Captain America: Civil War – la guerra di Bucky

Eccomi, in colpevole ritardo, a recensire il secondo cinefumetto “evento” del 2016. Dopo il contestassimo Batman v Superman di marca sneyderiana, torniamo a gustarci un film targato Marvel. La stagione degli eroi contro prosegue. Dopo l’uomo pipistrello contro il figlio di Kripton, il Diavolo di Hell’s Kitchen contro The Punisher, tocca anche agli Avengers (vecchi e nuovi) venire alla mani.

EFFETTI COLLATERALI

Premetto subito che con la controparte cartacea la pellicola c’entra poco o nulla. Dopotutto nel Marvel Cinematica Universe l’identità segreta dei supereroi è oramai un optional. E allora quale sarà il motivo del contendere? Le conseguenze delle azioni dei supereroi. Vi ricorda qualcosa? Una certa distruzione recata da un signore in divisa blu e mantello rosso contro un suo connazionale di nome Zod? Ebbene, anche in casa Marvel si fanno i conti con “gli effetti collaterali” dell’operato dei paladini della giustizia. Finalmente si prende atto della distruzione arrecata nel centro di New York ad opera dei Chitauri nel primo Avengers, oltre alla scampagnata terrestre di Malekith in Thor 2 e alla città volante di Ultron vista in Avengers 2. Al contempo si pone la delicata questione del controllo, proprio al fine di arginare le perdite di vite umane, al quale dovrebbero essere sottoposti i nostri Avengers. Il motore di tutto è, tanto per cambiare, ancora il buon Tony Stark. Vuoi per l’enorme successo al botteghino, vuoi per l’evidente carisma del buon Robert Downey Junior, il suo Iron Man l’unico supereroe che nell’arco di tutta la saga Marvel cinematografica è cambiato rispetto al suo esordio. A fianco di un sempre perfetto Capitan America, di un Thor solo un po’ meno arrogante, di un Hulk che purtroppo meriterebbe più minutaggio nelle varie pellicole corali, Tony Stark è l’unico eroe fallibile. La sua fragilità, mischiata con la paura post Avengers, ha dato un notevole spessore all’uomo di latta ed anche in questo Civil War, seppur in modo forse troppo repentino, è lui a porre la questione “danni collaterali”. Dall’altra parte abbiamo il buon Rogers che deve affrontare il suo passato che ormai sappiamo significa sopratutto Soldato d’Inverno (il buon Bucky). Al centro della contesa verrà infatti ad essere coinvolto proprio il migliore amico di Rogers e la situazione, senza troppe parole, degenera portando allo scontro tra le due ormai note fazioni pro Cap o pro Stark. Nell’ombra, a tessere i fili, si muove il silenzioso Barone Zemo.

LA COSCIENZA DI ZEMO

Photo Credit: Film Frame © Marvel 2016
Photo Credit: Film Frame
© Marvel 2016

Come sapete, il tema villain è a me molto caro. Sopratutto se parliamo di un cinecomic. Riconosco che, rispetto all’assoluto anonimato dei cattivi dei film Marvel (e non solo), stavolta gli sceneggiatori si sono sforzati maggiormente, cercando di dare una parvenza di identità al villain della pellicola. Il risultato è stata la creazione di un personaggio che fa il suo compito, senza infamia e senza lode. Un cattivo del quale ricordiamo (finalmente) le motivazioni ma che per i pochi minuti in cui compare e, sopratutto, per la pochezza di profondità nella sua caratterizzazione, non ci rimane impresso. E dato che ad impersonarlo è un attore del calibro di Daniel Bruhl, onestamente, è davvero un peccato. Avere a disposizione un attore del genere e non sfruttarlo è inconcepibile. Pazienza. Se non altro non è Malekith. E’ già qualcosa.

E’ LUI O NON E’ LUI? MA CEEERTO CHE E’ LUI!

Il pezzo forte, l’asso nella manica non poteva che essere il ritorno di Spiderman in un film del Marvel Cinemartc Universe! Il mai così giovane Peter Parker fa il suo esordio e, nei suoi circa 20 minuti di presenza, porta una ventata di aria fresca. Da giovane impacciato ad uno Spiderman (pur sempre agli esordi): la trasformazione di personalità c’è e si vede. Per il resto, trovo superfluo soffermarsi sulla Zia May più avvenente (e giovane) di sempre. Quello di Spiderman si rivela essere un cammeo, seppur sostanzioso, dato che non incide nella trama. Serve semplicemente a porre le basi per il film solista futuro e per la prossima collaborazione con Ironman. Volendo fare paragoni, in casa Marvel sono riusciti a fare quello in cui hanno fallito alla DC in Batman v Superman: far pregustare un nuovo eroe mai comparso prima (come avrebbero dovuto fare con Flash, Cyborg, Aquaman) evitando il più possibile la sensazione “spot prossimi film”.

Spiderman e Winter Soldier

In conclusione, Civil War riassume tutto quello che è e non è un film del MCU. Ritmo serrato, azione (ma mai eccessiva ed esagerata), regia nella media, fotografia anonima ed un approfondimento dei personaggi in alcuni casi appena accennato, in altri (vedi Ironman) più maturo. In breve,  è un film che non annoia un secondo. Non avrà la trama più complessa mai scritta, eppure svolge degnamente il suo compito che è intrattenere grandi e piccini per due ore. Nella mia personale classifica dei film Marvel, lo colloco appena sotto Avengers (che forse rimane una pellicola irripetibile). Nel confronto indiretto con Batman v Superman, ne esce vincitore quanto a “confezione” della film, dato che presenta poche sbavature rispetto alla controparte DC-Warner. Al contempo, però, non ha quella ambizione (che invece c’è e si sente in Batman v Superman) di voler cambiare prospettiva o essere un poco più introspettivo rispetto ai suoi predecessori. D’altronde, se il prodotto funziona (successo al botteghino in patria e all’estero) per quale motivo la Disney dovrebbe cambiare registro?

P.S. Interessante introduzione di Pantera Nera. Vedremo se sapranno sfruttarlo nel film solista.

P.S.2  Un plauso a chi ha scritto le battute a Spiderman: esplosive!

P.S. 3 Qualcuno mi spieghi il perché ingaggiare Martin Freeman in un ruolo che definire anonimo è dire poco. Mah.

4 pensieri riguardo “Captain America: Civil War – la guerra di Bucky

  1. Ciao mi permetto di correggerti. Anche nei fumetti il tema di Civil War non erano le identità ma i danni collaterali, non facciamoci distrarre dallo smascheramento di Peter Parker, un gesto simbolico.

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      1. Piaciuto molto, non il top ma penso sia il meglio che si potesse fare con così tanti personaggi che tutto sommato sono stati gestiti egregiamente. Personalmente ritengo che Zemo sia il villain più riuscito dopo Loki.

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