Fine anni ’90. I miei devono partire per qualche giorno ed io rimarrò per la prima volta da solo, a casa di amici di famiglia così potrò continuare ad andare regolarmente a scuola. Poche ore prima della partenza, mia madre mi fa un regalo. Un doppio regalo.

Un bellissimo modellino di Landspeeder (quello usato da Luke e Obi Wan su Tatooine, per intenderci) e poi lui. Il giocattolo di Han Solo. Oggi la chiameremmo “action figure” anche se per mia madre rimarrà sempre un “bambolotto”. Il piccolo Han mi guarda, col suo gilè nero, i calzoni grigi e la vistosa cintura cadente da un lato. C’è anche una piccola pistola da fargli impugnare. Ha la stessa aria strafottente che mi ricordavo di aver visto nelle videocassette che mi erano state regalate mesi prima. Si trattava della trilogia classica (ancora i prequel dovevano uscire) rimasterizzata proprio in vista degli episodi I-II-III da mr. Lucas. Non so come, ma mia madre aveva intuito (o forse aveva pescato a caso) il mio personaggio preferito. Un contrabbandiere solitario, un cowboy spaziale che finisce sempre nei guai e che con la sua parlantina e una certa abilità con le armi da sparo se la cava sempre. Dietro l’aspetto apparentemente menefreghista, si cela una persona con degli ideali, seppure sepolti a fondo molto bene. Era quanto di più lontano fossi io caratterialmente, eppure mi affascinava. Non sappiamo molto del suo passato, se non che è di norma inseguito da boss malavitosi che lo vogliono morto e che vanta una sincera amicizia con wookie di nome Chewbecca (che solo lui comprende). Particolare non da sottovalutare, è interpretato da un certo Harrison Ford che è riuscito a far capolino nelle due saghe cinematografiche della mia infanzia: Star Wars, appunto, e Indiana Jones.
Come avrete intuito, sono abbastanza legato al personaggio di Han Solo e a ciò che rappresenta. Nato per fungere da alleato dell’eroe Luke, non ha aspirazioni nobili né ha una fede nella Forza ma si basa solo su sé stesso. Il suo percorso, in parallelo con quello di Skywalker, lo porterà a cambiare, a maturare e a trovare la propria dolce metà, tra l’altro.
“Ragazzo, io ho girato la galassia in lungo e in largo, ho visto un sacco di cose curiose, però non ho visto niente che mi abbia convinto che esiste un unica onnipossente “Forza” che controlla tutto quanto! Nessun campo di energia mistica controlla il mio destino. Sono soltanto dei semplici trucchi e delle idiozie”.
Quando sono venuto a conoscenza del progetto di spin-off dedicato proprio al nostro Han, ho storto il naso. Due grossi problemi mi ponevo:
- riusciranno a dare corpo e spessore al passato di un personaggio che funziona benissimo anche con l’alone di mistero che lo accompagna?
- troveranno un degno interprete che non faccia rimpiangere troppo Ford?
In Solo – a star wars story la Disney c’è riuscita?
Allacciatevi le cinture, mettevi comodi nella cabina di pilotaggio del Millennium Falcon. Si parte per questa recensione dedicata alla pellicola sul contrabbandiere più famoso di una Galassia lontana lontana.
PREQUEL E PROBLEMI
Non è facile realizzare un buon prequel. Questa tipologia di film ha un vantaggio che è uno svantaggio al tempo stesso: lo spettatore sa già il punto di arrivo. Lo sceneggiatore deve essere abile nel condurre una trasformazione del personaggio. Se sappiamo che nel futuro l’eroe avrà determinate caratteristiche, il prequel deve riuscire a non mostrarcele subito, anzi. Deve solo farle intravedere all’interno di un personaggio più “grezzo”, svezzando il protagonista piano piano. In tal modo chi guarda la pellicola è coinvolto nella crescita e maturazione di una figura i cui tratti conosce benissimo, restando incuriosito del “come” quelle peculiarità sono state acquisite. Ora, Han Solo ha dei tratti ben precisi. Se vogliamo nemmeno tanto originali ma questo non necessariamente è un problema, non tutti i personaggi devono avere chissà quante sfaccettature inedite o ardite. Da un lato c’è Harrison Ford a dargli anima e corpo per ben 4 pellicole, dall’altro ci sono gli eventi a fianco di Skywalker e co. nei quali Solo agisce. Han è un duro, un uomo tutto d’un pezzo. Sbruffone, con una certa dose di ironia, apparentemente legato solo al proprio profitto e al non finire in galera o ucciso da imperiali/Jabba the Hut/ altri boss malavitosi. Compito di “Solo” sarebbe stato mostrarci come l’Han giovane diventa l’Han che conosciamo. In questo ci riesce solo a metà, purtroppo.

