Eravamo quattro eroi al bar…

Finalmente, dopo un anno di attesa, mi sono goduto una full immersion della risposta di Netflix agli Avengers. 

Semicitando la celebre canzone di Gino Paoli, mi trovo ad introdurre un gruppo di super-eroi urbani, “terra-terra”.

In un ristorante cinese (dal nome profetico, visto lo svolgersi degli eventi) seduti ad un tavolo a mangiare ovviamente cinese e a provare a conoscersi ci sono dei supereroi molto particolari. Diciamo la verità: per chi ha seguito le serie dedicate agli eroi in questione, è qualcosa di orgasmico.

Daredevil, Jessica Jones, Luke Cage, Iron Fist: eroi molto “umani”, trovatisi a dover difendere prima che il Mondo la loro città: New York. Grazie alle serie singole (sulle quali spiccano le due di Daredevil e la buona prima di Jessica Jones), li abbiamo conosciuti, sappiamo da dove vengono e quali problemi sono costretti ad affrontare. Può una serie tv riuscire ad amalgamare il gruppo e renderlo “credibile” come assembramento di “superamici”?

La risposta è Si.

Già dalla sigla che mescola i colori che associamo alle serie dei singoli eroi in questione, capiamo che l’intenzione dietro a questo progetto è di creare una serie che abbia un tono diverso da quello delle serie precedenti che si focalizzavano sugli eroi presi a sé stante.

Andiamo a vedere i nostri eroi di New York, uno per uno:

DAREDEVIL

E’ sempre lui l’Avvocato (del) Diavolo, l’uomo diviso tra passato (la maschera e il ricordo di Elektra) ed il presente (la sola avvocatura e magari Miss Page). Come era facilmente prevedibile, visto che il background del personaggio in questione è il più ricco del lotto, è inevitabile che sia risultato il più profondo. In Defenders lo troveremo spesso a fare coppia con Jessica Jones, dando vita ad un duo esilarante (avendo le battute migliori della serie).

Lo strano duo: l’avvocato e la detective.

JESSICA JONES

Eccola, la nostra Giuessicahhh (utilizzando il celeberrimo tono di Tennant – KIlgrave quando la chiamava ogni minuto), disillusa e col rifugio offerto dall’Alcool. Ma noi sappiamo che c’è del buono in lei e difatti una sua indagine (iniziata come da copione con porte sbattute in faccia ai clienti) la porterà sulla strada del supergruppo.

Tutti in metro. Mentre Stark e Avengers hanno elicotteri e navi volanti. Viva gli eroi proletari.

LUKE CAGE

Bud “Luke Cage” Spencer è il solito omone che piglia proiettili al posto degli altri. Con la sua inespressività che si conferma anche in Defenders, offre il suo contributo di mazzate e spaccature di termosifoni,muri e ossa altrui. Non impiegherà molto tempo a fare amicizia con Iron Fist, forse perché – come a tutti noi – il biondo guerriero fa tenerezza nella sua ingenuità.

Luke Cage ed la sua grande mimica. Starà pensando a tutte le sue conquiste femminili?

IRON FIST

“Il peggior Iron Fist di sempre” diceva Davos nella serie dedicata a questo strambo figuro. Strambo perché, a differenza della controparte fumettistica, non pare avere alcuna grande abilità marziale e vien da chiedersi quale droghe usassero a Khun Lhun per addestrarlo e poi ammetterlo all’esame di Iron Fist. Le prende ogni due per tre sia dai nemici che dagli amici. Impagabile il momento in cui verrà trasportato come un sacco di patate da un posto all’altro. Tenta di autoconvincersi di essere l’immortale Iron Fist ripetendolo ogni puntata, tanto da stancare chiunque gli sia vicino (oltre ad essere oggetto di scherno da parte dei nemici).

 

Davos aveva ragione. E’ davvero il peggior Iron Fist di sempre.

UNA MANO NON BASTA

Quanto ai cattivoni di turno, non fanno faville. La combriccola della Mano, che dovrebbe rappresentare gente altamente addestrata con esperienza e abilità millenarie, ha le idee alquanto confuse. Parallelamente alla sua controparte dei buoni, anche qua abbiamo un gruppo di soggetti malvagi, capitanati da tale Alexandra nientepopò di meno che impersonata dalla Waeaver. Con la sua arma definintiva “Black Sky” avrà finalmente la chiave per l’immortalità che lei e i suoi compari (ma con meno insistenza e convinzione, a dirla tutta) anelano. Ahimè, siamo lontani dai fasti di Kingpin o di Killgrave. La perfida Mano si rivela una manina le cui dita si spezzano facilmente. Si sarebbe potuto fare sicuramente di più, questi malvagi fanno il minimo sindacale e niente più, finendo solo per essere il catalizzatore del gruppo dei Difensori. Tenendo presente che alla fine lottano contro 3 supereroi (perché Iron Fist non capisce cosa gli accade intorno fino all’ultima puntata), essendo loro in 5 (più “Black Sky”), la partita poteva essere di sicuro più equilibrata. E invece niente, tanti cari saluti a tutti loro (con eccezione di qualcuno…).

