Al Cuor non si comanda V

AL CUOR NON SI COMANDA

 

Pensavo che l’epopea di Ragione e co. fosse terminata. Invece in stile The Dark Knight Rises sono dovuto tornare… semplicemente perchè scrivere mi aiuta a far evacuare parte dei mille pensieri che mi frullano confusamente in testa. Ringrazio me stesso e i recenti eventi per l’ispirazione.

La Ragione avanzava lentamente nei corridoi dell’encefalo. Zoppicava leggermente e si aiutava con un bastone nero, cercando di fare il minimo rumore possibile. Era così stanco: dov’era l’energia e la pianificazione che l’avevano contraddistinto? Sembravano ricordi lontani, non riusciva più ad essere lo stesso. Scese diverse rampe di scale e poi si grattò il pizzetto trasandato che si era fatto crescere: si, era meglio dare un’occhiata. Attraversò altre sale e cominciò a vedere i resti del party continuo che c’era stato negli ultimi due giorni. Tutti dormivano beati, alcuni abbracciati, altri ancora stravaccati su divani e sedie ai lati. La Ragione sorrise tra sè mentre camminava lentamente pensando alla scena che aveva visto poche ore prima:

Era dovuta andare a cercare Ipocondria per un rapporto dettagliato delle condizioni psicofisiche del corpo (report di cui avrebbe stracciato una buona metà dato che la vecchia “Ipo” aggiungeva sempre qualcosa di suo. Eppure era l’unica in quel momento a preoccuparsi.Gli altri se la stavano letteralmente spassando.) Aveva dovuto passare a fatica tra gente che urlava,si rincorreva,scherzava,si abbuffava. Di rado la Ragione aveva assistito a scene di giubilio di questo tipo…mentre stava tentando di farsi strada per tornare nel Ponte di Comando nel cervelletto, aveva intravisto Eros commosso e, cosa ancora più sorprendente, Timidezza che era stata coinvolta in un trenino insieme ad Ansia,Intraprendenza,Paura e Orgoglio. Ma le sorprese non erano finite: Immaginazione, che era sempre stata molto “sulle nuvole”  con aria beata, ora fissava il muro ripetendo tra sè che la realtà l’aveva superata, che non avrebbe mai potuto elaborare una esperienza di quel tipo, che per quanto avesse elaborato il suo carattere non avrebbe potuto fare meglio di quello che era Lei davvero. La Ragione le si avvicinò e le diede un’amichevole pacca sulla spalla che Immaginazione nemmeno sentì tanto era assorta nei suoi pensieri. Dopo diversi minuti finalmente era riuscito a sedersi vicino ad un piccolo pc per fare il suo quotidiano controllo del corpo. Incrociando i dati provenienti dai vari centri periferici e dal report di Ipo, scrisse velocemente il diario di bordo: “battito cardiaco accelerato, mal di stomaco, pensiero sognante, adrenalina molto consistente. Euforia mista a momenti di para- normalità. Energia in surplus. Tutto sotto controllo, codice bianco.”

Appena ebbe fatto mente locale della mattinata, si sedette stancamente  e pensò all’attuale situazione: tutti quanti ne avevano passate tante e negli utlimi tempi c’era stato un crescendo di speranza che non aveva potuto interrompere… Quelli erano giorni di festa perchè per tutti c’erano minime (molto minime) possibilità che le cose finalmente andassero bene, che l’Irraggiungibile non fosse più tale. Dopo 5 anni di attesa. La Ragione sapeva benissimo come sarebbe andata, dopotutto era quello il suo compito. Era come se il bellissimo best-seller appena uscito stesse appassionando tutti tranne lui che aveva letto l’ultima pagina: non sapeva come si sarebbe giunti alla conclusione ma essa era inevitabile. L’unica speranza era che la sua fosse una copia del libro molto atipica: ma chi voleva prendere in giro? Lui stesso? No, avrebbe dovuto raffreddare gli animi, come un capo-estintore e cercare di eliminare quell’entusiasmo. Ci aveva provato ma, pur urlando, non era riuscito a farsi sentire nel marasma delle feste che si andavano di volta in volta ad organizzare in occasione di “segnali positivi” (presunti tali, aggiunse mentalmente).Avrebbe dovuto insistere e, comunque, sapendo già l’evolversi della vicenda, presto le feste sarebbero state meno frequenti e nel silenzio che sarebbe tornato, a cui da anni si erano ormai abituati tutti, non sarebbe stato difficile attirare l’attenzione. Mentre pensava a ciò girò lo sguardo verso i suoi sottoposti: dormivano beati, col sorriso sulle labbra. Poteva veramente togliere loro quella gioia così grande?Non aveva mai visto tutti così entusiasti, felici, sereni, soddisfatti come se un lungo viaggio nel deserto stesse finalmente terminando con la  agognata meta apparire in lontananza. Poteva smontare pezzo dopo pezzo il loro entusiasmo?Si, va bene, il suo fine era quello di preservare tutti dalla “botta finale” che ci sarebbe stata (secondo i suoi calcoli da lì a qualche settimana), ma la gioia,la felicità pura che aveva intravisto nei loro occhi era un bene troppo prezioso. In fondo la Ragione li invidiava. Spesso con aria di superiorità li aveva denigrati, in particolare quell’esaltato di Eros…ma doveva ammettere che facevano sentire l’Essere di cui erano parte bene come non era mai stato: una emozione così forte non avrebbe mai potuto procurarla lui, la Ragione. Se non avesse saputo l’epilogo, si sarebbe unito ai festeggiamenti. Ma non si è Ragione per caso. Sorrise. Il suo era un sorriso amaro e, con occhi lucidi, si alzò dirigendosi  verso la sala sogni dove Lei veniva proiettata : però era dura non illudersi.

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