Star Wars: gli ultimi Jedi – l’importanza del fallimento

Dopo aver visto gli ultimi jedi mi sono sentito sazio. Non è però una pesantezza di stomaco, non ti chiedi se hai visto troppo, anzi. Sei in pace con te stesso, come se anche tu avessi percepito la Forza che ti circonda. Su di me questo VIII capitolo ha fatto questo effetto.

Un blockbuster dove c’è letteralmente di tutto: azione, spy story, addestramento, battaglie spaziali e terrestri. Tutti gli ingredienti per staccare la spina per ben due ore e mezza ci sono. E capisci che il lavoro è ben fatto perché non ti annoi mai, nemmeno un secondo. Il ritmo è un crescendo, da un inizio che pare essere canonico fino alla svolta a metà film che lancia lo spettatore in un susseguirsi frenetico (ma mai caotico) di eventi e colpi di scena, fino al momento di massimo climax finale. Non è esente da difetti, sia chiaro, ma è un capitolo molto coraggioso.

Le due parole chiave che aleggiano per tutto il film sono passato e fallimento. Gli eventi accaduti e gli eroi (divenuti leggende) ci sono ancora, eppure quella Galassia lontana lontana è cambiata. Se JJ Abrams ci aveva condotto per mano attraverso un viaggio su binari in un parco giochi che conoscevamo a menadito (forse anche troppo), Rian Jhonson ci fa salire su un ottovolante che si imbuca in tunnel sconosciuti e va a folle velocità, lasciandoci stupiti ed impauriti al tempo stesso. Gli Ultimi Jedi è un capitolo che divide e dividerà la fanbase, questo è certo. Molte delle questioni che erano state poste in capitolo VII qua trovano una soluzione ma non è quella che ci aspettiamo.

In un certo senso Gli Ultimi Jedi fallisce nel darci le risposte che cercavamo…e forse capiamo che non erano quelle le sole cose importanti da cercare in un film di Star Wars.

Ce lo dice Luke, indirettamente: “questa storia non andrà come tu credi”. Già, Luke. Una piccola (?) decostruzione del mitico cavaliere jedi è a dir poco sorprendente¹. Anche lui ha fallito, anche lui – dopotutto – è umano come noi, Forza o non Forza. E deve fare i conti con la sua sconfitta, con il dover competere con la sua stessa leggenda, quella che per noi coincideva in tutto e per tutto -fino a questo film – con lui, con Luke Skywalker. Ma è tutto il capitolo VIII che parla di fallimenti. Ogni personaggio, a suo modo, sbaglia e si trova dinanzi alle conseguenze dei suoi errori: piani mal riusciti, fiducia mal riposta, impulsività basata sulle apparenze. Come dice un certo antico maestro jedi, il fallimento è il più grande insegnante di tutti. E così dalle ceneri, dal fondo del pozzo (metafora tradotta in immagini in The Dark Knight Rises) si può solo risalire, più ricchi e consapevoli dei propri limiti e delle proprie qualità.

Vivere isolati dal resto della Galassia non rende molto socievoli. Parola di Luke Skywalker.

 

Il materiale è sempre quello di Star Wars ma viene tutto rimescolato e l’ordine dei vari elementi ci scombussola perché i pezzi del puzzle non sono messi al solito modo… ma hanno anche loro un disegno di fondo. Leggermente diverso, ma di sicuro non totalmente alieno come potrebbe sembrare ad una prima occhiata.

Quando si dice “fare un’entrata in grande stile”.

Il passato brucia letteralmente o forse brucia solo l’aspetto esteriore perché il cuore, l’essenza viene portata in salvo sul Millennium Falcon, pronta a partire per nuovi lidi.