UN VIAGGIO GALATTICO NON MEMORABILE
La trama è molto lineare ma non è questo il punto centrale. Il problema è che non ci sono grandi eventi che plasmano il piccolo criminale Han che vuole diventare “il miglior pilota della Galassia” e, sopratutto, quelle poche cose che succedono sono troppo, troppo prevedibili. In sala io e un mio amico ci davamo un’occhiata o sussurravano i colpi di scena telefonatissimi che sarebbero avvenuti davanti ai nostri occhi nel giro di qualche minuto. E non ne abbiamo sbagliato uno. Il ritmo è discreto e la storia si lascia guardare ma…è tutto dannatamente banale. Easter Egg a volontà (ci mancherebbe) ma non c’è mai un valore aggiunto che faccia sobbalzare dalla sedia. Il passaggio da fuorilegge ingenuo a piccolo Han Solo è quanto di più scontato voi possiate immaginare, con una scena che avrebbe dovuto essere carica di pathos nel finale ma che finisce per essere telecomandata come poche. Ed è un peccato, credetemi. Avrei voluto sobbalzare sulla poltroncina e avere la pelle d’oca come in Episodio VII-VIII e Rogue One ma con Solo mi è rimasto il retrogusto di vedere un film su Netflix basato su un determinato franchise ma povero di spessore.

Anche il cast ha dei problemi: se i personaggi di contorno sono ottimamente interpretati (da Bettany in versione villain al mentore Harrelson, passando per un simpatico – ma con poco minutaggio – Glover nei panni di un giovane Lando Clarissan), il duo Han Solo – Kira non è all’altezza. Alden Ehrenreich se la cava meglio di quanto mi sarei aspettato ma è evidente che non può reggere da solo il film e, non essendo supportato da una grande sceneggiatura, finisce per eclissarsi quando condivide la scena con i personaggi di cui sopra.

Quanto a Emilia Clarke, penso che nei panni di una femme fatale si sarebbe potuto e dovuto scegliere di meglio. La solita mono-espressività che non aggiunge nulla ad un personaggio che dovrebbe essere l’archetipo dell’ambiguità ed alla base di una crescita caratteriale e sentimentale di Solo. Non sono problemi da poco e, ripeto, questo è un gran peccato. Ci sono tutte le attenuanti del caso, vuoi perché si tratta di prequel, vuoi perché si coinvolge un personaggio iconico come Solo, ma questo non può rendere questa pellicola un ottimo film, salvandola dalla mediocrità nella quale aleggia.

Lo stesso regista, quel Ron Howard che mi ha regalato uno dei miei film preferiti come A Beautiful Mind e altri buoni lavori (penso, ad esempio, a Rush o a Heart of the Sea) non è stato capace di sollevare il film con scene epiche, pur trovando di tanto in tanto inquadrature suggestive. Se doveva richiamare un western, mi sarei aspettato qualche ammiccamento al genere ma, a parte un assalto al treno e un duello che dura un battito di ciglia, c’è poco altro. Solo non ti trascina ma ti tiene per mano durante un viaggio tranquillo, troppo tranquillo. Ciò non significa che Solo sia un film orribile ma, secondo me, è un’opera che non può sedersi allo stesso tavolo di tutti gli altri film della saga e Rogue One. Quest’ultimo, pur avendo epurato la tematica propriamente “jedi” aveva un carattere e un respiro decisamente riusciti, con l’idea del sacrificio di una suicide squad di disperati per un bene più grande. In Solo scopriamo come Han ha ottenuto il Millenium Falcon, il perché della “rotta di Kessel in meno di 12 parsec”, la conoscenza con Cwebe e Lando e i primi passi nel mondo criminale. Punto. Un insieme di risposte non accompagnate da una adeguata “personalità” data, vuoi dall’attore, vuoi dalla scrittura stessa.

“SOLO” UNA STAR WARS STORY
L’ultimo film dell’universo di guerre stellari è quindi una pellicola tiepida, pur donando allo spettatore due ore di visione godibile tra un colpo quasi impossibile, mostri spaziali ed inseguimenti a colpi di laser. Non lascia il segno. Han Solo avrebbe meritato qualcosina di più. Si è trattato solo di una gitarella a bordo del Millennium Falcon per due orette. Poco altro.

