The Witcher 3: la Caccia è Finita

Era da tanto tempo che volevo scrivere qualcosa su questo gioco che non esito a definire capolavoro. Eppure, malgrado la mole di cose da dire sull’ultimo lavoro della CD project Red, ho sempre rimandato un articolo dedicato.

Alla fine, mi sono fatto coraggio e, come Geralt armato di due spade entra in un antro oscuro a stanare la bestia di turno, mi sono seduto davanti al computer pronto ad aggredire la tastiera.

Novigrad al tramonto
Novigrad al tramonto

 

UN VIAGGIO DA PROTAGONISTI

The Witcher 3 è innanzitutto un’esperienza.

La grandezza di questo gioco è quella di calare il giocatore all’interno di un mondo fantasy vivo e pulsante. La direzione artistica, le quest, le musiche: tutto contribuisce a prenderci per mano e buttarci in mezzo alle lande selvagge del confine Redaniano, nella metropoli di Novigrad o nelle fredde isole Skellige. Se l’immersività è una caratteristica che qualsiasi videogioco dovrebbe avere, diventa ancora più fondamentale all’interno di un gioco di ruolo. Un gioco di ruolo, tra l’altro, che punta sul farci vestire i panni di un personaggio ben determinato,il leggendario Lupo Bianco: Geralt di Rivia. A differenza della maggior parte del comparto videoludico di ruolo, nel quale spiccano per successo e longevità i giochi Betesheda, i CD Project Red hanno impostato la saga dello Strigo in un lore ben definito, nato dalla penna di A.Sapkowsky. E’ ovvio che diventa più delicato proprio il problema di dover effettuare delle scelte (spesso determinanti e con conseguenze molto rilevanti) come Geralt e non come un nostro alter ego che abbiamo creato, magari con le nostre fattezze (non ditemi che nessuno di voi l’ha mai fatto almeno una volta). The Witcher 3 (come i capitoli precedenti) riesce nell’impresa. Nelle ore di gioco il giocatore è Geralt di Rivia, lo strigo più famoso in circolazione. Grazie ai numerosi dialoghi e ad innumerevoli dettagli (dai richiami ai libri sparsi per tutto il gioco alle esclamazioni dei paesani al nostro passaggio) ci troviamo di fronte ad un mondo vivo.

 

In attesa sulla collina.
In attesa sulla collina.

 

ESPEDIENTI NARRATIVI

La CD Project Red si è trovata di fronte ad un problema: se è vero che il personaggio di Geralt ha già una sua completa caratterizzazione nella saga cartacea nonchè un epilogo alla sua storia, come è possibile renderlo videoludicamente protagonista in un gioco di ruolo? Ambientare il tutto prima dell’inizio della storia avrebbe comportato il mancato incontro dei personaggi amati dai lettori. Trattare le avventure dei libri, d’altro canto, avrebbe significato togliere qualsivoglia suspance alla storia (di cui già si consoceva l’epilogo e gli eventi fondamentali). L’unica strada percorribile era quella di un sequel. Al contempo, per permettere al videogiocatore che non sapeva nemmeno chi fosse Sapkowsky, di prendere dimestichezza col lore e contemporaneamente consentire una certa libertà di scelta sotto il profilo ruolistico, il protagonista avrebbe perso la memoria. L’ambientazione veniva fatta salva ma il buon Geralt non aveva alcun ricordo delle sue imprese.

 

I CAPITOLI PRECEDENTI

E così nasce The Witcher. Mi ricordo come se fosse ieri piccolo trafiletto su Giochi per il Mio Computer di un estate del 2005 o 2006 nel quale si parlava di un gioco con prospettive interessanti. Chi poteva immaginare che saremmo arrivati dopo 8 anni a mettere le mani su una pietra miliare non solo nel genere rpg ma anche dello stesso mondo dei videogiochi?

