Avengers: Infinity War – il conto di Thanos

E’ tutta una questione di prezzo. C’è sempre uno scotto da pagare e questo film, che rappresenta un vero e proprio manifesto del tipico film Marvel in tutti i suoi pregi come in tutti i suoi difetti, è l’emblema del sacrificio necessario per ottenere un ambito premio: il miglior cinecomics firmato Marvel. Bando alle ciance e con la stessa solerzia che mostrano i Figli di Thanos, caliamoci nel mondo di questo Avengers: Infinity War.

 

IL CONTO DI THANOS

Ci eravamo lasciati col finale di quel carrozzone caotico chiamato Thor Ragnarok e proprio da tale epilogo che Infinity War prende le mosse. Dalla prima inquadratura fino ai titoli di coda (anzi, fino alla scena post credits) questo magnifico viaggio nel fantastico mondo marvelliano riesce ad appassionare e a collegare le molte linee narrative senza mai annoiare o avere brusche frenate quanto a ritmo (le due ore e rotte scivolano che è una bellezza). Non era facile evitare il caos eppure, con mio stupore, i fratelli Russo e co. ci sono riusciti. Chapeau.

Tutto è nel pieno stile Marvel: scena drammatica-epica – comic relief (battuta e/o stacco su un qualsiasi dei Guardiani della Galassia) – nuova scena drammatica e via così. Il bello è che la formula funziona (salvo qualche battuta eccessiva o non riuscitissima ma sono rari casi) e tutto quell’impossibile coacervo di eroi provenienti da pellicole diverse spalmate in 10 anni di universo cinematografico condiviso riesce a reggere, regalandoci un prodotto incredibilmente omogeneo. Stavolta le cose si fanno tremendamente serie e il Titano pazzo Thanos entra in campo per prendere (finalmente, oserei dire, dopo mille richiami e scene post credits) con le sue manine giganti le famose gemme da incastonare nel guanto dell’infinito. L’avventura spazia su pianeti diversi e mescola ambientazioni tipicamente spaziali a quelle terrestri, con un occhio di riguardo per la terra di Wakanda. Ci sono tutti (o quasi): dagli Avengers storici fino alle new entries dell’ultimo  triennio (Spiderman, Pantera Nera). L’impresa che devono affrontare i nostri beniamini è, manco a dirlo, di portata titanica. Non solo Thanos è immensamente potente ma anche i suoi sgherri non scherzano, seppur pecchino di mancanza di qualsivoglia background (ma  forse sarebbe stato chiedere troppo ad un film Marvel).

Peter Parker è l’emblema dello spettatore quando si ritrova ad osservare i supereroi preferiti nello stesso film.
Credits to Unilad

Nella sua follia il supervillain violaceo con le sembianze di Josh Brolin semplicemente vuole sacrificare metà universo per la sopravvivenza dell’altro. Un prezzo da pagare salato non solo per le innocenti vittime dei suoi massacri ma anche per Thanos stesso. Finalmente, dopo anni, abbiamo un cattivo che ha un minimo di spessore che non è solo tirapugni parlante. La strada imbroccata con Zemo prima e Avvoltoio poi ha fatto un ulteriore step in avanti. Stavolta troviamo un briciolo di sentimenti, di umanizzazione nella tostissima nemesi degli Avengers che la rende più profonda di tutta la carne da macello che l’aveva preceduta (escluso ovviamente Loki che non è nemmeno un “villain” in senso classico). Un personaggio riflessivo e acuto al punto giusto per poter prendere di sorpresa gli eroi che tanto conosciamo. In particolare, la trama avrà un perno centrale in una questione che coinvolge i Guardiani della Galassia che, risate e battute continue a parte, rappresentano uno dei nodi più importanti dell’intreccio di questa grande storia. L’idea del sacrificio, dello scotto da dover sostenere per raggiungere il proprio obiettivo è uno dei temi portanti di questa guerra dell’infinito. Che si sia titani dalle idee malsane o eroi che sono disposti a farsi ammazzare dalla persona amata, non importa. Ciò che conta è il bene superiore che va oltre la singola esistenza o serenità dell’individuo in questione. Cosa sareste disposti a sacrificare per l’obbiettivo supremo?

Quel simpaticone di Thanos. Salomonico a dir poco.

 

