#Sharingbooks – Fantasia: storie fantastiche e dove trovarle

Salve popolo! Sono stato coinvolto in un un tag molto intrigante (ringrazio Baylee de la siepe di more) che ha il fine ultimo di far conoscere sul web il maggior numero possibile di letture. Potevo mai rinunciarvi? Ne ho approfittato per recensire due meravigliosi libri ai quali tengo non poco. Andiamo con ordine, prima di tutto le regole del tag:

Per un mese, ogni lunedì viene scelto un tema e tutti i post della settimana devono riguardare quell’argomento.

Il post deve segnalare tre libri in tema con l’argomento del giorno e (opzione facoltativa) comprendere una citazione tratta da almeno uno dei libri.

Si dovrà quindi scrivere l’hashtag dell’evento, cioè #sharingbooks e il tema della settimana.

Dulcis in fundo, si dovrà taggare tre persone che a loro volta potranno, se lo desiderano, scrivere un post sullo stesso argomento con la stessa struttura. In ogni articolo uno dei libri dovrà essere ripreso dal post della persona che vi ha taggato, mentre gli altri due dovrete aggiungerli voi.

L’evento è iniziato lunedì 2 aprile, e terminerà il 29 aprile.

Il tema capitatomi è la Fantasia.

Insomma, proprio un argomento piccolino (grazie ancora Baylee, eh eh). Non è stato affatto semplice scegliere quale libri includere in questo post, dato che buona parte della mia libreria è occupata da libri “fantastici” (molti dei quali in tutti i sensi). Ho sempre amato la lettura di evasione, la possibilità di andarmene in qualche landa diversa a vivere avventure straordinarie, seguendo imprese più o meno disperate di inconsapevoli eroi. Allo stesso tempo, come è possibile non cedere al fascino delle correnti dello spazio, degli intrighi spaziali, dei robot e delle loro leggi? La mia anima fantastica è quindi divisa in due: metà fantasy, metà fantascienza. Non fatemi scegliere, sarebbe come dire “vuoi più bene alla mamma o al papà”?

 

WALTER MOERS – LE TREDICI VITE E MEZZO DEL CAPITANO ORSO BLU

Le tredici vite e mezzo del capitano orso blu di W. Moers

Con riguardo al fantasy, col tempo sono diventano molto selettivo, ritengo che spesso ci si trovi davanti ad un copia – incolla dell’imprinting tolkeniano oppure di storie spesso tirate molto per le lunghe, solo per dare spazio all’ennesima “saga”. Non è facile destreggiarmi e scegliere in quale lettura cimentarmi quando ho “fame” di fantasy, genere che negli ultimi anni (forse sospinto anche dai successi cinematografici di Peter Jackson) ha mostrato un’ipertrofia tale da occupare sezioni di librerie colme di racconti di elfi, nani, maghi assortiti. E’ un genere “ di moda”. In questo universo colossale non mancano le perle e dei maestri del genere. Parlo di Sanderson, Ericsson (senza andare più indietro nel tempo coinvolgendo i mostri sacri quali Tolkien e Jordan) e di quegli scrittori che hanno dato tinte più crude e meno da high fantasy quali Martin e Turtledove. Occorreva scegliere un libro che potesse trasmettere quel sense of wonder capace di farti spalancare la bocca mente leggi tirandoti dentro le pagine del libro grazie ad una evocazione magica di mondi diversi (ma non troppo) dal nostro.  Ed è proprio questo che ci porta ad un’altra considerazione. Come pure la fantascienza, il fantasy può fungere anche da specchio (e, perché no, critica) della società ma non tutti i romanzi riescono in ciò.