Nel 2008 mi ritrovai tra le mani una scatola nera “The Witcher Enchanced Edition” a soli 20 euro. Mi ricordai dell’articolo e iniziai. Dopo averlo messo in pausa per oltre due anni (non per problemi del gioco ma per limiti miei: odio gli insettoidi giganti anche nei videogiochi. E’ assurdo ma faccio una fatica bestiale a non staccare tutto. Poi, spinto dalla necessità di finirlo ho preso coraggio e ho seccato quelle maledette Kikimore). Ancora oggi mi ricordo della storia, ricca di colpi di scena e di un villain con una grande personalità e con un background da urlo (sopratutto per un amante dei paradossi temporali come il sottoscritto). A livello strettamente di gameplay, il combattimento si basava su cliccare il mouse con un certo ritmo in modo da dare vita a degli attacchi coreografici ed efficaci contro i nemici. A seconda del nemico avremmo potuto scegliere tra tre stili di combattimento diversi: veloce, potente o ampio.  Il gioco fu un successo e nel 2011 usciva il sequel: The Witcher 2. Per la prima volta sbarcava anche su console, seppure solo sul Xbox 360. Il sistema di combattimento diventava più action, comparivano diversi quick event e a livello tecnico eravamo su un altro pianeta. Ancora oggi, a distanza di 5 anni, il gioco graficamente e artisticamente continua a dire la sua. Il Red Engine  (finalmente la CD Project aveva un motore grafico suo, a differenza di quanto avvenuto per il primo capitolo per il quale aveva fatto affidamento sul motore di Neverwinter Nights ) dava vita ad un ricco e colorato mondo nel quale muoversi. Sotto il profilo della trama, stavolta eravamo calati in un contesto molto più politico dove l’intrigo la faceva da padrone. Per la prima volta facevano capolino i Nilfgaardiani e, sopratutto, il nostro eroe cominciava a ricordare piano piano il suo passato. E’ un gioco molto particolare. A seconda di una scelta effettuata nel capitolo 1, il gioco cambia radicalmente offrendo locations,missioni e compagni di avventure totalmente differenti. The Witcher 2 però ha un problema: è corto. E’ vero, possiamo cambiare la nostra scelta e rigiocarlo una seconda volta ma siamo lontani dalla longevità di masterpiece del genere come quelli della serie Elder of Scrolls o dei lavori Bioware (Mass Effect, Knights of The Old Republic).

Dopo la sfortunata parentesi Rise of The White Wolf (capitolo he doveva uscire per PS3), la Cd Project Red punta tutto sul nuovo capitolo. Un budget consistente, il ritorno di personaggi iconici della saga. Il gran finale della trilogia è servito a maggio del 2015 su tutte le principali piattaforme (PC, PS4, XBOX ONE).

 

SI RIPARTE DAI LIBRI

E così eccoci arrivati al capitolo finale, nel quale il cerchio si chiude. L’ultimo viaggio, l’ultima avventura per il nostro Strigo. Il grandioso viaggio iniziato nel 2007 vede la sua fine. E che fine!

A livello di trama, fanno capolino due storiche conoscenze di Geralt: Ciri e Yennefer. Accantonate nei capitoli precedenti, ora hanno un ruolo centrale. Il gioco prova a presentarcele nella maniera più completa possibile attraverso dialoghi (per Yennefer) e flasback (per Ciri) ma, devo ammettere, che se non avessi letto i libri, mi sarei perso parecchio della loro contestualizzazione. C’è troppo da raccontare per entrambe e, ovviamente, il gioco non può riassumere tutta la saga letteraria in 5 minuti. Come poter raccontare le mille disgrazie capitate a Ciri e il suo passato decisamente movimentato o come poter mostrare il legame profondissimo tra la maga di Vangeberg e Geralt? Il gioco fa quel che può ma, ovviamente, avendo letto i libri è tutta un’altra cosa. Addirittura si rivela più importante conoscere il background letterario che quello dei due precedenti capitoli.  Fatta questa doverosa premessa, passiamo ad esaminare la Main Quest. Veniamo catapultati in una missione cruciale: trovare Ciri e strapparla dalle grinfie della Caccia Selvaggia che la insegue viaggiando tra i mondi. La Caccia Selvaggia è una vecchia conoscenza per  i lettori della saga e nei giochi precedenti non aveva avuto un ruolo primario, seppure aveva fatto capolino diverse volte (in particolare nel primo capitolo).