IL COSTO DELL’UNIVERSO CONDIVISO

Il prezzo da pagare non riguarda solo i personaggi che corrono, soffrono, si menano e cadono sul grande schermo ma  riguarda anche chi sta dall’altra parte, seduto sulla sua poltroncina con in mano un secchio di pop-corn e una bibita zuccherata mentre osserva attonito e divertito lo spettacolo al cinema. Per arrivare ad un film che miscelasse epicità (seppur sempre declinata in una salsa solo apparentemente tragica e drammatica, visto il pubblico-target al quale mira e non potrebbe essere altrimenti) con una sceneggiatura che non barcolla (sia per la gestione delle varie storie, sia per quanto concerne la condotta e le motivazioni del cattivo di turno),il tutto condito da leggerissimi mutamenti stilistici (ma con un tono di fondo uniforme a fare da collante al tutto), ci sono voluti 18 film. 10 anni e alcuni film non riuscitissimi sono serviti per giungere alla epica battaglia finale (o doppia battaglia, ad essere precisi) ed inserire tutta una serie di eroi che, seppur provenienti da contesti anche molto diversi, potessero parlare lo stesso “linguaggio”.  Nel passato decennio di film Marvel con una loro impronta autoriale e con una forte personalità ed impronta propria ne abbiamo avuti pochissimi. E non poteva essere diversamente se si voleva, da un lato costruire più saghe contemporaneamente e dall’altro condurre tutti quanti al gigantesco show-down di Infinity War senza bruschi mutamenti di registro. Il modello Marvel ha preso piede e ha uniformato pellicole su pellicole supereoristiche, portandosi dietro i pregi (il tono leggero e scanzonato, continui rimandi tra pellicole) ed i difetti (assenza di villain degni di questo nome, fotografia e regia di norma anonimi per non parlare dell’assenza di colonne sonore quantomeno memorabili). L’esempio più lampante di ciò è stato proprio nella c.d. fase 3 del MCU con la contaminazione galattica dei Guardiani addirittura nella saga del figlio di Odino, Thor. L’eroe che più di tutti era nato in toni decisamente aulici (per lo standard Marvel, ovviamente) con il primo capitolo firmato da Branagh, è finito per essere protagonista di una space-comedy di supereroi. Pensiamo pure a Spiderman che, entrato in corsa nel progetto, ha stretto un legame molto particolare con Stark (ma sacrificando qualsiasi riferimento alla genesi e alle motivazioni post morte di Zio Ben). Per far quadrare il tutto, per cuocere ogni elemento di questo minestrone nella giusta dose e alla corretta cottura, qualcosa è andato perso e, alla fine dei conti, film che considero meritevoli di plurime visioni si contano sulle dita di una mano nel ventaglio dei diciotto film totali. Il resto è film “usa e getta”, soprattutto nel caso dei sequel delle varie saghe. Infinity War si staglia di gran lunga come il Film del MCU ed uno dei migliori cinecomic in circolazione. Scene d’azione girate magistralmente, spettacolari ma non caciarone, una cura al dettaglio tale da consentire ad ogni eroe principale il giusto spazio senza perdersi in momenti di stanca o di spiegoni. Un gran bel film, è indubbio.  Dobbiamo ricordarci però che dietro al grande Thanos e alla gigantesca rappresentazione di un bellissimo live action appassionate e divertente per chiunque sia almeno un pò un bambino dentro, c’è l’imbarazzante Ronan che viene sconfitto da un balletto, c’è un Malekith privo di spessore , un Whiplash orripilante in Iron Man 2, uno zoppicante Age Of Ultron etc. etc..

Come direbbe Thanos, sono stati  – forse – sacrifici necessari,  film e personaggi immolati per costruire un grosso universo che ha settori più annacquati e insipidi di altri. L’edificio sul cui terrazzo ci godiamo lo splendido scontro col titano pazzo è costruito su quelle basi, per quanto non perfette e talvolta anche deprecabili (qualcuno ha detto Thor Ragnarock o Iron Man 2?).

Ancora una volta è Tony Stark il cuore dell’MCU. Del resto tutto è iniziato con Ironman.

 

IL PREZZO DI INFINITY WAR

Infine, occorre esaminare quali saranno le conseguenze di questo Infinity War. Quale sarà il suo “prezzo”, che cosa ci porterà via. Dopo la visione, sono ancora più convinto che questo sia il vero e proprio canto del cigno di questo modello di cinecomic. Più di questo, sia per la realizzazione prettamente tecnica che per il fatto di coinvolgere decine di supereroi contro una super-mega minaccia cattivissima, non è possibile fare. L’apice del film marvel  per antonomasia è stato raggiunto ed ora si potrà solo scendere o cambiare totalmente registro in qualche modo. Dopo aver fatto

  1. unire eroi provenienti da pellicole diverse (Avengers 1 e 2)
  2. combattere gli eroi tra loro (Civil War)
  3. fronteggiare in gran numero una minaccia cosmica (Infinity War)

cosa resta?

Infinity War è tipicamente marvelliano anche per un finale che ci lascia in trepidante attesa del sequel. E’ interessante notare che dal primo Avengers a questo (passando per Age of Ultron) il finale aperto è sempre stato via via più preponderante e non solo limitato a qualche secondo di scena dopo i titoli di coda. Questo Avengers, infatti, citando le parole di Ramazzotti “no, non può finir così” e lascia lo spettatore con la mascella a terra con un bel cliff-hanger in attesa del sequel l’anno prossimo. Abbiamo 12 mesi per fare le nostre belle teorie nerd e trovarci nel mentre a vedere altri cinecomic che, purtroppo per loro, se non cambiano totalmente registro, con questo Infinity War non potranno reggere in alcun modo il confronto.

Come poche altre pellicole, questo Avengers: Infinity War invoglia a rivederlo al cinema ancora una volta. Marvel, questa volta mi hai convinto, grazie per avermi regalato quel genuino stupore che nei cinecomics non riuscivo più a provare.

 

P.S. Per me ha la miglior fotografia vista in un film Marvel.

P.S. 2 Cosa sarebbe questo film con le musiche di Zimmer o, comunque, con una colonna sonora top? Purtroppo il comparto sonoro è sempre stato abbastanza bistrattato in casa Marvel, al contrario della rivale WB-DC.

P.S. 3 In due casi è scesa la lacrimuccia. Chi l’avrebbe mai detto?

P.S. 4  Qualcuno salvi Bruce Banner. E’ da Thor Ragnarock che spara battute su battute. Ridateci Hulk, almeno un pochino, grazie.

Qualcuno salvi Bruce Banner. Di questo passo rischia di diventare il Boldi dell’MCU.

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