Uno è il Cavaliere Oscuro di Gotham, l’eroe che più di tutti ha ricevuto attenzioni ad Hollywood: dal clima gotico e surreale di Burton, passando per la deriva pop-kitsch di Shumacher tra carte di credito griffate e capezzoli sulla tuta, fino alla grande rinascita Noliana con il suo cinecomic d’autore, per giungere poi al suo inserimento nel DC Cinematic Universe grazie a Snyder, a far compagnia a Superman e Wonderwoman prima e ad essere il leader della Justice League poi.
L’altro è l’amichevole Spiderman di quartiere, il protettore di New York la cui duplice vita (sfigata-nerd in borghese, eroica in costume) è stata ritratta dalla trilogia di Raimi nei primi anni 2000 per poi venire ripescata dal fallito reboot Amazing Spiderman, caduto nell’abisso del dimenticatoio come la adorata Gwen Stacy nella celebre scena dell’orologio. La Marvel scova il celebre eroe per infilarlo nella grande famiglia Avengers e quindi nel Marvel Cinematic Universe.
Due eroi agli antipodi che, al di là delle personali tragedie familiari (che sono tutto sommato una costante nell’archetipo del eroe fumettistico) hanno poco da spartire. Se Peter Parker è uno tra i super-eroi più “umani” con i suoi problemi quotidiani che si accompagnano alle minacce che deve fronteggiare volteggiando tra i grattacieli della Grande Mela, Bruce Wayne ha tratti paranoici ed una follia di fondo che gli consente di proseguire nella propria crociata personale sacrificando ogni cosa. Mentre nell’immaginario collettivo Spider Man è associato a splendide e affollate giornate newyorkesi, Batman è l’uomo dell’oscurità, di una Gotham perennemente sull’orlo del collasso. Cos’hanno, quindi, due tra i supereroi più famosi di sempre, in comune?
L’essere stati invitati ad una festa già iniziata senza di loro e, al contempo, non essere degli “ospiti” normali.
UN RAGNETTO PICCOLO PICCOLO

Il fenomeno degli universi cinematografici condivisi è piuttosto recente e l’archetipo che più di tutti incarna l’idea di creare una serialità tra più pellicole supereroistiche è sicuramente il Marvel Cinematic Universe, un progetto monumentale e oramai quasi decennale che gioca sulle interconnessioni tra più film. Come ho già ha avuto modo di evidenziare nella mia recensione di Avengers: Infinity War, l’universo condiviso è un’arma a doppio taglio. Da un lato crea della solide basi permettendo sviluppi approfonditi di una moltitudine di personaggi che sarebbe impensabile condensare in un’unica pellicola, dall’altro ha imposto una uniformità di registro filmico (che si riverbera su sceneggiatura, regia, fotografia e lo stesso comparto sonoro) tale da generare un tendenziale appiattimento dei vari film Marvel su uno stile non proprio memorabile, portando sullo schermo diversi capitoli di questa gigantesca serie-tv sul grande schermo che sanno più di filler che di film con una loro precisa identità. Gli eroi che abbiamo imparato a conoscere e visto crescere in ore e ore al cinema ormai ci sono stranoti e potremmo ricordare quasi a menadito le varie vicissitudini e i rapporti con gli altri personaggi dell’universo. In una costruzione così meticolosa, in cui i pilastri dell’imponente struttura sono stati concepiti con cura tanto da creare una gigantesco mondo ad incastri, come se fosse un enorme puzzle, Spiderman è stato un elemento del tutto disomogeneo. La possibilità, grazie all’accordo con Sony, di poterlo inserire in Captain America: Civil War era troppo ghiotta per non essere sfruttata e così è comparso il terzo Spiderman cinematografico, interpretato dal bravissimo Holland. Un minutaggio risicato ma non irrilevante quello dedicato ad un giovanissimo Peter Parker che, scoperto da un Tony Stark sempre più leader carismatico di tutta la combriccola, viene catapultato nel primo scontro tra supereroi di casa Marvel sul grande schermo.
