
Acciaio duro e resistente come la determinazione di Zod di volere proteggere Kripton.
Acciaio simbolo di forza come quella straordinaria di Kal-El.
Non ho mai avuto tanta simpatia per Superman. E’ un dio in terra: come è possibile empatizzare con un essere perfetto? Premetto che non ho mai letto i fumetti ergo potrei non cogliere gli aspetti interiori del più antico supereroe però devo ammettere che i film di Donner non mi avevano “preso” così tanto. La loro ingenuità mi dava sui nervi. Non nego però che ci sia un monumentale Reeve che oramai nell’immaginario collettivo E’ Superman.
Aspettavo questo film da parecchio. Da un anno, ad essere precisi. Da quando vidi il trailer poco prima dell’inizio di The Dark Knight Rises. Mi incuriosiva vedere come si potesse ri-raccontare le origini di Kal-El in una visione più “realistica” (con tutte le licenze del caso ovviamente).
Man of Steel è un ottimo film. Il rilancio della figura del padre di tutti i supereroi funziona. Un reboot in chiave moderna ma che non scade nell’essere eccessivamente retorico, moraleggiante o semplicistico. La scelta di una prima parte intimistica e non lineare è azzeccata: vediamo le ultime ore di Kripton, la ribellione del Generale Zod (interpretato magistralmente da Shannon), il piano di Jor-El. Il pianeta alieno è una gioia per gli occhi. Poi c’è un Clark girovago che ricorda alcuni momenti chiave della sua esistenza terrestre. Cominciamo a capire il tema principale del film: dati i suoi immensi poteri, i terrestri lo accetteranno o verrà emarginato? A questa domanda i due padri (quello kriptoniano e quello terrestre danno risposte opposte: il primo ritiene che la Terra non sia ancora pronta, il secondo invece lo vede come una guida per tutti). Non è facile nascondere sè stessi. Non sfruttare le proprie (incredibili) doti e allo stesso tempo fuggire e nascondersi. Sulle sue tracce ecco Lois Lane, caparbia giornalista che ricostruisce pian piano la vicenda.
Come è noto, una grande storia di supereroi deve avere un grande cattivo, altrimenti è meglio buttare via tutto. Ed ecco che arriva il simpatico Zod. Duro, irremovibile. Vive per assoluti e per proteggere il proprio pianeta (nel finale si scoprirà ancora meglio il perchè di questa ferrea determinazione). Un cattivo che regge. Grazie al cielo non abbiamo un villain di carta, monodimensionale. Accompagnato da una “allegra” combriccola di kriptoniani, se le daranno di santa ragione con Superman nella seconda parte del film.
Proprio per quanto riguarda le scene action (che abbondano) non posso nascondere che sono rimasto estasiato da questi scontri epici (e altamente distruttivi). Di solito quando ci sono questi super duelli al cinema oramai dopo 3-4 minuti mi trovo a pensare ad altro, a distrarmi. In Man of Steel no. La bellezza della fotografia di questi scontri e gli indubbi progressi fatti ormai degli effetti speciali (da far impallidire The Avengers e compagnia bella) mi hanno fatto rimanere incollato all’azione. Snyder in questo è maestro(ah, dimenticavo: niente slow-motion e menomale) .
Ci sarebbero tante scene emozionanti e toccanti ( si, lo so: è un cinefumetto ma alcune mi hanno fatto venire la pelle d’oca: l’ultima scena con il padre terrestre e il giovane Clark quando ha la tovaglia rossa (un mantello ante litteram) sulle spalle. Guardatele e fidatevi: sono superbe. )
Per quanto riguarda il lato tecnico cosa dire? Il cast non si discute. Cavill fa Superman (riesce ad essere elegante,maestoso ed espressivo. Altro che Cap America), Shannon è un grande Zod, Crowe e Costner fanno la loro parte in due ruoli che, sebbene all’inizio avessi qualche perplessità a riguardo, li calzano a pennello. Diane Lane interpreta una coraggiosa Martha Kent. Non dimentichiamoci di Lois (che ho adorato in The Fighter).
Passiamo alla regia. La ripresa a mano a me non piace. Troppi “sballottamenti” che si notano ancor di più sui primi piani (e l’ho visto in 2d. Non oso pensare cosa accadrà in 3d). Per il resto trovo magnifica la regia di Snyder: come si sofferma sui particolari nella fase “intimistica” e come riesce ad immergere lo spettatore nell’azione (grazie anche ad un uso tutt’altro che fine a sè stesso dello zoom).
La colonna sonora è di Zimmer. Devo aggiungere altro? Non è quella del Cavaliere Oscuro ma fa il suo dovere.
Ah, quasi dimenticavo: questa sì che è una divisa da Superman. Non mi mancheranno i mutandoni rossi.
Superman è tornato. Per qualche ora possiamo tornare bambini e alzare gli occhi al cielo. Kal-El non invecchia: è un eroe fatto di acciaio inossidabile.
P.S. 33 anni, le riprese in chiesa e la postura a braccia aperte nello spazio,fare un atto di fede, il sacrificio. I riferimenti non mi sembrano troppo difficili da cogliere, per utilizzare un eufemismo.

Un pensiero riguardo “Acciaio inossidabile…”