Gli Ultimi Jedi si pone come Antitesi del Risveglio della Forza. Recuperando alcune nozioni non troppo recenti di lezioni di filosofia ai tempi del liceo, questa nuova trilogia in un’ottica dialettica ci ha presentato, per ora, un capitolo (il VII: il Risveglio della Forza) dedicato alle nostre certezze, alla nostra confort-zone in tema di Star Wars. C’è il bene e c’è il male. C’è un nuovo Impero con un super cattivo e c’è una prescelta. C’è un eroe caduto e c’è anche un vecchio maestro da trovare per addestrare la prescelta. La Tesi è quindi il capito VII, il passato è la saga di Star Wars e la saga di Star Wars è il passato. Nulla cambia ma è un ripercorrere un terreno battuto sulle orme degli episodi classici. Il nostro intelletto è a suo agio, riconosce figure familiari della vecchia trilogia e fa teorie su ciò che potrà accadere.

Poi arriva questo Gli Ultimi Jedi a scombussolare tutto. E’ l’Antitesi. Il passato? Deve essere superato, la spada laser deve essere gettata alle spalle per pensare la futuro. La vecchia guardia deve essere rimpiazzata da nuovi eroi. La Forza? Non c’è più una stirpe familiare né un addestramento serrato, si va di istinto. Gli Jedi? Un ordine destinato a scomparire perché ha fallito e, se lo dice Lui, qualcosa vorrà dire. Il lascito dei 7 film precedenti viene messo quasi da parte e le carte si mischiano. Rimaniamo confusi, basiti in cerca di un appiglio fino a quando ci accorgiamo che navigare in acque sconosciute non è poi così male, purché la barca sia condotta con maestria.

Il futuro capitolo IX, condotto dal rientrante nocchiere Abrams, forse sarà la Sintesi, riportandoci in mari conosciuti ma con una consapevolezza diversa, quella per cui passato e futuro possono convivere e la loro sintesi sia complessivamente lo Star Wars emergente da tutta la nuova (e terza) trilogia.

Un Kylo di simpatia.

A livello di trama qualche punto dolente c’è e ci sono aspetti che lasciano quantomeno perplessi ma per questi ultimi dobbiamo per forza di cose aspettare il prossimo capitolo per vedere se saranno risolte alcune lacune oppure no. Sugli aspetti che difficilmente saranno recuperabili, posso dire che questo Primo Ordine a volte fa poca paura, anzi, fa quasi tenerezza. Due leader in perenne competizione che alternano momenti di lucidità a momenti di pura idiozia, facendosi sbeffeggiare dai ribelli o prendendosi per i fondelli tra di loro. Ecco, questo l’avrei gestito diversamente. Quanto ai veri protagonisti della saga, ero sicuro che Kylo Ren avrebbe avuto un degno sviluppo e l’ha avuto. Speravo in un cambio di rotta inedito e travolgente: non l’ho avuto ma il suo background e la profondità del personaggio risultano decisamente accresciuti dopo questo film (dopotutto pensare che la Disney offra una redenzione clamorosa ad un parricida è utopistico). Anche Rey ha una sua evoluzione e trova dentro di sé le risposte che cercava, avendo finalmente uno scopo (ma non abbastanza, rimane troppo perfettina per i miei gusti). Gli altri, nei loro fallimenti, scoprono amori e carriere che altrimenti non avrebbero trovato, ponendo le premesse per un brillante capitolo conclusivo della trilogia (Poe su tutti. Gran personaggio il suo).

A differenza de “Il Risveglio della Forza”, “Gli Ultimi Jedi” avvia quel cambio della guardia che prima o poi sarebbe avvenuto con un ideale passaggio di testimone (magari a forma di spada laser) tra vecchie leggende (umanizzate già con Abrams, vedasi l’epilogo di Han Solo) e nuovi eroi.

Carneade? Chi era costui? Mille domande ancora senza risposta. Ne sapremo mai qualcosa?

A livello tecnico, con nelle orecchie ancora una colonna sonora di un Williams in formissima e dal sapore epico, Jhonson ci porta dentro questa Galassia, tra una Montecarlo spaziale ed un pianeta sanguinante, passando per spettacolari battaglie siderali mai caotiche e sempre coinvolgenti.

