Le Cronache di Camelot: Vero come la finzione

CAMELOT SECONDO NOLAN  JACK WHITE

Immaginate di vedere la saga arturiana da una prospettiva nolaniana. Avete presente Batman Begins? Contesto verosimile, eliminazione di tutti i possibili elementi sovrannaturali, spiegazioni dietro al nascere di una leggenda.

Jack White ci riesce raccontandoci il mito immortale di Re Artù.

I personaggi prendono vita e sembra che la nota leggenda si sia costruita effettivamente su fatti storici. Realtà e finzione finiscono per mischiarsi e noi facciamo fatica a distinguere cosa sia vero e cosa invece sia frutto della fantasia dell’autore. Questo è il motivo per cui ho preso in prestito il titolo del simpatico film con Will Ferrel ed Emma Thompson (e colgo l’occasione per consigliarne la visione).

Si parte molto da lontano, tanto che nei primi due volumi (La Pietra del Cielo e La Spada che Canta) possiamo solo intravedere qualche accenno alla storia che già conosciamo.

Non è un’operazione facile, quella di creare un prequel che sia degno della leggenda alla quale fa riferimento. Occorre operare con molta attenzione, miscelando sapientemente elementi storici (il contesto socio-politico, le armi utilizzate, le località dell’epoca) con lo spirito ed i tratti salienti di una storia che, bene o male, conosciamo tutti. L’autore gioca con il lettore guidandolo dentro il mito e facendogli piano piano ricomporre i pezzi di un puzzle la cui immagine generale già gli è famigliare. Jack White crea la sua opera magna prendendosi tutto il tempo necessario. Iniziamo con un romanzo storico scritto bene ma che di “arturiano” ha ben poco e seguiamo le imprese di un ex-legionario ormai “in pensione” nella sua terra natia: la Britannia. C’è un villain, ci sono dei fidi alleati, c’è una storia d’amore. Ed ecco che in mezzo a questi elementi classici che possiamo scovare in ogni romanzo storico che si rispetti, spunta la Spada. Si, quella con la S maiuscola, la madre di tutte le spade: Excalibur. Con una trovata che solo apparentemente non sembra reggere nello spirito alla Nolan che permea la saga di White (ma che pian piano funziona), capiamo perché quell’arma è così speciale. Inoltre è lei a rappresentare il trait d’union con il secondo mini-ciclo che compone tutta l’opera delle Cronache di Camulod. Esauritasi la storia di Publio Varro, il nostro ex-legionario, la Spada passa nelle mani di un personaggio forse ancora più riuscito il cui nomen dovrebbe ricordarvi qualcuno: Caio Merlino Britannico. E’ proprio lui, il leggendario mago che, come Excalibur, ha finito per essere il paradigma dello mago. Ancora una volta, però, non ci saranno draghi, incantesimi e magie ma intrighi, politica e amore. Con più libri a disposizione ed una trama che comincia ad entrare nel vivo, la saga accelera, sempre però mantenendo un ritmo cadenzato. Ci sono i “cattivi” ma sopratutto c’è la nostra consapevolezza che tutto andrà in malora. Il racconto di Merlino (che inizia con La Stirpe dell’Aquila e termina con Il Segno di Excalibur) inizia proprio la narrazione ad opera di un uomo anziano in una Britannia devastata dalla guerra senza più Camelot a salvarla. Artù ed i suoi cavalieri sono morti e noi facciamo un tuffo nel passato per arrivare fino al momento topico, quello che nell’immaginario collettivo è il simbolo della saga arturiana: l’estrazione della Spada dalla roccia. A quel punto il racconto si interrompe lasciando al nostro immaginario come le cose poi si evolvono… se non fosse che diversi anni dopo Jack White ritorna sui suoi passi…

 

Mappa della Britannia, credits to http://www.pinterest.co.uk:fowenquinta:rule-britannia

 

SPIN OFF PIU’ E MENO RIUSCITI

Sull’onda del successo dell’opera, Jack White, una volta terminata la sua saga, scriveva un volume (in italia spezzato in due libri: Le Porte di Camelot e la Donna di Avalon) dedicato ad un altro gran personaggio: Uther Pendragon, il padre di Artù. Nelle Cronache di Camulod lo abbiamo visto attraverso gli occhi ed i ricordi di Merlino, stavolta invece vedremo gli eventi dalla sua parte e non mancheranno colpi di scena. Anche in questo caso sappiamo che il protagonista farà una brutta fine, eppure non possiamo non appassionarci alla sua crescita: da ingenuo erede al trono fino a generale sul campo nella guerra contro Lot. Ovviamente immancabile la travolgente love story con Ygraine. Molto diverso da Merlino, Uther è più impulsivo eppure non è il mostro né la furia che sembra emergere dai racconti dei suoi nemici e, alla fine, dallo stesso Merlino. Insomma, è un tassello importante nella saga che aggiunge spessore a quest’ultima, raccontandoci gli eventi da un altro punto di vista, quello dei Pendragon e del loro leader, sopratutto.

