Per puro caso, tra le mille serie tv ancora da me incompiute, ho deciso di provare “Jack Ryan” su Amazon Prime. Perché non tentare un genere che di solito mi attira poco sopratutto sul piccolo schermo, come quello fante-thriller politico? Dopotutto Tom Clancy è una garanzia e, malgrado non abbia letto i suoi libri, per un nerd amante del mondo videoludico quell’autore richiama titoli dal passato (presente un pò meno) glorioso, quali – giusto per fare due nomi – Spilinter Cell e Ghost Recon.
Devo dire che non mi aspettavo una serie del genere perché, per essere brevi, Jack Ryan è una serie molto atipica, quasi un pesce fuor d’acqua sia all’interno del suo genere, sia in rapporto ad altre serie/film made in USA.
JACK RYAN: UN EROE DA SCRIVANIA
Jack Ryan è un analista della CIA. Il suo compito è rintracciare flussi finanziari sospetti nell’area asiatica. Non è una spia, né un agente (o meglio, officer della CIA, per essere precisi) che lavora sul campo a stanare minacce per gli USA e il mondo. Dietro la sua scrivania fa le sue deduzioni in base a caterve di dati che legge attraverso monitor e stampati. Un tipo affidabile, ordinario. La faccia da simpatico vicino di casa di Krasinski fa il resto. Non ha certo la presenza di un affascinante Bond o la prontezza di riflessi di un Bourne ma regala quell’aria da uomo comune che, paradossalmente, contribuisce a rendere (quasi) verosimile il contesto in cui opera. L’arma migliore di Ryan è il cervello, in particolare le sue deduzioni. Abituato a leggere in cifre e spostamenti di denaro delle implicazioni future su possibili minacce terroristiche, il caro Jack riesce spesso a vedere oltre e questa sua qualità lo porterà a vivere in prima persona vicende tutt’altro che ordinarie con tanto di viaggi all’estero, qualche sparatoria e, soprattutto tante, tante indagini. Trovandosi in prima linea in missioni alle quali evidentemente non è abituato (certo, ha fatto il marine in passato e questo serve anche a giustificare il fatto che quantomeno sappia maneggiare una pistola e menare se aggredito) non sono pochi gli errori che commette, a differenza del suo capo, lo scafato James Greer (agente carismatico ben caratterizzato, interpretato da Wendell Pierce) che lo accoglierà sotto la sua ala protettiva (sempre con una sottile vena di cinismo).

A differenza di Bond e Bourne, Ryan è un agente qualunque che, seppur con indubbie qualità , non fa certo parte degli agenti che contano. Ha dei principi, è un’idealista sotto molti aspetti, un passato con un trauma e pure una love story con una dottoressa.
QUANDO IL CATTIVO FA LA SUA PARTE
Ma, a voler essere sinceri, il vero punto di forza quanto ad originalità non è la caratterizzazione dell’eroe (seppur buona e non scontata soprattutto nell’era dei Mission Impossible di Cruise o dei vari pirotecnici film complottistici del grande schermo) quanto quella del villain.
Centinaia di volte ho scritto che è dannatamente raro trovare un cattivo caratterizzato bene. Non si trova quasi mai nei cinecomics ma anche in altri generi non è così facile avere a che fare con un cattivo che non sia una macchietta o un triste pungiball. L’antagonista di questa prima stagione è il terrorista Mousa Bin Suleiman (interpretato da un grande Ali Suliman). Ciò che hanno fatto gli sceneggiatori è stato soffermarsi sul perché si decida di consacrare la propria vita alla causa terroristica, perché si decide di votare al male e alla morte la propria esistenza.