Durante i primi giorni in cui veniva proiettato Civil War si parlava sopratutto di lui: Spiderman. Poco importava chi “vincesse” tra Stark e Cap o se il film avesse un tono epico o più “serioso” di quelli precedenti. L’uomo ragno era tornato e poteva interagire con gli altri supereroi. Tutto facile, non credete?
Per niente.
Se innestare un supereroe in un gruppo più o meno amalgamato non è un’operazione banale (Pantera Nera, Ant Man, Doctor Strange appartengono alle new entries), quando il soggetto in questione è un’icona pop già vista e rivista al cinema, tutto diventa molto complicato. Ecco che si deve prendere le distanze dalle vecchie interpretazioni e adattare il nuovo entrato ad un contesto diverso.
UN CAVALIERE MOLTO OSCURO

Pochi mesi prima Civil War, usciva nelle sale di tutto il mondo Batman v Superman. Il titolo di suddetta pellicola lo considero una delle idee più idiote che siano mai state concepite per titolare un cinecomic (a meno che non si volessero esplicitamente omaggiare i film peplum della serie “Ercole contro Maciste” e simili). Sta di fatto che anche in casa DC si decide di inserire in corsa, senza alcun film di origini, un altro eroe top: Batman (tanto da spenderne il nome nel summenzionato titolo, giusto per ricordare allo spettatore: “abbiamo inserito Batman, visto, eh, eh?”). Rispetto al compare Peter Parker, Bruce Wayne ha molti più minuti su schermo, essendo un co-protagonista a tutti gli effetti, dato che tutto il film si basa sul confronto umano-para-divino, oscurità-luce che connota il duo Batman e Superman. Tralasciando il giudizio sulla pellicola in sé che non ho trovato il disastro da tanti descritto (vi rimando alla recensione), mi sono chiesto come sia avvenuta la gestione del Cavaliere Oscuro in un neonato universo cinematografico come quello DC (che all’attivo vantava il solo Man Of Steel).
E, sorpresa delle sorprese, ho trovato non poche somiglianze con quanto capitato a Mr. Parker.
SUPER-ANALOGIE
Per entrambi l’inserimento si è fondato su 3 elementi:
- L’eliminazione delle origini. Il pubblico le ha già viste al cinema e le conosce troppo bene (in entrambi i casi per ben due volte a testa: Burton e Nolan le hanno narrate per Batman, Raimi e Webb lo hanno fatto per Spiderman). Piccola differenza: mentre per Batman le origini sono comunque un elemento ancora presente nella psiche (e di riflesso nella trama) e come tali vengono richiamate già nei primi secondi di Batman v Superman, con Spiderman si è deciso di recidere del tutto qualsiasi discorso su ragni radioattivi e…su Zio Ben.
- Necessità di conferire un tono diverso rispetto alle precedenti rappresentazioni sul grande schermo. Un’esigenza comprensibile che, a ben vedere, tende ad applicarsi a tutti i casi di reboot cinematografico, supereroi compresi. Nel caso di Batman e Spiderman si sono scelte due vie opposte: invecchiando il primo e ringiovanendo il secondo. Il Batman di Snyder, impersonato da Ben Affleck, è ormai in attività da anni e ha, come dire, accumulato una certa acredine verso il crimine, per usare un eufemismo. Non si fa molti scrupoli e diffida di chiunque, soprattutto se questo “chiunque” ha poteri quasi illimitati come Superman. Si concede qualche goccetto e si da ad un nuovo hobby: marchiare a fuoco i criminali. Spiderman, dal canto suo, è un ragazzino che vive con una zia molto più giovane e decisamente più avvenente delle precedenti Zie May dei primi anni 2000. Grazie a Tony Stark ha un costume degno di questo nome e, ancora immaturo, viene coinvolto nella guerra interna tra supereroi marvelliani. In Homecoming – primo film solista per il nuovo Spiderman di Holland, imparerà a sue spese cosa significa essere un supereroe, sempre sotto l’ala protettiva di Stark/Ironman.
