Eccomi tornato a scrivere sul blog. Il fatto di essere lontano da casa e privo di una connessione che mi permetta di perdere tempo sul web (ho solo pochi mb disponibili da centellinare scroccandoli dall’abbonamento del cellulare) mi ha dato la spinta decisiva per tornare a buttare giù qualche cosa in zona blog.
Ho approfittato delle vacanze natalizie per finire un capolavoro fantasy di cui vorrei parlarvi. Lungi da me farne una recensione approfondita, (c’è chi l’ha scritta in maniera illuminante qua: http://ditadinchiostro.blogspot.it/2012/10/le-cronache-della-folgoluce-volume-1-la.html )scriverò solo delle impressioni suscitate da questo volumone del signor Sanderson.
Sto parlando della Via dei Re, il primo capitolo di una saga fantasy che dire promettente è dire poco. Premetto che sono un accanito lettore fantasy e il mio percorso in tale genere letterario è iniziato tanti anni fa con lo Hobbit (un volume della Adelphi rosso con al centro un’aquila. Caspita, non pensavo di ricordarlo così bene!), un libro che prestai tempo addietro e che probabilmente non vedrò più (da questo evento traumatico la frase “prestare libri” mi procura spesso dei brevi ma intensi mal di pancia, tanto che nel consegnare temporaneamente un libro ad altri, mi sembra di essere Bilbo quando viene invitato da Gandalf a lasciare l’Anello a Frodo.). Di acqua sotto i ponti ne è passata e mi sono letto saghe indubbiamente interessanti (Ovviamente Tolkien. Poi Turtledove, Goodkind e iniziato Jordan). Ad un certo punto però smisi. Ci provai con la saga dell’assassino di Robin Hobb ma niente da fare. Sembrava che la vena fantasy si fosse definitivamente esaurita.
Mi consolai col genere storico e fantascientifico (oltre che col mitico Pratchett), generi che adoro quanto il fantasy. Quattro o cinque anni fa fu merito di George Martin se cominciai ad appassionarmi ad una saga di nuovo. Ritengo le cronache una grandissima opera: immersiva,coinvolgente,intrigante. Certo, se il suo ritmo di scrittura fosse un poco più veloce, forse sarebbe stato meglio (anche se gestire una tale rete di trame è qualcosa che già mi fa venire il mal di testa a pensarci). Oltre allo “zio” Martin sembrava, per me, che ci fosse un vero e proprio deserto nel mondo fantasy. Libri su elfi, fatine, nani, maghi riprendendo i soliti clichè e stereotipi…aaargh. Da fare cascare le braccia. Poi mi imbatto in questo volumone. Mi viene regalato e con una certa diffidenza inizio a leggerlo. Illuminazione. Una degna saga sta iniziando.
Abbiamo una serie di protagonisti (no, non quanti quelli dello zio, sia chiaro. Questo non necessariamente vuol dire che sia un difetto.) molto diversi e caratterizzati in maniera ottima. Una giovane aspirante studiosa che nasconde un segreto, testarda ma anche inesperta della vita fuori dalla propria casa. Un generale dal passato glorioso (fino ad un certo punto), fratello del Re assassinato che vive un’esperienza…particolare mentre è coinvolto in intrighi politici. Un assassino misterioso, estremamente abile e dotato di un’arma terrificante. Un giovane soldato, dal passato “tribolato” (per non dire altro) che ha tutte le caratteristiche per essere l’eroe. Fino a qua potreste benissimo dire che tutto sommato grande originalità non ne vedete. E avreste ragione. Non bastano i personaggi. Serve una tecnica narrativa in primis e in secundis una storia degna di questo nome. A mio parere entrambe le ritroviamo nella Via dei Re. Sanderson utilizza la tecnica dei molteplici punti di vista (qualcuno sta dicendo “ come zio Martin ”?) e infarcisce il tutto con l’uso dei flash back (in particolare per Kaladin, il giovane soldato). Questo rende molto dinamico il racconto dato che le varie linee narrative si intrecciano spesso in maniera imprevedibile. Oltre a questo l’autore è molto bravo nel descrivere sia il mondo di Roshar che le scene di azione (mi pare abbia uno stile molto “cinematografico”, le sequenze sono davvero spettacolari e ricche di tensione). Per quanto riguarda la storia, devo premettere che il buon Sanderson se la prende comoda nella prima metà del libro (eccetto il primo capitolo che è probabilmente il capitolo iniziale fantasy più dirompente che ricordi) dato che ci presenta letteralmente un mondo. Non un contesto medievaleggiante come oramai siamo super abituati a leggere nei fantasy odierni ma qualcosa di leggermente differente, un ambiente desertico con varie “razze” ad abitarlo (no, non ci sono né Elfi né Nani grazie al cielo. “Razze”… questo è un tema che dovrei approfondire nei libri successivi e non aggiungo altro.), dove la magia esiste anche se è in mano a pochi. Piccola parentesi: sono molto diffidente sull’elemento magico. Secondo me è come il sale: bisogna dosarlo altrimenti si rischia di rovinare il piatto. Sanderson riesce a cucinare un piatto gustoso ed equilibrato. E’ molto abile nel creare un sistema coerente e non esagerato, dettando delle regole plausibili su come funziona la faccenda magica. Nella seconda metà del libro, una volta che abbiamo chiari i tratti caratterizzanti e non monodimensionali dei personaggi principali, gli eventi cominciano a muoversi più rapidamente in un valzer di colpi di scena che porterà ad un bel finale (tenendo presente che siamo di fronte al primo di 10 supposti volumi). Erano anni (dalle Cronache dello zio Martin) che non divoravo un libro fantasy, leggendo capitoli su capitoli e tifando per i personaggi nelle loro peripezie. Non nascondo la mia emozione e soddisfazione quando due di questi si incontreranno (verso il finale). Se un bel libro deve dare emozioni, bè ,La Via dei Re assolve perfettamente questo compito. Sanderson è riuscito a dare vita ad un mondo vivo, originale, coerente e ad una serie di storie non scontate e ricche di suspance. Devo ringraziare Sanderson che con Kaladin,Shallan,Dalinar e Adolin Kholin, il “simpaticissimo”Szeth mi ha fatto di nuovo innamorare del fantasy.
