NerdTouR – Capitolo 1: Doctor Who Experience

Due personaggi, in un umido giovedì mattina di un glaciale dicembre, camminano spaesati all’interno di un parcheggio. A Cardiff. Uno dei due ha fretta e cerca, invano, di trovare una via d’uscita. Come erano finiti laggiù? Ma, sopratutto, dove diamine si poteva abbandonare quel maledetto piazzale?

Un tranquillo parcheggio gallese
Un tranquillo parcheggio gallese

Ma partiamo dall’inizio.

Tutto iniziò ad agosto 2016, quando due amici discutono di andare a Londra. Uno è ormai un esperto, avendo circumnavigato il globo terraqueo più volte. L’altro al massimo è andato a San Marino o, se proprio vogliamo esagerare, a Legoland. Indovinate un po’ chi dei due è il sottoscritto? Torniamo a noi, non divaghiamo. In queste chiacchierate estive l’imbranato, whovian sfegatato , dice tre parole: non sole,cuore amore bensì Doctor –  Who – Experience. Bisogna andare a Cardiff anche se il tour prevederebbe solo la capitale della terra d’Albione. Massì, dice l’altro, perché no?

Quattro mesi dopo, gli intrepidi ed infreddoliti turisti salgono sul treno Londra – Cardiff. La giornata pare mite e sono perfettamente in orario, tutto fila per il verso giusto. Se non fosse che i Gallesi decidono di onorare i visitatori italiani adottando l’antica usanza nostrana dei treni fermi sui binari, in attesa di imprecisati movimenti in stazione. E così l’orario prescelto per la visita all’Experience va a farsi friggere, come il piatto tipico fish and chips, mentre si gustano  la poco lussureggiante e – mi duole dirlo – poco linda entrata della stazione di Cardiff, oberata da lavori alla ferrovia. Dopo un’oretta di ansia, finalmente la carrozza giunge al binario e parte la corsa. Bisogna scovare un autobus che porti alla zona della baia. Pensate che sia un gioco da ragazzi? Vi sbagliate. Di grosso. Dopo aver chiesto informazioni ad una simpatica autista di bus, indecisi su quale vettura salire, scelgono la prima delle due opzioni che avevamo a disposizione. Una ha un tragitto più lungo, l’altra invece no. Indovinate un po’ quale prendono i nostri eroi? Persi nell’ammirare quella strana città che è la capitale gallese, tra villette a schiera a strutture più tipicamente da città industriale, vedendo allontanarsi sempre di più  il loro punto di riferimento- il Millennium Center –  decidono di scendere immediatamente.

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Il Millennium Centre, visto dall’autobus.

E così si ritrovano persi in un parcheggio. In linea d’aria il fido Google Maps suggerisce un tragitto di soli dieci minuti ma il turista esperto fa giustamente notare all’amico novizio come si frapponga tra loro e l’area di destinazione una superstrada a doppia corsia. Dopo aver vagato tra macchine parcheggiate, aiuole, supermercati, finalmente riescono a ritrovare un barlume di speranza intravedendo nuovamente l’imponente Millennium Center. Con passo svelto giungono presso un’ampia piazza sulla quale si affaccia la grossa struttura color rame. 

L’entrata alla celebre sede di Torchwood 3.

Non è una piazza qualsiasi ma si trovano nei pressi della fontana che funge da porta di accesso a Torchwood 3 (ma non ditelo a nessuno, ne va della sicurezza del pianeta). Peccato che la Doctor Who Experience sia  ancora distante. Non poco. E giù di corsa. Di nuovo.  Intanto si è fatto primo pomeriggio con tanti saluti all’orario di entrata prenotato: dopo 3 ore di treno non andare all’Experience sarebbe fatale per il cuore già stremato dei due avventurieri in terra straniera. Dopo aver attraversato un ponticello e aver notato, non senza un certo disappunto (per usare un eufemismo) che c’era una fermata di autobus proprio in quel punto, lo vedono: all’orizzonte si staglia il padiglione blu della Experience.

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Stanno uscendo alcune famiglie, con pacchi e pacchetti griffati Doctor Who ma, per fortuna, non c’è molta folla. Nella hall vi sono le impronte delle mani dei grandi interpreti del Dottore ma sopratutto c’è qualcuno alla biglietteria che rassicura i due: potranno entrare al successivo orario senza problemi. Si mettono quindi in fila davanti ad una porta con sù scritto: Gallifrey Museum. Ci sono diversi altri fan. Dopo aver sentito e incredibilmente compreso il velocissimo discorso introduttivo di un simpatico giovanotto, si apprestano ad entrare. Se non fosse che la loro entrata prevista è quella successiva. Apprezzando l’unico fatto positivo – consistente nell’essere a capo della futura fila – scattano qualche foto agli abiti gallifreyani in mostra.

