Fino a poche settimane fa ero deciso a recensire serie tv del calibro di Vikings o di Better Call Saul. Parliamo di produzioni attese che fortunatamente si sono confermate all’altezza delle alte aspettative. Per quanto diversissime, entrambe sono caratterizzate da tre elementi non secondari: trama decente, ritmo cadenzato ma non frenetico e buoni (se non ottimi) caratteristi. Poi è arrivato Daredevil.
Mi aspettavo una serie alla S.h.i.e.l.d., dopotutto parliamo della Marvel (assorbita dalla Disney). Non sono un grande conoscitore del fumetto e l’unico ricordo che ho dello “scavezzacollo” di rosso vestito è quello scempio di film col caro Ben Affleck (film che avevo rimosso dalla mia memoria in tema cinecomics).

Invece stavolta la Marvel e, sopratutto,Netflix mi hanno sorpreso.
Hanno messo in piedi La Serie su un Supereroe migliore in circolazione. Flash, Arrow e co. possono pure accomodarsi in un angolo. Regia, Cast, Trama, Atmosfera: siamo su un altro pianeta.
Non voglio dirvi niente sulla trama perchè è uno dei segreti di Daredevil. Il ritmo è lento ma ogni puntata, anche quelle prive di grossissime sorprese, serve a delineare la psicologia dei due personaggi principali e dei 3 comprimari tramite l’utilizzo di flashback e di dialoghi mai banali.
Il protagonista non è un uomo senza macchia e senza paura. Non è invincibile (ne prende tante, ma così tante che vederlo tumefatto dopo 2-3 puntate non sarà più una novità), eppure non molla di un centimetro, anche se il dubbio di fare la cosa giusta lo assale in continuazione (entrando in gioco anche la componente morale-religiosa tipica del Murdock dei comics). Il quartiere di Hell’s Kitchen è mostrato nei suoi vicoli bui, nella povertà dei più deboli e nelle vicende criminali che quotidianamente infestano, come un cancro, una New York mai vista nei cinefumetti fino ad ora. Troviamo sangue,droga, violenza senza però mai degenerare negli eccessi tanto cari alla HBO. I collegamenti col Marvel Cinematic Universe sono il minimo sindacale (e credo sia un bene data la diversità di “toni” tra questo Daredevil e tutte le opere cinematografiche della Casa delle Idee).

I due main characters sono, manco a dirlo, Daredevil e Kingpin. O meglio, a voler essere precisi, sono i futuri Daredevil e Kingpin. Sia il vigilante purpureo che il corpulento boss della malavita sono agli inizi e le loro scelte morali e di vita sono tutt’altro che improvvise e scontate. Come è presente un elemento oscuro in Matt Murdock, esiste un lato ingenuo anche in Winston Fisk. Gli altri personaggi non sono ridotti alle solite macchiette ma ognuno ha le proprie motivazioni e i propri segreti. Sul cast c’è davvero poco da commentare. Quando hai a disposizione Vince D’Onofrio puoi stare sicuro di avere a che fare con un villain interpretato magistralmente ( e se il cattivo “funziona”, tutta la storia gira a dovere). Cox nella parte del supereroe se la cava decisamente bene (altro che Affleck) e in generale tutto il cast è semplicemente perfetto.
Non aggiungo altro.
Vi consiglio anzi vi esorto a godervi queste 13 puntate.
Dosatele (non più di una al giorno) come una medicina, ognuna di queste va assaporata e digerita a dovere.
Grazie a queste pillole abbiamo trovato la cura al povertà di script e di messa in scena dei recenti comics cinematografici e televisivi ( e qualche merito va dato anche a Nolan. Senza Batman Begins difficilmente avremmo mai visto un “Daredevil Begins” sul piccolo schermo).
Aspettando le altre serie (i cui protagonisti andranno a confluire nei “Difensori” nel 2017) e la seconda stagione già annunciata dell”uomo senza paura”, posso solo concludere con un “grazie Netflix!!! ”

