La Forma dell’Acqua: nuotando in un mare di poesia

Una favola dal gusto delicato. Questa è La Forma dell’Acqua.

Dalle soffici note di Desplat, all’atmosfera quasi senza tempo che si respira in ogni frame, passando per attori in grande spolvero, fino ad arrivare a delle tematiche che, seppur non originalissime, riescono ad essere efficaci.

Del Toro riesce a trascendere il film di genere, creando un’opera che può essere gustata da tutti. Non è un film divisivo, del genere che”o si ama o si odia” ma ha un sapore universale nella sua linearità quanto a sceneggiatura e intrecci di trama.

 

UN INNO ALLA DIVERSITA’

La forma dell’Acqua parla della storia di amore tra la protagonista, Elisa ed un misterioso essere umanoide, trovato nei pressi dell’Amazzonia dai servizi segreti americani in piena guerra fredda. Il legame che si crea tra i due non ha bisogno di parole, sono i gesti e gli sguardi a condurre le danze, non c’è necessità di altro. Accanto alla storia che vede una Cenerentola moderna incontrare un originalissimo “Principe” azzurro, troviamo altri personaggi che, pur non essendo numerosi, riescono ad essere caratterizzati (ed interpretati) alla grande. Dal villain di Shannon la cui violenza nasconde una insicurezza di fondo che il film avrà più volte modo di rimarcare, ai due comprimari di Elisa, la amica e collega Zelda ed il vicino e confidente Giles, senza dimenticarci il misterioso scienziato Dr. Hoffstetler. Ognuno di loro è in una trappola, chiuso in una gabbia più o meno fisica e tutti hanno un proprio spazio ed un preciso ruolo nella vicenda e, senza avere chissà quali guizzi di trama, rimangono tutti impressi nei loro momenti più drammatici e in quelli più leggeri. Infatti, non c’è spazio solo per il dramma ma in questo film si ride e si sorride in una miscela che ha i propri ingredienti sapientemente dosati, finendo quindi per essere digeribile a tutti, appassionati del cinema di Del Toro e non. Il rapporto con la diversità è la chiave di volta (di specie, sessuale e “razziale”), senza che sia necessario uno spiegone retorico o grandi dialoghi: bastano poche righe ed allusioni per veicolare il messaggio che, fluido come l’acqua, passa dal grande schermo a noi spettatori. Non mancano anche piccole autocelebrazioni cineaste (tanto care all’Academy e particolarmente in voga in un periodo in cui il Cinema fatica ad avere storie nuove), tra film anni ’50 e cinema d’essai.

A tu per tu con un insolito “Principe” azzurro.

 

POESIA DI IMMAGINI E SUONI

Quanto al versante prettamente tecnico, la meravigliosa fotografia e la scenografia ci ricordano i fondali marini, grazie all’onnipresente filtro verde ed ai continui riferimenti (nel vestiario, nelle pareti, nelle torte (!) ) del colore verde marino. La regia, fatta di carrellate e che nella sua intimità rende ancora più delicata la storia narrata, è di alto livello e le musiche sognanti di Desplat ci portano per mano in un altro mondo dove tutto è possibile.

Non arriva a vette tali dal poterlo definire un capolavoro del cinema (la storia è già vista e rivista ed il rapporto donna-bestia non è sviscerato in maniera particolarmente originale) eppure è confezionato talmente bene che non può lasciare indifferenti, intrattenendo e azionando ora la leva sentimentale, ora quella drammatica e ora quella comica in maniera perfetta.

Con un budget ridicolo rispetto alle moderne produzioni Hollywoodiane, Del Toro tira fuori dal cilindro un film dalla forte poetica ma accessibile al grande pubblico, purché questo abbia la volontà di lasciarsi trascinare per poco più di due ore in questa splendida traversata su un mare di sogni.

Povero Shannon: costretto ogni volta ad essere cattivo ed arrabbiato.

 

P.S. Sally Hawkings monumentale. Senza bisogno di parole, la sua muta Elisa riesce a trasmettere una congerie di emozioni. Sopratutto la prima parte si regge essenzialmente solo su di lei. Se non è una grande interpretazione questa. Nomination più che meritata agli Oscar.

Hawkings monumentale.

P.S. Sono rimasto di stucco scoprendo che la bestia non è fatta in CGI ma si tratta di una tuta. Non sempre c’è bisogno di una grande effettistica per far sognare.

5 pensieri riguardo “La Forma dell’Acqua: nuotando in un mare di poesia

  1. Film magnifico! Il cinema dovrebbe essere questo: la capacità di trascendere il reale eppure calarlo nella realtà del vissuto di ognuno. Un meta-linguaggio che raggiunge i nostri sensi e ci trasporta oltre. Veramente un film da vedere. Ottima recensione.

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