In questi giorni sono mentalmente andato per le lande del Beleriand alla ricerca dei Silmaril, nella Videssos sotto attacco dai nemici makurani, nel deserto insieme a Kaladin ed ai suoi poteri “luminosi” senza dimenticare una scappatina a Westeros (nella perenne attesa della conclusione della saga promessa da Martin). Tutti mondi fantastici eppure… mancava qualcosa per poterne fare un manifesto della Fantasia. Serviva qualcosa di folle, una favola che fosse capace di dire cose serie ma anche di far sorridere edificando, al tempo stesso, un piccolo mondo con un suo folklore (una sua “lore” per dirla all’inglese) coerente e meraviglioso. E così, mentre ero occupato in tutt’altre faccende, arriva la fantastica epifania: Le tredici vite e mezzo del Capitano Orso Blu.

Walter Moers è un genio. Punto. Lo scrittore e illustratore teutonico ha fatto qualcosa di straordinario raccontando una strepitosa favola che, per me, rappresenta un unicum nelle mie esperienze letterarie. Ironica, avventurosa, fantastica, romantica: un vero e proprio libro-mondo che è anche libro di formazione divenendo un’opera senza tempo (spettacolari le voci del “Dizionario Enciclopedico dei portenti, degli organismi e dei fenomeni  bisognosi di spiegazioni di Zamonia e dintorni del Prof. Dott. Abdul Noctambulotti”). A dodici anni difficilmente vi cimentereste con la Caduta di Malazan o con il Silmarillion (salvo menti geniali, ovviamente), libri che hanno un tasso “cervellotico” troppo elevato. Al contempo a dodici anni la classica favoletta della buona notte è troppo poco, è qualcosa di già sentito mille volte. Il capolavoro di Moers è capace di trascendere le età, le generazioni e sintonizzarsi su una lunghezza d’onda che è percepibile da tutti. Non è il Piccolo Principe, questo è Fantasy allo stato più puro. Con un’ironia meno “adulta” di quella Pratchettiana (ma per molti aspetti non così dissimile come possa sembrare), in questo libro (condito da illustrazioni meravigliose, sempre ad opera dello stesso Moers), si vivono le avventure (per la precisione le 13 vite e mezzo) di un Orso Blu. Lo vediamo letteralmente nascere tra la spuma del mare e crescere nelle sue più o meno sfortunate peripezie, venendo catapultato in lungo e in largo per il bizzarro mondo di Zamonia. Non so cosa abbia assunto o bevuto Moers prima di metter mano alle penna e costruire un assurdo ma tremendamente affascinante universo del quale sarebbe stato fiero Swift (anche se in quest’ultimo la satira politica era più dominante). Di fatto le 13 vite e mezzo sono una versione moderna (e originale) dei viaggi di Gulliver e, come questi ultimi, ogni “vita” (ogni avventura) del protagonista ha una sua “morale”, un suo elemento sul quale, ridendo, riflettiamo. E possiamo farlo sia in maniera più scanzonata da adolescenti che in maniera più cinica da adulti. Quale può essere un miglior manifesto per la Fantasia di questo, di un romanzo che chiama a raccolta tutti dentro Zamonia?

L’avrò riletto molte volte ed ogni lettura mi regala emozioni diverse. C’è indubbiamente l’effetto nostalgia (diventando adulti- ahimè – si vira verso questa deriva sempre più spesso) ma c’è anche l’entusiasmo e la rinnovata sorpresa di riscoprire quel sense of wonder, quello stupore del bambino che è in noi. E’ giusto che ci siano letture più impegnate, che ci siano saghe e libri fantasy che approfondiscono più il grigiore e la violenza, abbandonando l’ingenuità delle favole ( e io ne sono il primo lettore) ma quel “non ci credo” che mi sono detto leggendo tra le pagine delle vite dell’Orso Blu non l’ho ripetuto.

Dategli una possibilità, acquistatelo per i vostri cuginetti e con questa scusa leggetelo. Fate un atto di fede ed entrerete nella miglior realtà virtuale che ci sia. Niente visori: basta…la Fantasia.

P.S. Chi non lo apprezza è un Gaglioffo delle Spelonche!

