Striscio tra la polvere. Alla fine non è così male.
Le zampette di prima non solo erano ridicole alla vista ma anche poco utili, viste le dimensioni.
Dovrebbe essere lì. Voglio dargli un’ ultima occhiata. Eccolo. L’Albero. La peggiore idea che Dio abbia mai avuto.
Tutto era cominciato conversando con l’Onnipotente. Di tanto in tanto il Padrone dell’Eden, per allontanare la noia che lo assaliva sempre più spesso, cercava tra tutti gli animali proprio me, dato che ero l’unico, modestamente, ad avere un certo quoziente intellettivo. Sempre più spesso l’argomento di conversazione erano i due umani. Io l’avevo notato subito. Dio non era soddisfatto. Dovevano essere il nuovo portento in fatto di creature senzienti e invece erano stati un fiasco totale. Lo osservavo spesso mentre, accarezzandosi la barba, li controllava da lontano ,confidando in qualche spunto, in una qualche iniziativa. Dopotutto gli assomigliavano. Invece niente di niente. Ancora non erano riusciti ad avere un linguaggio proprio. Qualche verso, come le scimmie dell’area nord dell’Eden, ma niente di più. E non parliamo della riproduzione. Lei forse qualcosa aveva cominciato ad intuire. Per lui invece la più grande scoperta era stata scovare un formicaio. Io però credevo in loro. Certo, erano lenti di comprendonio, ma avevano grandi potenzialità. Forse sarebbero state le uniche creature capaci di arrivare alla mia altezza. Certo, bisognava dare loro del tempo. Dio, invece, era giorno dopo giorno più abbattuto. Alla fine, aveva deciso di metterli alla prova. Avevo avuto subito la sensazione che non fosse la migliore delle idee, metterli sotto esame in quelle condizioni. Nasceva così l’Albero del Bene e del Male. Aveva raccomandato di non toccarlo, pena la morte.
Zigzago fino all’alberello. Un albero come un altro. Dovreste vederlo, niente di speciale. E ancora qui, dopo tutto questo tempo. Dio aveva voluto testare la loro capacità di iniziativa. Per questo nulla, a parte il nome pomposo, avrebbe dovuto invogliarli ad infrangere la regola. Mi riposo un attimo all’ombra dei piccoli rami. Manca un frutto. Gli altri ci sono tutti. Figuratevi se qualche animale si è più azzardato ad avvicinarvisi dopo il macello causato dai due deficienti.
I primi giorni, dopo che Dio, con la voce tonante e lo sguardo arcigno – quello che sa fare solo Lui – aveva detto loro di non cogliere i frutti dell’albero, i due si erano avvicinati di soppiatto con una certa curiosità alla pianta, l’avevano osservata da tutti i lati. Poi, ad un tratto, avevano perso interesse. Dio era furioso. Tanta fatica per creare l’essere perfetto e poi questo non riusciva a ragionare con la propria testa. Aveva creato degli automi! Le cose si stavano mettendo male, me lo sentivo.
Poi, un pomeriggio, mi aveva confidato che aveva seriamente intenzione di mollare, cancellare il progetto Terra e ripartire da un altro Pianeta. Di fronte alla prospettiva di venire soppresso, capirete, ho tentato il tutto per tutto. Così gli ho proposto una scommessa: “Se mostreranno iniziativa entro domani, andrete avanti per la Vostra strada con la Terra. Altrimenti eliminerete il Creato.Dategli un giorno. Solo uno. Secondo me ce la possono fare. Che ne dite?”A malincuore Dio aveva accettato.
Mi ero fiondato, con la velocità che mi consentivano le zampe, a cercare i due per tutto il giardino. Li avevo trovati nei pressi di una radura. Non c’era speranza. Lei si stava lisciando i capelli. Lui tirava calci ad un sasso. Decisi di intervenire, descrivendo con linguaggio più elementare che mi veniva in mente, le proprietà del frutto, il suo gusto sublime e il fatto che se I’avessero mangiato gli avrei insegnato dei bellissimi giochi. I due non sembravano molto svegli. Alla fine, quasi controvoglia, si incamminarono verso l’Albero. Lei era quella più curiosa. Si era avvicinata molto ma poi, all’atto di prendere il frutto, si era bloccata, come se fosse stata colpita da un fulmine. Mi ero allora arrampicato, non senza fatica, e avevo staccato con un morso la mela dal ramo. Con un tonfo il piccolo frutto si era schiantato tra i fili d’erba dividendosi in due pezzi. Lei allora, con una certa titubanza, lo aveva raccolto e, a quel punto, le cose erano precipitate.
Mi viene da sorridere se ripenso alla scena: Dio che, arrivato di corsa, mi accusava urlando di barare. L’uomo, che nel frattempo si era nascosto dietro l’albero, indicava la donna con l’indice esprimendo dei versi privi di senso. Lei ,invece, indicava il sottoscritto strillando e strappandosi i capelli come un’ ossessa.
E così oggi mi ritrovo a dover strisciare sibilando, senza poter proferire una sola parola.
Quanto ai due furboni, sono andati in esilio. Dio, dopo gli eventi dell’Albero,ha voluto punirli mandandoli a lavorare per l’eternità sulla Terra. E ha rimandato l’Apocalisse.
Il resto della Storia lo conoscete.
Vi ho solo dato un po’ di tempo in più.
