La forza delle parole: la trilogia di Cicerone di R.Harris

“All’epoca la voce di Cicerone, aspra e viziata occasionalmente dalla balbuzie, non era ancora quel temibile strumento nel quale si sarebbe poi trasformata. E questo, secondo me, perché i pensieri gli si affollavano nella testa così numerosi che nei momenti di tensione le parole gli si fermavano in gola; un po’ come due pecore che, premute dal gregge, cercano di passare contemporaneamente attraverso un varco. Queste parole, poi, erano spesso troppo dotte per essere comprese. “Lo Studioso” lo chiamavano i suoi irrequieti ascoltatori, o in alternativa “il Greco”: e nessuno dei due termini era inteso come complimento. Non si mettevano in dubbio le sue capacità oratorie, ma la costituzione fisica di Cicerone era troppo gracile per reggere il peso della sua ambizione”.

(R.Harris, Imperium)

Vorrei parlarvi di una saga ( o mini saga a voler essere precisi) che farei leggere nelle scuole. Trattasi della vita di Cicerone ad opera di un sempre grandioso Robert Harris. Prima di leggere l’ultimo capitolo, ho rinfrescato la memoria con le due “puntate precedenti” perché mai come in questo caso, occorre considerare la saga come un’opera unica.

Con uno stile scorrevole Harris ci presenta un Cicerone molto distante dal pomposo e serissimo che abbiamo studiato al liceo (o  magari in più di una versione latina…). L’umanizzazione di una figura così importante riesce alla perfezione e permette  l’immedesimazione in un protagonista che, è il caso di chiarirlo fin da subito, non è esente da difetti. Non si tratta di una agiografia: accanto alla sua celebre abilità oratoria e al suo acume politico, troviamo una grande ambizione che lo ha spesso condotto a diventare uno strumento in giochi di potere più grandi. Sopratutto nel secondo e nel terzo capitolo, la vanità fa capolino, tanto da renderlo sempre più cieco al dispiegamento delle reali forze in gioco nei due triumvirati, fino a giungere al proprio triste (e noto) epilogo. Eppure tutto ciò, rende molto complesso e sfaccettato il nostro Marco che è lungi dall’essere il semplice protagonista di un legal thriller in Imperium (il primo libro) e di due political thriller in Conspirata e Dictaror.

“Il domestico prese i nostri mantelli e ci condusse nell’atrio, poi andò a comunicare al suo padrone che Cicerone era arrivato, lasciandoci ispezionare le maschere mortuarie degli antenati di Cesare. Stranamente c’erano soltanto tre consoli nella sua linea di ascendenza, un numero esiguo per una famiglia che affermava di risalire alla fondazione di Roma e di avere le sue origini nel grembo di Venere. La stessa dea era rappresentata in una piccola statua bronzea. Era di fattura deliziosa, ma graffiata e logorata, al pari dei tappeti, degli affreschi,degli arazzi sbiaditi e dei mobili:tutto raccontava la storia di una famiglia orgogliosa, caduta in disgrazia. Potemmo apprezzare con comodo quei cimeli mentre il tempo passava e Cesare ancora non compariva.

“Non si può fare a meno di ammirarlo” commentò Cicerone, dopo aver fatto tre o quattro volte il giro della stanza.

“Eccomi qui, in procinto di diventare l’uomo più influente di Roma,mentre lui non è ancora nemmeno pretore. Eppure sono io che devo fare anticamera da lui!”.

(R.Harris,Conspirata)

Parlando proprio dei singoli volumi che completano l’opera, è importante sottolineare come ognuno di essi abbia la propria identità.

Con Imperium viviamo l’ascesa di Cicerone che, lanciato dalla celebre causa a Verre, ottiene il primo Consolato, come homus novus. Percepiamo l’energia e la tenacia di questo abile oratore che tra mille rischi e complotti, si impone sulla scena romana.

Con Conspirata, i toni si fanno più cupi. Il suo primo Consolato non è una passeggiata, anzi. Come da titolo, la Repubblica è scossa nelle fondamenta dalla nota congiura di Catilina. Come con Verre, e forse ancora di più, Harris ci tratteggia un altro personaggio indimenticabile, in bilico tra follia,ambizione senza però scadere nel classico stereotipo di cattivo sanguinario o malvagio senza scrupoli.

Infine, con Dictator, Cicerone fa i conti con l’ascesa di Cesare e il declino definitivo della propria stella. Eppure un ultimo sussulto, che lo ha reso ancora più immortale, ci consegna le Filippiche, destinate al neo-triumviro Marco Antonio.

“Così era la vita di Cicerone in quel periodo: si muoveva in punta di piedi fra i tre grandi uomini dello Stato, si sforzava di mantenere buoni rapporti con tutti, rispondeva alle loro convocazioni, si lamentava in privato per il futuro della Repubblica, ma sperava e aspettava tempi migliori”.

(R.Harris, Dictator)

In questa epopea, che non si sofferma troppo su dettagliate e pesanti descrizioni quanto piuttosto in dialoghi incisivi e ben calibrati, l’oratore non è lasciato solo. A raccontarci le sue vicende, infatti, è il proprio servo-scriba Tirone. Sarà per mezzo delle parole di quest’ultimo che osserveremo Cicerone nella sua scalata al potere e nella sua caduta, con qualche piccola – ma necessaria – digressione sulle vicende personali di Tirone. Altri celebri compagni di viaggio che troveremo in questa trilogia sono il fratello Quinto, meno brillante e talentuoso di Marco, il mitico Attico (chi non ha mai sentito parlare delle famose lettere a lui indirizzate?), il rivale Ortensio, l’alcolizzato Antonio Hybrida, l’intransigente Catone e numerose altre figure che imparerete ad amare (od odiare). Non dimentichiamoci delle “star” del tempo, che restano sullo sfondo (come è giusto che sia): da un intelligente e spietato Cesare al giovane ma acuto Ottaviano, passando per un Pompeo vanitoso e un Marco Antonio irascibile.

L’abilità di Harris è quella di farci vedere in tre dimensioni questi personaggi del passato che escono dalle pagine di storia e  si muovono davanti ai nostri occhi. Proprio per questo avrei voluto che questa trilogia fosse uscita 12-11 anni fa. Chissà come sarebbe stato studiare queste figure dopo aver letto l’opera di Harris! La storia romana, che già adoravo al tempo, sarebbe stata ancora – se possibile – più avvincente.

Data la sua scorrevolezza e una suspance sempre presente, è una saga che consiglio a chiunque voglia leggere dell’ascesa e del declino di un uomo che, con alle spalle solo il proprio intelletto e la propria abilità politica, è riuscito a brillare nell’epoca più intensa e travagliata della storia romana (e forse una delle epoche storiche più affascinanti di sempre). Il lettore scoprirà, ancora una volta, come malgrado siano passati oltre 2000 anni, gli intrighi, la lotta per il potere, gli ideali per cui combattere non sono così lontani dai nostri giorni.

E, sopratutto, scoprirà come il noioso e pomposo Cicerone che potrebbe avere immaginato nelle aule scolastiche in tempi più o meno recenti, è stato molto più umano di quanto potesse mai immaginare.

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