Mi ricordo che qualche anno fa, facendo zapping mi imbattevo negli spot su fox relativi ad una serie fantascientifica con un nome pomposo: uniformi blu, un comandante con una faccia da incutere timore pure a Batman e un clima, in generale, abbastanza cupo. “Sarà la solita americanata”, pensavo. Quella serie si chiamava Battlestar Galactica. Chiedo agli Dei di Kobol di perdonarmi, vivevo nell’ignoranza.
Siccome si è sempre in tempo per rimediare ai propri errori, un pò di tempo fa decisi di rimettere mano alla serie. Ancora una volta dovrò appellarmi alla bontà degli Dei dato che iniziai dalla prima puntata, senza passare per la mini serie, e arrivato alla quinta puntata decisi che non ci stavo capendo un tubo. E così per la seconda volta lasciai Adama e compagni nell’oblio.
Un ultimo barlume di ragione (forse anche perchè “tutto ciò è accaduto e accadrà di nuovo” cit. Cyloni e profeti vari) nonchè il fatto di sentirmi orfano delle due mie serie preferite (Breaking Bad e Sherlock) mi hanno portato a reiniziare da capo, stavolta partendo dall’incipit della miniserie. Da allora niente è stato più come prima.
Descrivere in poche parole una serie così magnifica non è semplice e c’è il concreto rischio di non trasmettere tutta la complessità che questa si porta dietro. Di conseguenza dividerò la recensione in due parti, cercando di fare del mio meglio.
Per iniziare, affermare che appartiene al genere fantascientifico è, secondo me, riduttivo. Il background, per quanto importante e ovviamente fondamentale ai fini del dipanarsi della trama nelle 4 stagioni, risulta essere solo un pretesto per raccontare un viaggio. Un viaggio di uomini e donne in fuga, scampati per un soffio all’Apocalisse. Politica, amori, rivalità, ambizione, tradimento, lealtà si mescolano andando a formare un affresco dell’Umanità. I personaggi sono costruiti benissimo, lontani dall’essere dei piatti stereotipi. Come ogni serie che si rispetti li vedremo cambiare e alla fine del lungo percorso tutti saranno cambiati, trasformati. Da cosa scappano questi reduci? Dai Cyloni, ovviamente. Delle macchine, dei robottoni costruiti dall’uomo e poi ad esso ribellatosi. Dopo una lunga guerra erano giunti ad un armistizio ed ora, d’un tratto, decidono di sterminare le 12 colonie (il sistema solare dei nostri beniamini). Follia? Non proprio. Un piano ed una storia secolare si celano dietro questa guerra e piano piano Moore (ideatore di questa serie- remake a sua volta del Battlestar Galactica anni ’70) ci da qualche pezzo del puzzle che si andrà a comporre nell’ultima puntata. Questi figli di Danieel R. Olivaw (con la macroscopica differenza di fregarsene delle 3 leggi della Robotica) non sono tutti uguali ed esistono ben 12 modelli (interpretati da altrettanti attori) aventi fattezze umane. Durante le 4 stagioni scopriremo non solo che di un modello esistono numerose copie ma anche che alcuni sono presenti nella flotta coloniale in fuga. Sono quindi dei cattivoni brutti (mica tanto, se pensiamo a Caprica Sei) e perfidi ? Stando ad una visione rapida della prima stagione la risposta potrebbe essere affermativa ma, andando avanti nelle puntate, cominceremo a capire che forse così malvagi non sono e che un’anima potrebbero averla pure questi “tostapane”.
La Battlestar da cui la serie prende il nome, è una gigantesca astronave della impressionante potenza di fuoco, capace di trasportare i temibili Viper (dei caccia spaziali) come una sorta di porta aerei delle stelle. Ironia della sorte ha voluto che il Galactica fosse ormai in procinto di divenire un museo (dato che apparteneva all’epoca della prima guerra Cylone) ed invece sarà quell’arca di Noè (coadiuvata da una piccola flotta) sulla quale i superstiti andranno in cerca di un pianeta sul quale vivere. Come “the old man” Bill Adama, cominceremo ad affezionarci agli stretti corridoi, alla sala ufficiali, al ponte di comando. Tra quelle “quattro mura galattiche” la trama prenderà corpo e ci avvinghierà fino alla fine. A differenza di quanto accade nell’universo trekkiano, in Battlestar Galactica i momenti bellici sono frequenti e ammirare i Viper fare spettacolari manovre per abbattere i caccia Cyloni è un piacere per gli occhi: la CGI per essere una serie tv datata 2004 è uno spettacolo (meravigliosa ancora oggi).
Durante il viaggio tra le stelle verranno affrontati temi tutt’altro che scontati o banali: libero arbitrio, il rapporto tra politica e religione, potere militare e potere politico. Non c’è la divisione netta tra buoni e cattivi: anche coloro che sono più vicini al bene hanno le loro zone d’ombra così come i “villains” cyloni. La bellezza di questa serie risiede proprio in questa scala di grigi che rispecchia effettivamente la realtà. Nessun Luke Skywalker o Palpatine, per intenderci.
Nella prossima parte farò un accenno ai personaggi principali e alla trama (con segnalazione di eventuali spoiler ovviamente!) perchè è proprio su di loro e sui loro legami che si fonda tutta l’epopea lunga 4 stagioni.
Vi lascio con uno dei miei pezzi preferiti (parlerò anche della splendida colonna sonora che contribuisce a rendere unica Battlestar Galactica: Bear McCreary santo subito!).
So Say We All!