“Un altro importante metodo di allenamento consiste nella letteratura delle opere grandi, medie e minime. Gli scrittori, a parte i politici, sono i bugiardi più qualificati e da loro c’è molto da imparare.

Presi l’abitudine di leggere ogni giorno, dopo la colazione e prima di mettermi a lavorare di fantasia, tre libri, ciascuno di almeno trecento pagine. Per leggerne altri, sacrificai perfino il sonno. Mi sciroppai l’opera omnia in duecento volumi di Idelfonso de ‘Sventramitis: tutti i romanzi, le novelle, i racconti brevi, i testi teatrali, gli appunti, le lettere, i discorsi e i balbettamenti sperimentali che aveva scritto, compresa la sua autobiografia in dodici volumi.

Lessi anche tutti gli scritti del conte Zamoniac Calntù dè Cainomanz, autore popolarissimo anche se disprezzato dagli intellettuali, celebre in tutta Zamonia per i suoi bestseller e, che era in realtà un oste di nome Per Pempf il quale si era dedicato anima e corpo alla letteratura di intrattenimento. In ogni suo libro l’eroe, un certo principe Sanguefreddo, affrontava avventure da far rizzare il pelo in testa, legava come un salame un mostro con almeno tre teste e liberava dalle sue grinfie una principessa dai capelli rossi. L’ultimo capitolo anticipava ogni volta le circostanze in cui il principe Sanguefreddo, nei romanzi successivi, si sarebbe accapigliato con altri mostri e avrebbe riscattato altre principesse. Sono letture che forse non arricchiscono il vocabolario di chi le sorbisce, ma alimentano la fantasia, e una fantasia ben alimentata è la più importante base per volgersi al mestiere di bugiardo matricolato.

Alla mia preparazione classica contribuirono invece le tragedie di Gongofian Gollf, il cronista delle scaramucce ereditarie di Zamonia. I protagonisti dei suoi drammi erano sempre aristocratici che declamavano cose incompresibili in rima e, al più tardi al terzo atto, qualcuno li scaraventava fuori dalla finestra. Rimpolpai così la mia cultura storica armonica e imparai ad improvvisare versi.

Fra le letture incomprensibili citerei inoltre il Canto delle Trote, poema epico in quattromila sonetti composti – pare – nell’arco di parecchi secoli da duecento gnomi delle montagne che avevano preferito conservare l’anonimato. Nel Canto delle Trote non le trote c’entrano affatto (ne compare una sola, che non canta ed è subito mangiata) perché si parla più che altro di bisticci e parapiglia fra uomini, nani, giganti e divinità che cercano di farsi la forca a vicenda. Contrariamente ai romanzi di Zemoniac, nel Canto delle Trote gli eroi erano tanti: ne ricordo almeno duecento ed erano tutti nani”.

 

ISAAC ASIMOV – NEANCHE GLI DEI

Neanche gli dei di I.Asimov

Ora tocca al secondo libro che vi consiglio, stavolta pescando dal filone fantascientifico. La fantascienza soffre meno dell’ipertrofia del fantasy per un semplice motivo: è più difficile da scrivere. Serve una coerenza interna che il fantasy main stream spesso tralascia mentre un lettore sci-fy non perdona. Un aspirante scrittore di fantascienza non può permettersi certi sfondoni e deve camminare sul filo teso a strapiombo della sospensione dell’incredulità senza eccedere da un lato ma senza nemmeno divenire eccessivamente didascalico.

Anche in questo caso la scelta non è stata affatto banale ma, sempre pensando a qualcosa che potesse essere una dimostrazione della fantasia al potere, ho optato per Neanche gli Dei di Isaac Asimov. Sull’autore, penso che non ci sia bisogno di particolari presentazioni, divulgatore, scrittore, biochimico. Tra tutte le sue opere Neanche gli Dei è forse la più ambiziosa (anche se, come personale preferenza, continuo a mettere al primo posto la trilogia della Fondazione). Cosa c’entra con la fantasia, vi chiederete.