P.S. Un esempio di prequel riuscito che abbia caratteristiche simili? Casino Royale. Lo 007 comunemente inteso ha alcuni tratti non dissimili da quelli di Solo. E’ un duro, tendenzialmente misogino, eccellenti abilità belliche e di improvvisazione, parlantina sciolta con una ampia dose di ironia. Quando è iniziata l’era Craig, si optò per narrare le origini del più famoso agente segreto. Anche in quel caso si ponevano dei problemi col vantaggio di partire da una base letteraria (l’omonimo libro di Fleming). Il risultato è stato un Bond che ha un ben preciso sviluppo lungo il corso di tutta la pellicola, da agente impulsivo e anche un pò ingenuo, ad una versione acerba ma riconoscibile dello 007 a noi noto che fa capolino nell’ultima scena del film. Anche in Casino Royale c’è una femme fatale, un personaggio che ha lo scopo di rendere evidente il cambiamento del protagonista. Con la piccola differenza che Vesper Lyndt, oltre ad essere scritta infinitamente meglio della Kira di Solo, è stata interpretata da Eva Green. Scusate se è poco.
P.S. 2 Se volete approfondire in maniera più specifica le dinamiche cinematografiche dietro a sequel,prequel,spinoff, segnalo gli eccellenti approfondimenti di kasabake che ho avuto il piacere di leggere. https://kasabake.wordpress.com/2018/04/03/sequel-prequel-remake-reboot-e-saga/
P.S. 3 Si, preferisco chiamarlo Han, piuttosto che l’italianizzato Ian. De gustibus.
P.4. Si è molto parlato del mancato casting di Anthony Ingruber (qui un video in cui si cimenta in una imitazione di Han Solo https://www.youtube.com/watch?v=q7xWJHXY8ws&feature=share). Ora, non so se abbia o meno qualità recitative degne di nota ma di sicuro è più somigliante di Ehrenreich. Il grosso problema, secondo me, è che quest’ultimo non abbia il carisma e il magnetismo “alla Ford” per poter sopperire un minimo ad una sceneggiatura barcollante.

Ho fatto bene a non vederlo?
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Mah, su questo non posso risponderti. Non è un brutto film, ne ho visti di peggio. Quello che stona è che un film appartenente all’universo di Star Wars sia un film senza infamia e senza lode. Se ti interessano easter eggs e fan service, ne trovi a volontà. Se cerchi una trama decente e una certa costruzione del personaggio, questo non è il film giusto.
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Io sui nuovi film disney dell’universo star Wars ormai sono prevenuto. L’unico che mi è piaciuto è stato rogue one.
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Rogue One io l’ho apprezzato moltissimo, anche se non ho disdegnato gli altri. Rimarrà l’unico spin-off valido? Se dovessero sceneggiare malamente un ipotetico film su Kenobi con McGregor, sarebbe lo scempio definitivo. Se opteranno per Boba Fett (più ne parlo e più mi sembra un’idea con poco senso), voglio vedere che prodotto tireranno fuori.
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Secondo me Anthony Ingruber ha fatto un ottimo lavoro come doppiatore per Telltale però non riesco a immaginarlo nei panni di Solo…
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Chi ha doppiato? Questa non la sapevo!
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Joker nelle due stagioni che Telltale ha dedicato a Batman :).
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Eh eh, è proprio destino che attorno a Star Wars ci sia sempre il Joker (penso al superbo lavoro di Hamill nei panni del clown sia nella splendida serie animata che nella saga videoludica Arkham).
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Mi sa che il mio commento è finito nello spam…
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Verifico subito!
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Negativo, non è nello spam. Si sarà perso nella rotta di Kessel?
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Boh…
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Adesso te lo rinvio…
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Nel mio post, mi ero preso poche righe per dire comunque che avevo apprezzato molto il film di Solo, quindi sapevi che un commento come quello che ti sto per sciorinare sotto ti sarebbe arrivato, giusto?
Perciò, bando alle ciance e diamo fuoco alle polveri!
Carissimo Amulius, anzitutto grazie del link alla pima parte del mio percorso sul cinema OGM, citazione assolutamente non d’obbligo da parte tua ed enormemente gradita! Che tu fossi un gentleman te l’ho sempre detto, ma ultimamente hai superato i Kingsman!