Togliamoci il dente e parliamo subito delle note dolenti. Quanto alla caratterizzazione del villain principale, Eredin, si poteva e si doveva fare decisamente meglio. Uno dei pochi difetti del gioco è proprio rappresentato dalla gestione del “nemico” : se ci fa assaporare la sua presenza e il terrore che suscita nei primi due atti del gioco, nel III atto viene liquidato troppo, troppo velocemente. L’Eredin dei libri, sebbene compaia per poche pagine, è un personaggio molto complesso e non un banale pazzo sanguinario. Per lo “Sparviero” mi aspettavo di più. Un altro caso nel quale la CD Project Red ha gestito un elemento letterario in modo un pò superficiale è quello del bianco gelo. Arrivati al finale del gioco capirete. Evito spoiler. Dico solo che siamo lontani da quanto era emerso nella Signora del Lago. Sembra quasi che gli sceneggiatori della CD Project siano stati pù bravi a gestire il loro materiale piuttosto che quello di partenza. Ciò non toglie che vi siano vagonate di elementi per il fan service (riferimenti,personaggi,racconti) che il lettore e il videogiocatore della saga sapranno di sicuro apprezzare.

Yennefer. Chi ha letto i libri non può che fare una sola scelta amorosa.
Yennefer. Chi ha letto i libri non può che fare una sola scelta amorosa.

 

SLIDING DOORS: QUEST (IONE) DI SCELTE

Questi difetti minano l’esperienza videoludica? No. Assolutamente.

La parola chiave per descrivere The Witcher 3 è “dettaglio“. Dal dettaglio in ogni ambiente a livello artistico e grafico a quello riposto anche nella subquest più remota . Ogni angolo del gioco ci regala qualcosa, senza fare mai calare l’attenzione e la voglia di giocare. Anche dopo ore e ore di gameplay, la noia non fa mai capolino.  Le nostre decisioni hanno un impatto sul mondo di gioco e sul destino di personaggi. Anche la più piccola scelta che faremo si ripercuoterà sul mondo del gioco. E spesso ci troveremo di fronte a dilemmi niente affatto semplici. La grandessa di questo terzo capitolo dedicato al nostro Strigo preferito è la cura maniacale nel tratteggiare anche la quest più secondaria che possiate immaginare. In nessun altro gioco di ruolo ho trovato così tanta cura. A tutto ciò aggiungete il fatto che l’ambiente in cui vi troverete a svolgere le vostre missioni è tremendamente vivo. Non di rado vi capiterà di fermarvi ad ascoltare due contadini che chiacchierano o una filastrocca cantata da dei bambini che corrono scalzi per strada.

 

Le brillanti idee di Lambert.
Le brillanti idee di Lambert.

ARTE E TECNICA

Passando al lato prettamente tecnico, in particolare con riguardo all’aspetto visivo, posso solo dire che questo gioco è una vera gioia per gli occhi. Non si tratta solo di effettistica più o meno avanzata, ma del complessivo impatto che tutto l’ambiente ha sul giocatore. Sono innumerevoli le volte in cui, in groppa al mio fido destriero Rutilia, mi sono fermato ad ammirare un panorama che sembrava uscito da un quadro ottocentesco: le luci delle case all’orizzonte, il sole che tramonta, uno stormo di uccelli in volo e il vento che piega le  scure fronde degli alberi.

