The Punisher: dentro la testa di Frank Castle

Chi l’avrebbe mai detto? Chi avrebbe mai scommesso un euro che una serie Netflix, nata come una sorta di spin-off di Daredevil(nato quindi dalla costola del Diavolo), si sarebbe rivelata all’altezza della serie-madre? Ma, sopratutto, chi credeva che sarebbe riuscita a raccontare una storia avente come protagonista un giustiziere senza scadere nella banalità, nella retorica, nel sangue a fiumi?

 

LA VENDETTA VA DI MODA (ANCORA)

Io non avrei puntato niente sul successo di The Punisher.

Mi sembrava assurdo che ci fosse altro da dire sul Punitore senza finire per dar vita ad una serie con tanto “gore”, vendetta facile, cattivi machiettistici e ignoranza a palate.

Viviamo in un periodo nel quale, malgrado i recenti fatti di cronaca d’oltreoceano, l’idea della giustizia privata va ancora di moda, soprattutto sul grande schermo. Scordatevi i tempi in cui era solo il buon Steven Seagal a tirare la carretta del filone (se non altro con un pò di Aikido che non guasta mai) o i salti mortali di Van Damme contro cattivi sempre più improbabili. L’idea dell’uomo qualunque (si fa per dire) che si arma e parte alla riscossa ha avuto recentemente un secondo periodo d’oro coinvolgendo addirittura un attore che, collocandosi forse agli antipodi del caro Sean Bean, fino a quel momento era stato “the good guy” in qualsiasi film (e Nolan aveva sfruttato anche questo in Batman Begins): Liam Neeson. Non menzioniamo Butler, Statham e altri, fino ad arrivare addirittura al remake del Giustiziere della Notte con Bruce Willis ora nelle sale.

Insomma, c’erano tutti gli ingredienti per infilare un revenge movie spalmato su 13 puntate a colpi di arma da fuoco, torture e litri di sangue con il quale pulire il pavimento.

 

UN’INTROSPEZIONE INASPETTATA

Netflix, grazie al cielo, è andata per la sua strada e ha prodotto una serie notevole.

Dialoghi, introspezione (ovviamente non manca l’azione ma non è mai lo strumento per “svegliare” lo spettatore e far vedere un pò di caciara) e un trama che nella sua tendenziale linearità non lascia nulla al caso. Il punto di forza, in realtà, non è tanto nei colpi di scena ( che ci sono ma non in gran numero) o in complotti che non sono così difficili da capire ma si annida nelle relazioni tra i personaggi. La connessione tra le vite di Castle e Liebermann (Micro) è fantastica e non lo sono da meno tutti gli intrecci che portano ad incrociarsi i vari personaggi della serie, dall’Agente Madhani a Karen Page, passando ovviamente per Billy Russo. Non era operazione scontata quella di riprendere in mano un personaggio difficile come Castle e dargli nuova linfa.

Non è la macchina da morte che mi sarei aspettato ma è, sopratutto, un soldato. Già, perché The Punisher è sopratutto la storia di soldati. Persone che hanno trovato nel campo di battaglia uno scopo e che, in un modo o nell’altro, non hanno mai abbandonato. Frank Castle è uno di loro ma ha l’aggravante di sopportare il peso enorme della tragedia familiare. Questi due elementi gravano come un macigno su un’anima tormentata. Anziché mostrarci un uomo privo di umanità e dedito soltanto alla missione di uccidere i criminali (come è nel fumetto), qua Frank (nelle cui vesti si è calato alla grandissima un Bernthal magnifico) assume uno spessore non indifferente. Scorgiamo sotto la scorza dell’uomo schivo, brutale, una persona sofferente. E’ infatti la sofferenza, il dolore il vero protagonista della serie.

 

Come nasce un’amicizia.

A differenza di quanto si potrebbe pensare non è una serie tv basata sull’azione, sul ritmo frenetico e sui bagni di sangue. Sia chiaro, sono elementi che troveremo ma solo quando saremo in prossimità del finale, non prima. Tutta la preparazione è lenta, con un ritmo costante ma non incalzante, finalizzata ad entrare in sintonia con dei personaggi che riescono a sfuggire allo stereotipo (e non è facilissimo, sopratutto in una serie Marvel).

La grandezza di una sceneggiatura si vede anche nelle sfumature. Il violento Castle ha un lato molto meno aggressivo di quanto potessimo immaginare all’inizio, così come anche la sua nemesi (che non vi svelerò di certo).

