Libero Arbitrio

LIBERO ARBITRIO

 

L’uomo battè l’ultimo colpo sulla tastiera virtuale con fare deciso e si lasciò andare ad un lungo sbadiglio stirandosi all’indietro. Era così stanco. Ripensò qualche secondo a ciò che aveva scritto, si riavvicinò allo schermo, dette una lettura veloce per essere sicuro. “Diamine, perchè devo essere così nevrotico?” Si, tutto a posto: era in tempo.

Scostò la sedia, aprì il cassetto della scrivania e prese il panino che aveva preparato la mattina. Puzza. Brutto segno. Sospirò, pensando che forse nella fretta aveva messo il prosciutto scaduto. Riguardò il panino e lo stomaco brontolò: aveva bisogno di mangiare, schifo o non schifo. Diede una rapida occhiata in giro e intravide Stan:

“Ehi, Stan! Quando vai in pausa merenda?”

Stan, che stava scrivendo con una velocità impressionante per i suoi standard, alzò di scatto la testa dallo schermo:

“Dammi 5 minuti e arrivo. Ci vediamo nell’Atrio.”

Prese sottobraccio il panino e si incamminò tra le innumerevoli file di scrivanie presso le quali lavoravano alacremente migliaia di persone che scrivevano quasi senza sosta le Sceneggiature.

“Però quella biondina della  fila H-56 deve essere nuova”, pensò. “Non l’ho vista prima…chissà magari ci intavolo un discorso nella mia prossima pausa. Mah..che stupido! Se è una novellina ancora non sa gestire il tempo del suo lavoro e le sue pause saranno  decisamente poche.” Fece mente locale ai suoi primi anni e si ricordò della fatica immane che aveva fatto per riuscire a tenere il ritmo degli Eventi. Se ne riparlerà tra qualche anno…e qualche decina di Sceneggiature, probabilmente.

Giunse nell’ampio Atrio che aveva una forma semicircolare. Ampie vetrate aprivano all’esterno dove filtrava una luce bianca. Mentre con calma scartava il panino sentì arrivare Stan.

“Eccomi. Dovevo chiudere almeno per le prossime 2 ore. Non sai che fatica quando non hai ispirazione”

“Non me lo dire, Stan. Ti posso dire però che la mia Sceneggiatura non è malaccio come pensavo prima, sai? Il Canovaccio non è niente di che ma su questo non ci possiamo fare nulla (hai voglia a lamentarti con la Direzione) però ho intavolato un pò di linee narrative mica male per il mio protagonista.”

“Come ti invidio”. Stan aprì il cestino che aveva con sè e tirò fuori una coscia di pollo. “La mia tizia ha un Canovaccio orribile, innanzitutto. Aspettativa di vita: una trentina di anni. Un incidente stradale che chiude il tutto. In mezzo devo incastrarci qualche storia sentimentale e la frustrante ricerca di un lavoro. Io odio il genere drammatico, lo sai. ”

“E’ tutta questione di fortuna. Prima o poi forse ci capiterà un personaggio che rimarrà negli annali. Pensa a i colleghi che hanno scritto la vita di Giulio Cesare, Napoleone, Gandhi, Che Guevara. Però, malgrado tu spesso non sia d’accordo, ti ripeto che il Canovaccio può anche non essere il massimo: ciò che conta è la bellezza delle trame! Si, ok, ingoia prima di parlare, lasciami finire: non tutti i Canovacci meritano. Questo non lo discuto…ma è mai possibile che tu non sia mai, e dico mai, contento di ciò che ti capita?”

Stan, che ormai aveva divorato interamente la coscia, sbattè le mani sui fianchi “Due suicidi, un bambino africano, una giovane madre abbandonata e…ah già uno schizofrenico. Questi sono i miei protagonisti! Come diavolo faccio a buttare giù trame decenti, dimmi?La verità è che qui dentro ci sono i soliti raccomandati. Sù, Ed, non mi venire a dire che Emily non ha fatto qualche supplica per avere tra le mani il Canovaccio di Lady D qualche anno fa. E le hanno anche dato il premio di miglior storia drammatica. Pagliacci!”

Ed sorrise. Aveva obbiettivamente beccato Canovacci particolari: ma a chi non capitavano? Se Ed pensava ai suoi ultimi due…meglio non pensarci:aveva faticato a tessere le fila di quelle storie così belle ma allo stesso tempo così tristi. No, Stan era fatto così. Attendeva da anni che gli capitasse il Canovaccio della secolo per poi ricamarci sopra una vita straordinaria. Lui, che inizialmente la pensava come l’amico, aveva incominciato ad apprezzare anche le “piccole sceneggiature” con le loro grandi e minime sfide quotidiane, le storie sentimentali e i tragici eventi. Forse Stan non lo avrebbe mai capito. O forse gli serviva solo un pò di tempo: magari si sarebbe affezionato ad uno dei protagonisti e poi chissà.

“Caro mio, per me è ora di andare. Ho dieci minuti già scritti a disposizione per pensare al proseguimento della Sceneggiatura.”

“Io mi trastrullo qua, Ed, ho due ore. La tizia sta dormendo ora e le ho scritto di un sonno senza sogni. ”

Ed salutò Stan con un cenno per ritornare alla sua postazione. Fissò lo schermo dove la Sceneggiatura attendeva la sua mano e la sua mente. Guardò sul tavolo il Canovaccio bloccato da un fermacarte di metallo. Tirò un sospiro…

“Allora…dove eravamo rimasti? Ah..Il ragazzo si svegliò e cominciò a scrivere sul suo blog di una storia strana che riguardava sceneggiatori di vite…”

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