“Una vita da Vichingo”: mi ricordo di un libro che aveva un titolo del genere.
Era uno di quei magnifici libri illustrati per ragazzi, e il fatto che non me ne sia dimenticato dopo oltre quindici anni la dice lunga su quanto fosse realizzato bene. Analizzava tutta la quotidianità di questi scandinavi, dall’aspetto bellico a quello commerciale, passando per la vita in famiglia e la religione.
Perché vi dico questo? Perché ho scoperto, mio malgrado con qualche annetto di ritardo, una grande serie che si va ad aggiungere al mio gotha personale (Breaking Bad, House of Cards, Sherlock,Battlestar Galactica,Daredevil).
Ovviamente mi riferisco a Vikings, made by History Channel (si proprio loro, quelli che ti propinano su 10 documentari 7 dedicati alla seconda guerra mondiale). Il gioiello – perchè di questo si tratta – che è uscito dal cilindro di HC , può benissimo stare alla pari con i più blasonati ed esagerati drammoni HBO (ogni riferimento a Game Of Thrones è puramente casuale. Tra parentesi: miglior sceneggiatura agli Emmy. Da mettersi le mani nei capelli). Premetto che ero molto scettico, temevo una riproposizione in salsa nordica di Spartacus e simili: sangue e sesso (rigorosamente al ralenty) e fedeltà storica questa sconosciuta. Invece, stavolta, la giusta misura degli ingredienti per un buon drama ha portato a confezionare un prodotto equilibrato, che non scade mai nel volgare nè nel didascalico. Ormai siamo arrivati alla quarta stagione eppure il livello è sempre alto. Una serie consigliatissima. Vi presento quindi la prima stagione (ma, a parer mio, la seconda è addirittura superiore. La terza e la quarta si mantengono su un buon livello).

IL CAST e LO SCRIPT
Senza degli attori calati nella parte e credibili non si va da nessuna parte.
Il ruolo del protagonista è stato affidato al Sig. Trevis Fimmel e mai scelta poteva essere più azzeccata. Quell’aria gigioneggiante e spiritata che conferisce al suo Ragnar (il Vichingo per antonomasia) è sorprendente. Lo vediamo furioso, innamorato, curioso, astuto: tutto senza mai scadere nel macchiettistico o nel bidimensionale “duro” a cui purtroppo cinema e tv ci hanno oramai abituato. Aiutato da uno script buono, Ragnar riesce ad entrare in empatia con lo spettatore e non possiamo non restare ammirati dalle sue trovate strategiche, dalla sua ambizione e dal suo ruolo di padre e marito.
Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna. Ecco quindi la leggendaria Lagertha, donna dallo spirito forte intepretata dalla magnifica Katheryn Winnick ( che Cersei sarebbe stata! ). E’ uno dei personaggi femminili più interessanti che abbia visto ultimamente nelle serie tv (alla pari come Miss Underwood direi). Lei e Ragnar si completano a vicenda. Interpretata divinamente.

Infine nel trio principale va menzionato il “quasi villain”: Rollo. Fratello pieno di complessi di inferiorità nei confronti di Ragnar, avrà in mente solo e sempre il piano di “uscire dall’ombra del fratello”. Eppure ecco che anche qua non si cade nel banalissimo fratello infingardo e vigliacco. Una parte di lui è ancora legata al fratello e assistiamo a questa sorta di conflitto interiore nel corso della prima stagione (anche se a dire la verità dalla seconda metà si intravede solo il suo “dark side”). Clive Standen veste i panni di questo gigante che, personalmente, nella prima stagione vince di gran lunga il premio di personaggio più detestabile della serie ( e non è un demerito). Rollone avrà un grande destino…lontano dalla Scandinavia.
Personaggio secondario, ma non per questo privo di importanza, è il monaco Athelstan (George Blagden) che ci accompagna nelle prime puntate ad esplorare la cultura e le usanze norrene. Il suo sviluppo promette bene…
Meritano infine menzione il folle Floki, un joker nordico (la somiglianza è impressionante), costruttore di navi e fondamentalista religioso, saggio amico di Ragnar e il “buon” vecchio Jarl Haraldsson interpretato da Byrne (anche se fatico a vederlo vestire i panni di un villain. Per me rimane sempre il D’Artagnan de La Maschera di Ferro) che ci offre un leader stanco ma privo di scrupoli, che convive con un dolore famigliare dal quale non trova pace.
TRA MITO E STORIA
Un altro pregio di questa serie è rappresentato dal voler mostrare le vicende leggendarie di Ragnar in una chiave storica, per quanto possibile (e con qualche licenza). Il mito di questo sovrano semi-leggendario conta diverse varianti ma, secondo me, i tratti fondamentali ci sono. Adoro questo modo di raccontare, di rivivere in chiave pseudo storica il contenuto di leggende e saghe (uno dei motivi per i quali adoro le Cronache di Camelot di J.White). Ogni personaggio è ben caratterizzato e, malgrado l’intreccio non sia particolarmente complesso, è proprio la resa dei protagonisti a coinvolgere, tenendo costante l’attenzione senza eccessi. Un game of thrones più su questa falsa riga sarebbe stata la serie definitiva.
Addio a sangue e sesso gratuiti: sono inseriti in un contesto e con motivazioni ben precise; parti recitate magistralmente (Ragnar e Lagherta su tutti. Ma gli altri non sfigurano).
Se siete curiosi di sapere dove si dovrebbe andare a parare a livello di storia, basta informarsi sulla saga dei figli di Ragnar, la Ragnarssona þáttr. La serie tv si inserisce nel solco di questa epopea, narrandoci come tutto ebbe inizio.
La fotografia è curata, i toni sono freddi ed i paesaggi maestosi, tinti di un mare cobalto e di prati smeraldo (location delle riprese è l’Irlanda). Viene proprio voglia di salpare su un drakkar e andare per mare con i barbuti scandinavi e le battagliere scandinave.
Per concludere, consiglio caldamente questa serie.
Bella,avvincente e con un cast azzeccatissimo. Non aspettatevi splatter od orgie perché ne rimarreste delusi. Dopotutto parliamo di Vichinghi, mica di donnicciole!

