Death Note (Netflix): come uccidere un capolavoro

Come non scrivere un’opera ispirata ad un libro/anime/manga/fumetto?

Guardate Death Note di casa Netflix.  

Una vera e propria lectio magistralis di un’ora e mezzo sul tema. Personaggi stravolti, trama con buchi colossali e tante, tante risate. Peccato che l’intenzione di chi ha voluto il prodotto in questione non sia far ridere.

Mai meme fu più appropriata.

 Quando parliamo di adattamento rispetto ad un’opera originale, dobbiamo mettere in conto dei mutamenti. Potranno essere più o meno marcati ma deve essere presente sempre e comunque una costante: lo “spirito” dell’opera da cui si trae ispirazione. Se questo elemento viene a mancare, tutto va in malora, svuotando di significato gli elementi del materiale originale che diventano meri orpelli per dare vita a qualcosa non necessariamente più brutto ma di sicuro diverso. Nel Death Note di Netflix è accaduto proprio questo. Con un’aggravante: anche senza considerare il manga su cui si basa, il film semplicemente non regge.

L’espressione sveglia e brillante che manterrà durante tutto il film. Avanti così, Light.

Non molto tempo fa leggevo uno studio per il quale statisticamente i film che avevano una durata minima erano molto probabilmente film con grossi problemi, avendo presumibilmente subito molti tagli prima di essere lanciati sul mercato. Death Note dura un’ora e quaranta. Poco più dei cartoni animati classici della Disney. Questo già mi avrebbe dovuto far sospettare che c’era qualcosa di strano.

Per scendere in questo incubo è necessario fare un riassunto dei primi dieci minuti che vi faranno capire di cosa parliamo.

UN “INIZIO CON I FIOCCHI”

Il film inizia con tonalità grigie, una intro che fa il verso a Donnie Darko ed un Light che vende compiti ai compagni ignoranti. Il Light di questo film non è però nemmeno lontano parente di quello che chi ha seguito l’anime o, ancor meglio, letto il manga conosce: anziché essere un soggetto frustrato e profondamente intelligente che con il ritrovamento del quaderno ed il suo utilizzo diviene un megalomane fuori dalla realtà, il personaggio principale della pellicola targata Netflix è un ragazzo che difende una giovane e per questo viene steso da diretto ben indirizzato sul viso. Il sistema è marcio, però. La scuola, anziché tutelare i ragazzi vittime di bullismo, ci fa una risata e lo mette in punizione per via dei compiti venduti. L’ingiustizia subita induce Light a …non fare nulla. Fino a quando non usa il quaderno dopo che Ryuk (che nel film non viene minimamente spiegato chi sia) lo invita più volte ad usarlo, suggerendogli pure contro chi. Dopo il primo utilizzo ed un decesso che avrebbe traumatizzato chiunque sano di mente, il nostro protagonista torna a casa come se nulla fosse, se non un po’ di broncio quando il padre parla dell’accaduto. Già, il padre. Un poliziotto il cui ruolo non è ben definito e la cui esistenza è tormentata dalla perdita della moglie, madre di Light, ad opera di un pericoloso assassino che lui ha lasciato in libertà, non si sa bene come. Light gli rinfaccia tutto ma il padre è integerrimo. Ha una morale lui ed un senso della giustizia. Ricordatevi questo. Light è deluso, furioso, confuso ed alla fine, sempre su suggerimento di Ryuk (sennò si porta via il quaderno), decide di usarlo di nuovo, stavolta contro l’assassino della madre. Il mattino dopo il padre sente la notizia al telefono e felice come una Pasqua lo dice al figlio. Ipocrisia portami via.

 

Scontro tra titani: da un lato un deficiente che si fa manipolare dalla fidanzata, dall’altra un presunto detective con raptus omicida pronto ad esplodere.

 

A.A.A. CERCASI PERSONAGGI

Ecco, potrei andare avanti per pagine e pagine ma vi toglierei il piacere di scoprire una Mi(s)a che fa gli occhi dolci a Light e presto lo supera in astuzia e crudeltà e un L. come non l’avete mai visto, potete starne certi. Già, L. Il mio personaggio preferito di Death Note ridotto così fa male, malissimo. Come nella serie L e Light si confrontavano quali due giocatori di scacchi con colpi geniali, qua lottano in una affascinante gara di stupidità. Devo dire che Lakeith Stanfield si è pure impegnato nel riprendere le movenze di L che tanto conosciamo. Apprezzo l’impegno ma… la sceneggiatura ha deciso che L deve essere un idiota. Accompagnato da Watari (di cui il film non si preoccupa di dirci nulla né di farci “affezionare” al personaggio il cui massimo apporto alla causa è cantare una ninna nanna a L), il più grande investigatore al mondo è un tipo che riesce a capire che Light è Kira dopo nemmeno 20 minuti. Ma lui vuole dare scacco matto (tradotto in parole povere: non ha le prove) e allora…brancola nel buio. Una cattivissima mossa di Light (sulle cui modalità potete farvi le più grasse risate ma non vi svelo nulla per non negarvi la sopresa), renderà il freddo sociopatico un ragazzo-geniale in preda ad una crisi isterica prima e ad un raptus omicida poi. L di fatto impazzisce. Spirito dell’opera originale ne abbiamo?

