“Il male è male, Stregobor. Minore, maggiore, medio, è sempre lo stesso, le proporzioni sono convenzionali, i limiti cancellati. Non sono un santo eremita, non ho fatto solo del bene in vita mia. Ma, se devo scegliere tra un male e un altro, preferisco non scegliere affatto”. (Geralt di Rivia)

Andrzej Sapkowski è uno dei motivi per i quali ritengo che ci sia ancora speranza per un Fantasy “moderno”. Lui, Sanderson e Martin formano il mio personale trio delle meraviglie. Il nostro amico polacco non è esente da difetti (in primis lo stile di scrittura che non può competere con quello scorrevole e cinematografico di Sanderson o quello più maniacale e puntuale di Martin), eppure ha avuto il grande pregio di rielaborare un patrimonio di tradizioni, folklore e leggende in una personalissima chiave, molto moderna. Zio Sap apertamente si ispira a figure mitiche quali vampiri, maghi,elfi ma al contempo li destruttura, inserendo uno o più elementi capaci di rovesciare la visione tradizionale che culturalmente abbiamo di questi. Basti pensare agli Elfi. Li odio, nel vero senso della parola. Non ne posso più. Basta. Ritengo che il Signore Degli Anelli abbia avuto talmente tanta influenza da scatenare un plagio diventato ormai caonico nel fantasy. Elfi nobili. Elfi distaccati. Elfi bellissimi. Elfi immortali. Queste caratteristiche sono delle costanti in gran parte della letteratura fantasy post-Tolkien. Sap si ispira a questa tradizione ma con una piccola modifica. Li cala in un contesto politico. I loro connotati “canon” sono presenti, eppure eccoli diventare razzisti nei confronti degli umani. Li osserviamo radunarsi in commandos, pronti ad uccidere a sangue freddo senza pietà l’invasore. Addirittura sono capaci di stringere un alleanza con la maggiore potenza politica del mondo (Nilfgaard) pur di vendicarsi sugli uomini del Nord, facendosi inconsapevolmente usare da quest’ultima. Tremendamente “umani”, questi Elfi.
“Dove siete stato negli ultimi due anni? Al di là dei mari? Qui da noi, a Kaedwen, gli Scoia’tael hanno fatto molto parlare di sé, già, ci sono riusciti fin troppo bene. Le prime bande sono comparse non appena è scoppiata la guerra con Nilfgaard. Quei maledetti non-umani hanno approfittato delle nostre difficoltà. Noi eravamo al Sud, e loro hanno iniziato una guerriglia nelle retrovie. Contavano sul fatto che Nilfgaard ci avrebbe schiacciato e hanno cominciato a proclamare la fine del dominio degli uomini, il ritorno dell’antico ordine. ‘Morte agli umani!’ Questo è il loro motto, la missione per la quale uccidono, bruciano, saccheggiano!” (Il Sangue degli Elfi)
Gli esempi potrebbero essere innumerevoli. Dai Vampiri(che si ubriacano col sangue ma senza il quale possono sopravvivere) ai Maghi/Maghe (perlopiù avidi di potere e privi di scrupoli nel manovrare sovrani e popoli per “un bene superiore”).
Ma non è finita. In questo contesto, Sap inserisce i protagonisti della sua saga, caratterizzati divinamente .

Parlo al plurale perchè, malgrado le apparenze, il buon Geralt non è il protagonista indiscusso della Saga dello Strigo, pur rimanendo un personaggio profondamente sfaccettato e tormentato. Almeno due personaggi,infatti, si rivelano costantemente fondamentali per il racconto: Cirilla di Cintra (detta Ciri) e Yennefer di Vangdeberg. Oltre a loro, ci troviamo una pletora di personaggi (mai quanti quelli di Martin sia chiaro!) caratterizzati alla perfezione, ai quali riusciamo ad affezionarci. Anche tra i “villain” forse solo uno potrebbe suscitare poca empatia al lettore (Vingelforz, ma vedremo nel capitolo finale se ci sono eventuali sorprese), per gli altri l’autore polacco riesce a mostrarci le motivazioni che spingono a condotte abiette e violente.
“Gli uomini amano inventare mostri e mostruosità. Così hanno l’impressione di essere loro stessi meno mostruosi. Quando bevono come spugne, imbrogliano, rubano, picchiano le donne con le briglie, fanno morire di fame la vecchia nonna, colpiscono con la scure una volpe presa in trappola o riempiono di frecce l’ultimo unicorno rimasto sulla terra, amano pensare che più mostruosa di loro c’è sempre la Mora che s’intrufola nelle casupole all’alba. Allora si sentono in qualche modo il cuore più leggero. E trovano più facile vivere”. (Geralt di Rivia, il Guardiano degli Innocenti)