D’altro canto, anche il buon White commette degli errori e la saga di Lancillotto è uno di questi. Clothar, cavaliere Franco al servizio di Artù, fedele amico e….basta. Già, manca proprio quella parte lì, quella che ha reso ancor più celebre il cavaliere ed il disgraziato amico. Poteva essere l’occasione per dare un tocco ancora più drammatico alla saga, arricchendola con il tradimento di Ginevra mentre alla fine si risolve in un nulla di fatto. Il grosso problema di questa mini-saga (che stavolta si propone di proseguire la storia principale) è che alla fine risulta insipida. Sì, abbiamo Mordred e Ginevra sullo sfondo ma sembra tutto abbozzato, privo di quei dettagli e di quei personaggi carismatici ai quali siamo abituati. Quando seppi di questo ciclo ero emozionantissimo, contento di poter vivere ancora la storia in questo pseudo-realismo ma, devo ammetterlo, è stata una delusione. Preferisco immaginare che Le Cronache di Camulod terminino con l’incoronazione di Artù, piuttosto che pensare che tutto si riduca in una piatta invasione della Britannia.

 

I Cavalieri della Tavola Rotonda: un mito che sopravvive a secoli di storia

 

UNA LEGGENDA DA VIVERE

Al liceo ci fecero leggere la saga arturiana di Cretien de Troyes (o meglio: un volume a scelta) e questo unito al fatto che ero cresciuto con il libro “I Cavalieri della Tavola Rotonda”  (di cui ho parlato qui: https://nerdsaraitu.wordpress.com/2017/07/26/aspettando-una-mitica-serie-tv/ )mi ha particolarmente legato al ciclo arturiano. Sarà che in fondo sono un tipo al quale non piacciono tantissimo i lieto fine ma l’idea di parlare di cavalieri e di un Re destinati a soccombere mi ha sempre affascinato. ho ancora in mente il destino di Galvano trasformato in nano per non parlare di Merlino e la sua eterna prigione. L’idea di poter ripercorrere il prologo di tutte queste vicende in un registro storico ma al contempo romanzato, capace di legarsi perfettamente alla storia nota è qualcosa di unico. Perché Excalibur è la più robusta e luminosa delle Spade? Perché erano i primi cavalieri, quelli di Camelot? Da dove deriva il nome Camelot? sono solo alcune delle domande che troveranno risposta nelle pagine della saga. Un ciclo letterario che mi è piaciuto a tal punto da  farmi lasciare tiepido di fronte al King Arthur cinematografico del……. e di quello più pop di recentissima uscita.

Godetevi questa grande storia come una lunga serie tv, ha tutti gli ingredienti per essere un succulento piatto da gustare, magari di inverno, immaginandosi di essere nella fredda Britannia con un Impero Romano al collasso ma con una speranza, un’ideale di un mondo migliore: Camelot.

 

 

La saga letteraria pubblicata in Italia:

  1. La pietra del cielo (The Skystone, 1992) (Piemme, 1998)
  2. La spada che canta (The Singing Sword, 1993) (Piemme, 1999)
  3. La stirpe dell’Aquila (The Eagles’ Brood, 1994) (Piemme, 1999)
  4. Il sogno di Merlino (The Saxon Shore, 1995) (Piemme, 2000)
  5. Il forte sul fiume (The Sorcerer Part 1: The Fort at River’s Bend, 1999) (Piemme, 2001)
  6. Il segno di Excalibur (The Sorcerer Part 2: Metamorphosis, 1999) (Piemme, 2002)
  7. Le porte di Camelot (Uther, 2001) (Piemme, 2003)
  8. La donna di Avalon (Uther, 2001) (Piemme, 2003)

Per fosse interessato anche al povero Lancillotto:

  1. Il Cavaliere di Artù (Clothar the Frank, 2004) (Piemme, 2005)
  2. Il marchio di Merlino (Clothar the Frank, 2004) (Piemme, 2006)
  3. Il destino di Camelot (The Eagle, 2005) (Piemme, 2007)
  4. Il sogno di Ginevra (The Eagle, 2005) (Piemme, 2007)

P.S. 1 In Italiano sono “Le Cronache di Camelot” ma mi piace mantenere la denominazione inglese “Camulod” utilizzata da White che trova, neanche a dirlo, un modo per giustificare tale nome.

6 pensieri riguardo “Le Cronache di Camelot: Vero come la finzione

  1. Sto leggendo “il sogno di Merlino” dopo aver divorato e amato i tre libri precedenti. Ma ahimè arrivata alla 67 esima pagina di questo quarto libro sono stata raggelata da un errore grossolano sulla genealogia dei due personaggi principali Uther e Caio Merlino Britannico. Che delusione.

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      1. Quando viene introdotta Ludmilla per la prima volta, viene presentata come una lontana cugina di Uther perché sua nonna era la sorellastra di Enid ” la madre di Uther”, ma Enid è la mamma di Merlino non di Uther…

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