 

L tiene molto all’anonimato. Se ne dimentica dopo mezz’ora.

 

UNA STORIA CHE NON REGGE

Sorvolo sul finale e su un cliff-hanger che sembra una parodia di ciò che è davvero Death Note ma non posso esimermi dal dire che il film di per sé non funziona. Quale empatia possiamo avere con Light? A tratti megalomane, a tratti eroe che non vuole che qualcuno peggio di lui usi il quaderno. Non vuole fare male a nessuno ma 400 persone sono morte. La gente lo adora e lui rimane impassibile, il solito ragazzo antipatico e imbarazzante che vedevamo all’inizio. La sua ragazza, che non è una cima, tiene alla “causa” di Kira più di lui. Il padre di punto in bianco diventa il portavoce della polizia di Seattle e assume in qualche oscuro modo L e Watari. 

Non dimentichiamoci Ryuk che suggerisce a Light cosa fare perché capisce anche lui di trovarsi di fronte ad un deficiente. La trama in sé ha dei buchi allucinanti. La storia non regge, i personaggi sono bidimensionali e non hanno spessore cambiando di colpo personalità e facendo scelte del tutto illogiche (vedere alla voce L.).

Quale messaggio o morale vorrebbe avere un film del genere? L’amore vince sempre?  Non credo. L’utilizzo del quaderno malefico è sbagliato e ci sono persone che non lo userebbero mai? Non credo nemmeno questo. Death Note mette insieme messaggi contrastanti e alla fine, anche al netto della sciagurata sceneggiatura, si conclude senza prendere posizione, senza nemmeno osare.

In un’immagine il rapporto Mi(s)a – Light.

Poi non si sa bene da dove spuntino i collegamenti col Giappone, il passato di L gettato a caso, gli Shinigami giusto in qualche illustrazione e potrei andare avanti per ore.

Death Note, l’originale, ha il suo punto di forza proprio nei personaggi, nel conflitto che lega due menti geniali che, pur avendo visioni del mondo differenti, non sono molto dissimili. Freddi, lontani dal mondo “comune” trovano nell’altro il loro degno avversario per il quale non nascondono una certa ammirazione, giocando una gigantesca partita a scacchi. Tutto questo nel film è volato via.  Dove è il capolavoro (io ho visto l’Anime e lo ritengo tale pur non  essendo certo un fan del mondo giapponese d’animazione e del fumetto) che mescola thriller psicologico con elementi sovrannaturali tenendo sempre col fiato sospeso? Che cosa pensavano gli sceneggiatori? Viene da chiedersi se loro l’abbiano capita l’opera originale o se forse, come le loro versioni di L e Light, non siano particolarmente svegli.

Sarà un caso che Netflix abbia tolto la serie Anime proprio quando ha inserito il film? Un confronto sarebbe stato troppo impietoso?

 “Coincidenze? Io non credo.” (cit.)

 

 

P.S. Riprendendo quel capolavoro di Boris ecco un divertente video che narra le elucubrazioni degli sceneggiatori (complimenti all’autore):

P.S. 2 Sarebbe interessante sapere da dove spuntino spuntino i collegamenti col Giappone, il passato di L gettato a caso, gli Shinigami  in giusto qualche illustrazione.

 

18 pensieri riguardo “Death Note (Netflix): come uccidere un capolavoro

    1. Se sai a cosa vai incontro (una cafonata colossale) e la prendi come una parodia di Death Note, potresti pure riderci sù. Magari ci fosse L in versione gangster! Almeno sarebbe un minimo carismatico. Qua è peggio, molto peggio. Quanto al “genio del male”, questo Light perderebbe il confronto quanto a sagacia pure con il Tota Matsuda dell’opera originale!

