La ferita sanguinava. La guardava ancora stupito stentando a capacitarsi di ciò che era accaduto.
Le foglie, sollevate dal vento, si raccoglievano sui suoi capelli mentre osservava, da sdraiato, le forme sghembe degli alberi.
il giorno prima aveva provocato Lord Reed. Sapeva che sarebbe stato sfidato. Dopotutto a lui piaceva duellare. Adorava il rischio, il clangore delle spade, la tensione della notte prima e la soddisfazione nell’affondare la propria lama nel petto altrui.
Lui vinceva ogni volta: era il migliore.
Lord Reed era un buon duellante e lo aveva scelto proprio per questo. Anche se non poteva certo avere la sua maestria con la spada.
Quella mattina, alle prime luci di un’alba invernale, si erano ritrovati nel bosco alla presenza dei testimoni. La nebbia li avvolgeva e il gelo permeava l’aria. Le lame si erano incontrate più volte come due amanti che cercavano di strappare un fugace bacio l’uno all’altro. L’entusiasmo di Lord Reed era scemato pian piano ed aveva cominciato ad arretrare sui suoi lucidi stivali neri. Tutto andava come previsto e lui era pronto alla stoccata finale contro Reed: quella fatale che nasce dall’errore altrui e che finisce un avversario consapevole di essere inferiore.
Poi era scivolato. D’un tratto, come se le anime delle sue vittime lo avessero agguantato con mani invisibili per le gambe. Il suo vantaggio si era frantumato e Reed era stato lesto a colpire. La stoccata fatale.
Ora un lieve sorriso compariva sul suo volto: ecco cosa si prova, dunque.