 

Uno dei rari lampi di genio di Danny Rand: conquistare la fiducia altrui grazie agli involtini primavera.

DIAMOCI UN TONO

Non avremo una serie totalmente “dark” e violenta come in Daredevil, né un noir investigativo con thriller psicologico annesso come in Jessica Jones, né una lotta di quartiere come in Luke Cage, né un mistico ritorno alla Iron Fist. Troveremo tracce di questi toni ma il risultato non potrà che essere diverso e, lungi dall’essere un gigantesco e insulso frullato del tutto, sarà invece un breve spin-off con una propria identità.

Le interpretazioni sono nella norma e spiccano, comunque, Charlie Cox e Krysten Ritter sugli altri. Weaver fa il suo ma il personaggio non offre chissà quali opportunità per essere memorabile.

Anche la durata è giusta, 8 puntate bastano senza stancare o esagerare.

Non è perfetto e su qualcosa si è corso con eccessiva fretta (villains su tutti) ma in fin dei conti Defenders è un prodotto riuscito e tutto sommato convincente.

Altrimenti ci arrabbiamo, remake super-hero style.

 

Riuscire a dar vita ad un prodotto che leghi personaggi diversi e che li faccia coalizzare contro un temibile nemico non è facile come sembra. Il rischio “tamarrata” era dietro l’angolo ma fortunatamente è stato sventato. Pur prendendosi il tempo necessario per riunire il gruppo, Defenders non ha mai grossi cali di ritmo nè puntate “filler” ma tutto scorre, tentando lo spettatore a fare un binge-watching sfrenato per sapere cosa combinerà lo stranissimo e variegato gruppo dei Difensori.

Per concludere, non è un capolavoro eppure si lega perfettamente nell’universo Marvel-Netflix offrendo quella sana dose di fanservice che gli ammiratori dei supereroi in questione aspettavano da tempo e regalandoci quelle otto ore di intrattenimento spensierato di cui a volte abbiamo bisogno.

 

 

P.S. Mi hanno fatto piacere i vari camei dei comprimari degli eroi in questione tra i quali svetta, come al solito, l’infermiera tuttofare Claire. Anche stavolta si supera, allietandoci con una inaspettata (ma ormai nel suo caso tutto è possibile) abilità combattiva. Netflix, ascoltami: basta Claire. Non se ne può più. E’ come il prezzemolo, è ovunque.

P.S. Se ci fossero stati Kingpin e Killgrave sarebbe stata una serie da urlo. Due villains e due attori straordinari. Probabilmente, però, avrebbero rubato la scena al gruppo di eroi. Confido in una loro comparsata nella seconda stagione (che spero faranno).

3 pensieri riguardo “Eravamo quattro eroi al bar…

  1. Guarda, Amulius, penso di aver guardato le otto puntate di questa fiction con una sola idea in testa: divertimento senza pensieri.
    Nulla di ciò che è stato scritto e pensato in questa mini-serie, infatti, si discostava da un imperativo che in modo evidente sceneggiatori e produttori si erano dati: costruire un unico gigantesco fan-service con i quattro eroi. Nulla più.
    La trama è ridicola se confrontata con le premesse, puntando tutto sul mood di “Iron Fist” (la più debole del poker supereoistico di Netflix ed il resto va da sé.
    Come dicevamo entrambi, alla fine, un buon prodotto da guardare il polleggio e relax.

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    1. Se faranno un seguito conto di trovarci uno dei main villains. Va bene in questa prima stagione concentrarsi sugli eroi però serve da ora in avanti una minaccia all’altezza. Ho la sensazione però che Kingpin e lo stesso Killgrave rimarranno nelle loro rispettive serie di appartenenza, purtroppo.

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      1. Lo penso anch’io… The Defenders penso che avrà sempre un taglio più “teen” più fracassone delle serie individuali, una specie di Avengers di fascia bassa, ma potrebbe ugualmente essere un buon prodotto… vedremo…

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