- Addio Villain noti, anche se iconici. Il problema è che molti celebri villain sono stati già “spesi” (in maniera più o meno buona”). Le nemesi classiche hanno di sicuro più chances di ritornare ma sempre attorniate da molti dubbi. Se per Batman è bastata una comparsata in Suicide Squad (gestita malissimo, per inciso) di Leto nei panni di Joker, per sollevare un polverone tra i fan, con Spidey la Marvel non ha rischiato di riprendere Goblin (impersonato superbamente da Dafoe in Spiderman e ripreso – seppur nella versione Hobgoblin ultimate da De Haan in Amazing Spiderman 2), dando spazio a cattivi di serie B come avvoltoio. Prima o poi, però, uno scontro con le rispettive nemesi ce lo aspettiamo tutti, dai. O vogliamo andare a ripescare in eterno cattivi di secondo piano?
PECCHE DI GESTIONE E PROSPETTIVE DIVERSE
In casa Marvel l’innesto forzato di Spiderman è gestito in modo da farlo subentrare in pianta stabile nella “fase 3”. E’ già in cantiere il sequel del film solista (Far From Home) e non credo proprio che non vedremo l’uomo ragno in Avengers 4, malgrado Thanos ed il suo schiocco di dita.
Contando sull’interpretazione di un valente attore come Holland, questo piccolo ragnetto sembra avere un brillante futuro ma ho qualche perplessità.
Potremo finalmente pensare alle motivazioni che hanno spinto un giovane ragazzino a pensare di diventare un supereroe e mettere al servizio degli altri i propri superpoteri?

E’ vero che la storiella del morso del ragno radioattivo la conosciamo a menadito e l’abbiamo visto crepare Zio Ben sul marciapiede newyorkese per ben due volte ma il perché Spiderman diventi Spiderman non può, secondo me, essere ignorato. In Homecoming Peter Parker è stato dipinto come un ragazzino che ha vissuto un’avventura più grande di lui, un giovane che vuole far parte degli Avengers come il suo “padrino” Tony Stark. Tutto qua? Al di là della lezione di tenere i piedi per terra e essere responsabile nel suo agire, Spiderman si esaurisce in un eroe che vuole fare grandi cose più per gloria personale e affermazione che per un senso di colpa che lo motiva e gli ricorda chi è? A questo aggiungiamoci l’incognita diritti di alcuni villain non proprio irrilevanti. Sony detiene i diritti di Venom e compagnia parassita, tanto che in autunno uscirà “Venom” che pare essere totalmente sganciato dallo Spiderman di casa Marvel. E’ quasi superfluo dire quanto ciò mi paia un colossale spreco.

Abbiamo parlato delle mie preoccupazioni per il futuro di Spiderman ma, esaminando il caso dell’uomo pipistrello, il destino di Peter Parker mi appare sempre più roseo quando ripenso a quello dell’eroe di Gotham. La gestione di Batman è costellata da errori-orrori.

Innanzitutto in Batman v Superman compare il Cavaliere Oscuro e non viene spiegato in maniera efficace il perché Bruce Wayne/Batman dell’universo Snyderiano sia così incattivito e disilluso nei confronti di tutto e tutti (e non venitemi a dire che un costume di Robin intravisto 3 secondi possa far intendere la sua morte ad opera del Joker ad uno spettatore non appassionato di comics).

