
Prendete uno degli uomini simbolo del XX secolo, tanto da essere uno dei pochi ad aver raggiunto il rango di mito quando era ancora in vita nonché divenuto sinonimo di “genio”. Fatto?
Ora scegliete uno dei maggiori caratteristi in circolazione che ha vinto l’Oscar circa una ventina di anni fa e che ha una mimica facciale tale da essere espressivo anche senza dire una parola. Fatto?
Bene, aggiungeteci un giovane attore che nasce come cantante ma che ha talento da vendere e come produttore un signore che ha vinto l’Oscar per la miglior regia proprio parlando di un genio dei numeri nel lontano 2001.
Adesso che abbiamo tutti gli ingredienti, potete davvero pensare che il risultato possa essere una serie tv mediocre? Nemmeno gli sceneggiatori di Troy – fall of a city riuscirebbero a combinare disastri con una base di tale livello, credetemi.
Genius – stagione 1 (National Geographic: si, non fanno solo documentari!) è una serie da vedere e gustare estasiati e ora vi esporrò la mia personale teoria della relatività televisiva.
IL TEMPO SI COMPRIME
Sarebbe naturale pensare che il tempo scorra sempre allo stesso modo, qualsivoglia programma si stia guardando. Sappiamo benissimo che non è così. Quando certi prodotti televisivi hanno una confezione di qualità e riescono a trasmettere empatia allo spettatore, il tempo si comprime e quei 45-50 minuti che sulla carta rappresentano una importante porzione della nostra giornata, divengono improvvisamente pochi, tanto da poter esclamare “il tempo è volato”.

Genius mi ha fatto questo effetto. La storia di un mito come Einstein di per sé è già un romanzo, essendo uno di quegli uomini monumentali che non solo ha rivoluzionato il proprio settore di competenza (nel suo caso la fisica) ma il cui impatto è stato tale da essere, per così dire, trasversale, finendo per riservarsi un posto nell’immaginario collettivo anche a distanza di anni. Parliamo di un uomo nato a fine ottocento che
- ha vissuto nel periodo più turbolento degli ultimi secoli (2 guerre mondiali e l’inizio della guerra fredda)
- ha rivoluzionato la fisica dalle sue fondamenta
- ha avuto una vita sentimentale burrascosa
- ha avuto anche un considerevole ruolo “politico”
- è stato forse lo scienziato più famoso di sempre.
La base da cui partire per costruirci sopra 10 puntate non era poca ma era necessario disegnare e tratteggiare un uomo straordinario in maniera tale da vederlo crescere e da empatizzare con l’uomo che si nascondeva dietro al genio. Albert sbaglia e non poco ma la sua ferrea determinazione, la sua voglia di lottare (che lo farà perseverare da giovane nell’inseguire la sua teoria ed il riconoscimento accademico che gli veniva sempre negato per pregiudizi e manovre politiche e da anziano, nel gettarsi in lotte quali quella contro il razzismo e il controllo dell’energia atomica) è il vero cuore pulsante che ci trascinerà per tutto l’arco della stagione.
Se la prima puntata presenta due linee temporali distinte (il giovane Einstein che vuole studiare la Fisica e l’Einstein maturo che deve fare i conti con l’avvento del nazismo), l’intera prima parte della stagione procederà in ordine cronologico, lasciando spazio ad un brillante e sorprendente Jhonny Flynn di dare anima e corpo ad un Albert che, tra una vita amorosa tutt’altro che noiosa e la lotta per diventare un professore di fisica apprezzato, mi ha lasciato sbalordito.
Ero convinto che ad impersonare il giovane scienziato fosse Oscar Isaac (anche se mi dicevo che col trucco l’avevano reso quasi irriconoscibile). Per togliermi il dubbio sono andato sulla onnisciente Wikipedia e ho scoperto l’esistenza di tale Flynn.
Di professione cantante.
E con una foto come questa nella pagina wiki:

Pensavo fosse uno scherzo e ho ricaricato la pagina, verificando che non ci fossero casi di omonimia. Niente da fare. Il tizio biondo in foto è proprio quell’interprete credibile dello scienziato tedesco!
Dall’accento tedesco ai piccoli movimenti del corpo (che ritroveremo nel maturo e anziano Albert di Rush), fino alla grande espressività facciale, il lavoro del cantante (e attore!) Flynn è superbo. Chapeau.
Il buon Rush lo troveremo solo nella seconda parte e, ovviamente, dà prova di essere quel signor attore capace di prendersi la scena, restituendo il tocco ironico all’Einstein maturo ormai consacrato e, al contempo, il dolore per scelte familiari non proprio felici, portandoci per mano ad un finale toccante e, lo ammetto, commovente.