Non ci si sveglia una mattina con l’idea di eliminare gli USA o l’Occidente ma il tutto ha radici molto profonde, degli strati costituti da esperienze che si accumulano l’uno sull’altro, fino a portare un animo neutro e non certo crudele a voler seminare morte e distruzione. Grazie ad un uso sapiente dei flashback, per tutta la serie avremo assaggi del passato di questo scaltro e senza scrupoli terrorista, arrivando a vivere quei passaggi, quelle umiliazioni che spostano il baricentro di una persona, portandolo in una strada senza ritorno. Allo stesso tempo, nel presente Suleiman non è un lupo solitario ma ha dei cari. Eh si, anche i cattivi “tengono famiglia” e proprio le relazioni tra lui e la moglie/figli/fratello ci danno uno spaccato di umanità che difficilmente troviamo in questo genere di produzioni. Come ho già sottolineato a proposito di Gomorra, rendere umano un personaggio negativo e mostrare alcune scene di affetto quotidiane anziché assolvere quest’ultimo, aumenta il contrasto con l’aspetto oscuro e malvagio della propria vita, aspetto col quale convive, scindendo la sua “missione” con quanto riguarda la sua famiglia (da segnalare un’altra notevolissima interpretazione: quella della moglie del villain, Hanin Ali, resa magistralmente da Dina Shibabi).

Il confronto finisce per essere tra due persone estremamente intelligenti, il pianificatore Suleiman e l’analista Ryan portandoci a guardare in breve tempo le otto puntate che compongono questa prima stagione (una seconda è già confermata), durata più che giusta per una serie che altrimenti avrebbe dovuto ricorrere o a forzati colpi di scena o a stucchevoli episodi filler.
RITMO COSTANTE SENZA GUIZZI
Oltre che per il villain e per l’eroe poco macho, Jack Ryan è una serie atipica anche per il ritmo. Abituati alle continue corse, fughe, sparatorie assortite che ormai si ripetono ogni 10-15 minuti nei film di spionaggio-azione, puntare su una serie che all’azione non lascia tantissimo spazio (con una piccola escalation negli episodi finali ma tutt’altro che spettacolare), è un mezzo azzardo. Il ritmo è sempre costante ed il finale di ogni puntata ti invoglia a vedere la successiva, eppure non ci sono stravolgimenti o colpi di scena disarmanti (ci sono colpi di scena, ovviamente, ma non in grandissimo numero).
UNA SERIE “ORDINARIA”
Amazon ha già “ordinato” la seconda stagione ma non so se definire Jack Ryan una serie adatta proprio a tutti. A me ha divertito e intrattenuto molto e mi ha quasi invogliato a leggere di libri di Clancy su Ryan ma non è detto che un ritmo compassato (seppur per sole otto puntate) possa far mantenere l’attenzione a chi si aspetta grandi intrighi e complotti su scala mondiale. Facendo le debite proporzioni e contestualizzando l’una e l’altra, Jack Ryan mi ricorda la serie Hornblower della BBC di diversi anni fa: entrambe basate su opere letterarie, entrambe che parlano della formazione di un giovane ufficiale da sani principi della Marina di Sua Maestà/CIA officer ancora inesperto e a tratti ingenuo sotto l’ala protettiva di una guida esperta e quasi paterna Pellew/Greene.

Mi stupisce che una serie americana politica-thriller abbia osato danzare a passi lenti, tipici più delle serie europee (britanniche in primis), piuttosto che prendersi il palco del sabato sera con ritmi sfrenati, sparatorie al limite, salti da palazzi e grandi esplosioni.
Jack Ryan è un eroe ordinario che deve ancora imparare parecchio ed è avvincente “crescere” insieme a questo analista della CIA dal volto umano.

Certo che se scrivi un pezzo così accurato e mi butti lì un paragone con il caro Horatio (pur tenendo presenti le debite differenze) la curiosità di approfondire mi viene ;).
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Ahah, contento di averti incuriosito. Horatio è Horatio e preferisco una serie storica (nel periodo post rivoluzionario e napoleonico poi per me è il top) però ho trovato qualche punto in comune con Ryan. Certo, lo stile british è più nelle mie corde però questa serie non sembra quasi made in USA e può dare delle soddisfazioni, senza essere caciarona e cafona.
P.S. E’ possibile che con Netflix e Amazon Prime e le loro mille serie vecchie e nuove, non ci sia modo di riproporre le puntate del sig. Hornblower? Un rewatch lo farei molto volentieri.
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Mi piacerebbe riuscire a trovare qualche bella serie ambientata in quel periodo. Per ora ho sentito parlare solo di Sharpe (la versione “terrestre” di Horatio, che non mi ispira granché. Tanti fan di Hornblower hanno apprezzato Turn e The Terror (non le ho ancora viste). P.S. Cough You Tube cough sia in italiano che in lingua originale ;).
