storia televisiva, potrai rivedere le stesse identiche location di mille altri prodotti britannici ma il cast sarà all’altezza.
L’11° stagione è riuscita a demolire questa convinzione.
Ho già parlato della palese inadeguatezza della Whittaker nel ruolo principe ma, se guardiamo ai personaggi secondari, non possiamo certo essere entusiasti. Anzi.
Scrittura sciatta che non regala la minima (e dico minima!) caratterizzazione e mono-espressività sono il leitmotiv del duo Yaz (Mandip Gil) – Ryan (Tosim Cole).
La prima è la peggior poliziotta d’Inghilterra, utile solo a premere qualche pulsante, porgere oggetti e o fare da dama di compagnia in scene di intermezzo insulse. Mandip Gill non aggiunge alcuna verve ad un personaggio che pare essere catapultato da un altro show (scadente).

Quanto a Ryan, era un soggetto sul quale vi erano premesse narrative molto interessanti: una disabilità ed un rapporto conflittuale con padre e nonno. Tutto buttato al vento. Dell’handicap evidentemente tutti se ne dimenticano (in primis lo sceneggiatore) e la conflittualità con padre e nonno viene risolta in due episodi (senza un vero percorso evolutivo) in maniera francamente imbarazzante. Tosim Cole lo ritroviamo in ogni episodio a fare qualche osservazione con tono monotono e a gironzolare come nulla fosse in pianeti e tempi diversi rigorosamente con le mani in tasca. Ah, il sense of wonder: questo sconosciuto.

Infine, l’unica nota lieta è Graham, più per la ottima interpretazione di Bradley Walsh (il migliore del lotto senza alcun dubbio) che per la profondità del personaggio. In più di un’occasione ho avuto l’impressione che fosse lui il Dottore. Ha quel “peso scenico” e quella capacità recitativa che non gli avrebbe permesso di sfigurare rispetto a i suoi predecessori. Il problema è che in questo show è un personaggio secondario e non dovrebbe eclissare tutti gli altri (compreso il Dottore!) quando entra in scena.

Un’ultima osservazione sui villain. Penso che il termine “miserabili” sia quello più appropriato. Non ricordo una stagione del New Who in cui in ogni puntata ci fossero antagonisti così privi di spessore. Dopotutto se il buon Chibnall non riesce a caratterizzare bene il protagonista, figuriamoci chi dovrebbe mettergli i bastoni tra le ruote. Malgrado spesso impersonati da “guest star” questi perfidi malvagi cattivoni fanno solo sorridere, ricordiamo un miliardario proprietario di alberghi (che mostra più pietà di questo Dottore per degli esseri viventi), un viaggiatore del tempo messo fuori gioco dopo 1 minuto da quando entra in scena, un Dalek che viene abbattuto con bastoni e sassi, un alieno che si fa mettere k.o. perché gli sparano ad un piede, un plagio di Stich della Disney, una essere divino che parla con voce da donna e ha le sembianze di una rana etc. etc.
Potete ben capire che con dei malvagi (o quasi) di tale risma, anche un Dottore totalmente inadeguato come 13, riesce a portare a casa il risultato alla fine della puntata.
MELODIE SCOMPARSE
In questo fiasco di proporzioni colossali, anche il comparto sonoro è stato spazzato via. E’ vero che emulare la grandiosità di Gold sarebbe stato difficilissimo se non impossibile ma nella stagione 11 la colonna sonora è una delle grandi assenti. Non è un aspetto da sottovalutare. Nelle moderne serie tv viene sempre prestata grande attenzione alle musiche e, nel caso del Dottore, erano uno dei simboli del brand. Salvo il tema di 13 che di tanto in tanto fa capolino, non c’è nessuna traccia memorabile.
IL DOTTORE STA MORENDO
Non sono affatto ottimista sul futuro della serie, temo la gestione Chibnall possa darle il colpo di grazia. Una colossale occasione persa nella quale la sciatteria della scrittura e delle interpretazioni rende Doctor Who un prodotto mediocre. Non solo. Come i Dissennatori di potteriana memoria, sembra che abbia succhiato l’anima che aveva contraddistinto (seppur con gli inevitabili alti e bassi) una serie unica nel suo genere.
Il mutamento di sesso, seppur importante, è del tutto secondario e non dovrebbe essere il motivo per il quale Doctor Who va seguito.
Devono essere le grandi storie ed i grandi personaggi.
Due grandi assenti nella 11° stagione.
P.S. 1 Come se non bastasse, la serie si fermerà un anno per ripartire poi nel 2020. Forse 365 giorni in più consentiranno a Chibnail di capire come scrivere una sceneggiatura decente (o chiedere a Moffat e Davies consigli in merito).
P.S. 2 Una simpatica compilation con ogni teatralissimo ricorso all’onnipotente cacciavite sonico da parte del Dottore nella stagione:


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