      Piace a 1 persona

  1. Non ci sta niente da fare quando gli americani adattano manga e anime fanno solo danni. L’unica opera che si salva é nonostante i suoi difetti edge of tomorrow adattamento di una novel giapponese. Tornando a Death note è un peccato rovinare i due protagonisti che nel mondo manga sono tra i migliori in assoluto

    Piace a 1 persona

  2. Non sono totalmente d’accordo. Tralasciando il fatto che per me i capolavori son ben altri trovo che ci sia un accanimento contro questo film esagerato (anche nel manga L arriva a capire di Light con troppa facilità, ci arriva con dei salti mortali improbabili e forzati solo perché la trama richiede che ci sia lo scontro tra lui e Light) Per me come film a se senza conoscere il manga ci sta, certo un film senza infamia ne gloria ma pur sempre un film nonostante i suoi difetti e alcuni buchi di trama, su alcuni concordo su altri meno.
    Nel film in questione Ryuk viene spiegato quanto basta, è un dio della morte, non serve sapere altro nel momento in cui vengono spiegate le regole, il resto è comprensibilissimo anche da chi è a digiuno del materiale originale, così come non trovo ipocrita il padre d Light, è un poliziotto e in quanto tale non può andare contro la legge, sa che ci sono dei limiti e che non sempre questo è sinonimo di giustizia, detto ciò non significa che non possa provare piacere o sollievo nel sapere che l’assassino della moglie sia morto. Poi son d’accordo che di punto in bianco si metta a capo di questa indagine però non è lui ad ingaggiare L, è L che contatta lui, in modo forzato ok. Watari non vedo alcun motivo per cui noi dovremmo provare empatia per lui, è funzionale alla trama, poi che L sbotti senza senso è vero (per me fino a quel momento ci stava anche). Lo stesso per Mia, in lei non ci ho visto un tenerci di più alla causa ma un tenerci di più alla propria libertà, è per quello che supera un limite che questo Light non voleva superare e qui viene la differenza con il manga originale.
    E con tutto rispetto, se dici che la morte della prima vittima lo avrebbe dovuto traumatizzare per coerenza dovresti criticare l’impassibilità con cui nel manga accoglie Ryuk la prima volta, cosa che nel film invece è ben più credibile (forse fin troppo dato che urla come una ragazzina).
    Potrei andare avanti ma non ne vedo il bisogno, certi difetti che hai elencato per me non sono poi così difetti nel contesto del film, su alcuni ci si può benissimo passare sopra su altri no (tipo punire lui anzichè il bullo…). L’unico vero difetto, un grosso difetto, è l’aver cambiato Light e la mancanza dello scontro psicologico tra lui e l’investigatore. Senza di questo ci ritroviamo tra le mani un filmettino qualunque, come dicevo prima senza infamia ne gloria, che non differisce tanto da un Final Destination o giù di li. Anzi non è nemmeno tanto l’aver cambiato Light ma aver farcito il tutto con le solite banalità di questi film.

    Piace a 1 persona

    1. Diciamoci la verità: se non si fosse chiamato Death Note, questo film non sarebbe stato nemmeno commissionato. Hai ragione quando dici che è un filmettino qualunque ma a differenza di un mediocre Final Destination e affini, qua si è scelto di prendere nomi, luoghi (il Giappone? Che senso ha inserire il Giappone a questo punto è un bel mistero) e elementi mistico-soprannaturali (Ryuk e gli Shinigami. Perché Ryuk butta giù il quaderno? Perché i possessori precedenti volevano…ammazzarlo? Perché voleva che venisse ucciso il bullo dato che non dovrebbe fregargliene un tubo degli umani?) senza un minimo di approfondimento. Da una parte si è voluto sfruttare il nome famoso, dall’altra non si è fatto nulla. L’opera originale, come dici e condivido, ha delle forzature. Ma nel suo insieme tutto funziona. Watari a cosa serve nel film? A far addormentare L e a fare la marionetta? Il padre che insegna la moralità al figlio e corre col sorriso stampato in faccia il giorno dopo? Light che uccide i cattivi ma non i poliziotti perché ha i suoi principi morali? L che si improvvisa un Toretto qualsiasi di Fast and Furious? In chi mi dovrei immedesimare o quantomeno parteggiare? Nell’originale si capivano le motivazioni dietro le azioni dei personaggi…nel film è la fiera dell’assurdo. E’ stato scritto con i piedi,a prescindere dalla grandezza ( o meno, a seconda dei punti di vista) dell’opera di riferimento. Dico io, se proprio dovevano stravolgere (come hanno fatto perché il confronto L -Light come dici giustamente è il cuore di tutto Death Note), dovevano osare fino in fondo. Cambiare tutto. Niente Watari, una Mia che era il vero genio del male, un L che diventa proprio il suo peggior nemico distruggendo i suoi principi etc. etc.. (tutto ovviamente sceneggiato come si deve e non alla maniera degli sceneggiatori di Occhi del Cuore). Ma non è stato fatto.
      Di contro abbiamo un filmettino senza gloria e con molta infamia.