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Di Sharpe ho letto alcuni libri e intravisto qualcosa sul tubo (tra l’altro recita un giovane Sean Bean… che non muore). Mi sembra ben fatta (perlomeno i libri hanno una certa complementarietà con il caro Horatio. Se quest’ultimo è un bravo ragazzo, colto e gentile nella elegante congrega di ufficiali della Marina britannica, Sharpe è leggermente – come dire – più rozzo, venendo dal ceto più basso. Eppure proprio questo lo rende un bel personaggio). Purtroppo anche questa serie BBC è fuori da ogni radar di Netflix e Amazon. Quanto alle altre, ho iniziato The Terror anche se il genere non è proprio fatto per me (l’horror) ma non ho saputo resistere ad una storia con un veliero. Devo finirla (insieme a molte altre serie ahah). Di Turn non ne ho sentito parlare, a dire la verità. E’ della BBC?
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Allora aspetto una tua possibile recensione di The Terror ;). Turn non è della Bbc, se non sbaglio è della AMC . Parla della guerra d’indipendenza americana (il titolo completo è Turn: Washington’s Spies) ne ho sentito parlare bene a livello di recitazione.
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Non ho mai letto Tom Clancy, né penso che mai lo leggerò, perché non amo assolutamente quel genere letterario, per lo meno non nel campo della letteratura tradizionale, ma avendo in ogni caso “studiato” l’autore e le sue opere (trattasi di un mio personale approccio, che ho derivato dagli studi universitari al dipartimento di italianistica, che mi spinge a conoscere il più possibile della vita e delle opere di uno scrittore prima di leggerne le creazioni romanzesche) l’ho sempre ritenuto una straordinaria fonte di syorytelling di genere e pertanto a suo tempo, pur con crescente delusione, seguii la trasformazione dei suoi romanzi in soggetti cinematografici, in un filone che in modo disorganico ha creato il franchise di Jack Ryan.
Di tutti i film usciti fino ad oggi, aventi come soggetto i capitoli della incredibile carriera dell’ex-analista della Cia (divenuto oggi praticamente… Tutto!), quello che dal punto di vista dell’estetica artistica filmica più mi è piaciuto è stato il titolo che paradossalmente in assoluto ha maggiormente tradito il soggetto originale ovvero il primo film, quel The Hunt for Red October, in cui il magnifico regista John mctiernan forzò la mano agli sceneggiatori non tanto per cambiare il canovaccio delle vicende (abbastanza fedele tra romanzo e film) quanto per trasformare in vero protagonista il capitano del sottomarino lanciamissili russo Marko Ramius, foss’altro perché nel cast era interpretato da un maturo Sean Connery, mentre Ryan aveva il volto dell’inutile attore Alec Baldwin.
Sappiamo tutti che successivamente toccherò ad altri divi hollywoodiani ad impersonare Ryan, come Harrison Ford e Ben Affleck (nel film che è nettamente il più schifoso di tutto il franchise…
Se a questa girandola di volti e sceneggiatori aggiungiamo poi che lo stesso Clancy narrò le avventure del suo personaggio in modo cronologicamente caotico, usando prequel e sequel e spin-off, possiamo dire che a livello di intrattenimento cine-televisivo la saga di Jaxck Ryan stava annaspando, strozzata dalla sua stessa confusione…
Poi arrivò Carlton Cuse, pessimo sceneggiatore cinematografico (Rampage non si guarda!), ma mirabile autore di script per la Tv e soprattutto collaboratore di Del Toro per The Strain (I love it!), che propose ad Amazon una fiction tv che raccontasse la storia di Jack Ryan dall’inizio, ma senza usare i romanzi di Clancy e poi sei arrivato tu…
Eccoci qui al tuo articolo, per me vera manna dal cielo, perché la stima che ho in te mi ha fatto superare ogni reticenza ed ho già messo in scaricamento (non sono utente Amazon Prime) tutta la prima stagione e non vedo l’ora di vederla!
Il tuo articolo è come sempre esaustivo senza spoilerare inutilmente la trama, ma parlando di ciò che conta come critica estetica, grazie Amulius!!