Il bambino che è in me gridava estasiato nelle scene di guerra.

In conclusione, è un capitolo che ha le sue magagne (qualche personaggio avrebbe meritato una scrittura migliore) ma nel suo complesso è un ottimo film. Capisco chi si sente deluso (una sensazione che ho provato di recente con la baracconata di Justice League) ma io non riesco a ritenerlo un pessimo film né un pessimo capitolo di Star Wars.

Quando è comparso non credevo ai miei occhi. E’ lui o non è lui? Ma certo che è lui! (semicit.). Da grande caratterista qual’è lascia il segno anche qua il caro Benicio.

Le problematiche in materia di trama in Star Wars ci sono sempre state nelle due precedenti trilogie e anche le leggerezze, le battutine, gli esserini messi lì apposta per far vendere pupazzi che per alcuni sembrano uscir fuori per la prima volta in questo ottavo capitolo (dopotutto è stato Lucas uno dei padri del moderno merchandising legato al grande schermo). Le teorie che ancora rimangono in piedi potranno essere smentite solo nel Capitolo IX e solo in quel momento potremo dare una sentenza definitiva sulla grandezza degli Ultimi Jedi all’interno di una trilogia con un inizio e una fine.

Per ora mi accontento di essermi emozionato e di venire trascinato dentro una favola spaziale.

Non è poco, o no?

 

¹se fosse uscito prima questo capitolo di star wars, avrei inserito Luke nel mio articolo sugli eroi crepuscolari, ci sarebbe stato benissimo: https://nerdsaraitu.wordpress.com/2017/09/15/eroi-in-declino-il-fascino-del-tramonto/

 

P.S. Avvicinandoci al finale, temevo ad ogni scena che mettere un cliff-hanger sul più bello. “Ora mettono i titoli di coda”, “ora arrivano, me lo sento”. E invece no. Tutto sommato è uno dei capitoli intermedi più auto-conclusivi di tutta la saga.

 

P.S. 2 All’uscita del cinema ho notato del trambusto nel grande atrio del multisala. Erano dei cosplayers di Star Wars con tanto di spade laser e di epico scontro tra Jedi e Imperiali. Il bambino dentro di me ha ripreso a urlare.

 

17 pensieri riguardo “Star Wars: gli ultimi Jedi – l’importanza del fallimento

  1. Concordo su tutto, o quasi. Anche io come te verso la fine mi aspettavo la fine ad ogni scena e invece venivo sistematicamente smentito. Una totale redenzione di Kylo Ren, personaggio che ho apprezzato sin dall’inizio, forse no ma io la butto lì, Ben Solo protagonista della prossima trilogia, forse non redento ma come personaggio neutrale.

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    1. Non sarebbe affatto male! Temo, però, che Kylo ci lasci nel IX. Che la Disney mandi avanti una trilogia su un cattivo che ha ucciso il padre, come potrebbe farlo diventare “neutrale”? Personalmente mi andrebbe benissimo ritrovarlo in altri film (vallo a spiegare ai fan pseudo-ortodossi però). Io spero che Rey faccia qualche castroneria o passi al lato oscuro nel prossimo. Speriamo non sia una Luke 2.0. (che infatti ha guadagnato ulteriore spessore diventando scorbutico e disilluso).