A causa di una scoperta del tutto casuale, l’umanità sembra aver risolto il problema dell’approvvigionamento energetico. In realtà ciò è dovuto ad uno scambio di materia tra il nostro Universo ed uno parallelo, un reciproco affare per gli esseri intellettualmente superiori di entrambe le parti: gli umani e…gli alieni.

In Neanche gli Dei Asimov infatti, nella seconda parte (il romanzo è diviso in tre atti) ci descrive delle entità aliene (che vivono in un Universo parallelo al nostro, con leggi fisiche leggermente diverse da quelle che conosciamo) in una maniera originale e, aggiungerei, strepitosa. Lontani dallo stereotipo dell’alieno umanoide, questi alieni hanno un background culturale, fisico ed emotivo talmente peculiare e dettagliato che lascia sbalorditi. Per questo articolo ho riletto il romanzo e la seconda parte mi ha lasciato nuovamente senza parole. Riuscire a creare dal nulla degli esseri viventi con una tale sapienza e delicatezza è da standing ovation.

L’immaginario mondo parallelo diviene un modo per cambiare prospettiva, per poter pensare a creature intelligenti che hanno caratteristiche fisiche, sessuali ed emotive lontane da quelle umane, eppure la grandezza dell’autore sta nel riuscire a far immedesimare lo stesso il lettore.

Il romanzo è molto scorrevole anche se la sua ambizione e le sue tematiche lo rendono leggermente più ostico rispetto agli altri libri di Asimov (pur restando un’opera largamente accessibile, seppur da leggere in maniera meno spedita anche solo per assaporare meglio alcuni dettagli fantastici della seconda parte), non posso che consigliare questo capolavoro: la fantasia oltrepassa le dimensioni e crea universi paralleli.

“ Il piccolo sole toccava adesso l’orizzonte e aveva quella segreta tinta rossastra che soltanto lei era là a vedere. Si estese dalle due parti, rafforzando intanto lo spessore dorsoventrale, per assorbire le ultime tracce di calore. Lo centellino oziosamente, assaporando il gusto lievemente acidulo ma poco sostanzioso delle lunghezze d’onda lunga.(non aveva mai conosciuto un’altra Emotiva che ammettesse di gradirlo. Ma lei non avrebbe mai detto a nessuno che le piaceva perché lo associava alla libertà: la libertà dagli altri, di quando poteva starsene sola.)

Persino adesso la solitudine, il gelo e il rosso cupo le riportarono alle mente i giorni lontani, prima della triade, ed il ricordo vivissimo del suo Paterno che sarebbe senz’altro venuto a cercarla, muovendosi in quel suo modo goffo, per l’eterno timore che si facesse del male.

Le era stato tanto affezionato, come lo erano sempre i Paterni: preoccupati e ansiosi per le loro piccole mediane più che per gli altri due. Quell’attaccamento l’aveva disturbata e aveva desiderato moltissimo che arrivasse il giorno in cui l’avrebbe lasciata: i Paterni, alla fine, lo fanno sempre. Ma quanto lui se ne era andato, un bel giorno, quanto ne aveva sentito la mancanza!”

 

Infine, pesco tra i libri segnalati dalla mia taggatrice Baylee, Il segno della profezia di David Eddings. Ho sentito parlare di Eddings ma non ho mai letto niente di lui. Chissà, forse è il momento di scoprire un nuovo autore.

Il segno della profezia di D. Eddings

«Perché quell’uomo laggiù sta dormendo?» domandò Garion, indicando un paesano che russava con la testa appoggiata ad un tavolo.

«È ubriaco» spiegò Messer Wolf, lanciando appena un’occhiata all’uomo in questione.

«Qualcuno dovrebbe prendersi cura di lui, non credi?»

