Non ho una grande passione per i film italiani. Al di là della commedia leggera (ma spesso poco pungente e raffinata come invece fanno egregiamente i cugini d’oltralpe) o dei film “impegnati” (Sorrentino in primis), io da profano grandi novità per il cinema nostrano non ne vedo all’orizzonte. Quando mi è capitato sottomano un trailer di un film supereroistico in salsa coatta, ecco che è scattato il pregiudizio “Ma tu guarda che cafonata! Una copia italiana dei film Marvel”. Poi vado in sala, convinto dal passaparola e dalle critiche positive, e con grande curiosità mi trovo davanti un esperimento riuscitissimo.
Lo chiamavano Jeeg Robot risponde ad una domanda: “E’ possibile girare un film che mischia il genere supereroistico a quello drammatico, mantenendo una forte identità nostrana?”. La risposta è si.

Tra Cliché e Molteplici Piani di Lettura
Abbiamo un ladruncolo da quattro soldi solo e disilluso, un superpotere ottenuto per caso, un villain che vuole fare il salto di qualità. Fin qui, tutto nella norma. Prendete un qualsivoglia cinecomic e troverete questi elementi che rappresentano una costante. Poi però nella sceneggiatura fa capolino un terzo soggetto. Una giovane donna, Alessia. Per una serie di circostanze che non vi svelo, incrocerà la strada del nostro protagonista. Alessia soffre di un disturbo mentale, si aliena dalla realtà per rifugiarsi nel robotico mondo di Jeeg Robot. E’ lei il motore trainante della storia, il cuore pulsante di tutte le vicende e della maturazione dell’eroe. Il rapporto tra i due non è da cinecomic. Non è una semplice spalla (una sidekick) ma assurge al ruolo di vera e propria co-protagonista. Tra dialoghi che strappano il sorriso e altri che ci raccontano una realtà purtroppo molto verosimile, lo strano duo funziona alla grande.

E il Villain? Non è semplicemente un omaggio al cattivo folle per eccellenza, il Joker, ma è qualcosa di più. La sua ambizione e il suo desiderio di attenzione e rispetto sono tratti caratterizzanti. Finalmente, dopo una marea di cinecomics dove il cattivo era semplicemente un bersaglio mobile per l’eroe di turno (con rare eccezioni, quali Daredevil, Jessica Jones, la trilogia Nolaniana e il primo Avengers), il malvagio antagonista ha una sua tridimensionalità. E, a differenza della nemesi dell’uomo pipistrello, qua “lo Zingaro” agisce in prima battuta per sé stesso. L’eroe è colui che gli ruba la popolarità a cui ambisce, impedendogli di andarsene via da quella “fogna” che è la periferia romana. Un villain cresciuto sulle note della musica anni ’80 e guardando in tv Buona Domenica. Direi che come originalità ci siamo.

