“Il termine italiano «favola» deriva dal termine latino “fabula”, derivante a sua volta dal verbo “far, faris” = dire, raccontare. Il termine latino «fabula» indicava in origine una narrazione di fatti inventati.”
“la favola è accompagnata da una “morale”, ossia un insegnamento relativo a un principio etico un comportamento, che spesso è formulato esplicitamente alla fine della narrazione (anche in forma di proverbio);”
(Fonte Wikipedia.)
“Benvenuto Presidente” di Riccardo Milani non è altro che una favola, appunto.
Alla pari di “Qualunquemente” riesce ad essere, non so quanto volontariamente, uno dei film più attuali che possano essere concepiti per la realtà italiana. Come il film che vede Cetto La Qualunque protagonista, anche questo è una commedia. Non si prende sul serio dal primo fino all’ultimo minuto. Eppure, come ogni favola (e ogni storia che si rispetti), presenta un messaggio morale. Tra le risate delle riuscite gag disseminate nel film grazie a Bisio e ad un buon cast, piano piano si sedimenta nello spettatore l’idea della necessità di una politica più umana. Sia chiaro, non è un film sull’anti-politica, non è distruttivo e dissacrante (anche perché sarebbe fin troppo semplice direi, oltre al fatto che Qualunquemente e il suo, a mio parere poco riuscito seguito, avevano già abbondantemente affrontato il tema) ma da un messaggio sottile quanto mai attuale vista la difficile situazione politica e sociale di noi tutti.
Vedremo la strana storia di Giuseppe Garibaldi, un bibliotecario che sta per perdere pure il posto di lavoro a causa degli oramai consueti tagli, il quale viene eletto Presidente della Repubblica grazie ad una serie di curiosi eventi (e visto lo stato delle cose non troppo distante dalla realtà). Inviso dai maggiori partiti (3 …pensate un pò: quando si dice la casualità…) che invano tentano di corromperlo in modo poi da accordarsi su un nome comodo, decide di non rinunciare all’incarico istituzionale e tuffarsi in questa avventura. Ci saranno dei “cattivi” che trameranno nell’ombra, dei momenti comici e alcuni anche toccanti (non vi anticipo nulla).
Bisio ottimo nella parte come del resto tutto il cast (con un cammeo “d’autore” quando arriveranno i “Poteri Forti”, una sorta di S.P.E.T.R.E. all’italiana, purtroppo quasi più credibile della sua controparte bondiana): da Remo Girone a Kasia Smutniak passando per Beppe Fiorello e tanti altri volti noti anche al pubblico televisivo.
Il film quindi si lascia guardare. E’ leggero e spiritoso, adatto a tutti. Cosa da non sottovalutare (che sembra quasi divenire una eccezione) è che non scade mai nella volgarità. E non è poco.
Un’ ultima menzione sul messaggio finale: premesso che forse l’avrei preferito un gocciolino meno didascalico, nella parte conclusiva Giuseppe Garibaldi (Bisio) parlando alle Camere si rivolge a noi, al pubblico, invitandoci a riflettere sull’anti-politica e sulla miopia che, secondo me, ne consegue quando si afferma “tutti ladri, tutti farabutti, io farei meglio etc”. Con questo non voglio certo difendere una delle peggiori classe politiche del globo, sia chiaro. La domanda però che Garibaldi ci invita a porci è se nel nostro piccolo come cittadini siamo già “puliti”, se la corruzione non nasca già nella quotidianità della nostra vita.
Dopotutto la classe politica non è forse lo specchio di un Paese?