«Meglio di no.»

«Lo conosci?»

«So qualcosa di lui e di molti altri come lui. Mi e capitato a volte di trovarmi io stesso in quelle condizioni.»

«Perché?»

«Al momento mi sembrava la cosa più appropriata da farsi.»

Nomino Martina VolontéIl Palombaro — Immersività blogAnifares 

 

Alla prossima e viaggiate per mondi fantastici, mi raccomando!

17 pensieri riguardo “#Sharingbooks – Fantasia: storie fantastiche e dove trovarle

  1. Prego!😜
    Mi fa un sacco piacere vedere che da questo tag è uscito un sacco Moers! Pensavo fosse un esimio sconosciuto, invece ha un sacco di estimatori “nascosti”!
    Asimov mi manca del tutto, ma sospetto sia uno di quegli autori che mi piacerà un sacco, quindi aspetto il momento propizio per farne indigestione!😁
    Eddings è figlio di Tolkien, nel senso che il ciclo di Belgariad attinge a piene mani da “Il Signore degli Anelli”&co… però a differenza di tanti altri, Eddings ci mette del suo e finisce che ti diverti un sacco a leggere i suoi romanzi, nonostante i millemila riferimenti a robe già lette…

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    1. Moers è un grande, il suo verbo (come quello di Pratchett) va diffuso il più possibile! Asimov ha dalla sua, oltre alla genialità di alcune storie come Neanche gli Dei o vere e proprie epopee come quella della Fondazione, uno stile di scrittura molto asciutto e quindi decisamente scorrevole. Eddings (in coppia con Gemmel) appartiene a quella schiera di autori fantasy di cui ho sempre sentito parlare (proprio da quando ho cominciato a cercare altro fantasy dopo essermi divorato Il Signore degli Anelli, Silmarillion e affini) ma che, per un motivo o per un altro, non sono mai riuscito a leggere. Vorrà dire che questa estate mi metterò in pari (se mai riuscirò a togliermi la malsana abitudine di leggere più libri in contemporanea ahah). Consiglieresti di iniziare con il Segno della Profezia?

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      1. Io ho iniziato con “il Segno della Profezia”, ma se vuoi fare le cose per bene, puoi partire da “Belgarath il mago” e “Polgara la maga”, che sono i prequel di tutto (ciclo di Belgariad + Malloreon), ma che io ho allegramente saltato!😂

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  2. L’orso blu? Ma io lo amo… le onde ciacoline? Si chiamavano così o no? Letto appena uscito, libro fantastico. Immagina che alcuni personaggi sono stati disegnati da me in un quadernino 🙂 sì ok mi hai nominato e che devo fare??? Ah grazie della nomina

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      1. Cmq hai avuto coraggio a nominarmi, per la maggior parte delle volte i blogger mi evitano perché risulto antipatica e siccome i temerari e chi ama il Dottore mi hai incastrato … mannaggia a te (due volte) e dal mio ultimo post potresti anche capire qual è la serie che sto guardando su Netflix … se indovini hai un aperitivo pagato a Venezia

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      2. Be’ se è il post che fa riferimento a Long John…la serie non può che essere una (anche perché io l’ ho iniziato sulla “scia” della serie). Oppure potrei aver cannato la risposta (evento non raro) e rinunciare all’offerta veneziana. 😁

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    1. Buona domenica anche a te! Ahimè, ancora non l’ho letto. Purtroppo ho il colossale difetto di leggere mille libri insieme e faccio fatica a barcamenarmi tra le mie letture attuali. Di libri fantasy ho in “stand by” la saga della Folgoluce di Sanderson e il Libro dei Caduti di Malazan di Erickson. Ho deciso che dedicherò questo 2019 a terminare quello che ho iniziato: (e non parlo delle letture non fantasy che ho accumulato, eh eh) leggere 3 saghe fantasy insieme va ben al di là delle mie possibilità!

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