Detto questo, sono comunque ogni volta colpito dalla potenza delle tue argomentazioni e dalla retorica (nel senso più alto del termine, quella che ossia concerne la disciplina del sapere scrivere e parlare in modo eloquente ed efficace e non certo in quello volgare di vana ricerca artificiosa di far prevalere le proprie ragioni) con cui le esponi e la cosa mi affascina e mi scombussola assieme, specie quando la tua sicumera si verifica in occasioni di film assai divisori!
Infatti quello di Solo è un film su cui sin dall’inizio si sono concentrate le attenzioni quasi morbose dei fan e degli appassionati di cinema, sia per il terrore che un personaggio iconico (tale più per l’impatto visivo sull’immaginario degli spettatori storici, come me e te, che non davvero nella realtà romanzesca) venisse massacrato, sia per il desiderio in ogni caso di vedere finalmente raccontate sullo schermo quelle avventure della giovinezza dal personaggio tanto strombazzate, ma di fatto solo narrate a voce e mai mostrate da alcun regista o sceneggiatore (su questa discrasia ruoterà il film, sia teorico sia conclusivo).
Siamo così arrivati proprio al nocciolo della questione che ha spinto moltissimi a stroncare questo film senza alcun appello ed in modo davvero miserando, altri ancora (forse i più normalmente senzienti e moderati, come te o il blogger di lungo corso Serenate Cinematografiche o Butcher di Mad Dreams o la critica Martina Volontè ed altri che non cito ma stimo profondamente) descriverlo come mediocre ed infine una sparitissima pattuglia di quattro gatti (come me ed il già citato nel mio post Luigi Calisi) che ha promosso Solo a pieni voti: ciò che ha creato queste distinzioni è l’aspettativa e la considerazione di cosa fosse il character di Han Solo.
Vedi, non sono cieco e ciò che è brutto resta brutto, così come una cosa fatta male (sempre che non sia realizzata tale a bella posta e per un motivo sensato) resta una cosa fatta male, come la fotografia di questo film, che fa schifo (un’alternanza di blu e di grigi piattissimi ed infastidenti) o come tutta la parte del plot cucita addosso alla Qi’ra di Emilia Clarke (poverina, già fuori dal ruolo di madre dei draghi non è che sia questo portento di attrice, ma qui le hanno dato un copione impossibile!), ma per il resto c’è stato un vero gioco al massacro, una specie di reastaurazione post-napoleonica volta a schiacciare tutto quello che sarebbe dovuto essere Solo ovvero un inno all’anarchia ed alla follia, un esempio di libertà creativa che la coppia geniale e folle di Phil Lord e Christopher Miller (coloro a cui si devono gioielli come Cloudy with a Chance of Meatballs, 21 Jump Street, The LEGO Movie) aveva provato a mettere in piedi finché mamma Disney ha detto stop!
Licenziato il loro montatore di fiducia e sostituito con un veterano di assoluta e provata fede (Pietro Scalia, uno dei baroni del cinema), stracciata tutta la parte della sceneggiatura in cui il character di Han Solo appariva una versiona diabolica dei vecchi personaggi di Jim Carrey, richiesta di affiancare un maestro di recitazione ad Alden Ehrenreich (nemmeno fosse un bambino) e soprattutto l’imposizione di una sorta di cabina di regia “ombra” con papà e figlio Kasdan a controllare che Lord e MIller rientrassero nei ranghi… Quella rivoluzione non doveva aver luogo e così fu schiacciata dallo stivale della produzione… Finchè i due creativi registi si licenziarono ed all’ultimo momento viene chiamato Ron Howard, direttore addomesticato, artigiano bravissimo (il suo The Beautiful Mind è un capolavoro) ma quasi sempre privo di quella scintilla anomala e oscura che fa brillare il genio di riflessi neri dietro alla luce bianca, l’uomo che le majors chiamano quando bisogna calmare le acque (come fece la Sony quando addomesticò tutti i plot tratti dai romanzi di Dan Brown).
