Una nuova rotta

Mentre il sigillo placcato veniva impresso dal funzionario sulla sua collana argentata, Zu’ul Z’aan sorrideva beato. Il sogno di una vita si stava realizzando sotto i suoi tre occhi ed andava ben al di là di quello che aveva immaginato nelle notti insonni degli ultimi 40 cicli planetari. Lo sguardo fiero in avanti con innanzi a lui i maggiori plenipotenziari della Federazione, nelle loro vesti viola e grigio. Quanti di loro avevano riso e sibilato tra le zanne limate mentre Zu’ul esponeva la sua idea al Gran Consiglio? Lo avevano creduto un povero pazzo che inseguiva un’impresa impossibile. E invece ora era lui a sorridere e sarebbe stato lui a finire negli annali federali, non certo quegli avidi burocrati che vivevano solo di pettegolezzi e sotterfugi. Non avrebbero resistito nemmeno uno z’aaaanden stellare a bordo della sua astronave, abituati come erano agli agi di palazzo. Ripensò al suo vascello e al duro viaggio che aveva segnato per sempre la sua storia e quella del suo popolo. Poteva quasi toccare in quel momento la gigantesca nave stellare che aveva utilizzato, rafforzata ai lati con speciali propulsori adatti a macinare un numero di z’aaaanden mai percorso da nessuna nave prima.

La macchina sigillante continuava la sua opera, disegnando sulla collana una piccola cornice dorata all’interno della quale capeggiava il simbolo di Maestro Esploratore, una delle più alte onorificenze della Federazione. Molti erano i sedicenti esploratori a quei tempi ma tutti si limitavano a qualche spedizione nei dintorni delle colonie vicine, scoprendo al massimo dei pianeti inabitabili e poveri di risorse oppure qualche sparuto asteroide. Nessuno rischiava di più. Zu’ul, invece, aveva proposto qualcosa di diverso: “Eminenti membri del Consiglio, in base ad i recenti studi scientifici di Zo’on Zapernick, ritengo che due fessure spaziali siano collegate tra loro. Immaginate quanto tempo risparmiato se riuscissimo a passare da una fessura all’altra, si aprirebbero nuovi orizzonti per l’esplorazione stellare ed il commercio tra le colonie! Il mio viaggio prevede di passare attraverso la fessura nel quadrante x-38947 (mai percorsa prima) per, uscire, in base ad i miei calcoli, nella nota fessura del quadrante x-223. In tal modo potremmo collegare gli estremi della Federazione in un grande cerchio, accorciando di centinaia di cicli planetari le traversate! Finanziate questa spedizione, non ve ne pentirete!”

Tre volte si era recato al Consiglio e nel mentre aveva cercato altri possibili finanziatori privati. Nessuno gli credeva, però. Solo con l’avvento della nuova Rettrice Generale, era riuscito a strappare un si, a costo però di limitare al massimo gli esborsi previsti. E così aveva dovuto setacciare tra i galeotti condannati ai lavori forzati per ottenere l’equipaggio che gli serviva. Gente poco raccomandabile: alcuni avevano zanne lacerate, dovute ad incontri clandestini (severamente proibiti), altri vantavano un passato poco nobile nelle fila della pirateria spaziale e altri ancora erano dei semplici disertori o ladruncoli di strada.

Sorrise ancora una volta mentre pensava a molti di loro adesso. Erano pronti ad arricchirsi come mai prima, grazie a lui. E dire che quelli sciagurati per poco non stavano per fargli le scaglie, come si suol dire. Al cinquantesimo ciclo planetario dopo l’attraversamento della fessura, c’era stato un principio di ammutinamento. Erano venuti in tre nella sala di comando, con tanto di corazza e fucili al plasma. Zu’ul aveva temuto per la sua vita ma, soprattutto, per la spedizione. Il fallimento di questa avrebbe comunque comportato la fine – anche solo figurata – della sua esistenza. Non avrebbe avuto certo mettere una zampa sul suolo di Zaerk come capo di un’impresa naufragata a causa di calcoli sbagliati. Si sarebbe sparato prima di arrivare. Davanti ai rappresentanti dell’equipaggio, aveva chiuso tutti e tre gli occhi implorando con tutto sé stesso di concedergli di percorrere altri 10 z’aaanden. Se non avessero trovato la fessura entro tale termine, sarebbero tornati indietro e lui avrebbe lasciato il comando. Ricordava bene il tempo che seguì quell’incontro: era stato un susseguirsi di pensieri sempre più cupi mentre si immaginava le smorfie disgustate dei buffoni della Federazione e la delusione della Rettrice. Sembravano essere tutti lì, in cerchio a guardarlo nella sua cabina, a ridere della sua disfatta.

Poi, ad un tratto, era accaduto l’impensabile.

“Comandante, venga al Ponte di Comando!”

Un sussulto lo fece distogliere dai suoi ricordi. Il funzionario aveva appena terminato l’operazione, incastonando il sigillo.

La Rettrice lo guardava compiaciuta e con essa, Z’aal Pi’zar, il comandante delle forze stellari di terra.

Zu’ul non era riuscito a trovare il collegamento tra le due fessure ma aveva scoperto molto di più.

Un sistema solare.

8 pianeti tra i quali uno abitato da una specie intelligente (ma poco evoluta), ricco di risorse da sfruttare.

Una nuova fiorente colonia era pronta a sorgere  grazie a lui ed alla sua astronave che era già leggenda: la Z’oolumbuuus.

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