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  2. Questa tua è la quarta recensione che leggo nella blogosfera ed è la quarta positiva. Hai affrontato il tema del fallimento, io lo chiamerei “fertilità dell’errore” perché ogni personaggio impara dal suoi sbagli. Anche Kylo Ren, sbeffeggiato come un moccioso da Snoke, tanto che in quel frangente mi sono sentito per la prima volta dalla parte dell’Imperatore, anzi proprio l’Imperatore. A me, infatti, Ren in Ep.VII non è proprio piaciuto, ma neanche un po’. In questo film, invece, mi ha sorpreso sia lo sviluppo del personaggio sia l’interpretazione dell’attore.
    Insomma, concordo con te che il film ha emozionato anche una vecchia cariatide di Guerre Stellari che lo vide per la prima volta al cinema e che lo ha folgorato sul posto.
    Un film ha come obiettivo quello di emozionare, se ci riesce, è un successo. Considerata poi che si poneva come film d’intermezzo come L’Impero Colpisce ancora, Episodio VIII è quanto di meglio poteva attenderci dopo l’apri-pista di Abrams. I nostalgici della trilogia originale si mettano l’animo in pace. E’ finita negli anni Ottanta con Il Ritorno dello Jedi, ora ciò che conta è riuscire a continuare ad emozionarci con un altro episodio di questa space soap-opera (in senso positivo)

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  3. Ottima recensione, sottoscrivo molte delle cose che hai detto, ma due in particolare mi trovano d’accordo e non le ho viste sottolineare in altre recensioni: il plauso a Oscar Isaac (secondo me uno dei personaggi più convincenti di questo episodio) e quello a Benicio del Toro, che mi è piaciuto molto, con l’unica eccezione di quella balbuzie che ho trovato un po’ forzata…

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  4. Anche a me è piaciuto tanto questo VIII episodio: a mano a mano che le scene si susseguivano sullo schermo, pensavo: “Ora succederà questo”, e invece mi ha sorpreso di continuo… si poteva fare di meglio, è vero, ma poi ripenso alla sua epicità (alla quale la musica ha dato un contributo niente male) e… who cares, mi sono divertita troppo per fargli le pulci!😉

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    1. Solo perché il film non é andato come al solito, si é scatenata la guerra sui social, metacritic etc. etc.. Una volta tanto che un blockbuster (mica un film d’autore o che scriverà la storia del Cinema) intrattiene e sorprende, ci si lamenta. Se ci fosse stata la solita storia, ci sarebbero state critiche comunque. Dire semplicemente che è piaciuto/non é piaciuto é chiedere troppo?
      “É un vero Star Wars”, “Non é un vero Star Wars” sono all’ordine del giorno.
      Solo un Sith vive di assoluti. (Cit.)
      😁

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      1. Ma infatti, episodio VII non andava bene perché era roba già vista e rivista, episodio VIII nemmeno perché si discosta troppo dal classico Star Wars… non so proprio che tipo di film vorrebbero vedere…

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  5. Bellissima recensione, Amulius, bellissima! Concordo con tutti gli altri commentatori! Non ti sei perso nei meandri di una discussione infinita tra i fan ortodossi (quelli che ciecamente venerano il maestro Lucas quasi come fosse infallibile) e non ti sei nemmeno fermato alla trama (quanti blogger creano recensioni inutili parlando solo del soggetto e della sinossi, dimentichi che la vera arte di un film sta nella sceneggiatura, nella messa in scena e nelle recitazione, perché è molto più importante COME si racconta qualcosa che non COSA, visto che parliamo di Arte ed Intrattenimento e non di Politica o Filosofia, ma ti sei giustamente invece focalizzato sul ritmo, che è poi fare omaggio alla direzione di scena, al montaggio ed allo script, perciò grande gioia nell’averti letto!