Nella saga bene e male non sono chiaramente distinguibili e la grande ricerca di Geralt diventa il pretesto per raccontarci il nostro mondo, attraverso le lenti del fantasy. I terribili mostri per i quali i Witcher uccidono non sono altro che delle creature, delle bestie. Nè buone nè malvagie. Il vero cancro del mondo si rivela essere l’animo umano. Al contempo c’è l’occasione per parlare di Amore (si, quello con la A maiuscola, fatto di sacrifici, litigate,abbandoni e ritrovamenti. Vedere alla voce Yennefer), dell’affetto tra un padre adottivo (Geralt) e la figlia putativa (Ciri), dell’ambizione sfrenata (Skellen,Vingelfortz) e del sadismo malato (Bonhart) fino alla perdizione di giovani lasciati a loro stessi (Ciri e i Ratti). Non voglio dilungarmi nell’elencarvi la trama dei singoli tomi perchè vi toglierei il personalissimo piacere che ho avuto io nel proseguire questo fantastico viaggio e nello scoprire il dipanarsi di trame e sottotrame.
“Non capisco, certo. Mai. Ma so di che si tratta. Le vostre grandi cause, le vostre guerre, la vostra lotta per salvare il mondo… Il vostro fine che giustifica i mezzi… Tendi l’orecchio, Filippa. Senti questi versi, questi miagolii? Sono gatti che lottano per una grande causa. Per il controllo assoluto di un mucchio di rifiuti. Non sono cose da poco, laggiù scorre il sangue e volano ciuffi di pelo. È in corso una guerra. Però a me di entrambe le guerre, di quella dei gatti e della tua, importa incredibilmente poco.” (Geralt di Rivia, il Sangue degli Elfi)
Devo sottolineare come col passare del tempo Sap affini il suo stile e, sopratutto, dia un’architettura più articolata alle sue opere. Cominciano a comparire flashback e flashforward, spesso molto distanti nel tempo (e a volte troppo repentini, in effetti), che riescono a spezzare la linearità di un racconto che si basa su 3 elementi tutto sommato “classici”: ricerca-profezia-amore. Nella saga il mio libro preferito è La Torre della Rondine, proprio in virtù della sua struttura composita, capace di tenerti incollato alle pagine con la continua voglia di scoprire il seguito delle vicende di Geralt, Ciri e Yennefer.
Un paio di consigli però devo darveli.
1) Iniziate dal principio. Partite dai racconti (in Italia Il Guardiano degli Innocenti e La Spada del Destino). Oltre a racchiudere dei racconti veramente notevoli, mettono le basi per i romanzi successivi. Devono essere letti, poche storie.
2) Leggeteli in ordine e possibilmente in tempi ravvicinati. Sap non scrive romanzi autoconclusivi. Se non volete rodervi il fegato attenendo di scoprire cosa accade ai nostri eroi, procuratevi tutti i libri e fate un unico, grande viaggio.
3) Procuratevi una mappa. Sul Web ne troverete diverse (molte grazie a The Witcher 1,2,3), tendenzialmente affidabili. Nelle edizioni italiane non sono presenti mappe di alcun tipo. Per seguire gli spostamenti in lungo e in largo, una mappa è decisamente opportuna.
4) Se non l’avete ancora fatto, giocate ai capolavori della CD Project Red e solo DOPO aver letto i libri. Vi gusterete appieno tutte le chicche e i riferimenti ai libri disseminati nei tre capitoli videoludici. Personalmente non ho mai visto una tale simbiosi tra prodotto originale (la saga) e sequel (i videogames). E’ sufficiente giocare alcuni minuti ad un qualsiasi capitolo del the Witcher 1 ,2 o 3 per capire come siano stati realizzati da dei veri fan della saga cartacea, riproducendo le atmosfere e i personaggi che lo zio Sap ci ha fatto amare nei libri. I videogames si sviluppano e attingono da delle solide e meravigliose radici mentre al contempo diffondono in tutto il globo il talento di uno scrittore come il caro Sap.

Negli ultimi due mesi mi sono bevuto tutti i libri pubblicati in Italia (da editrice Nord), in formato e-book. Avevo letto solo i racconti e, in occasione della Caccia Selvaggia (Witcher 3) ho deciso di tuffarmi nei romanzi. Mai scelta più saggia. Peccato manchi l’ultimo tassello, La Signora del Lago, in uscita in Italia questo inverno.
Non posso descrivervi l’emozione di trovare nel corso nella mia avventura su The Witcher 3 un certo personaggio o un evento che ho appena “vissuto” nelle pagine di Sap. Un solo aggettivo: Fantastico.
Con l’impegno di scrivere una recensione sulla saga videoludica dello Strigo (se mai finirò The Witcher 3, data l’immensità del gioco e la voglia di scovare ogni angolo di questa opera d’arte), vi saluto. Redaniani,Temeriani,Nilfgaardiani,Elfi,Nani,Witcher, Maghe della Loggia, la Caccia Selvaggia: vi stanno tutti aspettando.
Prendete una spada, delle cibarie e sellate un cavallo. La spada del destino ha due lame. E una delle due siete voi.
Racconti
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- Il Guardiano degli Innocenti (1993)
- La Spada del Destino (1992)
Romanzi
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- Il Sangue degli Elfi (1994)
- Il Tempo della Guerra (1995)
- Il Battesimo di Fuoco (1996)
- La Torre della Rondine (1997)
- La Signora del Lago (1999)
Suggerisco caldamente di leggere queste due ottime recensioni
https://librolandia.wordpress.com/2011/05/04/andrzej-sapkowski-il-guardiano-degli-innocenti/
https://librolandia.wordpress.com/2012/05/02/oscuri-presagi-per-andrzej-sapkowski/

Un pensiero riguardo “The Witcher saga: dalla Polonia con furore”