La politica e gli Italiani. Bisognerebbe scriverne un trattato. Non riesco a non pensare al campanilismo che sembra seguirci sempre e comunque. Dallo stadio alla politica il passo è breve. Siamo tutti divisi in squadre. Siamo tutti a tifare pro e contro una persona (il leader). Le idee? In secondo piano: l’importante è che il nemico perda. Anzi, soccomba definitivamente. Poi quando magari sembra che stia per scomparire ci sentiamo più orfani proprio della nostra nemesi e ricomincia il valzer (qualcuno ha detto berlusconismo e antiberlusconismo?). In questi giorni così drammatici (e non è un termine casuale: qua si tratta proprio di dramma) ho bazziccato in forums e commenti sul web con riguardo allo stallo politico attuale. Ho letto accuse e contraccuse: dai “bananas” ai “comunisti”, dai “grillini” ai piddini meno elle e vai con le offese. Penso che forse non ci libereremo mai di questa specie di enorme palio medievale nel quale ognuno veste la casacca della propria contrada. E guai a pensare che forse la propria contrada non è linda e onesta come credevamo. Meglio pensare che dopotutto anche le altre contrade siano corrotte e quindi tanto vale supportare la nostra contro i complotti altrui. Siamo un Paese nel quale in un pomeriggio nella stessa città sono state tenute due manifestazioni concernenti una persona (Mr B) con la sola differenza che una era a supporto e l’altra contro. Dov’è la politica? Queste sono guerre tra bande.
Se ci spostiamo in Parlamento le cose non migliorano, anzi. Ognuno a fare campagna elettorale mentre un Paese va allo sfascio senza governo. Il vincitore (autore della peggiore campagna elettorale del secolo) dialoga (o per meglio dire si umilia) con un movimento (che è un partito a tutti gli effetti) che strutturalmente e ideologicamente non può governare perchè non è stato pensato ( forse non è pronto ora e dubito lo sarà in futuro) per questo ma per “controllare”. Poi c’è l’eterno Mr B che osserva il siparietto, dettando le sue modeste condizioni (come la Presidenza della Repubblica).
Un ultima cosa sul Movimento 5 stelle. Detesto il turpiloquio e non ho molta simpatia per questo “giacobinismo” perchè ritengo che il dialogo sia la strada. Riconosco al Movimento una indubbia utilità e diversi punti sono condivisibili (quelli sui costi della politica) ma ritengo che le dosi siano sballate. Lo paragono ad un antibiotico: in dosi opportune aiuta e cura l’organismo ma quando se ne prende troppo sono guai. L’Italia forse attualmente ne ha troppo e non ha gli anticorpi adatti (politici che facciano politica e che non siano inetti senza essere allo stesso tempo dei criminali). L’Italia non conosce il senso della misura. Dalla classe politica più corrotta ad un movimento radicale a tal punto da non poter costruire senza essere all’opposizione. Dalla corruzione al voglia di distruggere tutto.
Le idee, i piani economici seri passano in sordina.
Non vorremmo mica che la nostra contrada perda. Non sia mai.