L'eleganza made in Gallifrey
L’eleganza made in Gallifrey
Divisa da Soldato Gallifreyano
Divisa da Soldato Gallifreyano

E dopo una ventina di minuti si parte. Solita presentazione, stavolta da parte di una donna con tunica rossa made in Gallifrey. Le porte si aprono. Viene consegnato uno smeraldo giocattolo a tutti che si illuminerà durante il percorso. Incomincia così l’Experience. Niente di memorabile, a dire il vero. Eppure Twelve che spunta dagli schermi dando istruzioni su come manovrare la Tardis e il cammino in mezzo agli Angeli Piangenti hanno un loro perché. Sul resto, si poteva fare di più. Il quarto d’ora è gradevole ma non è niente di entusiasmante.  Il bello però viene dopo: l’esposizione vera e propria. Finalmente i due possono sbizzarirsi con le foto ai costumi di scena, ai Tardis, alle console che ogni whovian conosce. Ed è grandioso.

Anatomia di un Dalek.
Anatomia di un Dalek.
Quel burlone di Davros.
Quel burlone di Davros.
La culla di qualcuno di nostra conoscenza...
La culla di qualcuno di nostra conoscenza…

Dalla prima Tardis fino alla console di Twelve, passando per il Momento, senza dimenticare tutti gli alieni incontrati nella serie moderna: Ood, Cyberman, Dalek a iosa, Angeli Piangenti, Guerrieri del Ghiaccio e tanti altri.

Collezione di teste di Cybermen
Collezione di teste di Cybermen

Dopo il doveroso selfie col simpatico Davros, scovano addirittura l’apparato clonante di quella perla di Heaven Sent e la Tardis griffata Clara Oswald di Hell Bent. Chiamatele se volete, emozioni.

un...Momento.
un…Momento.

 

Dall’era di Russel T. Davies a quella Moffattiana, passando attraverso lo spin off Torchwood: c’è di tutto. Costumi di episodi speciali, cacciaviti sonici, abiti dei 12 Dottori (per ora), teste di Cybermen, abiti gallifreyani…

Cacciaviti sonici!
Cacciaviti sonici!

 

Abiti del Dottore.
Abiti del Dottore.

 

Quale premere?
Quale premere?
una sola parola: Torchwood
una sola parola: Torchwood
La console versione Ten.
La console versione Ten.
La prima Tardis.
La prima Tardis.

Terminato il viaggio surreale nel mondo di Doctor Who, con in sottofondo le inconfondibili note di Murray Gould, i due giungono allo shop.

Non immenso ma abbastanza fornito.

 

 

 

Foto di profilo su gentile concessione di Face of Boe
Foto di profilo su gentile concessione di Face of Boe
Il Terzo Dottore l'ha parcheggiata.
Il Terzo Dottore l’ha parcheggiata.
Captain Jack: selezione autunno,inverno,primavera,estate
Captain Jack: selezione autunno,inverno,primavera,estate

Certo, l’assenza di cacciaviti sonici di tutti i Dottori, eccetto Twelve, grida vendetta. Per il resto, però, c’è poco da dire. Tra giacche di Captan Jack a miniature di Dalek e dei Dottori, passando per poster, tazze, agende, carte, portafogli e chi più ne ha, più ne metta. Lo sfegatato whovian sborsa un capitale, portandosi a casa, tra le varie cose, un paio di t-shirt, un POP di Ten, due miniature di Ten e Twelve, una piccola Tardis, oltre al package incluso nel biglietto top (al cui interno oltre alla maglia dell’Experience, c’è una graditissima guida al mondo whovian, le chiavi della Tardis e un biglietto da collezionare).

Ianto Jones: un eroe.
Ianto Jones: un eroe.
Ianto's Shrine
Ianto’s Shrine
Si torna in piazza...
Si torna in piazza…
Il Millenium Centre rende ancora di più in notturna.
Il Millenium Centre rende ancora di più in notturna.

No, non è una chiesa.

E’ tempo di tornare sulla Terra mentre il sole comincia a calare nella baia.

C’è giusto il tempo per una foto all’angolo di Ianto (pieno di biglietti e dediche ancora oggi) e qualche minuto per cibarsi con roba ipocalorica quale cioccolata calda, gelato e panna in quantità industriali (viaggiare nel tempo è faticoso). Ci scappa anche la giratina in centro, Cardiff è una città molto carina, non chiassosa come una metropoli e con il pregevole castello in pieno centro che, ahimè, i due non riescono a visitare.

Il buio infine sopraggiunge e con esso l’ora della partenza la quale è, purtroppo, un punto fisso nella trama temporale, come direbbe il Dottore.

Cardiff by night
Cardiff by night

I due, sfiniti dalla stramba giornata,  lasciano quella piccola-grande città che è Cardiff e, mentre osservano un’ultima volta il panorama gallese, li sembra di scorgere in lontananza un signore con una giacca grigia della RAF mentre fa il saluto militare.

Captain Jack, sei tu?

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Al prossimo episodio!

 

P.S. meme a tema:

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crediti: quickmeme.com

 

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