Ma non è tutto. In Justice League si decide di fare tabula rasa ed il paranoico guardiano notturno diventa un buontempone che fa battute sulla propria disponibilità economica, svolge un servizio Uber per gli eroi dotati di poteri e aspetta che Superman risolva la situazione. Tutto il tormento che era emerso viene letteralmente azzerato. Se poi a dare corpo all’eroe è un Affleck incapace di rendere l’idea dell’eroe di mezza età incattivito (scegliere un Josh Brolin o simile sarebbe stato sbagliato? Serviva un viso di un uomo temprato dagli anni, non la faccia monocorde del marito abbandonato di Gone Girl) e dall’espressione intelligente – raggiugendo vette di inespressività inaudite in Justice League, insieme ad un fisico dotato di pancetta – la frittata è fatta. Una pessima gestione del personaggio che francamente non vedo come possa trovare una svolta nelle prossime pellicole. E’ un peccato perché Batman poteva essere il perno sul quale fondare il DC Universe, alla maniera del Tony Stark di Downey Junior ma, tra casting e le suddette scelte produttive del tutto scellerate, temo che non vi sia un gran futuro per l’Uomo Pipistrello.
Come si comporteranno, quindi, questi due ospiti al grande party degli universi condivisi?
Al termine di questo mini excursus tra i pesi massimi nel campo fumettistico, i due invitati alla festa si rilevano essere troppo importanti per stare in sordina e, al contempo, troppo famosi per non pretendere una gestione che li veda protagonisti.
Per lo Spiderman di Holland c’è ancora speranza, per il Batman di Affleck rimangono solo rimpianti.

Analisi molto affascinante ed anche abbastanza “laterale” ad un ipotetico discorso più generale ed ampio sul moderno cinema di genere supereoristico, discorso complesso ed articolato che evidentemente tu hai fatto dentro di te, ma di cui hai fino ad ora dato a noi lettori solo brevi accenni nei tuoi articoli, centellinando i segni di una tesi molto articolta: quando infatti parli di materie affini al tuo pensiero (che solo riduttivamente potremmo definire nerd peccando quindi di semplicismo), come la fantascienza o i comics o ancora i videogames, le tue analisi crictiche mostrano ogni volta un pensiero complessivo alle spalle che le rende immancabilmente gravide di spunti di riflessione e questo, bada bene, anche quando si fosse in disaccordo con le tue deduzioni finali. Io penso che un buon giornalista dovrebbe fare proprio questo, lasciando una porta aperta alle considerazioni dei lettori, cosa che tu fai, appunto e che invece io dimentico sempre, finendo solo con il pontificare.
L’accostamento che hai fatto in questo post è molto ardito, mettendo nel medesimo sottoinsieme di character gettati praticamente allo sbaraglio nei rispettivi universi cinematografici narrativi (Spider-Man nel Marvel Cinematic Universe e Batman nel DC Cinematic Universe), perché le analogie che evidenzi sono impeccabili, ma solo se viste dal punto di vista del marketing e della produzione di sceneggiature, ma ovviamente stridono in tutti gli aspetti dell’analisi dei diversi personsaggi e questo coraggio sappi che ti rende onore.
Come ben sai, io ritengo il MCU uno splendido morto che cammina, ovvero un esperimento perfettamente riuscito di universo narrativo condiviso ma al contempo condannato a morte dal decadimento entropico delle sue stesse cellule e questa sorta di zombie storytelling è un concetto spesso presente sia nei miei post (come quello sul cinema OGM) sia nei tuoi (come quello su Avengers Infinity War) ed oltretutto trova un’ottima sponda in mostri sacri del cinema come Spielberg (che in più di un’intervista hanno annunciato la prossima morte del genere superoeristico al cinema): per questo mi sono trovato recentemente a rivalutare l’obrobrio della supervisione ridicola (se non del tutto assente) dell’universo filmico della DC!
Anch’io come te non trovai allora e non trovo nemmeno ora così brutto Batman v Superman: Dawn of Justice (foss’altro per l’incredibile capacità di Snyder di cogliere sia la vecchiaia di Batman da un lato, sia l’aspetto messianico dell’alieno kryptoniano amico dei terrestri dall’altro), perdonandogli non solo il risibile titolo (al limite dell’offensivo, intelettualmente parlando), ma anche alcune semplificazione dello script e per questo, laddove gli altri esultavano, io ho pianto (quasi unico al mondo ed oggi un po’ meno solo dopo aver letto il tuo post così intelligente) alla notizia della defenestrazione del prode Zack dalla gestione del mondo supereroistico DC al cinema… Com’è che hai scritto nel tuo pezzo? «In Justice League si decide di fare tabula rasa ed il paranoico guardiano notturno diventa un buontempone che fa battute sulla propria disponibilità economica, svolge un servizio Uber per gli eroi dotati di poteri e aspetta che Superman risolva la situazione. Tutto il tormento che era emerso viene letteralmente azzerato». Perfetto, non lo si potrebbe scrivere meglio: applausi per te, Amulius.