Insomma, tutti gli appassionati di cinema non vedevano l’ora di vedere cosa sarebbe diventato quel film, nato per essere una sorta di The Mask nell’universo Star Wars, che avrebbe preso a pesci in faccia la storia del passato di Han (perché, si sappia, la sua storia non esisteva, era fatta solo da chiacchiere da bar e bugie da pescatore, per un personaggio quasi abbozzato da Lucas e che deve il 99% del suo potere narrativo alla sola presenza fisica di Harrison Ford, che ha davvero regalato al cinema uno degli eroi migliori di tutti i tempi ed assolutamente insuperato da tutti gli altri perosnaggi che si sono susseguiti nel corso della saga, con eccezione di Palpatine) e poi il nulla per mesi…
Quando uscì il film, il mondo era diviso tra coloro che si aspettavano tanto (non saprei come, visto il travaglio produttivo), coloro che comunque speravano che non avessero stravolto troppo il personaggio e coloro (i famosi quattro gatti) che invece speravano fosse la cosa più lontana da Star Wars mai prodotta: ora, da esperto signore del tempo e dello spazio (dopo le tue digressioni sul Dr. Who, lo sei di diritto) quale tu sei, fai le somme e vedrai che il film, questa specie di B-Movie in salsa western, mezzo guascone, mezzo eroe, con un Donald Glover che ha regalato un Lando Calrissian da urlo e soprattutto un sentimento di amicizia come chiave di lettura dell’intera storia, non poteva non piacermi!
Il bello di quel che dico è che non contraddice nessuna delle tue affermazioni e questo perché il film non era nato in realtà per essere un prequel (quindi con la necessità esatta di rispettare quella regola che tu hai perfettamente enunciato e che meriterebbe di stare in un manuale di cinema «[in un prequel] lo spettatore sa già il punto di arrivo. Lo sceneggiatore deve essere abile nel condurre una trasformazione del personaggio. Se sappiamo che nel futuro l’eroe avrà determinate caratteristiche, il prequel deve riuscire a non mostrarcele subito, anzi. Deve solo farle intravedere all’interno di un personaggio più “grezzo”, svezzando il protagonista piano piano. In tal modo chi guarda la pellicola è coinvolto nella crescita e maturazione di una figura i cui tratti conosce benissimo, restando incuriosito del “come” quelle peculiarità sono state acquisite»), ma una variazione sul tema, poi abortita e ricondotta a forza in un plot senza cuore (perché se da un piatto di cucina nato per essere piccante togli a forza gli ingredienti piccanti, non può uscire un piatto bilanciato!).
Come in una bellissima donna (tipo Charlize Theron) presa a pugni e riempita di lividi (come il suo personaggio in Atomic Blonde), dietro gli zigomi tumefatti e l’ombretto scolorito si riesca comunque ad intravedere il sex-appeal, così per me in questa creatura cinematografica massacrata di botte dalla Disney si vede ancora la voglia di divertimento, un po’ caciarone, un po’ folle ed un po’ infantile.
Pensi sia possibile giudicare lo stesso film in modo tanto diversi ed avere ragione entrambi? Per me si.
Con stima e rispetto, un abbraccio.
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Grazie del tuo commento-analisi! Io forse sono condizionato dal mio “amore” per il personaggio che ha il “problema” di essere inevitabilmente legato all’attore che, come hai giustamente evidenziato, è diventato quasi tutt’uno con Solo. La verità è che, io per primo, non mi aspettavo granché proprio in virtù di tutta la produzione travagliata che ho seguito di tanto in tanto sui forum e sul web in generale. Il fatto è che, malgrado stavolta (la prima volta nel 2018 mi vien da dire) sia andato in sala con aspettative basse, il film mi abbia un pò lasciato l’amaro in bocca per quel che poteva essere e non è stato. La domanda che occorre porci è: Rogue One è stata un’eccezione alla regola e tutti i futuri spin-off (si parla di quello su Boba Fett e non so se riderci o mettermi le mani nei capelli) saranno della qualità di questo Solo oppure no? Se ci fosse stata la Charlize Atomica (od anche l’Emily Blunt neo-Mary Poppins), al posto della Khaleesi fuori luogo, già la pellicola ne avrebbe giovato (e non solo esteticamente), eh eh ma sarebbe rimasto intatto il problema della sceneggiatura traballante in ogni aspetto (trama e dialoghi). Di sicuro trovo esagerato urlare al boicottaggio sul web o fare paralleli tra questo Solo ed Episodio VIII che non hanno niente, ma proprio niente in comune. Qualsiasi fan di Star Wars secondo me ha dei motivi per vederlo, forse non uscendo dalla sala soddisfatto e col sorriso sognante degli altri titoli. Per me è la prima volta che succede e forse questo mi ha impedito di intravedere il film divertente e caciarone che hai, come di consueto, brillantemente esposto nel commento.