    Questo Episode VIII non da le risposte che molti aspettavano, ma prosegue la storia e sviluppa i nuovi in personaggi in modo esemplare e qui arriviamo allo specifico filmico della pellicola (su cui, rifletto, ho letto pochissimo nel web): sono passati più di 5 anni dal precedente lungometraggio di Rian Johnson, Looper, che a suo tempo divise (di nuovo!) il pubblico dei nerd solo per le discussioni sulla giustezza o meno dell’uso fatto dall’autore dei paradossi temporali e nessuno che parlasse di quanto incredibilmente bene Johnson avesse caratterizzato i tre protagonisti (la Sara di Emily Blunt è magnifica, credibile e tridimensionale, ma il personaggio di Joe ha delle sfaccettature splendide nella diversità etica di approccio in base all’età e di certo tra i ruoli migliori sia di Bruce Willis che di Joseph Gordon-Levitt) ed oggi, con il suo Star Wars, sta accadendo lo stesso, con chiacchiere su che fine abbia fatto tizio e perché Caio fa così e blà, blà, nemmeno fossimo bambini che si chiedono se sia più forte Hulk o Thor (pensa che io ho portato per mesi l’immagine di Snoke come avatar di WordPress pensando/sperando fino alla fine che si trattasse del Grand Moff Tarkin, sopravvissuto all’esplosione della seconda Morte Nera, ma poi me ne sono fatto una ragione!) e nessuno che mi scriva che potenza di luci e colori è stata la scena di combattimento di Rey e Kylo che combattono contro le Guardie Praetoriane! Ma scherziamo? Averne di scene così nel cinema di fantascienza galattica, averne!

    Come in Looper, anche qui Rian Johnson si scrive e si dirige tutto da solo e se questo essere autore completo può essere cosa semplice in un filmino indie, diventa invece una vera rarità in un blockbuster miliardario, che si sappia! Onore al merito di Johnson, che oltre a fare il doppiatore in BoJack Horseman (ha fatto la voce di Bryan in due episodi) è riuscito anche a ritagliarsi un cameo (quasi invisibile) in Rogue One: A Star Wars Story dell’amico Gareth Edwards… Quello si che è puro “nerdismo”, massima stima per Rian…

    La tua frase da incorniciare e che da sola circoscrive tutto, come farebbe un grande giornalista di cinema: «Johnson ci porta dentro questa Galassia, tra una Montecarlo spaziale ed un pianeta sanguinante, passando per spettacolari battaglie siderali mai caotiche e sempre coinvolgenti»

    P.S. Episode VIII è ovviamente molto più bello di Episode VII, ma l’importanza del capitolo di Abrams è irraggiungibile, ma non voglio anticipare qui ciò che ho già scritto nella 4° ed ultima parte del mio viaggio nel cinema OGM di imminente pubblicazione, perché per un terzo del mio post è tutto dedicato a Star Wars! Bye!

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    1. Grazie Kasabake! Presumo che anche tu attenderai con trepidazione il prossimo capitolo di Star Wars. Non so se l’impatto delle critiche della frangia ortodossa starwarsiana porterà tutto su dei binari più “familiari” oppure se la Disney tirerà dritta per la sua strada facendo le sue scelte (cosa che mi auspico). Quanto a Looper, è un film il cui limite alla sceneggiatura in merito alla gestione dei viaggi nel tempo (come avrai capito dal mio articolo su Predestination/Edge of Tomorrow, sono un appassionato dei paradossi temporali e affini) non me l’ha fatto amare particolarmente, anzi: proprio il fatto che ci fossero in ballo attori di un certo livello e che i personaggi fossero caratterizzati e non delle macchiette mi ha fatto mangiare le mani, per così dire, per l’occasione sprecata perché bene o male la pellicola si basava sul viaggio temporale e un minimo di coerenza (con tutti le cautele del caso) mi sarebbe piaciuta. Con riguardo a The Last Jedi, Johnson ha avuto coraggio in questo ottavo capitolo, dandogli “un’impronta” ben precisa su molteplici aspetti e questo, come hai detto tu, in un blockbuster miliardario, non è una cosetta da poco.
      Aspetto di leggere il post su Star Wars !(sarà bello corposo, immagino.)

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      1. Si a tutte e due le domande! Si, non vedo l’ora di vedere Episode IX (ma anche Solo mi attizza assai) e si la 4 ed ultima parte del viaggio verso il Cinema OGM è la più corposa ma spero anche la più chiara… Alla prossima, amico!

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