I tre hanno in comune il fatto di essere degli emarginati, dei reietti, ai margini della società. I poteri di Enzo danno il via ad una serie di eventi che porteranno le loro vite a incrociarsi e a trovare una risposta ad una esistenza priva di sbocchi in una periferia lasciata a sé stessa. Nel mentre Roma viene sconquassata da una serie di attacchi terroristici.
Quello che mi continua a sorprendere ogni volta che ripenso alla pellicola, è come – pur rimanendo nell’alveo dei cinecomics – affronti dei temi tutt’altro che da supereroi. Si ha come l’impressione che l’inserimento della tematica dei superpoteri sia quasi un pretesto per parlare di altro. Certo, non siamo di fronte ad un film neoralista nè ad uno di vera e propria denuncia sociale, ma per essere un’opera che parla di gente con la superforza, è una pellicola insolitamente “profonda”.
Super-attori alla romana
Non basta avere un’idea originale ed una buona sceneggiatura se poi gli interpreti lasciano a desiderare. Per fortuna, questo non è il caso de “Lo Chiamavano Jeeg Robot”. Un casting perfetto. Da Santamaria, credibile nel suo Ceccotti privo di speranza nel futuro e in sé stesso, alla bravissima Ilena Pastorelli nei panni di un Alessia fragile ed ingenua fino ad un grandissimo Martinelli che impersona un villain memorabile. Per gli ultimi due occorre sottolineare la bravura nel riuscire a non rendere macchiettistici i propri personaggi pur dando “colore” alle loro interpretazioni. Tra i comprimari menzione al romanissimo Ambrogi (che interpreta il padre di Alessia) e al cameo del mitico Gennaro Savastano (Gianluca Di Gennaro), reso celebre dalla serie – cult Gomorra.
In rete qualcuno si è lamentato dell’intercalare romanesco. Io non vedo quale sia il problema. Il film è ambientato nella periferia romana, a Tor Bella Monaca per la precisione. Davvero c’è chi avrebbe preferito sentire il piccolo criminale di quartiere parlare un italiano pulitissimo?
Regia e tecnica
Sotto il profilo registico, il film mi è parso ottimo. La regia di Mainetti è pulita, senza esagerazioni. Gli effetti speciali sono quelli che sono, niente di paragonabile con i blockbuster made in USA (e sarebbe assurdo pretenderlo), ma fanno il suo dovere. Le stesse scene di azione mi sono piaciute e non avrei mai pensato di dire una cosa simile per un film italiano su un supereroe.
Un film da vedere
Per concludere, Lo Chiamavano Jeeg Robot è un film che consiglio a tutti. Amanti dei cinecomics e non. Non ve lo dico per supportare il cinema italiano o perchè è il primo esponente di un certo tipo di cinema che mischia i generi senza scadere in una parodia o imitazione povera dei filmoni a stelle e strisce. Ve lo dico perchè è un bel film. Punto. Una storia che ti tiene incollato alla sedia dal primo all’ultimo minuto, un’opera che ti fa pensare,piangere e ridere allo stesso tempo è merce rara al giorno d’oggi.
So che decidere di vedere un film del genere italiano richiede coraggio. Ma non è questo che caratterizza i supereroi?
P.S. Ok, è vero. Il termine cinecomic non è la parola più esatta, in quanto tecnicamente Lo Chiamavano Jeeg Robot non è l’adattamento di nessun fumetto. Passatemi l’utilizzo, forse improprio, nel termine.
P.S. 2 Spero non ci sia un sequel. Lasciamo il gioiello così com’è. Si rischia solo di avvicinarsi davvero alla parodia.
P.S. 3 A proposito di anni 80 e della realtà italiana/romana, guardatevi “Basette”, un cortometraggio di Mainetti di qualche anno fa. Sublime. https://www.youtube.com/watch?v=NMs7lQt9DsA
P.S.4 Andandomi a informare sulla storia di Jeeg Robot (l’Anime), in effetti ci sono non pochi rimandi (ovviamente non casuali). In primis il sodalizio tra Hiroshi Shiba e Miwa Uzuki.

Anche a me è piaciuto specialmente gli ultimi venti minuti! Sinceramente quando parlava lei non la capivo, sarà pure in dialetto romano ma giuro che non la capivo! E poi il film è volgare e un’altra cosa, ma perché devono esserci sempre i criminali napoletani? Dai non trovi che questa cosa sia la solita trovata perchè Gomorra vende? Certo mi dirai tu ma io non li sopporto quando mi prendono in giro cmq nel complesso è un film piacevole
"Mi piace"Piace a 1 persona
Probabilmente hai ragione, oggi va di moda inserire la criminalità napoletana (sulla scia del Padrino prima è toccava quasi sempre a quella siciliana) anche se il vero villain è romano come il protagonista. Di sicuro è un esperimento riuscito, un bell’esempio di cinecomic nostrano.
"Mi piace""Mi piace"