Black Sails: un tesoro di serie

Mi piace pensare che sia andata così:

“Abbiamo scritto queste prime puntate. Pirati, sangue e sesso. Insomma, abbiamo fatto un Game Of Thrones ambientato ai Caraibi. Manca qualche replay alla Spartacus ma ce lo metteremo. Facciamo 2-3 stagioni e avanti con la prossima serie tamarra.”

“Scusate un attimo: abbiamo sotto mano personaggi del calibro di Long John Silver che ha fatto la storia della letteratura d’avventura, possiamo attingere dall’Isola del Tesoro e abbiamo inserito personaggi reali dell’epoca d’oro della pirateria e butteremo tutto così? Con la solita serie tv ignorante per mostrare un paio di tette e sangue che gocciola dalle lame? Perché non puntiamo sull’intreccio e sui dialoghi? Mettiamoci il dramma, la politica, i rapporti umani e vedrete che ne uscirà qualcosa di unico. Proviamoci”

Evidentemente qualcuno è stato ascoltato perché Black Sails è un crescendo, di stagione in stagione, rappresentando una delle poche serie che riguarderei. Ma andiamo con ordine.

Il temuto Capitano ed il “Cuoco”: l’inizio della leggenda

Black Sails è la mia più grande sorpresa in tema di serie tv. Di Breaking Bad avevo sentito già parlare bene. Così come di Battlestar Galactica. Non parliamo poi di True Detective che già dopo due puntate era “la serie evento”. Ma Black Sails? Con produttore un certo Michael Bay? Tutto mi sarei aspettato. Uno Spartacus tra le onde, un tripudio di sangue,ralenty e sesso. E invece nulla di tutto ciò. E’ venuto fuori un capolavoro.

E’ una lunga crociera sulla Walrus  per lo spettatore che assiste alla nascita della leggenda tra personaggi iconici (uno su tutti: Long John Silver, il pirata per antonomasia) e figure storiche esistite realmente (Vane,Rackham,Teach,Rogers). In un’insolita dinamica per una serie tv, Black Sails migliora con il passare delle puntate. Da serie gradevole (ma nulla più) con personaggi tendenti al tamarro, già alla metà della prima stagione muta e svela la sua vera natura. Le scene di violenza e gli stessi momenti “hot” finiscono per essere calibrati col contagocce, lasciando progressivamente spazio alla regina di Black Sails: la caratterizzazione dei personaggi. Sembra quasi che ad un certo punto qualcuno abbia davvero “cambiato rotta” e puntato tutto sulla qualità della scrittura. Ogni pedina nel gigantesco scacchiere ha i suoi scopi e li persegue (con fortuna ed abilità diversa) secondo le proprie attitudini.

A story is true. A story is untrue. As time extends it matters less and less. The stories we want to be believe… those are the ones that survive.“―Jack Rackham

Le alleanze a Nassau sono instabili come la sabbia dei suoi litorali e cambiare schieramento non è cosa rara. Eppure non c’è solo e soltanto l’avidità a farla da padrona. Abbiamo ambizione, amore, ideali, vendetta, ognuno ha la sua meta e la bravura degli sceneggiatori è stata quella di non scadere nella macchietta e nello stereotipo. Non c’è un vero cattivo né un vero paladino e riusciamo a capire le motivazioni dietro ad ogni comportamento e ad ogni parola, anche a distanza di qualche stagione. L’umanità dei pirati è resa magistralmente, senza scadere nel retorico o nel cliché ed allo stesso modo possiamo comprendere le mosse del governatore Woods Rogers (anch’egli con una sua precisa evoluzione nella serie).   Troviamo figure maestose e leggendarie (seppur fallaci), quasi come eroi greci. Si sfidano a duello, vengono feriti e combattono o scendono in patti seguendo istinti o la ragione.Pensiamo, ad esempio,  al pirata Vane amante della libertà (in ragione del suo passato) ma con un preciso ed eterno punto debole oppure lo stanco Teach “Barbanera” e la sua idea di avere un degno erede e come non parlare di Rackham “Calico Jack”? Il più umano e meno dotato tra tutti: non è astuto come Silver (anche se è tutt’altro che stupido), non è uno stratega come Flint né è una forza della natura come Vane. Eppure è lui, che ha inseguito per tutta la vita l’idea di poter stare a fianco ed essere ricordato insieme a queste leggende viventi dei sette mari, a dare vita al simbolo dei pirati per eccellenza, al più famoso Jolly Roger di tutti i tempi. In un certo senso è la figura che più si avvicina allo spettatore, non spiccando per alcuna dote se non una certa presenza di spirito. Non saranno poche le volte in cui assisteremo agli eventi anche con i suoi occhi, cogliendo aspetti che altrimenti ci sarebbero sfuggiti e sarà lui a decantare le ultime righe (maestose) di questa epopea.  Ma i personaggi certo non si esauriscono qui. Le donne hanno una funzione cruciale, lungi dall’essere damigelle in pericolo. Da Eleanor Guthrie a Max, passando per la grintosa Anne Bonnet, anche il “gentil sesso” ha un ruolo fondamentale nel dipanarsi degli eventi e dei tradimenti.

Circa 20 anni prima di Jim Hawkins…su quell’Isola.

E poi c’è l’ombra di Stevenson, l’idea di lunghissimo prologo all’avventura per eccellenza:l’Isola del Tesoro. Gli sceneggiatori sono stati eccezionali nel dare corpo ed anima ad un Capitano Flint che dal libro figura solo come un pirata sanguinario, la cui pesante eredità pesa sulla sua vecchia ciurma di pirati manigoldi. Con scelte coraggiose ma coerenti, Flint emerge in Black Sails come un uomo di enorme complessità il cui destino si intreccia col suo quartiermastro, Long John Silver.