Il villain, infatti, è reso ottimamente (anche se non è un gran colpo di scena per chi conosce il fumetto) e si lega con la tragica esperienza di Castle che lo perseguita da sempre ed è interpretato con il giusto “viscidume”. Ha le sue motivazioni ed ha un passato dal quale vuole ripulirsi, una voglia di riscatto che gli ha fatto scegliere la via del male e del crimine, sacrificando tutto il resto. 

Oltre che a narrare le gesta di un Castle meno violento e, sopratutto, meno cattivo di quanto potessi mai solo pensare all’inizio della serie, The Punisher finisce anche per toccare, con un dosaggio giusto (non troppo retorico ma nemmeno esageratamente superficiale) la questione del disturbo da stress post traumatico dei soldati. Uomini che si ritrovano catapultati in una vita che appare loro come qualcosa di estraneo, abituati a stimoli e tensioni per noi gente comune inimmaginabili. Attraverso un personaggio in particolare, questa tematica avrà un suo spazio all’interno della vicenda che vede il nostro anti-eroe protagonista.

Una menzione merita Liebermann, una figura riuscita sia per la scrittura a lei dedicata che per l’interpretazione di  Ebon Moss-Bachrach . A volte gli viene riservato il ruolo di spalla tendente al comico rispetto al più serioso (ma talvolta sarcastico) Castle, anche se non scade mai nella macchietta o nelle battutine stile film Marvel. Il duo Micro (a.k.a. Liebermann) – The Punisher funziona e ci troveremo a tifare per questa coppia apparentemente con niente in comune mentre fronteggia un complotto enorme. Complementari l’uno all’altro, le due figure diverranno amiche ma a modo loro, dimostrandolo più nei fatti e nei gesti che a parole. E questo significa sceneggiatura ottima.

Insieme a Foggy, la miglior spalla di un supereroe nelle serie tv.

Le donne? Ci sono e non stanno in sordina senza essere le classiche damigelle in pericolo. La ormai nota Karen Page (per chi ha seguito la serie su Daredevil) e l’agente dell’Homeland Security Dinah Madani giocheranno un ruolo nella vicenda del Punitore.

 

VIOLENZA FISICA E MENTALE

Quanto alle botte e alla violenza, come detto, non mancheranno ma dovrete aspettare. Castle ne darà tante me ne prenderà molte, molte di più.

Dovrete aspettare diverse puntate ma il Castle in “divisa ufficiale” arriverà, state tranquilli.

 

Dopotutto, sarebbe difficile empatizzare con un essere invincibile che mena chiunque o lo fa fuori in pochi istanti. Castle subisce, incassa, sputa sangue, sa rialzarsi ed è proprio la determinazione che va oltre il fisico e la stessa natura il suo segreto. Una determinazione che non è cattiveria ma è rabbia e dolore. Sono questi il combustibile che manda avanti un uomo la cui anima potrebbe essere già distrutta da un pezzo ed è proprio ciò, il barlume di umanità che si intravede (più spesso della sua controparte cartacea in verità), a renderlo un gran bel personaggio.

In conclusione, consiglio caldamente The Punisher a tutti, collocandola –  insieme a Daredevil – tra le più riuscite serie tv sui supereroi.

The Punisher è una serie da vedere, la vera punizione sarebbe perdersela.

6 pensieri riguardo “The Punisher: dentro la testa di Frank Castle

  1. Non raggiunge le vette della prima stagione di daredevil di netflix ma è veramente una bella serie da non perdere. Cruda al punto giusto e il protagonista è veramente Frank castle al Contrario delle trasposizioni cinematografiche.

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    1. Eh si! Speriamo che la seconda stagione si mantenga su quei livelli. Nel frattempo ci aspettano le nuove “mirabolanti imprese” di eroi (per me trasposti non benissimo sul piccolo schermo) quali Ironfist e Luke Cage (e devo mettermi in pari con la seconda di Jessica Jones). Daredevil e The Punisher sono di un altro livello, per ora.

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      1. Sono d’accordo. daredevil è the punisher sono le migliori. Per quanto riguarda la seconda stagione di Jessica Jones è leggermente inferiore alla precedente ma è ben fatta.

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    1. Te la consiglio allora! C’è anche da dire che, leggendo in giro sul web, ad alcuni appassionati dei fumetti questo Punitore introspettivo non è piaciuto. A me invece ha convinto molto, fammi sapere poi le tue impressioni da fan!

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