Journey: Si, viaggiare

Nel grande viaggio si fanno dei viaggi, sono i nostri piccoli percorsi insignificanti sulla crosta di questo pianeta che a sua volta viaggia, ma verso dove?

(Antonio Tabucchi)

The Journey è un videogioco strano. Un gameplay minimale, un multiplayer anomalo, una storia enigmatica. Eppure è arte. Ormai il titolo è uscito da parecchio (2012) ma l’ho scoperto solo recentemente nella sua versione rimasterizzata per PS4.

E’ una meravigliosa metafora della vita, un lungo viaggio che compiamo da soli e talvolta in compagnia. Un’esperienza che ci fa scivolare dolcemente tra sabbia lucente sotto un sole al tramonto mentre, poco dopo, ci presenta un vento gelido che sferza senza pietà le nostre vesti, facendoci arrancare in un turbine di ghiaccio e neve.

Una delle scene più memorabili del gioco e della mia esperienza videoludica.
Una delle scene più memorabili del gioco e della mia esperienza videoludica.

Come dice il titolo, questo gioco ci fa vivere un viaggio. Non sappiamo chi siamo, né dove siamo. Abbiamo in lontananza un obbiettivo da raggiungere che a volte ci sembra ad un passo di distanza per poi allontanarsi e scomparire tra i vari scenari che saremo costretti ad attraversare. Sfruttando un originalissimo meccanismo che ci permette di sollevarci dal suolo e risolvendo intuitivi enigmi (dei quali anche una persona negata come il sottoscritto è riuscito a venirne a capo), il nostro alter ego avanza tra le dune di sabbia scintillanti, alla ricerca della prossima sorpresa. Il design è favoloso, la fotografia e le musiche ci calano in un’atmosfera quasi onirica ma molto coinvolgente che pare abbracciarci piano piano, passo dopo passo.

Ma non è tutto.

Journey è anche un gioco multiplayer. Ma non nel senso comune del termine. Non giochiamo con o contro qualcuno. Avanziamo nel nostro personalissimo percorso con accanto un giocatore sconosciuto.

Non c'è solo sabbia ma anche vento sferzante e neve nella quale affondare i passi.
Non c’è solo sabbia ma anche vento sferzante e neve nella quale affondare i passi.

Quando, in lontananza scorgiamo una figura umanoide simile alla nostra, ecco che di colpo ci sentiamo meno soli in questa avventura. Non possiamo comunicare se non tramite un suono, tutto qua. Il resto viene da sé. Sarà difficile non “affezionarsi” al nostro compagno, un altro giocatore che, come noi, ha avuto la felice idea di avviare Journey proprio in quell’ora. Lo aspetteremo e lui aspetterà noi, o forse le nostre strade si separeranno presto perché uno di noi due ha troppa fretta. E’ questo il vero colpo di genio dell’opera. L’idea del viaggio e del compagno, la cui identità conosceremo solo una volta terminato il gioco, rappresentano né più né meno quello che accade nella vita di ciascuno di noi. Cos’è l’esistenza se non un lungo viaggio che compiamo in solitaria? Un percorso che ci riserva momenti grandiosi e memorabili un giorno per poi svelarci scenari da incubo nei quali avanzare di un passo rappresenta già una vittoria? E quali quelle figure che scorgiamo attorno a noi se non altri viaggiatori che condividono un pezzo di strada del loro cammino?

Journey è poesia, è arte. Chi ancora non ha avuto la fortuna di provare l’esperienza unica che questo “gioco” offre, ha ancora una strada da percorrere sotto note suggestive, scenari mozzafiato e – forse – con qualcuno che gli farà compagnia.

P.S. Colonna sonora da urlo.

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