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Devo ammettere che non ho visto tutta la saga ryniana al cinema tranne il celebre Caccia ad Ottobre Rosso in tv che, come hai acutamente sottolineato (non sapevo della trama molto diversa dal libro), é ricordato nell’immaginario collettivo come l’ennesimo film cult di Connery (altro che Baldwin!). Ho scoperto solo dopo aver visto la serie che pure Affleck aveva interpretato l’analista, dal tuo commento penso di non essermi perso una gran pellicola. 😁
Fammi poi conoscere le tue impressioni su questa serie!
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Assolutamente non mancherò ma le cose che hai scritto sono illuminanti e ben circostanziate, per cui non temo sorprese.
Sul film con Connery in realtà, come dicevo, non è tanto la trama ad essere diversa (anzi sembrerebbe fedelissima da ciò che ho letto) ma è il trattamento, la vera sceneggiatura, in cui ogni cosa, dai dialoghi alla lunghezza delle inquadrature, al montaggio, ha tolto in maniera netta al personaggio di Jack Ryan il ruolo di protagonista trasformandolo in spalla di supporto, tanto che persino il personaggio del comandante del sottomarino americano ha maggior rilievo nel film.
Questa, per come dire, derubricazione di Ryan in questo primo film, ha permesso poi ai produttori di trasformare i 2 film con Harrison Ford nei veri film con protagonista Jack ryan.
Misteri di Hollywood…
Tornerò qui a serie finita!
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Come promesso nel commento precedente, eccomi di nuovo, a visione della serie finita, per aggiungere la mia opinione spassionata e per complimentarmi ancora con la tua disamina originale esposta nell’articolo: grazie a te ed al tuo consiglio, mi sono divertito ed appassionato, con alcuni prevedibili cliché di genere (dal subordinato che ne sa più del capo, fino al conflitto dell’ufficiale statunitense addetto al killeraggio in remoto fatto con i droni, quest’ultimo in particolare elemento ricorrente solo da pochi anni nei moderni film di guerra), ma senza mai, ripeto mai, sentirmi trattato come un cretino (leggasi modalità di trattamento dei procedural spionistici dei network generalisti) o un campione statistico di marketing (leggasi pubblico medio di Netflix).
Scrivevo sopra “grazie” perché senza la tua segnalazione non avrei visto questa fiction come prima scelta, mai ed avrei perso un’occasione importante per capire come si sta evolvendo il cinema e la tv nordamericana, quindi ancora grazie Amulius!
Aggiungo che tutta la tua analisi sul villain e sul modo di tratteggiarlo è perfetta ed assolutamente condivisibile!
Ultima nota: pur comprendendone i limiti attoriali (comunque sopra la media delle belle-belle), io amo da sempre l’attrice australiana Abbie Cornish, cosa che mi ha fatto aporezzare maggiormente polpettoni romantici un po’ gigioni come l’esperimento francese di Ridley Scott di A Good Year o il melodrammatico e glamour film diretto da Madonna
W.E., sorta di versione speculare del più sobrio ed utile The King’s Speech di Tom Hooper
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Grazie Kasabake! Non ti nascondo che ho provato una certa soddisfazione nello scovare questa serie. In tema di serie tv tendo ad osare poco, preferendo andare più o meno sul sicuro. Stavolta mi sono buttato e mi è andata bene. Trovare dei prodotti interessanti anche se non iper-pubblicizzati è gratificante come lo è vedere di non essere il solo ad apprezzarli.
Sulla Cornish concordo in pieno, l’ho trovata a suo agio nel ruolo notando anche una certa sintonia con Krasinski. Confido di ritrovarla nella seconda stagione (e avendo dato un’occhiata al suo destino letterario con Ryan, direi che è altamente probabile).
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Oramai ti sto tenendo d’occhio! Fino ad ora non c’è un tuo consiglio sulle fiction TV che non abbia seguito e sono sempre stato molto soddisfatto!!! Poi, per carità, come dici giustamente in un altro commento, De gustibus…
Aspettiamo la seconda stagione, nella speranza che il cast artistico degli autori venga lasciato identico, perché il buon Cuse ha fatto un gran lavoro…!
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