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Ah, Amulius, se solo anche nella vita di tutti i giorni si potesse parlare con la stessa amabile serenità e rispettosa eleganza che io e e te teniamo su WordPress… Ed invece ogni discussione su qualsiasi argomento, sia al bar che nelle bacheche dei social, diviene sempre uno scontro all’ultimo sangue tra opposte tifoserie, come se anche noi italiani fossimo di colpo diventati dimentichi di tutta la tradizione filosofica che ci proviene direttamente dall’antica Grecia, attraverso la Roma repubblicana ed imperiale ed infine ai maestri liberali del XIX e del XX secolo (tra l’altro il mio prossimo post verterà proprio sul narcisismo dei millennial, colpevolizzando la generazione dei loro genitori)…
Ma, tant’è! Teniamoci strette le nostre belle discussioni ed andiamo al punto: cosa ci riserva il futuro di questo franchise?
Ecco, riprendo in mano le parole che sul medesimo argomento mi sono scambiato pochi giorni or sono via FaceBook con Butcher, altro blogger da me stimatissimo e che come te ha preferito immensamente di più lo spin-off di Rogue One al pseudo-prequel Solo ed in quella chat entrambi concordammo che tutto dipenderà dallo spessore, dalla grinta e dall’autorevolezza degli artisti in gara: in Star Wars, così come nel MCU, i coordinatori dei franchise (con tutto il distinguo da un lato della doppia anima Disney & Lucas presente in Star Wars, rappresentata dalle figure di Abrams e Kennedy, mentre dall’altro la più granitica conduzione di Kevin Feige della Marvel) hanno di fatto creato due binari paralleli nel loro storytelling dei vari film, con la strada principale tracciata dai due filoni degli Episodi (in Star Wars) ed Avengers (nel MCU), affiancati dagli episodi più personalizzati sui singoli characters, lasciando quindi una specie di libertà creativa ai vari artisti nel produrre opere quasi (ripeto, “quasi”) sperimentali…
E’ così che uno sceneggiatore rampante e metropolitano come Edgar Wright potè creare un film quasi compeltamente di genere heist in salsa british (in fase di lavorazione, purtroppo, infinitamente derubricato ed appiattito) come Ant-Man ed è sempre così che un genio come Gareth Edwards produsse un kolossal dove tutti (tutti!) gli eroi morivano suicidi come l’indimenticabile Rogue One!
Perciò il futuro dipenderà solo dal coraggio della Disney e dalla qualità dei nomi messi in gara nei vari spin-off (per esempio, è evidente che il prossimo film su Ant-Man e Wasp sarà interlocutorio e non incisivo, avendo la Marvel tolto ogni autore trasgressivo dalla quella speciica writer’s room), perché i filoni tradizionali procederanno senza grossi scossoni né di trama né di resa finale… Ci pensi se davvero Tarantino dovesse scrivere e girare uno Star Wars? Che roba…
Tutto sommato, una previsione ottimistica, no?
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Se mettessero Tarantino, non oso immaginare le folle oceaniche di boicottatori fan di star wars “ortodossi” pronti a dichiarare guerra alla Disney! Se non altro sarebbe sicura la presenza di maestro Windu: ce lo vedo bene con la spada laser a recitare il passo biblico di Ezechiele. 😁
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Siii, che immagine meravigliosa che hai evocato…! Abbiamo ancora la libertà di sognare, no?
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Come avrai letto a me il film è piaciuto molto, ma capisco perfettamente il tuo punto di vista. Anche perché il mio giudizio deriva in buona parte dalle bassissime aspettative, completamente ribaltate durante la visione.
Aggiungo solo che, sulla questione Lord/Miller, prima di vedere il film ero già pronto a parlare di “rimpianto” per la versione di “Solo” che non vedremo mai. Tuttavia, visto il risultato finale portato a casa da Ron Howard, mi limito a parlare di “curiosità” – innegabilmente i due avrebbero portato la saga su territori veramente inesplorati.
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Effettivamente non sapremo mai cosa avrebbe combinato la coppia al comando. Se vogliono proseguire la “Solo saga” (avevo letto da qualche parte che potrebbe essere una trilogia e ciò spiegherebbe il finale e la comparsa di una vecchia conoscenza), mi aspetto una scrittura un pochino superiore, però. Non so se il flop al botteghino cambierà i piani o meno, alla fine è sempre il mercato a dettare la linea…
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In omaggio alla coppia di fuori di testa Lord & Miller, gousto per resatre seri…
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Bellissimo! Ahahah
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Vero? 🙂
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Dai, Star Wars VII è molto peggio!
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La differenza tra Solo ed Episodio VII, è che il secondo ha degli attori che interpretano i protagonisti mentre per Solo non si può dire altrettanto (solo i comprimari se la cavano). Comunque entrambi non valgono un’unghia di Rogue One che rimane, per me, il top.
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