Dopo aver visto l’inutile Black Panther di Ryan Coogler (ai fini della continuity della narrazione orizzontale di tutto il MCU di Capitan Kevin Feige, tutto il film si poteva riassumere in una battuta inserita in qualche dialogo di uno dei prossimi film di uno degli Avengers a caso e ci si sarebbe evitati questa sorta di revanscismo da ghetto 2.0 con un black power che fa ridere i polli e soprattutto i miei occhi non avrebbero visto l’orrido trattamento di scrittura a cui è stato condannato un personaggio potenzialemnte complesso come l’Everett Ross di Martin Freeman) ed il noioso Ant-Man and the Wasp di Peyton Reed (nel quale il massacro operato dal Moloch disneyano ha lasciato sul terreno i cadaveri dei valenti Edgar Wright, Joe Cornish e Adam McKay, dando le chaivi della writer’s room in mano al Chris McKenna del gommoso ed informe Jumanji: Welcome to the Jungle e dando vita ad un film che prova ad essere un sequel ipertrofico, con tanti/troppi antagonisti ma senza le idee chiare se non quella di non osare nulla) ho capito che se non allentano la briglia degli autori il tanto acclamato MCU rischia di schinatarsi al suolo da solo!
Al contrario, forse proprio l’assenza di una guida ed il caos anarchico di Sony e Warner (magari con l’arrivo di un genialoide come James Gunn, da mesi cortegiatissimo proprio dalla Warner) potrebbe creare dei capolavori con la stessa probabilità di merde incommensurabili…
Insomma, non ci si annoierebbe!
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Grazie per il commento (che in realtà è un vero e proprio articolo e non posso che apprezzarlo), sopratutto perché offre nuove prospettive, permettendo di soffermarci su qualche tematica (che poi è lo scopo di ciascun post sul blog: dare uno spunto, essere il primo step per un scambio di opinioni). Premesso che la tua definizione di MCU come “morto che cammina” è fantastica, così come la prognosi scientifica del decesso definitivo (che dopo Infinity War, come ben sai, ho cominciato a subodorare pure io, forse troppo tardi), io non vedo come Disney possa “allentare la briglia” sugli autori nei prossimi film, a meno che non decida di stravolgere un modello che ha garantito miliardi di incassi al botteghino. Ho visto sia Black Panther che Antman and The Wasp (entrambi oggetto di ampio plauso dal pubblico) e li considero dei film di intrattenimento discreti ma “dimenticabili” (Antman tra i due almeno fa sorridere, a differenza di un Black Panther che non si sa che direzione abbia voluto prendere, almeno secondo me) mentre penso che i due lavori di Snyder, pur al netto dei loro difetti, possano sopravvivere più a lungo al tempo e forse, chissà, essere rivalutati in futuro. Con Justice League per me il DCU è morto (non lo considero più nemmeno in fase “zombie”, ahimè), vedendo in tale pellicola un tentativo di imitazione del modello Marvel senza un minimo di inventiva e questo mi dispiace. L’idea di film singoli slegati tra loro potrebbe essere forse la soluzione per dare dei prodotti con un loro senso (a patto di ingaggiare autori e non mestieranti), anziché parti di una serialità cinematografica che sacrifica molti pezzi per 3-4 film corali. Il banco di prova potrà essere il famoso Joker di Scorsese con Phoenix. Ammetto di essere curioso ma di avere molta paura al tempo stesso. Se uno dei miei registi preferiti e uno degli attori migliori in circolazione dovessero stravolgere completamente il clown nemesi del pipistrello, non so come reagirei. E’ ovvio che abbia le aspettative a mille, questo è poco ma sicuro.
