Quanto costa una stella?

“Quanto costa una stella?”

L’uomo guardava la volta del cielo scura che copriva, come un tessuto blu, la città assopita. Gli astri si riflettevano nelle acque placide della laguna, scosse soltanto da minuscole onde generate da qualche piccola barca di passaggio. Quelle più grandi avrebbero ripreso a traghettare per i canali la mattina successiva. Le zanzare erano copiose come al solito ma ormai, dopo anni, ci era abituato. 

Si massaggiò la barba, che ormai era fin troppo cresciuta, mentre non riusciva a staccare gli occhi dall’immensità del cielo. Fu un colpo di tosse a scuoterlo. Per poco non fece cadere la coppa di vino che teneva in mano. Stava morendo, lo sentiva. E non ci sarebbe stata nessuna somma di denaro capace di comprare la salute di cui aveva bisogno. Il Paradiso forse non l’avrebbe accolto. Sorrise tra sé. Stando a sentire i suo i detrattori – che non erano certo pochi – aveva un posto riservato tra le braccia di Satana. Chissà, magari avrebbe incontrato suo padre. Sempre che nel frattempo questi non avesse acquistato gli interi inferi, subentrando a Lucifero. Ne sarebbe stato capace, questo era sicuro. Vide il proprio riflesso nel vino che riempiva ancora la coppa. Assomigliava a Reginaldo, lo dicevano tutti. Chissà se l’Alighieri era andato davvero a trovarlo, suo padre. Il fiorentino era morto da parecchio ma la sua Commedia era ancora in circolazione. Quel Dante! Ad averlo conosciuto in tempo! Gli avrebbe garantito una sua citazione tra i benefattori dell’Umanità, chissà? Dopotutto, a parte la salute, si può comprare qualsiasi cosa. 

Un fiorentino aveva screditato la sua famiglia, un altro la avrebbe dovuta elevare al di sopra di tutte. Sospirò. Gli era costato uno sproposito, una enormità. I suoi figli lo avevano guardato male, preoccupati che dilapidasse i propri averi. “Quando vuoi avere il migliore devi sborsare molti soldi”. Glielo diceva suo padre mentre contava le monete nel suo studio con le sue dita affilate al lume di una candela. Si ricordò il primo incontro con l’artista, quel tipo smilzo che sembrava avesse sempre il la testa tra le nuvole. Forse era per questo che aveva riprodotto il cielo azzurro nella sua Cappella. L’unica cosa che rimaneva della sua vita. I soldi vanno e vengono. Le proprietà pure. Lo sapeva bene e quei bastardi dei da Carrara non facevano a meno di ricordarglielo mentre governavano la sua città. Idioti. Non capivano l’importanza della grandezza. Aveva lavorato una vita per essere in cima per poi finire a vivere lontano. Certo, poteva andare peggio. Di solito chi veniva rovesciato finiva spesso all’altro mondo a vedere di persona se i racconti dell’Alighieri fossero verità o meno. Almeno si era preparato una scialuppa di emergenza, la chiamava così. I Veneziani erano tipi svegli e a loro piaceva spendere. Chi meglio di lui poteva essere l’alleato ideale? 

Riguardò in alto le stelle e sospirò. Il nome di Giotto sarebbe stato accostato alla sua Cappella, ne era sicuro. Come la Commedia non poteva che essere di quel manigoldo di Dante Alighieri, l’opera per la quale si era dissanguato e aveva litigato con mezzo mondo avrebbe portato il nome dell’altro fiorentino. Era pure riuscito a far garantire dal Papa l’indulgenza a chi la avesse visitata! Quando le fortune della sua famiglia, che aveva imparato a sue spese essere dipendenti da un lancio di dadi fortunato o meno, sarebbero tramontate definitivamente, cosa sarebbe rimasto? Il nome di suo padre come usuraio in un poema? E gli Eremitani, quei dannati monaci, gli avrebbero portato via la Cappella? Loro erano capaci di questo ed altro. Religiosi quando pareva a loro ma molto venali quando si trattava di fare osservazioni sui lavori che lui aveva finanziato! Non erano meglio dei da Carrara. Perlomeno non erano così idioti da vantarsi in pubblico, questo va detto. 

Scolò il calice in un sorso. Si pulì il mento col palmo della mano. 

Forse qualcuno, in un futuro lontano, si sarebbe chiesto chi fosse quel nobile ritratto che consegnava la Capella alla Santa Vergine Maria. O forse no. 

Aveva comprato ogni cosa, dal favore del papato a quello di mercenari e personaggi senza scrupoli. Case, terreni, denari. Tutto per mantenere il suo nome in alto. E solo ora si accorgeva che non sarebbe servito a nulla. Padova avrebbe avuto mille altri signori. Per Venezia era uno dei tanti. Ed il Papato di sicuro non aveva certo bisogno di commemorare famiglie amiche. 

“Quanto costa una stella?” Avrebbe voluto comprarne almeno una in modo che fino al Giudizio Universale sopra le teste di tutti vi sarebbe stato qualcosa di suo. Qualcosa col suo nome. Ed invece era destinato all’oblio.

Enrico degli Scrovegni diede un ultimo colpo di tosse e si ritirò nella sua stanza.

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