Se pensate però che Genius si occupi solo e soltanto di narrare le principali vicende di Einstein (più o meno romanzate), vi sbagliate. Il bello di questa serie è l’inserimento di tutta una serie di personaggi che, come dire, hanno avuto un certo rilievo nel mondo scientifico (usando un eufemismo). Parlo ad esempio del severo (ma non troppo) Max Planck che rappresentava la massima autorità in campo accademico tra i fisici tedeschi o dei coniugi Curie o, ancora, dell’amicizia tra Bohr e Einstein tra simpatiche chiacchierate per strada. Insomma, Genius tratteggia una parte del mondo scientifico in un periodo in cui questi scienziati ponevano le basi per scoperte che oggi diamo quasi per scontate. Al contempo, proprio per l’estensione temporale della storia, cogliamo il cambiamento della figura dell’uomo di scienza. Da accademico che ambisce ad un riconoscimento all’interno della propria comunità (magari con un Nobel) a possibile strumento nelle mani dello Stato, potenziale fornitore di strumenti mortiferi in guerra, mettendo in campo la questione della coscienza dello scienziato. Emblematico il caso di Fritz Haber, che diede un contributo decisivo per l’applicazione dei gas tossici nella prima guerra mondiale o, anni dopo, di Heinsemberg e del suo “apporto” nella ricerca volta a costruire una bomba atomica di matrice nazista.

Non poteva mancare un “villain”, Lenard (interpretato dalla vecchia conoscienza “Lord Bolton” Michael McElhatton), che rappresenta il lato oscuro della scienza fatto di invidia, ambizione fine a sé stessa e, giusto per non farsi mancare nulla, sodalizio col nazismo.
E le donne? Ci sono eccome e sono forti. Spiccano ovviamente la scienziata Mileva, talmente brillante e simile a suo marito da finire per esserne incompatibile oppure pensiamo ad Elsa e alla sua comprensione e praticità tale da bilanciare l’impulsività di Einstein.

Una congerie di storie nella storia che aggiungono ancora più profondità e contesto all’epopea di Einstein.
LO SPAZIO SI DILATA
Se il tempo vola mentre guardiamo una dopo l’altra le puntate, curiosi di scoprire cosa accadrà nel prossimo episodio, lo spazio gioca un ruolo importante. Per farci entrare nella mente del geniale scienziato, viene utilizzato l’espediente di rendere visibili gli esperimenti mentali che permettevano la formulazione delle varie teorie di Albert.

Ecco che, d’un tratto, il campo visivo muta e ci troviamo ad osservare una rappresentazione di un fotone che viaggia alla velocità della luce oppure osserviamo due lampi illuminare il cielo mentre siamo su un treno lanciato a folle velocità. La serie non dimentica la scienza e cerca di fornire qualche piccolo assaggio comprensibile mediante un sapiente uso dell’effettistica speciale (senza mai esagerare).

Inoltre, i volti sono i grandi protagonisti di Genius e spesso la regia indugia sui primi piani per permetterci di cogliere gli sguardi e le emozioni di Einstein e dei suoi interlocutori. Lo spazio torna a comprimersi e a restringere il propio campo durante i dialoghi tra il protagonista e la prima moglie Mileva la cui intimità ci viene restituita in vari momenti (così come l’erosione del rapporto tra i due che per responsabilità di entrambi finisce per essere alquanto burrascoso) o nel rappresentarci la tenerezza della storia con Elsa il cui carattere completa quello di Einstein, riuscendo a portare quell’equilibrio che aveva a lungo cercato. Lo spazio cambia, muta, facendo viaggiare lo spettatore tra momenti di esaltazione per l’intuizione geniale di Albert o preoccupandolo quando la vita o il lavoro del protagonista vanno letteralmente a rotoli.

Genius è frutto di un lavoro superbo che riesce a non sconfinare nell’agiografia ricordandoci anche gli errori ed il declino della vecchiaia (seppur dignitoso e con un riscatto finale che, non so quanto aderente alla realtà, è semplicemente meraviglioso) del genio per antonomasia e provando a dare una risposta al perché quel simpatico sognatore tedesco ha finito per stravolgere le nostre convinzioni: la curiosità di un bambino, il desiderio di scoprire e non arrendersi all’ovvio o alla prima risposta.
E’ questo che ci rende esseri umani.
Ed è questo che, forse, ha reso Albert Einstein uno tra i migliori esemplari tra gli esseri umani.
P.S. 1 Produttore e regista del primo episodio è Ron Howard. Quando si tratta di parlare di menti atipiche ci si butta a capofitto, non c’è che dire. Dal Nash di Crowe all’Einstein di Rush.
P.S. 2 Ha avuto un certo spazio, ovviamente, anche il “coinvolgimento” di Einstein nella costruzione della bomba atomica ma, sopratutto, sono state presentate – seppur in maniera molto rapida – figure cruciali nella corsa all’atomica quali Szilard, Bohr, Oppenheimer, Heisemberg. Per uno come il sottoscritto che ha basato la propria tesi di maturità proprio sulla costruzione della bomba atomica e della “sfida” a distanza tra nazisti e americani, è stato un vero e proprio tuffo nel passato. A proposito, se dovesse capitarvi sottomano in qualche bancarella o mercatino dell’usato, il libro “gli apprendisti stregoni” di Robert Jungk, non lasciatevelo scappare: è un libro magnifico, purtroppo introvabile.
P.S.3 Genius è una serie antologica. La seconda stagione è dedicata a Picasso e la terza a Mary Shelley (2019).
P.S.4 Che ci crediate o meno, anche Einstein ha dovuto faticare non poco per trovare un lavoro. E l’ufficio brevetti non è riuscito certo a tarparli le ali della ambizione, anzi…
P.S.5 Qualche pecca nel montaggio si nota, sopratutto negli stacchi riservati, presumo, a spazi pubblicitari. Dopotutto parliamo di National Geographic.
P.S. 6 L’intro porta la firma di Zimmer, tra l’altro.