D’altro canto, c’è in campo un altro giocatore che non ha regalato ultimamente prestazioni eccelse (a voler esser buoni): Sony (e dire che aveva cambiato il genere con la saga di Raimi ma sembra passato un secolo). Il caos anarchico potrebbe rivelarsi un bene ma, in tutta sincerità, vedere sprecati personaggi villain come Venom in film solisti depauperandoli di Spiderman, mi sembra uno scempio. Pronto ad essere smentito e ad osannare l’ennesima prestazione superlativa di Hardy ma stavolta la vedo dura. Durissima.
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Grazie davvero per la risposta corposa e ricca di riferimenti come lo stesso post!
Direi che siamo sulla stessa lunghezza d’onda nelle considerazioni sul mondo cinematografico supereoistico: nessuno di noi due giudica in modo snobistico lo spessore delle trame o ne condanna la necessaria sospensione dell’incredulità, ma osserviamo con un doveroso distacco la deriva del ripetersi di cliché che finiranno per uccidere la creratura ed al contempo, pur tremando di fronte allo scempio che una gestione anarchica dei characters (vedi DC ma come dici tu soprattuto Fox e Sony), ci auguriamo che dal caos possa emergere il gioiello prezioso… In fondo è quello che accadde in campo fumettistico quando il geniale Frank Miller, in barba a qualsiasi continuity, scrisse e disegnò il sublime Batman: The Dark Knight (aka The Dark Knight Returns).
Quando a suo tempo uscì il misurato e consapevole action supereroistico (figlio di una tradizione cinematografica, nello stile del miglior 007 o della sua versione aggiornata di Jason Borne, fatta di riprese fisiche e lineari, di carrelli fatti corrrere sui binari e di stunt usati nel corpo a corpo) Capitan America Winter Soldier io salutai l’arrivo dei fratelli Russo come l’avvento del vero cinema dentro la fiaba del pur bravissimo Whedon, ma paradossalmente quando Whedon stava assumendo una deriva crepuscolare (come in Avegers 2), diventando “ingombrante” per il moloch disneyano, i Russo divvenero i nuovi creatori, ma già in Civil War (sia per la ripetizione ed il ricalco delle migliori sequenze del precedente Cap, sia per l’avvento del risibile circo nella scena dell’aeroporto) mi accorsi che il MCU si era trasformata in una grande, mervaigliosa, perfetta, fiaba clonata, dove ogni cattiveria ed elemento catarticamente malvagio era stato appiattito, come nella trasposizione che a suo tempo il veccho Walt fece delle favole dei fratelli Grimm e di Perrault, producendo immortali capolavori di animazione ma che non erano più davvero fiabe morali ma solo show moraleggianti.
Io penso che la vera arte sia più selvaggia e per questo ho considerato il picco assoluto di tutto il MCU il primo Guardians of The Galaxy, non a caso scritto e diretto da un ex-autrore satirico come James Gunn ed a ruota il primo incredibile Deadpool, perché in enrambi c’era la consapevolezza che non ci si poteva davvero prendere sul serio, che quegli eroi in realtà non erano tali, ma lo facevano senza sbeffeggiare ciò che era davvero serio, come invece è stato fatto nel pastrocchio a mille mani di JLA (Snyder che dirige castrato e poi Whedon che riscrive e ridirige): la Pepsi sarà sempre la numero 2 delle bibite gasate e dolci, perché cerca di copiare la Coca e questo la fa stare sempre un passo indietro, mentre un prodotto completamente nuovo avrà comunque una sua dignità, anche quando non venderà abbastanza da scalzare il podio del primo (io personalmente amo la Dr. Pepper, anche se non ci pasteggerei mai, nemmeno sotto tortura!).
Amo chiacchierare con te, ma non sempre ho tempo!!!
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