      "Mi piace"

      1. Continuo a non essere d’accordo, soprattutto sulla presunta ipocrisia del padre. Chissenefrega di Watari (serve a rendere scemo L, è funzionale a quello, non serve sapere altro) chissenefrega di sapere il perché volessero uccidere Ryuk (che per me è chiaro che A. qui è un manipolatore che vuole solo divertirsi e B. proprio per questo i padroni del quaderno precedente volevano ucciderlo). Che non abbiano osato non ci son dubbi, è banale già dal momento in cui metti una tragedia dietro alle motivazioni di Light, ma continuo a vederci un odio esagerato a causa di un falso idolo.

        "Mi piace"

      2. Figurati! E’ bello scambiarsi opinioni anche su ciofeche o filmacci come questo! Almeno in questo modo riesco a trovarci qualcosa di positivo (risate durante la visione a parte)!

        "Mi piace"

  3. “La locura ‘sto cazzo!” 😀 😀
    Un plauso alla parodia con Renè e gli sceneggiatori di Boris, e a te che l’hai scovata e inserita.
    E un plauso tutto solo per te, perché smontando un film di m**** (sempre cosa buona e iusta, nostro dovere e fonte di salvezza) mi hai fatto venir voglia di recuperare l’anime, che conosco solo di nome ma non ho mai visto. Nel caso, ti saprò dire 🙂

    Piace a 1 persona

      1. Non mancherò! Ho appena messo in prenotazione su Amazon il cofanetto completo che uscirà fresco fresco a fine novembre (so che la serie si può trovare in streaming, ma mi piace avere dei DVD – o dei libri – da maneggiare): potrebbe essere una storia ideale da gustarsi fra Natale e Capodanno 😀

        Piace a 1 persona

  4. Grazie Amulius.
    Grazie per quello che hais critto graziue per difenderlo nei commenti!!
    L’orrore ed il disprezzo per questo film (che ho visto solo ed esclusivamente perché sono uno di quei vecchi coglioni che pagano l’abbonamento a Netflix e quindi me lo sono ritrovato scodellato inanzi) è stato tale da avermi costretto a scriverne brevemente persino dentro un post (che ho in gestazione da settimane e che vedrà la luce spero a breve) che non aveva nulla a che fare con esso!

    Seriamente, bisogna che anche noi spettatori ce la finiamo di giustificare l’ingiustificabile, di promuovere senza riparazione le peggiori nefandezze che ci vengono propinate dagli USA con motivazioni che trascendono l’estetica cinematografica o televisiva!
    La regia di Adam Wingard sembra bella, ma in realtà è solo una ruffianata per gli stupidi nostalgici che si lasciano abbindolare da qualche luce al neon, la scrittura è vanitosa ed arrogante (non solo perché in totale disprezzo della logica ed offensiva verso la freccia semantica originale, sia del manga sia delle versioni live action asiatiche, ma soprattutto perché trasformano tutte le esecuzioni in una sorta di Final Destination stile Scemo+Scemo) ed infine massacra tutto l’impianto di base del manga ovvero la sfida intellettuale (non è un manga splatter, assolutamente).

    Scusa lo sfogo, ma quello del Death Note di Netflix non è il caso di un film che è liberamente tratto da una storia archetipa, da una favola, da una leggenda o da un grande classico nel quale tutti si possono sentire legittimati a farne la propria versione, no, è un film tratto da un fenomeno culturale popolare incarnato nell’ossatura stessa della società giapponese, un fenomeno di massa, che discuteva e faceva discutere i lettori nipponici su concetti e simbologie caratteristici del loro paese, come il mito dell’efficienza del sistema giudiziario, laddove Light Yagami ne declinava la mania portandolo al parossismo.

    Piace a 2 people

    1. La cosa che fa arrabbiare è, inoltre, che film originali validi Netflix, quando vuole, li sa produrre. Penso ad esempio a Beast of No Nation. Sarà pur vero che “l’importante è che se ne parli, bene o male” ma a conti fatti questo scempio ha davvero fatto una bella pubblicità a Netflix?

      Piace a 1 persona

      1. Tuttavia nel caso di Death Note l’arroganza non ha pagato ed io stesso sono stato un mese senza pagare… poi è arrivato Star Trek Discovery ed allora, vacca boia, sono tornato a pagare… ma la corda si sta tirando… magari faccio un’altra pausa dopo la fiction, in attesa del film di Scorsese…

        Piace a 2 people

  5. Io sto guardando su Netflix la serie insieme a mio figlio che dice ogni tre secondi “L è un grande” oppure fa strani rumori del tipo “Uaaaaa” oppure “Bello!!!” abbiamo messo nella lista il film poi vedremo!

    Piace a 1 persona

Scrivi una risposta a Julian Vlad Cancella risposta

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.