E’ il film del momento. Le sue 14 nomination all’Oscar lo mettono sotto i riflettori e il popolo del web si divide.
Dal basso della mia ignoranza in tema di musical e non avendo una grande simpatia per il genere, dico la mia: La la land è, prima che un musical, un bellissimo film.

Abbiamo una cornice tecnica sublime (da una regia di Chazelle ispirata e dinamica con piani sequenza rtimati mozzafiato – ma mai confusionaria – ad una fotografia a tinte violette-lilla, passando per un comparto sonoro di tutto rispetto anche se, devo ammetterlo, mi aspettavo ci fossero più brani) ed una interpretazione eccezionale di una Stone e di un Gosling in stato di grazia che senza mai cadere nel caricaturale ci rendono vivi davanti a noi il burbero cavaliere del Jazz Sebastian e la insicura ma talentuosa Mya. Cosa volere di più?
Abbiamo due giovani che cercano di sfondare nei loro rispettivi campi artistici, due anime che per caso si ritrovano e si completano. Diversi e simili al tempo stesso. Dei personaggi da fiaba con i quali è facile empatizzare già dopo pochi minuti. Chi non ha mai cercato qualcuno nella folla che ti possa cambiare la vita, prima di andare ad una festa? Chi non ha mai rivolto lo sguardo alle stelle e sognato qualcosa di diverso?

Chazelle ci porta nelle stagioni di una Los Angeles che non esiste, tra tramonti color pastello e studios dal sapore retrò, attraversando le stagioni della storia d’amore (e artistica aggiungerei) dei due protagonisti. Una trama che non è la più complessa e originale mai scritta, lo ammetto, ma davvero si sente il bisogno di intrecci e di altri personaggi secondari in un film del genere? Io non credo, anzi. Penso che focalizzarsi sulla storia di Seb e Mya ci permetta di assistere ancora più intensamente ad una bellissima favola che, però, non deve necessariamente concludersi nel modo che desideriamo. Ma la semplicità del plot non significa assenza di temi portanti. Il buon Chazelle ci pone, in questa magica favola, delle domande dalla risposta non così scontata:
Carriera e amore sono davvero compatibili? Cos’è l’arte? E’ davvero necessario scendere a compromessi con le proprie aspirazioni?
Sogni e sacrifici. Amore e nostalgia. Quattro parole per descrivere questa opera trascinante. Non è facile descrivere quali emozioni un film di questo genere infonda sullo spettatore per il suo viaggio nella “città-che-non-c’è”. Illuminante è stato il mio amico Raf, con me al cinema, che nel descrivere come si era sentito durante la visione mi dice “Per la prima parte mi veniva voglia di ballare ma in poi mi è venuto un magone. Non è negativo…ma ho avuto una specie magone!”. La delicatezza di Lalaland è questa: coniugare l’energia e la gioia di vivere che traspare dalla storia d’amore di Mya e Greg nella prima parte con la nostalgia per un mondo che non c’è più (o forse non c’è mai stato) e per le scelte che la vita ci mette davanti. Si può ridere e piangere allo stesso tempo e tutto ciò è fantastico.

Concludo con le musiche. Sottolineo ancora una volta che non ho chissà quali competenze in tema musicale né tantomeno con riguardo al genere musical, ma una cosa è certa: da tre giorni ascolto in loop la colonna sonora. E’ grave?
Lalaland è un film per tutti, un’opera di cui si parlerà negli anni a venire, un vero e proprio cult. Che vinca o meno gli Oscar mi importa relativamente. E’ un film da vedere, sopratutto, proprio per quelli che come me non hanno grande simpatia per i film cantati, associandoli ad un vetusto passato in techincolor.
Lalaland ci serve un piatto antico in una salsa nuova e frizzante aggiungendoci ingredienti nuovi, tra citazionismo di ciò che è stato ed elementi di modernità (accanto a macchine anni 50 troviamo odierni cellulari in un mix davvero calibrato alla perfezione), riportandoci – almeno per due ore – in un mondo che non esiste.
E forse è proprio per questo che ne abbiamo bisogno.
P.S. Emma Stone immensa.
P.S. Devo esercitarmi a ballare con le mani in tasca con la classe di Gosling. Compito proibitivo?