He couldn’t handle the thought of what you might to do him. I, on the other hand, would very much like to join your crew. My name is John Silver, and I happen to be a very good cook.“―John Silver, I

Nessun background di come arrivi nel grande gioco. L’ambiguità, il mistero, quel misto di umanità e astuzia che connota il pirata Silver, è tratteggiato alla perfezione. Le chicche per chi ha letto il libro sono numerose e mai fuori luogo. Ed il bello è che lo seguiamo crescere nel corso delle puntate che, senza alcun titolo, sono numerate come se fossero capitoli di un lungo romanzo di 4 stagioni . Noi, come il giovane Jim Hawkins qualche anno più tardi, penderemo tra le sue labbra, chiedendoci se il furbacchione stia per tirarci un brutto tiro o se sia effettivamente sincero almeno una volta. 

Odiato, temuto, rispettato. Signori, ecco il Capitano Flint.

Silver e Flint. Flint e Silver. Ciascuno plasma l’altro, creando un rapporto di amicizia-odio-rivalità-rispetto che ha realmente una sua profondità, senza mai scadere nello scontato e nel già visto. E la cosa meravigliosa è che tutto è calibrato in maniera egregia, senza accelerazioni o momenti di stanca. La relazione tra i due veri protagonisti della serie è grandissima scrittura. Stento ancora a credere come qualcosa del genere sia finita in una serie su pirati, sul canale Starz con produttore Bay. Non riesco a capacitarmi del miracolo in questione. 

We will have been for nothing. Defined by their histories distorted to fit into their narrative until all that is left of us are the monsters in the stories they tell their children.
―Flint to Silver, XXXVIII

Quanto alla spettacolarità, bisogna essere chiari: le battaglie non sono tante ma quando ci sono, risultano davvero di ottimo livello, sopratutto se pensiamo al fatto che si tratta di una serie tv. Se poi in sottofondo inserite la colonna sonora di McCreary (quel tipo che ha buttato giù l’indimenticabile colonna sonora di Battlestar Galactica), come potrete non aver voglia all’istante di andare all’abbordaggio o di assaltare l’inespugnabile forte che si staglia in lontananza?

Parlando di regia, malgrado non abbia virtuosismi particolari, fa sempre il suo e le scene di azione sono girate in maniera efficace, senza essere confusionarie. La fotografia risente dell’evoluzione (e maturazione della serie): da quella molto chiara e limpida delle prime puntate, viriamo sempre di più verso una fotografia che esalta anche l’ombra, quasi a voler ricordare il lato oscuro dei propri personaggi.

E sul cast? Complimenti vivissimi a chi si è occupato di scegliere gli attori. Non ho molto da aggiungere.

Su tutti si ergono Toby Stephens col suo indimenticabile e tormentato Flint (da candidare all’Emmy) e Luke Arnold con il Silver inesperto ed il Silver della maturità. Entrambi dialogano anche con i soli sguardi che rappresentano l’anima dei due personaggi.  Da ricordare poi Zac McCgowan con un Vane mai troppo tamarro dalla voce roca (malgrado le apparenze) e molti altri, per i quali potrei andare avanti con un articolo dedicato. Menzione d’onore per il duo Rackham-Bonnet ( Schmidt – Paget) che è meraviglioso, seppure a volte sacrificato vista l’importanza “relativa” dei due pirati nelle grandi vicende in gioco. 

il buono, il brutto e la cattiva

Se avete amato il romanzo immortale di Stevenson non sarete delusi, anzi (e ve lo dice uno che quando si tratta di adattare libri sul piccolo e grande schermo è molto puntiglioso).Troverete vecchie conoscenze ed il tutto sarà coerente, nei limiti del possibile, col contesto storico di riferimento.Chissà se anche a voi non correranno dei brividi lungo la schiena quando emergerà dalla nebbia l’Isola, quando comparirà il marchio nero, quando personaggi indimenticabili del libro faranno capolino o quando  Silver farà la sua entrata in scena zoppicando per la prima volta.

Per tirare le somme, posso solo esortarvi ad iniziare questa lunga traversata. Date fiducia a questi pirati, turatevi il naso la prima stagione e verrete ricompensati alla grande. Mollate gli ormeggi, non sentite già l’aria salina corrervi tra i capelli o lo sciabordio dell’acqua sotto il cocente sole caraibico?

P.S.  Da vedere in lingua originale per gustarsi l’accento british di Rackham, il quasi grugnito di Bonny e la monotona parlata pseudo francofona di Max (impossibile da descrivere).

5 pensieri riguardo “Black Sails: un tesoro di serie

  1. Serie tv stupenda, hai ragione. Peccato che sia conosciuta da pochi. Ogni puntata vissuta sul filo del rasoio, conflitti tra personaggi realistici, pochissime coincidenze, personaggi ben caratterizzati e tanto altro.
    Una sola parola: magnifica.

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    1. Sono contento che ci sia qualcuno che ha apprezzato questa serie che definirei di nicchia!
      Il problema è convincere conoscenti (e non) della bontà di Black Sails, malgrado la prima stagione non proprio esaltante. E’ dura spiegare che dalla seconda in poi ogni stagione è davvero un crescendo tra intrighi,dramma,colpi di scena.

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    1. Buona visione ! (Con la raccomandazione di investire un po’ di pazienza nella prima stagione che ha purtroppo alcune similarità con Game Of Thrones, quanto a sesso e sangue. Superato lo scoglio – giusto per restare in tema piratesco – il resto della serie andrà a gonfie vele).

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