Neve e mare. Benvenuto nelle Skellige
Neve e mare. Benvenuto nelle Skellige

A chi critica l’arte videoludica, non ritenendola meritevole di poter essere una degna forma espressiva artistica, mostrerei un paio di screenshots di The Witcher 3. Sono certo che la sua opinione muterebbe. Per quanto riguarda il sonoro, cosa posso dire senza risultare scontato? Per me è una delle migliori colonne sonore di sempre nei videogiochi. D’altronde la saga del Witcher ci ha abituato bene, basti pensare alla meravigliosa e fiabesca colonna sonora del secondo capitolo.

Se fosse un film, sarebbe candidato all’Oscar della Miglior Sceneggiatura, Miglior Fotografia e Miglior Colonna Sonora. Dopotutto non è un caso che abbia fatto man bassa di una marea di premi.

Sotto l’aspetto delle prestazioni, posso dire che ancora mi chiedo come siano riusciti a far girare questo gioco mastodontico sulle console. Sulla PS4 ho notato poche volte un calo di frame rate. Giova notare come le grandi macro aree in cui è diviso il gioco al loro interno non comportano caricamenti. Scordatevi le attese per entrare in una nuova location. Tutto è fluido e ciò non può che aumentare l’immersività.

Sul fronte bug, pochissimi problemi.

 

QUALCHE SUGGERIMENTO, DA STRIGO A STRIGO

  • Il livello di difficoltà: iniziate, come minimo, a “Lacrime e Sangue”. Niente rigenerazione automatica in meditazione dela vitalità e nemici che sono abbastanza in gamba. Le prime ore sono state magnifiche. Mi ricordo le mie sessioni di caccia per i boschi di Bianco Frutteto in modo da ripristinare la vitalità. Ritengo, però, che il livello che permette di sperimentare tutto il pacchetto di abilità, pozioni,unguenti e segni sia quello estremo “Marcia della Morte”. Fateci un pensierino. Ah, dimenticavo: se cambiate difficoltà durante il gioco, dimenticatevi il trofeo. Quindi pensateci bene.
  • Sembra banale ma non mi stancherò di ripeterlo: leggete i libri. Il colossale fan service è qualcosa di meraviglioso. Non esiste, ad oggi, un gioco fantasy di altissimo livello che abbia un backgound così ricco, potendo attingere dalla saga letteraria di Sapkowsky,
  • Giocate i capitoli precedenti, se potete. Tanti i riferimenti ad entrambi i giochi e alcuni personaggi ritorneranno.
  • Fate un pensierino al The World of The Witcher e alla Guida ufficiale del gioco (edizione da collezione). Entrambi volumi di qualità con splendidi artwork.
  • Giocate a Gwent (il gioco di carte) con chiunque. Se volete la collezione completa, bè, tanti auguri!
  • Procuratevi anche la prima espansione: Heart of Stone. Qualitativamente siamo su livelli eccelsi. A livello narrativo, forse addirittura è superiore rispetto al gioco base. Sotto il profilo del gameplay ha delle quest originali spettacolari.

Segnalo una divertente ed esaustiva videoreview del mitico Angry Joehttps://www.youtube.com/watch?v=H6QoEUqadW4

Il 2015 è stato un grande anno per il mondo videoludico: The Witcher 3, Arkham Knight, Metal Gear Solid V, Fallout 4.  Ma, da felice possessore di siffatti titoli (eccetto Fallout) non posso che pensare a The Witcher 3 come al gioco più impressionante della sua generazione e uno dei migliori di sempre.

Con The Witcher 3 sono stati fissati nuovi standard nel mondo dei giochi di ruolo. Una pietra miliare che influenzerà i giochi del futuro.

 

 

Va fail, Geralt.

 

 

2 pensieri riguardo “The Witcher 3: la Caccia è Finita

  1. Ciao. Mi è piaciuto molto l’articolo. 🙂 Il gioco per noi di TWAU è stato il top del 2015 e probabilmente uno dei migliori rpg di sempre. Di sicuro ha alzato l’asticella per i prossimi giochi a venire. Capolavoro.

    🙂 passaci a trovare qualche volta!

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